ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 27 luglio 2026

«Una boccata d’arte»: «20 artisti, 20 borghi, 20 regioni» e un viaggio tra riti, miti ed emergenze del nostro tempo

Esiste un'Italia minore che non si misura nella popolarità delle sue piazze, dei suoi musei e dei suoi locali, ma nella densità del silenzio che avvolge le sue pietre secolari, nell'eco dei torrenti che ne solcano i confini e nella memoria di riti antichi custoditi tra i gesti ordinari delle sue comunità. È l'Italia dei piccoli borghi, «costellazioni» di relazioni ed esperienze sostenibili che punteggiano la nostra Penisola, spesso distanti dalle rotte frettolose del turismo di massa e assenti dalle guide di viaggio.

Genesi e struttura di un progetto diffuso

È in questi luoghi, abitati da meno di cinquemila persone, che prende vita il progetto espositivo, diffuso e corale, «Una boccata d'arte», ideato nel 2020 da Marina Nissim, imprenditrice, collezionista e presidente di Fondazione Elpis, realtà con sede a Milano, nel quartiere di Porta Romana, che si occupa di mostre, residenze d'artista, laboratori, incontri ed eventi educativi.
Giunta nel 2026 alla sua settima edizione, l'iniziativa ha un format collaudato, semplice e contemporaneamente ambizioso, che dall'inizio della sua attività ha visto la realizzazione di centoquaranta interventi - di cui una quarantina ormai presenti permanentemente sul territorio - tesi a portare l'arte contemporanea fuori dai suoi tradizionali confini: ogni anno, venti autori vengono invitati a realizzare lavori site-specific per altrettanti borghi, uno per ciascuna delle regioni italiane.
Il progetto non si limita, però, a trasformare l'intero territorio nazionale in un museo a cielo aperto o a disegnare una mappa culturale alternativa a quella delle grandi città e dei centri urbani che conservano importanti testimonianze storiche, artistiche e architettoniche. Il suo scopo è quello di attivare processi di ascolto, relazione e co-produzione, trasformando il territorio in un vero e proprio dispositivo di ricerca creativa. Ogni intervento nasce, infatti, da un periodo di residenza che coinvolge abitanti, amministrazioni locali, artigiani, archivi, associazioni e patrimoni immateriali. Il cuore metodologico del progetto risiede, poi, in quello che la Fondazione Elpis chiama il «match tra artista e borgo», «una relazione costruita a partire da affinità, tensioni o risonanze» tra la ricerca artistica e le «caratteristiche materiali, simboliche o storiche dei luoghi ospitanti».

I temi dell’edizione 2026
La nuova edizione, in cartellone fino al 4 ottobre, coinvolge una significativa pluralità di linguaggi: dalla performance al suono, dall’installazione alla scultura, fino a forme ibride che intrecciano ricerca antropologica, ecologia e sperimentazione sociale. I progetti realizzati si sviluppano attorno ad alcune tematiche che raccontano le urgenze globali della contemporaneità nel loro intrecciarsi con le micro-storie locali. I fili rossi tra i vari lavori sono stati così riassunti dalla Fondazione Elpis: «il rapporto tra ecologia e paesaggio, la memoria collettiva, il suono come pratica di ascolto del territorio, le ritualità vive, il cibo come dispositivo culturale e relazionale, le forme di coesistenza multi-specie, la nostalgia come spazio critico e politico».

Il fiume come elemento narrativo
 
L'acqua, intesa sia come risorsa vitale che come minaccia climatica, emerge come figura centrale in vari interventi. In Toscana, a Palazzuolo sul Senio, un borgo medioevale del Mugello, l’artista svizzera Lara Dâmaso (Biel/Bienne, 1966) ha elaborato, con la curatela di Gabriele Tosi e in collaborazione con Threes Productions, il progetto «O fluxo che unisce não se attraversa», traendo ispirazione dal trauma collettivo del 2 novembre 2023, quando una drammatica piena distrusse uno dei ponti storici della cittadina. L'intervento consiste in due sculture sonore, in ceramica portoghese, installate sulle sponde opposte del fiume che intrecciano la voce dell'artista ai suoni ambientali, proponendo una ricucitura simbolica della ferita territoriale.
In Emilia Romagna, nel borgo di Tredozio (Forlì- Cesena), immerso nel verde delle foreste casentinesi e affacciato sulle rive del torrente Tramazzo, l'artista greco Vasilis Papageorgiou (1991) riprende il tema fluviale con l'opera «To River», a cura di Sofia Baldi Pighi. Al centro del lavoro c’è una tovaglia tipica romagnola arrivata ad Atene, nello studio dell’artista, grazie a una signora faentina e ritornata a casa rinnovata, dopo un bagno nel rame, che l’ha trasformata in una superficie metallica da cui riaffiorano, una volta posata sul prato, fiori ed erbe.
L’acqua è al centro anche del progetto di Enea Toldo (Locarno – Svizzera, 1988) per il borgo di Fontainemore in Valle d’Aosta: «Se ascolti tutto risponde», a cura di Elena Graglia, che indaga la crisi degli ecosistemi alpini inserendo elementi in vetro borosilicato tra le pietre e la vegetazione spontanea del fiume Lys, traducendo così in materia la fragilità dei corpi idrici e montani di fronte al mutamento climatico.

Quando la pratica artistica diventa ecologia
Presta attenzione alla tematica ecologica anche l’intervento in Basilicata, nel paesino di Forenza, ideato dal duo Aterraterra, composto da Fabio Aranzulla (Karlsruhe, Germania, 1991) e Luca Cinquemani (Agrigento, 1979), entrambi formatisi a Lipsia e con un dottorato in Studi culturali europei tra Palermo e Düsseldorf. Attraverso un approccio interdisciplinare che unisce arte e scienza, i due artisti hanno interrogato le dinamiche di coesistenza tra umano e non umano, proponendo una visione del territorio come ecosistema relazionale complesso. Sono state così ideate cinque sculture in argilla stampata in 3D per favorire la crescita spontanea di cianobatteri, muschi, alghe e licheni. Non si tratta di semplici oggetti estetici, ma di dispositivi tecnologici che rendono visibile ciò che comunemente rimane inosservato o ritenuto indesiderato. Il progetto è accompagnato da un sito dedicato, forenzamultispecie.eu, che documenterà le osservazioni lungo l’intera durata della mostra.
L'indagine sull'ecologia multi-specie è affrontata anche dall'artista svizzera Caterina Gobbi, classe 1988, con il suo progetto «Raccontami di quando / tornando dalla fontana», a cura di Marta Oliva, ideato per il borgo di Andreis, in Friuli Venezia Giulia. Si tratta di una riflessione sulla faglia periadriatica e sulla porosità del paesaggio montano, caratterizzato in questo paesino della provincia di Pordenone anche dalla presenza di un centro avifaunistico. Sono state progettate così due sculture diffuse: la prima, in vetrofusione, agisce come un dispositivo ottico che filtra e stratifica la percezione del paesaggio; la seconda, realizzata in neon, restituisce alcuni versi del poeta locale Federico Tavan nello spazio della Chiesetta di San Daniele. A queste opere si affianca una componente sonora, ideata insieme alla sound artist e compositrice Sara Persico, che rielabora i richiami e i comportamenti comunicativi dei rapaci.
Esplora, invece, il microcosmo degli insetti il progetto di Anouk Tschanz (Berna, 1994) per Cornovecchio, borgo lodigiano sul fiume Adda, nel cuore della Lombardia e della pianura padana.
Con «Refugiaê, lavoro per la curatela di Edoardo De Cobelli, l’artista svizzera ha esplorato, attraverso lo strumento della fotografia e con lo sguardo dell’entomologia, la flora e la fauna del cosiddetto «costone», una stretta e lunga riserva che accoglie alberi di pioppo, ontano nero e ciliegio selvatico e che è l'argine ultimo per le esondazioni del fiume, restituendo la biodiversità invisibile che abita il paesaggio di questo territorio.

Riti, miti e pratiche partecipative: gli artisti e il patrimonio immateriale dei borghi

Accanto all’ecologia, un secondo filone d'indagine scava nei patrimoni immateriali e nelle ritualità vernacolari, riattivandoli in chiave collettiva. Nelle Marche, nella cittadina rivierasca di Cupra Marittima (in provincia di Ascoli Piceno), l’artista portoghese Maja Escher (Santiago do Cacém, 1990) ha esplorato, per esempio, il mito pre-romano della Dea Cupra, divinità legata alla terra e all’acqua, con il progetto «Piedi caprini, capelli di polpo», per la curatela di Matilde Galletti. Attraverso una serie di formelle in terracotta realizzate durante dei laboratori intergenerazionali con i bambini e gli anziani del luogo, l'autrice ha realizzato un percorso sulle mura del borgo, che non solo ripristina l’iconografia della divinità, ma traccia anche la via verso un altare domestico, con elementi visivi ispirati alla vegetazione locale e alle attività di marineria, che si configura come una sorta di archeologia immaginata.
Guarda al mondo del mare anche Dominique White (Regno Unito, 1993) per il suo progetto «Residence time», a cura di Valentina Buzzi. Nel borgo di Sori, in Liguria, c‘è una chiesa, il Santuario di Nostra Signora delle Grazie, che conserva ex-voto legati alla devozione dei pescatori. È nata così, attraverso ricerche d’archivio e incontri con persone del luogo, la scultura «Nessuno muore di vecchiaia in mare», «una lettera d’amore - spiega l’artista inglese - a coloro che non hanno fatto ritorno a terra» e i cui corpi, insieme con i relitti delle loro barche, «non svaniscono», ma vivono, come se fossero immortali, nella memoria delle acque.
Mentre in Molise, nel borgo di Trivento, Angelo Leonardo (Enna, 1991) presenta «Perché non dovrei vagare per i pascoli a cercare il vento?», progetto, per la curatela di Alessia Delli Rocioli, che collega le tracce archeologiche del culto di Diana alla viva tradizione della festa della Maiella. L'opera si materializza in una tenda nomade posizionata in piazzetta Codarda, ispirata ai rifugi storici della transumanza e concepita come uno spazio liminale per l'incontro, il racconto e la condivisione.
In Abruzzo, a Cellino Attanasio, Alice Minervini (Firenze, 1997) rilegge, invece, l'antico rituale femminile (oggi non più praticato) delle «Commare a fiure» - l'amicizia suggellata dal dono di un rametto di fiori selvatici - attraverso una grande installazione performativa, per la curatela di Andrea Croce e Maria Teresa Daniele, dominata da una bambola ispirata alla pupa abruzzese, dove l'ironia e il folklore, riletto in una chiave volutamente pacchiana, sono strumenti per raccontare il ruolo storico delle pratiche popolari femminili di sorellanza.
Da antiche leggende bolzanine prende, invece, spunto il progetto «Il consiglio degli uccelli» di Francesco Alberico (Pescara, 1996), a cura di Valerio Panella e Valentina Merz, nato da un dialogo con la comunità locale di Chiusa, in Trentino-Alto Adige. L’installazione, che ha coinvolto nel processo creativo anche la struttura socio-sanitaria Seeburg di Bressanone, ha dato forma a una simbolica colonia di volatili che per tutta estate abiterà via Città Alta, nel centro storico, ricordando le tradizioni folkloristiche del territorio, con le sue storie di figure alate a guardia dei boschi, ma offrendo anche visibilità a soggettività spesso marginalizzate.
Creature fantastiche
, ispirate a miti locali, abitano anche i giardini sotto le rovine del Castello di Avigliana, in Piemonte, dove Andrea Ferrero (Lima, Perù, 1991) presenta, con la curatela di Veronica Botta, l'installazione «I see you falling in my den». Quella che l'artista peruviano definisce «un’altalena impossibile», perché troppo alta per essere utilizzata, è abitata da creature ibride, sospese tra gioco e inquietudine, che ridefiniscono le dinamiche di relazione con il potere. «Il grottesco, da segno di esclusione, diventa spazio di incontro e comunità, e il gioco uno strumento per rinegoziare l’autorità».
Infine, in Sardegna, a Monteleone Rocca Doria, Ilare (Roma, 1994) ha presentato, nel giorno del solstizio d'estate, l'installazione «Mi aspetto che il sole mi illumini ancora», per la curatela di Anna Pirisi: un corteo comunitario verso il riparo della roccia «Sa Corona de sa buvera» per attivare, con i tradizionali pani cerimoniali, un'architettura effimera votata alla coesione sociale.

Il suono come pratica artistica

Nelle ultime edizioni, «Una boccata d'arte» si è interessata anche alla ricerca acustica e ha attivato una collaborazione con Threes Productions, agenzia creativa specializzata in musica e arte sperimentale, che ogni anno cura, per l’iniziativa di Fondazione Elpis, tre interventi dedicati al suono come pratica di ascolto del territorio. Nel 2026 i protagonisti sono stati, oltre alla già citata Lara Dâmaso, Enrico Malatesta e Renato Grieco. Il primo artista presenta in Puglia, nel borgo di Ischitella, l’opera «In questo frangente», per la curatela di Voga Art Project: una mappa acustica, tattile e visiva che invita a rallentare il passo e a prestare ascolto alle risonanze che animano l’architettura e le superfici del paesaggio.
Mentre Renato Grieco si è relazionato con la realtà di Lugo di Vicenza, in Veneto, e ha realizzato il progetto «Continua», per la curatela di Giovanni Giacomo Paolin e Sara Maggioni. Si tratta di una scultura performativa, che rielabora elementi industriali, come le tute degli storici operai della cartiera locale, e simbolici come la campana e il campanile, che da sempre scandiscono con il loro suono in fa la vita delle comunità venete, così da ricreare – in un mix tra memoria, rito e festa - i ritmi del borgo.
Si basa sul suono anche «Ali Hierax», l’intervento di Francesco Toninelli (Firenze, 1999) per Gerace, in Calabria. Il progetto, a cura di Ehab Halabi Abo Kher, trae origine dal mito fondativo del borgo e dalla figura dello sparviero ῐ ̔έρᾱξ (hierax), guida totemica per gli abitanti di Locri Epizefiri, che, minacciati dai pirati saraceni, fuggirono verso uno sperone di arenaria affacciato sulla Costa dei Gelsomini e lì, secondo la leggenda, edificarono una nuova città. L’artista ha creato una serie di sculture alari indossabili in bambù e materiali eterogenei raccolti sul campo come teli agricoli o tessuti domestici. Questi elementi uniti al braccio come protesi generano, con il loro muoversi, suoni che evocano un immaginario preindustriale, nel quale il folklore e la dimensione domestica del lavoro contadino si intrecciano.
Un altro intervento che fa uso del suono è quello di Irene Macalli (Sant’Agata de’ Goti, 1999) per il borgo di Ficarra, in Sicilia: «Qui il vento ricorda per noi», a cura di Giulia Monroy. L'artista ha realizzato più lavori. Ha costruito insieme agli abitanti una serie di «mattonelle di memoria» con parole, segni e immagini dipinte su supporti trasparenti, che raccontano in piazza delle Logge, anche nella loro interazione con la luce e il vento, la storia del territorio, segnato dallo spopolamento. Parallelamente, ha creato, con maestranze locali, un’opera scultorea incisa con una frase significativa tratta dal volume «Ficarra libro mio». Mentre dall’incontro con il maestro Delfio Plantemoli è nata un’installazione sonora che rielabora una poesia del testo attraverso strumenti tradizionali siciliani e canti contadini in chiave sperimentale.

La memoria come dispositivo critico e politico 
Ci sono, poi, altri progetti da vedere che propongono una riflessione sulla memoria, individuale e collettiva, intesa non come archivio statico, ma come dispositivo critico capace di interrogare le urgenze del nostro presente, dal tema della riqualificazione degli spazi a quello delle migrazioni, dalla paura di perdere il lavoro alla crisi economica delle realtà territoriali periferiche.
Nel borgo ciociaro di Pofi, nel Lazio, Natalya Marconini Falconer (Londra, 1997) firma, per esempio, il progetto «Canzàre», a cura di Irene Angenica: una «ri-significazione» delle fondamenta di una casa distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, oggi trasformate in una piccola piazza. Per l'occasione, l'artista ha realizzato la ripavimentazione di una porzione dell’edificio scomparso, inserendo calchi legati alla storia locale, tra cui le frecce in selce ritrovate dai bambini nei campi negli anni Cinquanta e la vitalba, pianta simbolo di resilienza. L’opera si configura così come un omaggio alla memoria del luogo e, al tempo stesso, come un auspicio di rinascita per la comunità.
Mentre in Umbria, nel borgo di Ficulle, sospeso tra Orvieto e la Valdichiana, Abdel Karim Ougri (Pesaro, 1998), artista di origini marocchine, ragiona sulla costruzione di miti contemporanei legati alle migrazioni nel Mediterraneo e fa questo attraverso il linguaggio fantascientifico con il progetto «mar-HB4», per la curatela di Giovanni Rendina. Un autoscontro trasformato in relitto extraterrestre irrompe nel paesaggio, aprendo una frattura nel quotidiano e invitando la popolazione a interfacciarsi con il diverso da sé; il titolo dell'opera - si legge nella presentazione - «richiama il termine arabo marhab, un saluto colloquiale rielaborato a imitare una sigla astronomica da catalogo stellare».
Dal punto di vista dello studio sulle emergenze del nostro tempo, uno dei contributi più densi e stimolanti di questa edizione della rassegna è, infine, «Anche noi (Nostalgia radicale)» di Rebecca Moccia (Napoli, 1992), realizzato, con la curatela di Giulia Pollicita, per Cusano Mutri, borgo beneventano della Campania. Nel progetto, ispirato al detto cusanese «Se tutto va bene, diventeremo vecchi anche noi», la nostalgia smette di essere un sentimento passivo, consolatorio o puramente retrospettivo, per configurarsi come un vero e proprio dispositivo analitico e politico che - si legge nella presentazione - «attiva occasioni di ribellione rispetto al modello di progresso moderno, individuato come principale causa dello spopolamento dei piccoli borghi. Attraverso questa chiave di lettura, l'opera esamina le ansie strutturali del presente - il terrore quotidiano della perdita del lavoro, dell'eradicazione dalla propria casa o del collasso definitivo del proprio ecosistema di riferimento - trasformando il senso di perdita in una forza propulsiva e collettiva, capace di rivendicare il diritto alla stanzialità e di immaginare modelli alternativi di futuro e di coesistenza.

Considerazioni conclusive: un soffio di futuro per i borghi italiani 
Pur nella loro eterogeneità, gli interventi di questa edizione condividono una matrice profonda: un approccio site-specific che elegge l'ascolto e l'interazione a metodo creativo. L’opera si spoglia così della sua natura di oggetto isolato per farsi processo situato, un'entità viva che emerge dall’incontro dialettico tra la ricerca dell'artista, la memoria del territorio e il vissuto della comunità. In quest’ottica, «Una boccata d’arte» supera i confini del mero evento espositivo e si configura come una pratica culturale e politica. In un’epoca drammaticamente segnata dallo spopolamento delle aree interne, il progetto propone, infatti, un modello di attivazione territoriale capace di contrastare la desertificazione sociale attraverso la cultura, generando nuove forme di appartenenza e di immaginazione collettiva.
Questa semina relazionale costituisce il nucleo di ciò che resisterà al tempo, quando i riflettori della cronaca espositiva si saranno spenti e l'autunno avrà restituito i borghi alla loro quiete ordinaria. Il senso profondo dell'iniziativa di Fondazione Elpis non si misura d'altronde in flussi turistici o in biglietti staccati, ma nella capacità di restituire centralità a quelle storie del nostro Paese rimaste troppo a lungo ai margini del racconto. Resta, indelebile, la consapevolezza che, nello spazio di un'estate, tra la fissità di una pietra millenaria e lo sguardo contemporaneo di un artista sia intercorso un soffio di futuro: un'eco sottile che continuerà a respirare silenziosamente nei vicoli, nelle piazze e, soprattutto, nella mente e nel cuore di chi ha saputo mettersi in ascolto.

Didascalie delle immagini
1. Emilia Romagna. Produzione in studio per To river, opera di Vasilis Papageorgiou a Tredozio. Ph. Alina Lefa; 2. Francesco Alberico, Vogelrat. Il consiglio degli uccelli, Chiusa, Trentino-Alto Adige. Ph Marta Tonelli; 3. Enrico Malatesta, In questo frangente, Ischitella, Puglia. Ph Christian Mantuano; 4. Andrea Ferrero, I see you falling in my den, Avigliana, Piemonte. Ph Agnese Bedini; 5. Enea Toldo, Se ascolti tutto risponde, Fontainemore, Valle d’Aosta. Ph Lorenzo Capelli; 6. Anouk Tschanz, Refugia, Cornovecchio, Lombardia. Ph Andrea Benedetta Bonaschi; 7. Dominique White, Residence Time, Sori, Liguria. Ph Chiara Rebolino; 8. Renato Grieco, Continua, Lugo di Vicenza, Veneto. Ph Fiorella Costantini; 9.Aterraterra (Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani), Forenza Multispecie, Forenza, Basilicata. Ph Gabriele Fanelli; 10. Maja Escher, Piedi caprini, capelli di polpo, Cupra Marittima, Marche. Ph Matteo Natalucci; 11. Caterina Gobbi, Raccontami di quando tornando dalla fontana, Andreis, Friuli Venezia Giulia. Ph Edoardo Comba; 12. Rebecca Moccia, Anche noi (Nostalgia radicale), Cusano Mutri, Campania. Ph Danilo Donzelli; 13. Irene Macalli, Qui il vento ricorda per noi, Ficarra, Sicilia. Ph Roberto Boccaccino; 14. Lara Dâmaso, O fluxo che unisce não se attraversa, Palazzuolo sul Senio, Toscana. Ph Leonardo Morfini; 15. Francesco Toninelli, Ali Hierax, Gerace, Calabria. Ph Matteo Gregoraci; 16. Alice Minervini, Cummar a fiure, Cellino Attanasio, Abruzzo. Ph Giacomo Alberico

Informazioni utili 
Una boccata d’arte 2026. 20 artisti, 20 borghi, 20 regioni. Progetti: Andrea Ferrero ad Avigliana (TO) in Piemonte, a cura di Veronica Botta; Dominique White a Sori (GE) in Liguria, a cura di Valentina Buzzi;
Anouk Tschanz a Cornovecchio (LO) in Lombardia, a cura di Edoardo De Cobelli; Francesco Alberico a Chiusa (BZ) in Trentino-Alto Adige, a cura di Valerio Panella e Valentina Merz; Renato Grieco a Lugo di Vicenza (VI) in Veneto, a cura di Giovanni Giacomo Paolin e Sara Maggioni con  Threes Productions; Caterina Gobbi ad Andreis (PN) in Friuli Venezia Giulia, a cura di Marta Oliva; Vasilis Papageorgiou a Tredozio (FC) in Emilia-Romagna, a cura di Sofia Baldi Pighi; Lara Dâmaso a Palazzuolo sul Senio (FI) in Toscana, a cura di Gabriele Tosi con Threes Productions; Abdel Karim Ougri a Ficulle (TR) in Umbria, a cura di Giovanni Rendina; Maja Escher a Cupra Marittima (AP) nelle Marche, a cura di Matilde Galletti; Natalya Marconini Falconer a Pofi (FR) in Lazio, a cura di Irene Angenica; Alice Minervini a Cellino Attanasio (TE) in Abruzzo, a cura di Andrea Croce e MariaTeresa Daniele; Angelo Leonardo a Trivento (CB) in Molise, a cura di Alessia Delli Rocioli; Rebecca Moccia a Cusano Mutri (BN) in Campania, a cura di Giulia Pollicita; Enrico Malatesta a Ischitella (FG) in Puglia, a cura di VOGA Art Projec – Nicola Guastamacchia e Flavia Tritto con Threes Productions; Aterraterra (Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani) a Forenza (PZ) in Basilicata, a cura di Roberta Mansueto; Francesco Toninelli a Gerace (RC) in Calabria, a cura di Ehab Halabi Abo Kher; Irene Macalli a Ficarra (ME) in Sicilia, a cura di Giulia Monroy; Ilare a Monteleone Rocca Doria (SS) in Sardegna, a cura di Anna Pirisi. Sito internet: https://www.unaboccatadarte.it. Per informazioni: info@unaboccatadarte.it. Dal 20 giugno al 4 ottobre 2026

Nessun commento:

Posta un commento