Al centro del programma, che vede la città diventare un museo diffuso e a cielo aperto, c'è ovviamente la mostra centrale della Biennale con un progetto che porta la firma, postuma e per questo ancora più carica di significato, di Koyo Kouoh, la curatrice camerunese-svizzera scomparsa nel maggio 2025, poco prima di poter vedere realizzata la propria visione. L’esposizione, che rifiuta «il fragore orchestrale e le marce militari dal passo cadenzato», ovvero tutto il rumore di fondo della spettacolarizzazione artistica fine a se stessa, è stata portata a compimento da un team di collaboratori che la studiosa aveva scelto, in un gesto di fedeltà che è insieme atto curatoriale e atto di cura. Con il suo richiamo a una dimensione strutturale di stampo musicale, il titolo scelto per la Biennale, «In Minor Keys», diviene immediatamente metafora di un preciso manifesto politico e poetico, che suggerisce come le storie minori e marginali siano più potenti di quelle gridate per restituire la complessità del mondo, perché posseggono la grazia di chi sa che le cose più vere si dicono sottovoce. Gli artisti invitati, con una forte e marcata presenza dal Sud globale, non scelgono, dunque, la via della denuncia ostentata, bensì quella dell'evocazione sottile per raccontare traumi coloniali, diaspore geografiche, rinascite ecologiche e «pratiche di riparazione», generando così un’importante risonanza emotiva.
Le mostre della rete civica Muve: un percorso dal Museo Correr a Ca’ Pesaro
Lasciando l’Arsenale e percorrendo riva degli Schiavoni per andare verso il centro della città, con una vista mozzafiato sul bacino di San Marco e l’isola della Giudecca a disegnare l'orizzonte, si arriva al Museo Correr, in passato residenza imperiale degli Asburgo – qui visse anche l'imperatrice Sissi - e, poi, casa veneziana dei re d'Italia. Da qui, può prendere avvio un itinerario attraverso le principali mostre sui linguaggi della creatività contemporanea promosse, nei mesi della sessantunesima edizione della Biennale d'arte, dal Muve, la rete dei Musei civici di Venezia con le sue tredici sedi espositive distribuite tra il centro storico, le isole e la terraferma.
Nella Sala delle Quattro Porte, l'artista italo-iraniano Bizhan Bassiri (Tehran, 1954) firma il progetto espositivo «Principe. Il nottambulo del pensiero magmatico» (fino al 22 novembre), a cura di Chiara Squarcina e Bruno Corà: un'installazione ambientale che, attraverso l'uso dell'intelligenza artificiale, compone una galleria fotografica con i volti di novanta artisti fondamentali per la storia dell'arte internazionale, in un percorso che spazia dal Rinascimento ai nostri giorni, e che comprende, tra gli altri, Piero della Francesca, Donatello, Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Gian Lorenzo Bernini, Marcel Duchamp, Paul Gauguin e Alberto Burri.
Questa «quadreria sovratemporale» dialoga con alcuni lavori di recente produzione, ovvero le sculture in bronzo «L’Erme aurea» e «Meteorite», oltre all'opera che dà il titolo alla mostra, una sagoma in legno e carta dipinta che presidia due delle quattro soglie di ingresso alla stanza e che rappresenta una sorta di alter ego dell’artista, fautore di un linguaggio creativo stratificato e in costante rinnovamento.
Sempre al Museo Correr, ma nelle Sale canoviane, è esposto il progetto «Spiral Economy» (fino al 22 novembre), a cura di Chiara Squarcina e Pier Paolo Pancotto, che mette in dialogo l'autore franco-svizzero Julian Charrière (Morges, 1987) con le sculture del maestro di Possagno, indagando insieme la poesia e la fragilità della materia.
Attraverso marmi, video, fotografie, suoni, specchi e una scenografica installazione con tredici orologi ottocenteschi corrosi dallo scorrere delle ore, la mostra esplora i concetti di tempo, trasformazione geologica ed entropia contrapponendo l'ideale neoclassico canoviano che cercava di eternare le forme nella pietra al senso di precarietà che anima l'elaborazione creativa contemporanea, attenta alle costanti mutazioni della natura.
Muovendoci lungo l’asse del Canal Grande, nei pressi della fermata del vaporetto di Sant’Angelo, si giunge al Museo Fortuny, dove è allestita «Dreamers» (fino al 22 novembre), la prima grande monografica italiana di Erwin Wurm (Bruck an der Mur, 1954), uno dei più influenti e dissacranti artisti contemporanei austriaci, famoso per aver ridefinito il concetto di scultura, inserendo nelle sue opere anche il corpo umano e oggetti d'uso comune, spesso di grande formato, così da fornire una nuova prospettiva sull’ordinario, dove l'ironia, il gioco e il paradosso diventano strumenti per muovere una critica sociale contro il consumismo e le costruzioni identitarie imposte dalle pressioni delle mode e del capitalismo.
Nell’elegante cornice gotica di Palazzo Pesaro degli Orfei, che conserva ancora intatta l’atmosfera eclettica e visionaria dell’atelier-laboratorio di Mariano Fortuny y Madrazo, l’esposizione, a cura di Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit, riunisce le celebri «One Minute Sculptures» (1996–97), che trasformano il pubblico in materiale scultoreo vivente, accanto ai lavori più recenti della serie «Dreamers», figure ibride con cuscini sovradimensionati sostenuti da arti umani, sospese fra sogno e psicanalisi.
Fra le stanze impregnate di stoffe, luci e memorie fortunyane – un contesto che amplifica la dimensione teatrale dell'arte di Erwin Wurm – è esposta anche la serie «Substitutes», un vero e proprio monumento all’assenza, con i suoi indumenti privi di figura umana.
Proseguendo lungo il Canal Grande, ci si può, quindi, spostare a Ca’ Pesaro, dove la Galleria internazionale d’arte moderna ospita (fino al 22 novembre) la prima grande mostra veneziana di Jenny Saville (Cambridge, 1970), una delle esponenti principali dell’YBA (Young British Artists), a cui si deve la rinascita della pittura figurativa contemporanea, praticata fin dagli anni Novanta sulla scia di maestri quali Egon Schiele, Lucien Freud e Francis Bacon. L'artista britannica presenta a Venezia circa trenta tele monumentali che ne ripercorrono la complessa traiettoria evolutiva, dagli inizi, con lavori come «Propped» (1992) e «Hybrid» (1997), fino ai giorni nostri, con opere come «Song of Songs» (2020–23), «Focus» (2022–24) o «Gaze» (2021–24).
La forza metodologica di questa esposizione, che si avvale della curatela di Elisabetta Barisoni, risiede nello straordinario cortocircuito visivo e formale tra la carnalità esasperata, quasi anatomica, di Jenny Saville e la secolare tradizione coloristica veneziana. I corpi dipinti dall'artista - masse imponenti, pieghe epidermiche lacerate, lividi e sovrapposizioni di pigmento puro - sembrano dialogare a distanza con la sensualità drammatica di Tiziano e la forza luministica e chiaroscurale di Tintoretto.
Il percorso culmina in una serie di lavori inediti concepiti specificamente in omaggio alla città lagunare, dove la densità della materia pittorica si sfalda e si dissolve in velature liquide, mimando consapevolmente l'azione erosiva dell'acqua sulle fondamenta dei palazzi.
Sempre a Ca’ Pesaro, nelle sale Dom Pérignon, l'americano Hernan Bas (Miami, 1978) presenta «The Visitors» (fino al 30 agosto), un'installazione site specific, per la curatela di Elisabetta Barisoni, composta da una trentina di nuovi dipinti raffiguranti turisti e visitatori – prevalentemente uomini, bianchi e occidentali – collocati in scenari, reali o fittizi, da «lista dei desideri». In un cortocircuito ironico e insieme malinconico sul rapporto fra Venezia e chi la attraversa senza restarvi, l'artista mette lo spettatore a confronto con i cliché del turismo di massa, tra attrazioni «mordi e fuggi» e luoghi che sembrano progettati per lo scatto fotografico perfetto da postare sui social. L’inquadratura di matrice fotografica, le superfici sature di colori e le accumulazioni di dettagli narrativi funzionano come una sorta di vanitas contemporanea, rivelando le ambiguità morali insite nella mobilità globale, molto spesso disattenta ai luoghi e ai suoi abitanti.
Nella Project Room è, invece, allestita «Per sempre, fino alla fine» (fino al 6 settembre), un'installazione site-specific di Giuseppe Di Liberto (Palermo, 1996), a cura di Marta Cereda e Giulia Mariachiara Galiano, che propone una riflessione sull’epilogo, inteso non come un evento conclusivo o definitivo, ma come una soglia di trasformazione, uno spazio di attesa e una condizione aperta a nuove possibilità. Fulcro del progetto, che vede in campo la Galleria Poggiali, è una monumentale struttura in calcestruzzo su cui prendono forma immagini provenienti dalla memoria archivistica veneziana: fotografie, tracce e frammenti visivi che emergono gradualmente per poi dissolversi, con lo scopo di indagare il carattere instabile e fragile del ricordo, costantemente soggetto a cancellazioni, riscritture e riattivazioni.
Sempre a Ca’ Pesaro, ma nelle sale del Museo d’arte orientale, è allestita la mostra «From Water To Form» (fino al 13 settembre) di Keita Miyazaki (Tokyo, 1983), per la curatela di Pier Paolo Scelsi, Ilaria Cera e Riccardo Freddo, che prevede anche un intervento di arte pubblica a Crea - Cantieri del contemporaneo, sull’isola della Giudecca. Si tratta di una riflessione sull’acqua, principio generativo e forma trasformativa, capace di distruggere e al tempo stesso di rendere fertile, che instaura un parallelismo tra Venezia, città costruita su un equilibrio instabile tra natura e intervento umano, e il Giappone, che considera l'acqua un elemento sacro di purificazione, nonostante abbia vissuto il trauma devastante dello tsunami a Fukushima (2011).
Sviluppandosi attorno al concetto di artigianalità intesa come pratica rituale, nella quale il gesto è uno strumento di conoscenza e trasformazione, l’esposizione site-specific mette in relazione le opere dell'artista nippo-britannico, realizzate con scarti industriali e origami di feltro e carta colorata, con i manufatti della collezione permanente del museo, una tra le più rilevanti in Europa di arte giapponese del periodo Edo.
Da Joseph Kosuth a Marina Abramovic: partiture soliste nei grandi palazzi della città
Lasciata Ca' Pesaro, il cammino prosegue verso il sestiere di San Polo, per giungere alla Scuola Grande di San Rocco, da molti critici definita la «Cappella Sistina di Venezia», al cui interno sono conservati una sessantina di teleri dipinti tra il 1564 e il 1588 da Jacopo Robusti detto il Tintoretto. In questo capolavoro del Rinascimento, dallo scenografico impianto teatrale con le sue scene ispirate al Vecchio e al Nuovo Testamento, è allestita la personale «The Quiet Source» (fino al 22 novembre) di Jan Fabre (Anversa, 1958), curata da Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina.
È la prima volta nella storia della prestigiosa istituzione lagunare che un artista vivente è invitato a misurarsi direttamente con il monumentale ciclo pittorico. Il maestro belga, che dagli anni Settanta intraprende un percorso interdisciplinare volto a esplorare il corpo umano e il suo potenziale espressivo, ha ideato una trilogia di sculture in bronzo al silicio, un materiale la cui superficie riflettente è capace di catturare e amplificare le variazioni luminose della laguna, quella luce che è stata elemento cardine di tutta la pittura veneziana.
Collocate lungo l'asse centrale dell'edificio, a formare una spina dorsale simbolica che «attraversa l’architettura come un metaforico Albero della vita», le tre opere - «The Man Who Holds the Sword», «The Artist as a Stray Dog in His Basket» e «The Man Who Cuts the Grass» - compongono un racconto fortemente autobiografico incentrato sul lutto, la memoria familiare e la fragilità della vita umana.
Dal gesto solenne di un giuramento cavalleresco alla vulnerabilità di un corpo rannicchiato a terra, sino alla dimensione ritualistica e performativa della scultura nella Sala dell’Albergo, sotto la «Gloria di San Rocco» del Tintoretto, sulla quale il pubblico può sedersi, Jean Fabre instaura un dialogo intimo e profondo tra lo spazio circostante e il suo vissuto personale, rievocando nei visi raffigurati quelli del padre Edmond e del fratello Emiel, morto in tenera età.
Dalla Scuola Grande di San Rocco può partire un nuovo capitolo del racconto, un secondo percorso, da un estremo all'altro della città, che attraverso le grandi mostre monografiche dell’estate veneziana: un insieme di rigorose esecuzioni soliste, che spesso instaurano un vero e proprio duetto ermeneutico con i palazzi che le ospitano, costringendo le architetture storiche e i capolavori del passato a ridefinire i propri confini semantici.
È il caso dell’intervento di Anish Kapoor (Mumbai, 1954) a Palazzo Manfrin, nel sestiere di Cannaregio, che apre eccezionalmente le proprie porte - per la seconda sola volta dal 2018 (e solo fino all’8 agosto) - con una mostra volta a ripercorrere oltre cinquant'anni di pratica creativa attraverso un centinaio di modelli architettonici, sculture monumentali e opere a specchio.
L’artista anglo-indiano, celebre per la sua indagine sui vuoti e sull'assorbimento totale della luce attraverso l'uso del pigmento nero Vantablack, ricrea nelle stanze barocche affacciate sul Canal Grande, ancora parzialmente in fase di restauro, un cantiere aperto che, attraverso opere come «Descent into Limbo» o «At the Edge of the World», sfida la percezione tridimensionale dello spazio. Le superfici specchianti convesse e i lavori in pigmento puro fluttuano sotto i soffitti affrescati, creando cortocircuiti ottici in cui la solidità della pietra e l'opulenza della decorazione sembrano collassare all'interno di buchi neri artificiali.
Attraversando il bacino in vaporetto si raggiunge la Giudecca, dove il Berggruen Arts & Culture - che in questi mesi propone anche, a Palazzo Diedo, una riflessione sulla Protocol art e sull'intelligenza artificiale con la collettiva «Strange Rules» - presenta, a Casa dei Tre Oci, una personale di Joseph Kosuth (Toledo, Ohio, 1945), dal titolo emblematico «The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero» (fino al 22 novembre), per la curatela di Mario Codognato e Adriana Rispoli.
Il maestro americano, pioniere dell’arte concettuale, presenta accanto a lavori storici degli anni Sessanta e Settanta, fra cui l'iconico «One and Three Mirrors» (1965) e il poster «Where Are you Standing?» per la Biennale del 1976, una nuova installazione al neon su grande scala, «A Chain of Resemblance» (2026), ispirata a un testo di Michel Foucault. È un omaggio a «Le parole e le cose», che interroga il visitatore sul rapporto instabile tra testo e contesto, ribadendo, ancora una volta, come il linguaggio non sia mai neutrale ma sempre plasmato dal contesto in cui appare.
La mostra, che dichiara, dunque, l'insufficienza della parola di fronte alla complessità del reale, ribadisce, inoltre, un legame con Venezia che l'artista ha coltivato nel tempo, sia vivendo nella città tra il 2021 e il 2025, sia partecipando, nel corso della sua carriera, a ben otto edizioni della Biennale, durante le quali ha anche rappresentato il Padiglione dell'Ungheria (1993) e ricevuto la Menzione d’onore.
Attraversando nuovamente il canale, il percorso approda nel cuore monumentale di piazza San Marco. La prima tappa è a Smac Venice – San Marco Art Center, centro culturale aperto nel 2025 all’interno della monumentale cornice delle Procuratie Vecchie, dopo un qualificato intervento di restauro firmato dall’architetto David Chipperfield. In questa sede sono esposte due monografiche (entrambe aperte fino al 22 novembre) dedicate rispettivamente ad Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994), l'esploratore più ludico e concettuale dell'Arte povera italiana, e all’artista orientale Lee Ufan (Gyeongsangnam-do - Corea, 1936), tra i maggiori esponenti della Mono-ha (Scuola delle Cose) giapponese e figura chiave del movimento coreano Dansaekhwa (Pittura monocroma), di cui ricorre quest’anno il novantesimo compleanno.
L'ampia retrospettiva dedicata ad Alighiero Boetti, per la curatela Elena Geuna, ripercorre oltre venticinque anni di ricerca creativa, analizzando temi quali la dialettica tra l'ordine e il disordine, il doppio e l'identità, il caso e la necessità, il tempo e il suo divenire. Dalle prime opere, realizzate con materiali semplici e strutture elementari in linea con i dettami del gruppo dell’Arte povera, ai sistemi concettuali e seriali degli anni Ottanta e Novanta, si articola un percorso attraverso un centinaio di lavori, che spazia dai cicli «Aerei (dal 1977) e «Calendari (1974-) alle creazioni con il nome scisso in «Alighiero e Boetti», come «Autoritratto» (1969) e Gemelli» (1968), senza dimentica i disegni «Biro» (1972-), i «Ricami» (1971-) e le «Mappe» (1971-). È in quest’ultime opere, con i confini politici del planisfero sempre aggiornati, che l’artista torinese raccontava il suo essere cittadino del mondo, abbracciando una dimensione collettiva e corale della creazione artistica la cui esecuzione materiale veniva delegata alle ricamatrici afghane in un tentativo utopico di unire le differenze culturali del pianeta in una sola «voce» fatta di fili e colori.
Se Alighiero Boetti ci dimostra come la classificazione del mondo sia un gioco rigoroso ma infinitamente aperto, una pratica collaborativa che trova nella storicità burocratica e mercantile delle Procuratie Vecchie il proprio alveo ideale, Lee Ufan ci sussurra che la vetta più alta di quel gioco risiede nella capacità di sedersi di fronte a una pietra, respirare e ascoltare lo spazio che vibra tra noi e lei. È il cuore della filosofia orientale, con la sua arte della sottrazione assoluta, a prendere parola attraverso installazioni zen e monocromi vibranti che introducono una ventata di assoluto e di silenzio negli spazi di piazza San Marco, richiamando alla mente del visitatore, in un metaforico gioco di parallelismi, la fluidità e l'inafferrabilità dell'acqua lagunare.
La mostra di Lee Ufan, curata da Jessica Morgan e promossa da Dia Art Foundation, riunisce una importante selezione di lavori appartenenti alle ultime sette decadi della sua carriera, tra cui sculture e dipinti inediti e storici incentrati sulla carica energetica del gesto pittorico e sullo studio del colore, oltre a installazioni come la storica «Relatum» (precedentemente nota come «Iron Field», 1969), un campo di aste d'acciaio conficcate in un letto di sabbia.
La mostra include, inoltre, una nuova opera site-specific di grande formato: «Relatum - Infinity» (2026), un piccolo giardino metafisico in cui lastre di acciaio lucido e specchiante sono separate da due imponenti pietre naturali. Nel vocabolario di Lee Ufan, la pietra (elemento naturale non modificato dall'uomo) e l'acciaio (prodotto della civilizzazione industriale) non si scontrano, ma coesistono in uno stato di sospensione poetica. L'opera d'arte non è l'oggetto in sé, ma la misteriosa rete di relazioni (il «relatum», appunto) che si attiva tra gli oggetti, l'architettura circostante e il corpo dello spettatore in «un respiro d’infinito», in quel vuoto risonante (lo «yohaku» coreano) che, come una sorta di meditazione passiva, mette al centro il proprio soffio vitale silenziando il rumore del mondo.
Pochi passi più in là, all'interno del Negozio Olivetti, capolavoro architettonico in cui Carlo Scarpa ha ridefinito nel biennio 1957-1958 il rapporto tra spazio espositivo e trasparenza, è allestita la mostra «Hybrids» (fino al 22 novembre) di Leandro Erlich (Buenos Aires, 1973), a cura di Marcello Dantas. L'artista argentino espone circa venti sculture, molte inedite, che danno forma a organismi impossibili e perturbanti nei quali convivono i regni minerale, vegetale e artificiale.
Una farfalla dalle ali-orecchio («Papillon», 2021), un cervello che si trasforma in lumaca («Caracol – The pace of evolution», 2021), un albero che termina in piedi umani calzati («Pies Tronco», 2021), un corallo che assume la fisionomia di una metropoli («White Coral», 2025) sono solo alcune delle figure messe in dialogo con l'architettura scarpiana, un progetto in cui l'acqua, la luce e la materia si fondono con la tradizione veneziana.
In uno spazio pensato in origine per esporre macchine da scrivere e oggi gestito come un museo dal Fai – Fondo per l’ambiente italiano, l'ironia surreale di Leandro Erlich prosegue, dunque, idealmente la vocazione che Adriano Olivetti aveva impresso al proprio marchio: fare della bellezza formale un veicolo di comunicazione culturale.
Risalendo lungo il Canal Grande, si può giungere a Palazzo Grassi, prima tappa tra le esposizioni promosse dalla Pinault Collection in occasione della sessantunesima edizione della Biennale d’arte, che riconferma, ancora una volta, il proprio ruolo di baricentro della ricerca estetica contemporanea.
Nelle sale dell'ultimo edificio patrizio della città, progettato dall'architetto Giorgio Massari poco prima del crollo della Serenissima Repubblica, sono allestite due personali.
«The Promise of Change» (fino al 10 gennaio 2027) - a cura di Jean-Marie Gallais, con Hans-Ulrich Obrist, Caroline Bourgeois e Michelle Mlati - riunisce quarantacinque dipinti, tra lavori storici e nuove produzioni, e più di cento studi del pittore keniota-britannico Michael Armitage (Nairobi, 1984), nei quali l'intensità cromatica della tavolozza si unisce a un'attenzione per tematiche sociali quali le conseguenze delle guerre, la crisi migratoria, gli abusi di potere e l'anticolonialismo.
L'esposizione mette in risalto l'uso unico del lubugo, un tessuto tradizionale ricavato dalla corteccia dell'albero di fico secondo le tradizioni ugandese e indonesiana, come supporto pittorico al posto della tela. Le irregolarità naturali di questo materiale - fori, pieghe e una texture ruvida - influenzano direttamente le composizioni visive dell’artista.
«Co-travellers» (fino al 10 gennaio 2027), a cura di Jean-Marie Gallais, mette, invece, in dialogo due installazioni multimediali dell’artista indiano Amar Kanwar (New Delhi, 1964), realizzate a vent'anni di distanza, che intrecciano un percorso poetico e politico focalizzato sulla natura umana, sulla giustizia e l’ingiustizia, «sulle conseguenze dell’arroganza della nostra specie», come dichiara lo stesso autore. Si tratta di «The Torn First Pages» (2004-2008), dedicata alla lotta per la democrazia in Birmania e a temi legati alla terra, all’acqua, ai diritti umani, al karma e alla moralità, e di «The Peacock's Graveyard» (2023), meditazione sulla morte, l’impermanenza e il ciclo della vita attraverso cinque «piccole storie per adulti».
Il viaggio approda, infine, a Dorsoduro, dove Collezione Pinault presenta, negli spazi di Punta Dogana, altre due monografiche. «Third Person» (fino al 22 novembre), a cura di Emma Lavigne in collaborazione con il Metropolitan Museum of Art di New York, è la prima ampia retrospettiva europea dell'artista statunitense Lorna Simpson (classe 1960). Le sue opere, prevalentemente pitture e collage caratterizzati da tonalità cromatiche glaciali, quasi ipnotiche, indagano le complesse strutture dell’identità di genere e di razza, frammentando le immagini d’archivio per svelare i dispositivi di potere latenti nella cultura visiva occidentale.
Al suo fianco, il brasiliano Paulo Nazareth (classe 1977) presenta la mostra «Algebra», a cura di Fernanda Brenner, un'installazione diffusa e antropologica che affronta i temi della diaspora, del colonialismo storico e della labilità dei confini. Oggetti poveri e memorie tattili che rievocano le storie, mai registrate dai canoni storiografici ufficiali, di chi è stato costretto a lasciare la propria terra articolano una riflessione sulla colonizzazione e sulle fratture della Storia, che l'artista conduce da oltre quindici anni attraversando a piedi le Americhe e l'Africa.
Il culmine concettuale del Dorsoduro Museum Mile si raggiunge, tuttavia, alle Gallerie dell'Accademia, dove la rassegna «Transforming Energy» (fino al 18 ottobre), a cura di Shai Baitel, celebra gli ottant'anni di Marina Abramović, antesignana e pioniera della performance art a livello internazionale, nonché prima donna vivente a cui la prestigiosa istituzione lagunare dedica una monografica, distribuita sia negli spazi delle mostre temporanee sia in quelli della collezione permanente.
Collocare la documentazione storica, gli oggetti performativi e i dispositivi di ricarica energetica dell'artista serba all'interno del tempio sacro della pittura rinascimentale veneziana genera una feconda tensione dialettica. Le azioni performative di Marina Abramović, improntate sulla resistenza fisica e sulla sottomissione del sé all'esperienza estetica, si confrontano così direttamente con la carne dipinta e con le composizioni sacre di Giorgione, Bellini e Veronese.
Fra le opere storiche - «Imponderabilia» (1977), «Rhythm 0» (1974), «Light/Dark» (1977), «Balkan Baroque» (1997) e «Carrying the Skeleton» (2008) - e i nuovi «Transitory Objects» in pietra e cristalli, che il pubblico è invitato ad attivare con il proprio corpo, il momento più atteso resta il confronto fra la «Pietà (con Ulay)» del 1983 e la «Pietà» di Tiziano (1575 - 76 circa), l'ultima opera del maestro, rimasta incompiuta e completata da Palma il Giovane: due corpi sorretti, a distanza di quattro secoli, dalla stessa fragilità.
È in questo sestiere, fra le Galleria dell'Accademia e Punta della Dogana con la collezione Pinault, che il capitolo sulle monografiche si chiude per aprirne un altro, che ci traghetterà verso l'isola di San Giorgio, passando per le stanze intime della Collezione Peggy Guggenheim e di Palazzo Cini a San Vio, le altre due realtà afferenti al Dorsoduro Museum Mile.
Accordi intimi e polifonie di voci tra Dorsoduro e l'isola di San Giorgio Maggiore
Il viaggio attraverso la geografia artistica della Venezia estiva richiede un continuo cambio di ritmo e di postura percettiva. Nei dintorni della Basilica della Salute l’itinerario assume un andamento da ouverture rossiniana, incalzante e briosa, leggera e ironica. Nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni, storico edificio settecentesco progettato da Lorenzo Boschetti, la mostra «Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista» (fino al 19 ottobre), a cura di Gražina Subelytė e Simon Grant, risale, infatti, alla sorgente biografica e intellettuale di una raccolta che oggi, in parte, si specchia nelle acque del Canal Grande.
Attraverso una rigorosa selezione di un centinaio di opere fra dipinti, sculture, lavori su carta, pupazzi, documenti d'archivio, lettere e fotografie, il percorso ricostruisce la storia dei diciotto mesi fra il gennaio 1938 e il giugno 1939, quando la galleria Guggenheim Jeune al numero 30 di Cork Street si impose come crocevia delle Avanguardie europee, contribuendo a definire una nuova sensibilità estetica e una rete di relazioni internazionali che avrebbe inciso profondamente sulla storia dell’arte del Novecento.
In quei due anni scarsi, quasi una sorta di apprendistato che si interruppe con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Peggy Guggenheim organizzò oltre venti mostre, accumulando una serie di primati curatoriali rimarchevoli: la prima personale nel Regno Unito di Vasily Kandinsky (febbraio–marzo 1938), la prima esposizione britannica interamente dedicata al collage moderno (novembre 1938), una controversa mostra di scultura contemporanea che suscitò un dibattito parlamentare (aprile–maggio 1938) e una rassegna di arte astratta e concreta (maggio 1939), che si configurò come un coraggioso atto politico più che estetico: scegliere, in un mondo ancora largamente conservatore, quella parte dell’arte europea che un regime, quello nazista di Adolf Hitler, voleva cancellare perché considerata «Entartete Kunst» («Arte degenerata»).
A Londra, sotto la guida spirituale di Marcel Duchamp e Herbert Read, la giovane americana iniziò anche a tracciare le linee guida della sua collezione, acquistando capolavori di Vasily Kandinsky, Piet Mondrian, Henry Moore, Jean Arp, Yves Tanguy e Alexander Calder. Questi artisti e molti altri, tra cui Marie Vassilieff con le sue «bambole artistiche» e Gisèle Freund con i suoi ritratti fotografici, sono in mostra nella collettiva veneziana, primo capitolo di un lungo viaggio internazionale, che farà tappa anche alla Royal Academy of Arts di Londra (21 novembre 2026 – 14 marzo 2027) e al Guggenheim Museum di New York (16 aprile – 12 settembre 2027).
Pochi passi separano la dimensione cosmopolita di Palazzo Venier dei Leoni dall'eleganza sobria e aristocratica di Palazzo Cini a San Vio, l'ultima tappa del Dorsoduro Museum Mile, con la sua raccolta di capolavori del Rinascimento toscano e ferrarese, da Giotto a Filippo Lippi, da Beato Angelico a Pontormo, da Sandro Botticelli a Piero di Cosimo, fino a Cosmè Tura e Dosso Dossi.
La musica cambia registro e assume un tono più intimo e cameristico con la decima edizione di «Ospite a Palazzo» (fino al 27 settembre), l'iniziativa espositiva che ogni anno accoglie, in prestito temporaneo, un'opera proveniente da importanti collezioni italiane e internazionali e la mette in dialogo con gli ambienti del palazzo – uno scrigno di dipinti, arredi, avori, smalti e oreficerie - così da generare nuove letture, inattese consonanze e profondi cortocircuiti visivi e culturali. Quest'anno tocca al quadro «Minerva infonde l'anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo» di Pompeo Girolamo Batoni, concessa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
Palazzo Cini a San Vio è anche la cornice espositiva della mostra «Painting in the Present Tense» (fino al 27 settembre) di David Salle (Oklahoma, 1952), curata da Luca Massimo Barbero e sostenuta dalla galleria Thaddaeus Ropac. Si tratta della prima personale veneziana dell'artista newyorkese, che ha addestrato un modello di intelligenza artificiale sulle proprie «Tapestry Paintings» del 1990-91, a loro volta ispirate ad arazzi imperiali russi del Settecento che reinterpretavano dipinti italiani del Cinque e Seicento raffiguranti narrazioni bibliche, ritratti di corte, nature morte e altre scene di genere.
Figure e ambientazioni, già rivisitate due volte a partire dal loro contesto italiano d'origine, sono state deformate ancora una volta dall'elaborazione algoritmica, trasformate in astrazioni fantasmagoriche, stampate su tela e ridipinte a mano dall'artista americano, che ha corretto e amplificato ogni pixel con il pennello. Nel risultato finale, «cortigiani, nudi, monarchi e cavalieri in armatura allucinati dall’intelligenza artificiale dialogano, sul piano pittorico, con frammenti di pubblicità di moda, pile di tazze da tè e altri oggetti»: un pastiche sofisticato in cui illustrazioni pop, citazioni della storia dell'arte e dettagli decorativi vengono accostati sulla stessa tela attraverso la tecnica del layering (ovvero della sovrapposizione). David Salle dimostra così che la pittura al presente è un'arte del campionamento, un'indagine sul flusso ipertrofico di stimoli visivi che caratterizza la nostra contemporaneità.
Figure e ambientazioni, già rivisitate due volte a partire dal loro contesto italiano d'origine, sono state deformate ancora una volta dall'elaborazione algoritmica, trasformate in astrazioni fantasmagoriche, stampate su tela e ridipinte a mano dall'artista americano, che ha corretto e amplificato ogni pixel con il pennello. Nel risultato finale, «cortigiani, nudi, monarchi e cavalieri in armatura allucinati dall’intelligenza artificiale dialogano, sul piano pittorico, con frammenti di pubblicità di moda, pile di tazze da tè e altri oggetti»: un pastiche sofisticato in cui illustrazioni pop, citazioni della storia dell'arte e dettagli decorativi vengono accostati sulla stessa tela attraverso la tecnica del layering (ovvero della sovrapposizione). David Salle dimostra così che la pittura al presente è un'arte del campionamento, un'indagine sul flusso ipertrofico di stimoli visivi che caratterizza la nostra contemporaneità.
Palazzo Cini a San Vio non è solo uno scrigno di dipinti preziosi e di proposte espositive sempre interessanti; è la porta d'accesso ideale per introdurre l'attività della Fondazione Giorgio Cini, la cui sede è ubicata in un antico complesso benedettino, a San Giorgio Maggiore, riqualificato negli anni Cinquanta del Novecento in un centro di ricerca umanistica e di sperimentazione estetica contemporanea. Sbarcare sull'isola significa entrare in un ecosistema complesso, in una vera e propria cittadella della cultura, articolata nella basilica palladiana, nella biblioteca del Longhena, in sette istituti e quattro centri di studio, in un auditorium affacciato sulla laguna, in un teatro all'aperto, in spazi espositivi, in chiostri monumentali e in oasi verdi come il labirinto dedicato a Jorge Luis Borges (1899–1986), che, in occasione del quarantennale dalla scomparsa dello scrittore argentino, è stato recentemente restaurato e reso ancora più accessibile grazie al supporto di PwC Italia.
La proposta espositiva si dipana attraverso tre progetti, che si configurano come una stratificata lettura sul tempo. Il primo, e il più commovente, è «Georg Baselitz. Eroi d'oro» (fino al 27 settembre), a cura di Luca Massimo Barbero e con il sostegno della galleria Thaddaeus Ropac: una retrospettiva, dal tono greve e potente, che tesse una riflessione sullo scorrere inesorabile del tempo e sull’intrinseca fallibilità dell’esistenza umana, il cui titolo richiama una delle prime serie realizzate dall’artista.
Il maestro del Neoespressionismo tedesco, classe 1938, è morto una settimana prima dell’inaugurazione, il 30 aprile, e l’esposizione veneziana, che era stata concepita come un momento di riflessione sulla sua carriera sessantennale, è di fatto diventata la sua ultima opera compiuta.
In una serie di recenti dipinti di grandi dimensioni su fondo oro - memori della bidimensionalità delle icone medievali e dei fondi dai bagliori bronzei della pittura nordica rinascimentale di Stefan Lochner, ma anche della luce dei mosaici veneziani - l'artista tedesco raffigura, come di consueto capovolti per sottrarli alla dittatura della narrazione e restituirli alla pura forza del segno, autoritratti e ritratti della moglie Elke, modella di un'intera vita.
Realizzati con una vernice nera diluita simile all’inchiostro e con linee nette e sottili, questi corpi riprodotti nella loro nudità e fragilità richiamano alla mente i lavori tardi di Katsushika Hokusai e la calligrafia giapponese, ma anche le creazioni di Willem de Kooning, quando improvvisi tocchi di colore, stesi con pennellate spesse e viscose, vanno a ricreare un effetto sfumato e marmorizzato.
In una breve dichiarazione video registrata poco prima di morire, lo stesso autore aveva definito queste tele come una «sintesi» necessaria: «Ho una lunga biografia alle spalle. Intendo dire che ho dipinto un numero incredibile di quadri nel corso di oltre 60 anni. Ora che sono più o meno alla fine della mia attività di pittore, ho pensato che fosse il momento di trarre una sorta di conclusione. In altre parole, una sintesi dei quadri che ho realizzato nel corso degli anni». Nessuno, probabilmente, poteva immaginare quanto quella frase suonasse come una profezia e come Venezia, la città dai bagliori d’oro che lo aveva visto esporre nel 1980 al Padiglione tedesco con Anselm Kiefer e nel 2015 alle Corderie dell'Arsenale (sempre nell’ambito della Biennale d’arte), fosse la prima a raccontarne la significativa eredità.
Nella Basilica di San Giorgio Maggiore trova, invece, posto la mostra «The Shape of Time» (fino al 22 novembre) di Barry X Ball (Pasadena, 1955), a cura di Bob Nickas, con il suo serrato dialogo tra passato e tecnologia, tra memoria rinascimentale e reinvenzione formale.
Ventitré sculture dello artista americano, per la prima volta esposte al pubblico, dialogano con l'intera architettura di Andrea Palladio, occupando, con le loro superfici levigate e con i loro materiali preziosi, la navata, il transetto, il coro e la sagrestia. Fra i lavori esposti ci sono: «Pope Saint John Paul II» in argento massiccio e oro 18 carati, frutto di dodici anni di meticoloso lavoro; una «Pietà» in onice iraniano dorato e traslucido, ispirata all’opera incompiuta di Michelangelo, la «Pietà Rondanini», al Castello Sforzesco di Milano; e un nuovo libro di pietra, «The Word», commissionato dalla comunità benedettina e ispirato ai preziosi Vangeli di Lindau conservati alla Morgan Library di New York.
Lo scultore americano utilizza scansioni digitali in 3D, software di modellazione e fresatrici computerizzate per riprodurre e reinventare capolavori della scultura classica e moderna, fra cui spicca in mostra una serie dedicata a Medardo Rosso. Scolpite in marmi rari, onici traslucidi e pietre preziose, le opere di Barry X Ball non sono mere copie, ma traduzioni digitali che esasperano la complessità geometrica degli originali. Il tempo, nelle sue mani, perde la sua linearità: la forma storica viene processata dall'algoritmo e restituita alla materia con una precisione chirurgica, quasi aliena, che destabilizza la percezione del visitatore.
L'itinerario sull'isola di San Giorgio Maggiore non può che concludersi nel padiglione permanente de «Le stanze del vetro», dove è allestita la mostra «Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia (1948-1958)» (fino al 22 novembre), a cura di Marino Barovier, terzo capitolo di una ricerca pluriennale che la Fondazione Giorgio Cini, insieme a Pentagram Stiftung, dedica al legame secolare fra la Biennale e le fornaci muranesi.
Dopo il decennio 1912-1930 (2024) e il periodo 1932-1942 (2025), l'attuale esposizione affronta gli anni della ricostruzione post-bellica, quando il Padiglione Venezia, anche grazie alla mostra tematica del 1952, restituì al vetro un ruolo di primo piano nel dialogo fra artigianato e arti maggiori, uscendo dalle secche della tradizione puramente decorativa per confrontarsi con le grandi Avanguardie internazionali.
Oltre centottanta opere di vetrerie storiche come Venini, Barovier & Toso, Seguso vetri d'arte, Avem e Archimede Seguso, insieme a lavori di artisti come Vinicio Vianello, Carlo Scarpa, Fulvio Bianconi, Dino Martens ed Ercole Barovier raccontano una stagione di straordinaria libertà creativa nella quale convivevano inedite interpretazioni di antiche tecniche, nuovi processi di lavorazione e sperimentazioni sulla materia, con una particolare attenzione alla resa cromatica dell’oggetto. Vetri trasparenti, pesanti sommersi o leggeri soffiati, contraddistinti da forme rigorose ispirate al design nordico o da linee morbide e irregolari punteggiano il percorso espositivo.
L'ultimo movimento di una sinfonia veneziana: riflessi vitrei in laguna
Dall’isola di San Giorgio Maggiore, l’itinerario attraverso le trasparenze e le metamorfosi del vetro conduce altrove e come in una coda finale, in cui i temi principali riaffiorano trasformati, il percorso si raccoglie attorno alle iniziative della Fondazione Berengo, da anni impegnata a restituire un ruolo centrale nel lessico dell’arte contemporanea a questo materiale fragile e misterioso, che incarna il principio fondamentale dell'alchimia con la sua dissoluzione e ricomposizione di un pugno di sabbia e silicio, arso dal fuoco e «coreografato» dal soffio e dalla sapienza manuale dell’uomo.
A pochi minuti di vaporetto, nel sestiere di San Marco, l'architettura gotica di Palazzo Franchetti, sul Canal Grande, accoglie due rigorosi assoli: le personali «Martin Janecký | Dreamers» e «Bertil Vallien | Transparent Boundaries» (5 maggio – 22 novembre), entrambe a cura di Jean Blanchaert.
Prima ancora di varcare la soglia dell’edificio, quasi a segnare il confine tra lo spazio espositivo e il paesaggio urbano, il visitatore viene, però, accolto da una sfolgorante fanfara visiva. È la monumentale installazione site-specific «Gold Tower» di Dale Chihuly, una torre in vetro soffiato dorato alta quasi dieci metri e composta da oltre 1.600 elementi assemblati a mano, con una translucenza dal color miele all’ambra più intensa, che reagisce alla luce in modo diverso a ogni ora del giorno.
Quest’opera fa parte di un progetto espositivo promosso da Pilchuck Glass School e Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park per il trentesimo anniversario della mostra «Chihuly Over Venice» del 1996, che porta sul Canal Grande, nei giardini di palazzi Balbi Valier e Querini alla Carità, anche altre due sculture monumentali in vetro soffiato, visibili gratuitamente dal Ponte dell'Accademia: «Blue and Green Tower» e lo spettacolare «End of the Day Chandelier».
Pur non avendo alcun legame con la Fondazione Berengo, l'opera del maestro americano, con la sua presenza scenica che cattura lo sguardo, è un ottimo preludio cromatico per affrontare il complesso duetto che si consuma all'interno di Palazzo Franchetti, un dialogo serrato tra opposti, in bilico «tra misticismo e rigore, opacità e trasparenza, narrazione simbolica e indagine formale».
Il ceco Martin Janecký (Liberec, 1980) lavora con l'inside sculpting, plasmando il vetro incandescente dall'interno della bolla e senza stampi, per ottenere anatomie umane di sconcertante intensità realistica, capaci di restituire alla silice la vibrazione e la drammaticità della carne. Lo svedese Bertil Vallien (Stoccolma, 1938), decano della scena internazionale, è, invece, il pioniere della tecnica di fusione in stampi di sabbia e presenta a Venezia le sue celebri imbarcazioni, capaci, come egli stesso scrive, di «attraversare sogni e ricordi», diventando archetipi universali di viaggi, reali e metaforici, tra vita e morte.
Fondazione Berengo firma anche il progetto espositivo «Glasstress 2026» (fino al 22 novembre), a Ca' Tron, sul Canal Grande, e nell'antica fornace della Fondazione Berengo Art Space a Murano. Si tratta di una vera e propria piattaforma orchestrale che, fin dal suo esordio nel 2009, come evento collaterale ufficiale della Biennale, ha riunito artisti internazionali chiamati a confrontarsi con la materia vitrea e con le sue tradizionali tecniche di lavorazione in un dialogo costante e proficuo con i maestri muranesi.
Curata da Adriano Berengo, Joanna De Vos e Umberto Croppi, la nona edizione della rassegna rinnova questa tensione attraverso un ampio spettro di linguaggi creativi – dalla scultura alla performance, dal design all’installazione immersiva - e presenta i lavori inediti di sessantacinque artisti internazionali provenienti dalle parti più disparate del mondo, undici dei quali sono italiani, trentuno donne e più di venti si confrontano per la prima volta con il vetro.
Insieme Ai Weiwei, Tony Cragg, Thomas Schütte, Massimiliano Fuksas, Sean Scully, Chiharu Shiota, Joana Vasconcelos, Marinella Senatore e altri ancora, troviamo quattro nostre vecchie conoscenze: Marina Abramović (con un’opera non performativa, ma che riguarda comunque la drammatica fisicità del suo corpo), Erwin Wurm, Jan Fabre e Leandro Erlich, già incontrati rispettivamente alle Gallerie dell'Accademia, al Museo Fortuny, alla Scuola Grande di San Rocco e al Negozio Olivetti, a riprova di come, nella sinfonia di questa Biennale, le stesse voci possano risuonare più volte, con tonalità differenti.
Si chiude così, fra le fornaci di Murano e i riflessi del Canal Grande, il racconto di un lungo percorso tra le mostre che Venezia propone, questa estate, in occasione della sessantunesima edizione della Biennale d’arte. Lo sguardo può così finalmente abbracciare l'intera e complessa partitura, cogliendo insieme le linee portanti e le più sottili variazioni.
Se l’esposizione «In Minor Keys» di Koyo Kouoh ha enunciato il tema principale muovendosi con finezza sui toni minori, l'intera città ha risposto espandendo quel nucleo melodico originario in una costellazione di varianti: dai crescendo drammatici e carnali di Jenny Saville a Ca' Pesaro alla solennità mistica di Jan Fabre alla Scuola Grande di San Rocco, dai fecondi intervalli di silenzio concettuale di Lee Ufan e Joseph Kosuth alle sincopi postmoderne di Anish Kapoor e David Salle, dalle accurate riscritture algoritmiche di Barry X Ball a San Giorgio Maggiore ai timbri struggenti di Georg Baselitz, fino alla fluidità solida del vetro sulle isole lagunari. Qui tra virtuosismo, leggerezza e trasparenze cristalline sembra riaffiorare, come un’eco lontana, il respiro arioso e luminoso delle sonate del veneziano Antonio Vivaldi. Chi lascia la città a bordo di un vaporetto, mentre la luce del crepuscolo accende di bagliori cangianti i profili delle cupole barocche, avverte che l'accordo finale di questa sinfonia lagunare resta, per sua natura, aperto.
Se l’esposizione «In Minor Keys» di Koyo Kouoh ha enunciato il tema principale muovendosi con finezza sui toni minori, l'intera città ha risposto espandendo quel nucleo melodico originario in una costellazione di varianti: dai crescendo drammatici e carnali di Jenny Saville a Ca' Pesaro alla solennità mistica di Jan Fabre alla Scuola Grande di San Rocco, dai fecondi intervalli di silenzio concettuale di Lee Ufan e Joseph Kosuth alle sincopi postmoderne di Anish Kapoor e David Salle, dalle accurate riscritture algoritmiche di Barry X Ball a San Giorgio Maggiore ai timbri struggenti di Georg Baselitz, fino alla fluidità solida del vetro sulle isole lagunari. Qui tra virtuosismo, leggerezza e trasparenze cristalline sembra riaffiorare, come un’eco lontana, il respiro arioso e luminoso delle sonate del veneziano Antonio Vivaldi. Chi lascia la città a bordo di un vaporetto, mentre la luce del crepuscolo accende di bagliori cangianti i profili delle cupole barocche, avverte che l'accordo finale di questa sinfonia lagunare resta, per sua natura, aperto.
Se Friedrich Nietzsche non trovava altra parola per dire musica che Venezia, forse la Biennale del 2026 ci ricorda che ogni composizione, per quanto compiuta, vive anche delle pause e delle sue interpretazioni, spesso affidate all’ascolto interiore, alla memoria e al tempo. Sono i nostri passi tra le sale, gli intervalli tra un palazzo e l'altro, le risonanze profonde, intime e necessarie che ogni mostra suscita a scrivere, nel silenzio della visione, gli accordi conclusivi, quelle note – uniche e irripetibili - che sono frutto anche del nostro vissuto, della nostra cultura, del nostro stato emotivo. Perché, riassumendo le parole di Umberto Eco in un suo saggio del 1962 sulle forme e le poetiche nelle pratiche contemporanee, «l'opera d'arte è una scommessa tesa a suscitare una libera interpretazione» e, forse, è proprio in quella libertà, fragile e irriducibile, che risiede la sua più autentica armonia.
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# Un nuovo «Ospite a palazzo»: la «Minerva» di Batoni approda a Venezia e racconta il nuovo museo di Lucca
Informazioni utili
# «Bizhan Bassiri. Principe Il nottambulo del pensiero magmatico» | «Spiral Economy: Charrière and Canova». Museo Correr, San Marco 52 - 30134 Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 10:00-18:00 (con ultimo ingresso alle ore 17:00); dal 1° novembre, martedì-domenica, ore 10:00-17:00 (con ultimo ingresso alle ore 16:00); durante il periodo estivo, fino a sabato 26 settembre 2026, ogni venerdì e sabato il museo sarà aperto fino alle ore 23:00 (con ultimo ingresso alle ore 22:00). Biglietti: I Musei di piazza San Manco intero € 35,00, ridotto € 15,00 | Percorso Sale Reali e Museo Correr intero 15,00, ridotto € 11,00 | altre tipologie di biglietti sono consultabili alla pagina https://correr.visitmuve.it/informazioni-pratiche/. Informazioni: Call center: 848082000 (dall’Italia); +39.041.42730892; il servizio è attivo dal lunedì al venerdì con orario dalle 9:00 alle 16:00, il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 13.00, e-mail: prenotazionivenezia@coopculture.it Sito internet: https://correr.visitmuve.it/. Fino al 22 novembre 2026
# «Erwin Wurm - Dreamers». Museo Fortuny, San Marco 3958 - 30134 Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 10:00-18:00 (con ultimo ingresso alle ore 17:00); dal 1° novembre, martedì-domenica, ore 10:00-17:00 (con ultimo ingresso alle ore 16:00); durante il periodo estivo, fino a sabato 26 settembre 2026, ogni venerdì e sabato il museo sarà aperto fino alle ore 20:00 (con ultimo ingresso alle ore 19:00). Biglietti: intero 15,00, ridotto € 7,50; altre tipologie di biglietti sono consultabili alla pagina https://fortuny.visitmuve.it/informazioni-pratiche/. Informazioni: Call center: 848082000 (dall’Italia); +39.041.42730892; il servizio è attivo dal lunedì al venerdì con orario dalle 9:00 alle 16:00, il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 13.00, e-mail: prenotazionivenezia@coopculture.it Sito internet: https://fortuny.visitmuve.it. Fino al 22 novembre 2026
# Jenny Saville (fino al 22 novembre 2026) | «Hernan Bas. The Visitors» (fino al 30 agosto 2026) | «Giuseppe Di Liberto Per sempre, fino alla fine» (fino al 6 settembre 2026). Ca’ Pesaro – Galleria internazionale d’arte moderna, Santa Croce 2076 - Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 10:00-18:00 (con ultimo ingresso alle ore 17:00); dal 1° novembre, martedì-domenica, ore 10:00-17:00 (con ultimo ingresso alle ore 16:00); durante il periodo estivo, fino a sabato 26 settembre 2026, ogni venerdì e sabato Ca’ Pesaro – Galleria internazionale d’arte moderna sarà aperta fino alle ore 20:00. Biglietti (valido per tutte le mostre in corso a Ca' Pesaro): intero 15,00, ridotto € 7,50; altre tipologie di biglietti sono consultabili alla pagina https://capesaro.visitmuve.it/informazioni-pratiche/. Informazioni: Call center: 848082000 (dall’Italia); +39.041.42730892; il servizio è attivo dal lunedì al venerdì con orario dalle 9:00 alle 16:00, il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 13.00, e-mail: prenotazionivenezia@coopculture.it Sito internet: https://capesaro.visitmuve.it. Fino al 22 novembre 2026
# «Keita Miyazaki - From Water To Form». Museo d’Arte Orientale di Venezia - Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076 - Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 10:00-18:00 (con ultimo ingresso alle ore 17:00). Biglietti (valido per tutte le mostre in corso a Ca' Pesaro): intero 15,00, ridotto € 7,50. Informazioni: drm-ven.orientale@cultura.gov.it. Sito internet: https://orientalevenezia.beniculturali.it. Fino al 13 settembre 2026
# «The Quiet Source», personale di Jan Fabre. Scuola Grande di San Rocco, Campo san Rocco 3052 - Venezia. Orari di apertura: tutti i giorni, ore 9:30-17:30 (ultimo ingresso ore 17:00). Ingresso: intero € 12,00; ridotto € 10,00 / 8,00. Facebook: SRoccoVeneziaSG: Instagram: @scuolagrandesanrocco. Sito internet: https://www.scuolagrandesanrocco.org. Fino al 22 novembre 2026
# Anish Kapoor. Palazzo Manfrin, Fondamenta Venier, Cannaregio 342 - Venezia. Palazzo Manfrin, Fondamenta Venier, Cannaregio 342 - Venezia. Orari: da martedì a domenica, ore 10:00-18:00, ultimo ingresso alle ore 17:30. Ingresso: intero € 15,00, ridotto studenti € 9,00, altre riduzioni € 5,00; i biglietti sono in vendita su https://biglietteria.culturatela.it. Informazioni: www.anishkapoor.com. Fino all'8 agosto 2026
# «The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero», mostra personale di Joseph Kosuth. Berggruen Institute Europe - Casa dei Tre Oci, Fondamenta Zitelle 43 - Giudecca, Venezia. Orari: da giovedì a domenica, ore 10:00 - 19:00 (ultimo ingresso ore 18:00); chiuso lunedì, martedì, mercoledì. Ingresso (il biglietto è valido anche per la mostra sull’IA in programma a Palazzo Diedo): intero € 12,00, ridotto € 10,00 (con biglietto de La Biennale arte 2026 / Le stanze della fotografia 2026 | soci Fai, Touring Club Italia, CartaEffe Feltrinelli | gruppi organizzati da 10 a 30 componenti) o € 5,00 (sotto i 26 anni o studenti universitari). Informazioni: https://berggruen.org/ | https://www.marsilioarte.it/magazine/mostra-joseph-kosuth-casa-dei-tre-oci-venezia/. Fino al 22 novembre 2026
# Alighiero Boetti e Lee Ufan. Smac Venice - San Marco Art Centre @ Procuratie Vecchie, piazza San Marco, 105 - Venezia. Orari: tutti i giorni, tranne il martedì (giorno di chiusura), ore 10:00-18:00. Ingresso: intero € 15.00, ridotto € 12.00 (gruppi da 10 a 25 persone), ridotto € 10.00 (minori di 30 e maggiori di 65 anni; residenti a Venezia e in Veneto; titolari carta Venezia Unica; giornalisti senza accredito con tessera valida; fino a 3 ospiti di dipendenti e agenti del Gruppo Generali, in base alla disponibilità e con un preavviso di almeno 24 ore info@smac.org; membri Fai), gratuito (bambini di età inferiore ai 10 anni; persone disabili con un accompagnatore; dipendenti e agenti del Gruppo Generali - soggetti a disponibilità e devono accreditarsi con un preavviso di almeno 24 ore -; Guide turistiche autorizzate; 1 guida turistica con licenza ogni 10 visitatori in caso di gruppi; giornalisti con tessera valida per l'anno in corso previo accredito - richiesta di accesso da inviare alla biglietteria 2 ore prima a press@smac.org -; membri ICOM) Sito internet: https://smacvenice.org.Fino al 22 novembre 2026
# «Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti». Negozio Olivetti, piazza San Marco, 101 - Venezia. Orari: da martedì̀ a domenica, ore 10:00-18:30; ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. Ingresso: intero € 10,00; ridotto (bambini 6-18 anni) € 6,00; famiglia (2 adulti e figli 6/18 anni) € 27,00; iscritti Fai e National Trust gratuito; studenti universitari (fino ai 25 anni) € 6,00; residenti Comune di Venezia € 5,00. Informazioni: tel. 041.5228387, fainegoziolivetti@fondoambiente.it. Sito internet: https://fondoambiente.it/luoghi/negozio-olivetti. Fino al 22 novembre 2026
# «The Promise of Change», personale di Michael Armitage | «Co-travellers», personale di Amar Kanwar. Palazzo Grassi, Campo San Samuele 3231 - Venezia. Orari: tutti i giorni, tranne il martedì, ore 10:00-18:00; ultimo ingresso alle ore 17. Ingresso: intero € 20,00, ridotto € 15,00, biglietto 20-26 anni € 7,00, gratuito per i Members Pinault Collection e per i visitatori singoli fino ai 19 anni, gratuito per i residenti nella Città metropolitana di Venezia e gli studenti degli atenei veneziani tutti i mercoledì, il primo giorno e l'ultimo giorno di apertura delle mostre. Informazioni generali: tel. 041.2401308. Sito internet: https://www.pinaultcollection.com. Fino al 10 gennaio 2027
# «Third Person», personale di Lorna Simpson | «Algebra», personale di Paulo Nazareth. Punta della Dogana. Dorsoduro, 2 - Venezia. Orari: tutti i giorni, tranne il martedì, ore 10:00-18:00; ultimo ingresso alle ore 17. Ingresso: intero € 20,00, ridotto € 15,00, biglietto 20-26 anni € 7,00, gratuito per i Members Pinault Collection e per i visitatori singoli fino ai 19 anni, gratuito per i residenti nella Città metropolitana di Venezia e gli studenti degli atenei veneziani tutti i mercoledì, il primo giorno e l'ultimo giorno di apertura delle mostre. Informazioni generali: tel. 041.2401308. Sito internet: https://www.pinaultcollection.com. Fino al 22 novembre 2026
# «Transforming Energy», personale di Marina Abramović. Gallerie dell'Accademia di Venezia, Campo della Carità / Dorsoduro 1050 - Venezia. Orari: da martedì a domenica, ore 9:00-19:00; la vendita dei biglietti termina alle ore 18:00; mezz’ora prima della chiusura inizia l’accompagnamento all’uscita dei visitatori. Biglietti: intero € 20,00, ridotto giovani (18-25 anni UE) € 2,00, minori di 18 anni gratuito, per agevolazioni, riduzioni e gratuità si consiglia di visitare la pagina https://cultura.gov.it/agevolazioni. Informazioni: tel. 041.5222247 / 041.2413942, ga-ave@cultura.gov.it. Sito internet: https://www.gallerieaccademia.it. Fino al 18 ottobre 2026
# «Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista». Collezione Peggy Guggenheim -Venezia. Orari: 10:00 – 18:00, chiuso il martedì. Ingresso: intero euro 17,00; seniors euro 14,00 (oltre 70 anni) studenti euro 9,00 (entro i 26 anni); bambini (0-10 anni) e soci gratuito. Il biglietto dà diritto all'ingresso alla collezione e alla mostra. Tutti i giorni alle 16 vengono offerte presentazioni gratuite. Catalogo: edito da Collezione Peggy Guggenheim e distribuito da Marsilio Arte, € 55,00. Sito internet: https://www.guggenheim-venice.it. Fino al 19 ottobre 2026
# «Ospite a Palazzo», con a tela «Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo» di Pompeo Girolamo Batoni | «David Salle. Painting in the Present Tense». Palazzo Cini, La Galleria – Dorsoduro (San Vio), 864 - Venezia. Orari: aperto tutti i giorni dalle 11:00 alle 19:00 (ultimo ingresso ore 18:15); chiuso il martedì. Ingresso: intero 10,00 euro, ridotto € 8,00 (gruppi superiori a 8 persone, ragazzi dai 15 ai 25 anni, Over 65, Soci Touring Club Italiano, Coop, Ali, Fai, Tgs Eurogroup), ridotto € 7,00 (Possessori di un biglietto del circuito Dorsoduro Museum Mile), ridotto € 5,00 (residenti nel Comune di Venezia; studenti e docenti delle facoltà di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, lettere o filosofia, con indirizzo archeologico o storico-artistico, e delle Accademie delle Belle Arti). Sito web: https://www.palazzocini.it. Fino al 27 settembre 2026
# «Georg Baselitz. Eroi d’oro». Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore - Venezia. Orari: lunedì, martedì e dal giovedì alla domenica, ore 11:00-19:00, chiuso il mercoledì. Ingresso: libero e gratuito. Informazioni: cini.it. Fino al 27 settembre 2026
# «Barry X Ball – The Shape of Time». Basilica di San Giorgio Maggiore, Isola di San Giorgio Maggiore 2 - Venezia. Orari: da martedì a domenica, ore 10:00 - 18:00; lunedì chiuso. Ingresso gratuito. Informazioni: abbazia@abbaziasangiorgio.it. Sito web: www.abbaziasangiorgio.it, www.barryxball.com. Social: Facebook Abbazia di San Giorgio Maggiore; Instagram @abbaziasangiorgiomaggiore; #AbbaziaSanGiorgioMaggiore; #AbbaziaSanGiorgioMaggioreETS. Fino al 22 novembre 2026
# «Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia (1948-1958)». Le stanze del vetro, Fondazione Giorgio Cini Isola di San Giorgio Maggiore – Venezia. Orari: tutti i giorni, ore 10:00-19:00; chiuso il mercoledì. Ingresso libero. Informazioni: info@cini.it; info@lestanzedelvetro.org. Sito internet: www.lestanzedelvetro.org, www.cini.it. Fino al 22 novembre 2026
# «Chihuly: Venice 2026». Tre sculture monumentali sul Canal Grande, Venezia. Centro espositivo e archivistico: Istituto veneto di scienze, lettere ed arti (Palazzo Loredan), Campo S. Stefano, San Marco 2945 - 30124 Venezia. Orari: mercoledì - domenica, 11:00 - 19:00 (gli orari possono essere soggetti a modifiche. Sito internet: https:/www.chihulyvenice2026.com. Fino al 14 novembre 2026
# «Martin Janecký | Dreamers» e «Bertil Vallien | Transparent Boundaries». Palazzo Franchetti, Fondamenta Narisi 2847 - Venezia. Sito internet: fondazioneberengo.org | berengo.com. Fino al 22 novembre 2026
# «Glasstress 2026». - Ca’ Tron Santa Croce, 1957, Venezia. Orari: da lunedì a venerdì, ore 10:00–19.00; sabato e domenica, ore 11:00–19:00. - Fondazione Berengo Art Space, Campiello della Pescheria, 4, 30141- Murano. Orari: da lunedì a domenica, ore 9:00–17:00. Ingresso libero e gratuito. Informazioni: Fondazione Berengo / Berengo Studio, tel 041.739453, comunicazione@berengo.com. Sito internet: fondazioneberengo.org | berengo.com. Fino al 22 novembre 2026
Informazioni utili
# «Bizhan Bassiri. Principe Il nottambulo del pensiero magmatico» | «Spiral Economy: Charrière and Canova». Museo Correr, San Marco 52 - 30134 Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 10:00-18:00 (con ultimo ingresso alle ore 17:00); dal 1° novembre, martedì-domenica, ore 10:00-17:00 (con ultimo ingresso alle ore 16:00); durante il periodo estivo, fino a sabato 26 settembre 2026, ogni venerdì e sabato il museo sarà aperto fino alle ore 23:00 (con ultimo ingresso alle ore 22:00). Biglietti: I Musei di piazza San Manco intero € 35,00, ridotto € 15,00 | Percorso Sale Reali e Museo Correr intero 15,00, ridotto € 11,00 | altre tipologie di biglietti sono consultabili alla pagina https://correr.visitmuve.it/informazioni-pratiche/. Informazioni: Call center: 848082000 (dall’Italia); +39.041.42730892; il servizio è attivo dal lunedì al venerdì con orario dalle 9:00 alle 16:00, il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 13.00, e-mail: prenotazionivenezia@coopculture.it Sito internet: https://correr.visitmuve.it/. Fino al 22 novembre 2026
# «Erwin Wurm - Dreamers». Museo Fortuny, San Marco 3958 - 30134 Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 10:00-18:00 (con ultimo ingresso alle ore 17:00); dal 1° novembre, martedì-domenica, ore 10:00-17:00 (con ultimo ingresso alle ore 16:00); durante il periodo estivo, fino a sabato 26 settembre 2026, ogni venerdì e sabato il museo sarà aperto fino alle ore 20:00 (con ultimo ingresso alle ore 19:00). Biglietti: intero 15,00, ridotto € 7,50; altre tipologie di biglietti sono consultabili alla pagina https://fortuny.visitmuve.it/informazioni-pratiche/. Informazioni: Call center: 848082000 (dall’Italia); +39.041.42730892; il servizio è attivo dal lunedì al venerdì con orario dalle 9:00 alle 16:00, il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 13.00, e-mail: prenotazionivenezia@coopculture.it Sito internet: https://fortuny.visitmuve.it. Fino al 22 novembre 2026
# Jenny Saville (fino al 22 novembre 2026) | «Hernan Bas. The Visitors» (fino al 30 agosto 2026) | «Giuseppe Di Liberto Per sempre, fino alla fine» (fino al 6 settembre 2026). Ca’ Pesaro – Galleria internazionale d’arte moderna, Santa Croce 2076 - Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 10:00-18:00 (con ultimo ingresso alle ore 17:00); dal 1° novembre, martedì-domenica, ore 10:00-17:00 (con ultimo ingresso alle ore 16:00); durante il periodo estivo, fino a sabato 26 settembre 2026, ogni venerdì e sabato Ca’ Pesaro – Galleria internazionale d’arte moderna sarà aperta fino alle ore 20:00. Biglietti (valido per tutte le mostre in corso a Ca' Pesaro): intero 15,00, ridotto € 7,50; altre tipologie di biglietti sono consultabili alla pagina https://capesaro.visitmuve.it/informazioni-pratiche/. Informazioni: Call center: 848082000 (dall’Italia); +39.041.42730892; il servizio è attivo dal lunedì al venerdì con orario dalle 9:00 alle 16:00, il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 13.00, e-mail: prenotazionivenezia@coopculture.it Sito internet: https://capesaro.visitmuve.it. Fino al 22 novembre 2026
# «Keita Miyazaki - From Water To Form». Museo d’Arte Orientale di Venezia - Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076 - Venezia. Orari: martedì-domenica, ore 10:00-18:00 (con ultimo ingresso alle ore 17:00). Biglietti (valido per tutte le mostre in corso a Ca' Pesaro): intero 15,00, ridotto € 7,50. Informazioni: drm-ven.orientale@cultura.gov.it. Sito internet: https://orientalevenezia.beniculturali.it. Fino al 13 settembre 2026
# «The Quiet Source», personale di Jan Fabre. Scuola Grande di San Rocco, Campo san Rocco 3052 - Venezia. Orari di apertura: tutti i giorni, ore 9:30-17:30 (ultimo ingresso ore 17:00). Ingresso: intero € 12,00; ridotto € 10,00 / 8,00. Facebook: SRoccoVeneziaSG: Instagram: @scuolagrandesanrocco. Sito internet: https://www.scuolagrandesanrocco.org. Fino al 22 novembre 2026
# Anish Kapoor. Palazzo Manfrin, Fondamenta Venier, Cannaregio 342 - Venezia. Palazzo Manfrin, Fondamenta Venier, Cannaregio 342 - Venezia. Orari: da martedì a domenica, ore 10:00-18:00, ultimo ingresso alle ore 17:30. Ingresso: intero € 15,00, ridotto studenti € 9,00, altre riduzioni € 5,00; i biglietti sono in vendita su https://biglietteria.culturatela.it. Informazioni: www.anishkapoor.com. Fino all'8 agosto 2026
# «The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero», mostra personale di Joseph Kosuth. Berggruen Institute Europe - Casa dei Tre Oci, Fondamenta Zitelle 43 - Giudecca, Venezia. Orari: da giovedì a domenica, ore 10:00 - 19:00 (ultimo ingresso ore 18:00); chiuso lunedì, martedì, mercoledì. Ingresso (il biglietto è valido anche per la mostra sull’IA in programma a Palazzo Diedo): intero € 12,00, ridotto € 10,00 (con biglietto de La Biennale arte 2026 / Le stanze della fotografia 2026 | soci Fai, Touring Club Italia, CartaEffe Feltrinelli | gruppi organizzati da 10 a 30 componenti) o € 5,00 (sotto i 26 anni o studenti universitari). Informazioni: https://berggruen.org/ | https://www.marsilioarte.it/magazine/mostra-joseph-kosuth-casa-dei-tre-oci-venezia/. Fino al 22 novembre 2026
# Alighiero Boetti e Lee Ufan. Smac Venice - San Marco Art Centre @ Procuratie Vecchie, piazza San Marco, 105 - Venezia. Orari: tutti i giorni, tranne il martedì (giorno di chiusura), ore 10:00-18:00. Ingresso: intero € 15.00, ridotto € 12.00 (gruppi da 10 a 25 persone), ridotto € 10.00 (minori di 30 e maggiori di 65 anni; residenti a Venezia e in Veneto; titolari carta Venezia Unica; giornalisti senza accredito con tessera valida; fino a 3 ospiti di dipendenti e agenti del Gruppo Generali, in base alla disponibilità e con un preavviso di almeno 24 ore info@smac.org; membri Fai), gratuito (bambini di età inferiore ai 10 anni; persone disabili con un accompagnatore; dipendenti e agenti del Gruppo Generali - soggetti a disponibilità e devono accreditarsi con un preavviso di almeno 24 ore -; Guide turistiche autorizzate; 1 guida turistica con licenza ogni 10 visitatori in caso di gruppi; giornalisti con tessera valida per l'anno in corso previo accredito - richiesta di accesso da inviare alla biglietteria 2 ore prima a press@smac.org -; membri ICOM) Sito internet: https://smacvenice.org.Fino al 22 novembre 2026
# «Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti». Negozio Olivetti, piazza San Marco, 101 - Venezia. Orari: da martedì̀ a domenica, ore 10:00-18:30; ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. Ingresso: intero € 10,00; ridotto (bambini 6-18 anni) € 6,00; famiglia (2 adulti e figli 6/18 anni) € 27,00; iscritti Fai e National Trust gratuito; studenti universitari (fino ai 25 anni) € 6,00; residenti Comune di Venezia € 5,00. Informazioni: tel. 041.5228387, fainegoziolivetti@fondoambiente.it. Sito internet: https://fondoambiente.it/luoghi/negozio-olivetti. Fino al 22 novembre 2026
# «The Promise of Change», personale di Michael Armitage | «Co-travellers», personale di Amar Kanwar. Palazzo Grassi, Campo San Samuele 3231 - Venezia. Orari: tutti i giorni, tranne il martedì, ore 10:00-18:00; ultimo ingresso alle ore 17. Ingresso: intero € 20,00, ridotto € 15,00, biglietto 20-26 anni € 7,00, gratuito per i Members Pinault Collection e per i visitatori singoli fino ai 19 anni, gratuito per i residenti nella Città metropolitana di Venezia e gli studenti degli atenei veneziani tutti i mercoledì, il primo giorno e l'ultimo giorno di apertura delle mostre. Informazioni generali: tel. 041.2401308. Sito internet: https://www.pinaultcollection.com. Fino al 10 gennaio 2027
# «Third Person», personale di Lorna Simpson | «Algebra», personale di Paulo Nazareth. Punta della Dogana. Dorsoduro, 2 - Venezia. Orari: tutti i giorni, tranne il martedì, ore 10:00-18:00; ultimo ingresso alle ore 17. Ingresso: intero € 20,00, ridotto € 15,00, biglietto 20-26 anni € 7,00, gratuito per i Members Pinault Collection e per i visitatori singoli fino ai 19 anni, gratuito per i residenti nella Città metropolitana di Venezia e gli studenti degli atenei veneziani tutti i mercoledì, il primo giorno e l'ultimo giorno di apertura delle mostre. Informazioni generali: tel. 041.2401308. Sito internet: https://www.pinaultcollection.com. Fino al 22 novembre 2026
# «Transforming Energy», personale di Marina Abramović. Gallerie dell'Accademia di Venezia, Campo della Carità / Dorsoduro 1050 - Venezia. Orari: da martedì a domenica, ore 9:00-19:00; la vendita dei biglietti termina alle ore 18:00; mezz’ora prima della chiusura inizia l’accompagnamento all’uscita dei visitatori. Biglietti: intero € 20,00, ridotto giovani (18-25 anni UE) € 2,00, minori di 18 anni gratuito, per agevolazioni, riduzioni e gratuità si consiglia di visitare la pagina https://cultura.gov.it/agevolazioni. Informazioni: tel. 041.5222247 / 041.2413942, ga-ave@cultura.gov.it. Sito internet: https://www.gallerieaccademia.it. Fino al 18 ottobre 2026
# «Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista». Collezione Peggy Guggenheim -Venezia. Orari: 10:00 – 18:00, chiuso il martedì. Ingresso: intero euro 17,00; seniors euro 14,00 (oltre 70 anni) studenti euro 9,00 (entro i 26 anni); bambini (0-10 anni) e soci gratuito. Il biglietto dà diritto all'ingresso alla collezione e alla mostra. Tutti i giorni alle 16 vengono offerte presentazioni gratuite. Catalogo: edito da Collezione Peggy Guggenheim e distribuito da Marsilio Arte, € 55,00. Sito internet: https://www.guggenheim-venice.it. Fino al 19 ottobre 2026
# «Ospite a Palazzo», con a tela «Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo» di Pompeo Girolamo Batoni | «David Salle. Painting in the Present Tense». Palazzo Cini, La Galleria – Dorsoduro (San Vio), 864 - Venezia. Orari: aperto tutti i giorni dalle 11:00 alle 19:00 (ultimo ingresso ore 18:15); chiuso il martedì. Ingresso: intero 10,00 euro, ridotto € 8,00 (gruppi superiori a 8 persone, ragazzi dai 15 ai 25 anni, Over 65, Soci Touring Club Italiano, Coop, Ali, Fai, Tgs Eurogroup), ridotto € 7,00 (Possessori di un biglietto del circuito Dorsoduro Museum Mile), ridotto € 5,00 (residenti nel Comune di Venezia; studenti e docenti delle facoltà di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, lettere o filosofia, con indirizzo archeologico o storico-artistico, e delle Accademie delle Belle Arti). Sito web: https://www.palazzocini.it. Fino al 27 settembre 2026
# «Georg Baselitz. Eroi d’oro». Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore - Venezia. Orari: lunedì, martedì e dal giovedì alla domenica, ore 11:00-19:00, chiuso il mercoledì. Ingresso: libero e gratuito. Informazioni: cini.it. Fino al 27 settembre 2026
# «Barry X Ball – The Shape of Time». Basilica di San Giorgio Maggiore, Isola di San Giorgio Maggiore 2 - Venezia. Orari: da martedì a domenica, ore 10:00 - 18:00; lunedì chiuso. Ingresso gratuito. Informazioni: abbazia@abbaziasangiorgio.it. Sito web: www.abbaziasangiorgio.it, www.barryxball.com. Social: Facebook Abbazia di San Giorgio Maggiore; Instagram @abbaziasangiorgiomaggiore; #AbbaziaSanGiorgioMaggiore; #AbbaziaSanGiorgioMaggioreETS. Fino al 22 novembre 2026
# «Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia (1948-1958)». Le stanze del vetro, Fondazione Giorgio Cini Isola di San Giorgio Maggiore – Venezia. Orari: tutti i giorni, ore 10:00-19:00; chiuso il mercoledì. Ingresso libero. Informazioni: info@cini.it; info@lestanzedelvetro.org. Sito internet: www.lestanzedelvetro.org, www.cini.it. Fino al 22 novembre 2026
# «Chihuly: Venice 2026». Tre sculture monumentali sul Canal Grande, Venezia. Centro espositivo e archivistico: Istituto veneto di scienze, lettere ed arti (Palazzo Loredan), Campo S. Stefano, San Marco 2945 - 30124 Venezia. Orari: mercoledì - domenica, 11:00 - 19:00 (gli orari possono essere soggetti a modifiche. Sito internet: https:/www.chihulyvenice2026.com. Fino al 14 novembre 2026
# «Martin Janecký | Dreamers» e «Bertil Vallien | Transparent Boundaries». Palazzo Franchetti, Fondamenta Narisi 2847 - Venezia. Sito internet: fondazioneberengo.org | berengo.com. Fino al 22 novembre 2026
# «Glasstress 2026». - Ca’ Tron Santa Croce, 1957, Venezia. Orari: da lunedì a venerdì, ore 10:00–19.00; sabato e domenica, ore 11:00–19:00. - Fondazione Berengo Art Space, Campiello della Pescheria, 4, 30141- Murano. Orari: da lunedì a domenica, ore 9:00–17:00. Ingresso libero e gratuito. Informazioni: Fondazione Berengo / Berengo Studio, tel 041.739453, comunicazione@berengo.com. Sito internet: fondazioneberengo.org | berengo.com. Fino al 22 novembre 2026
Didascalie delle immagini
1. Alice Maher, «Les Riempimento d'Urano», 1996/2025. Marino rivestimento in gelcoat, fibra di vetro rinforzato polimero, ormeggi, pesi 12 elementi, 50×60×50 cm ogni singolo elemento. Opera esposta all'Arsenale, all'interno del percorso espositivo della 61. Esposizione internazionale d'arte di Venezia - «In Minor Keys», maggio - novembre 2026. Foto: Marco Zorzanello. Courtesy: La Biennale di Venezia; 2. Mutu Wangechi, «SimbiSiren», 2026 Bronzo 160.2 × 152.4 × 515,6 cm. Opera esposta all'Arsenale, all'interno del percorso espositivo della 61. Esposizione internazionale d'arte di Venezia - «In Minor Keys», maggio - novembre 2026. Foto: Marco Zorzanello. Courtesy: La Biennale di Venezia; 3. Vista dell'allestimento della mostra «Principe. Il nottambulo del pensiero magmatico» di Bizhan Bassiri al Museo Correr di Venezia (maggio-novembre 2026). Nella foto: Bizhan Bassiri, «Meteorite», bronzo tirato a specchio, h 270 cm; Bizhan Bassiri, «Erme», bronzo tirato a specchio, h 210 cm; Bizhan Bassiri, 90 «Volti», Elaborazione fotografica, 100X70 cm. Foto: Michele Alberto Sereni. Courtesy: Muve - Musei civici di Venezia; 4. Vista dell'allestimento della mostra «Principe. Il nottambulo del pensiero magmatico» di Bizhan Bassiri al Museo Correr di Venezia (maggio-novembre 2026). Nella foto: Bizhan Bassiri, 90 «Volti», Elaborazione fotografica, 100X70 cm. Foto: Michele Alberto Sereni. Courtesy: Muve - Musei civici di Venezia; 5. Vista dell'allestimento della mostra «Spiral Economy»: Charrière and Canova» al Museo Correr di Venezia (maggio-novembre 2026). Copyright Julian Charrière / VG Bild-Kunst, Bonn [anno corrente]. Foto di Daniele Molajoli; 6. Vista dell'allestimento della mostra «Dreamers» di Erwin Wurm al Museo Fortuny di Venezia (maggio-novembre 2026). Foto di Markus Gradwohl; 7. Vista dell'allestimento della mostra di Jenny Saville a Ca’ Pesaro - Galleria internazionale d’arte moderna (maggio-novembre 2026). Foto di Irene Fanizza; 8. Vista dell'allestimento della mostra di Jenny Saville a Ca’ Pesaro - Galleria internazionale d’arte moderna (maggio-novembre 2026). Foto di Irene Fanizza; 9. Vista dell'allestimento della mostra «The Visitors» di Hernan Bas a Ca’ Pesaro - Galleria internazionale d’arte moderna (maggio-novembre 2026). Foto di Andrea Rossetti; 10. Vista dell'allestimento della mostra «The Visitors» di Hernan Bas a Ca’ Pesaro - Galleria internazionale d’arte moderna (maggio-novembre 2026). Foto di Andrea Rossetti ; 11. Vista dell'allestimento della mostra «From Water To Form» di Keita Miyazaki a Ca’ Pesaro - Museo d'arte orientale (maggio-settembre 2026). Foto di Roberto Moro; 12. Jan Fabre, «L’uomo che impugna la spada (Il Giuramento di mio Padre)» - «The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father)», 2026. Bronzo al silicio; 270 x 120 x 40 cm con spada. Venezia, Scuola Grande di San Rocco, Sala Terrena. Fotografia di Andrea Rossetti; 13. Jan Fabre, «L’uomo che taglia l’erba» - «The Man Who Cuts the Grass», 2026. Bronzo al silicio; 60 x 140 x 70 cm. Venezia, Scuola Grande di San Rocco, Sala dell’Albergo. Fotografia di Andrea Rossetti; 14. Vista dell'allestimento della mostra di Anish Kapoor al Palazzo Manfrin di Venezia (6 maggio–8 agosto 2026) © Anish Kapoor, Courtesy Lisson Gallery; 15. Vista dell'allestimento della mostra «The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero» di Joseph Kosuth. Casa dei Tre Oci, Venezia. Nell'immagine: «A Chain of Resemblance» (2026), installazione al neon. Foto di Marco Cappelletti; 16. Alighiero Boetti, Le cose nascono dalla necessità e dal caso, 1988. Ricamo su tessuto, 32 x 33.5 cm. (12 5/8 x 13 1/4 in.). Archivio no. 7767. Courtesy of Ben Brown Fine Arts. Opera esposta nella mostra di Alighiero Boetti allo Smac Venice – San Marco Art Center, in occasione della 61 Eposizione internazionale d'arte di Venezia (maggio-novembre 2026); 17. Lee Ufan, «Relatum (formerly Iron Field)», 1969/2019. Photo by Bill Jacobson Studio, New York. © Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris. Courtesy Dia Art Foundation, New York Opera esposta nella mostra di Lee Ufan allo Smac Venice – San Marco Art Center, in occasione della 61 Eposizione internazionale d'arte di Venezia (maggio-novembre 2026); 18. Lee Ufan, «From Point», 1982. Photo by Kei Miyajima. ©Lee Ufan/Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris. Opera esposta nella mostra di Lee Ufan allo Smac Venice – San Marco Art Center, in occasione della 61 Eposizione internazionale d'arte di Venezia (maggio-novembre 2026); 19. «Leandro Erlich al Negozio Olivetti». Installation view. ©Ela Bialkowska - OKNO studio. Courtesy Ass. Arte Continua; 20. 20. (da sinistra a destra) Michael Armitage, «Nyayo», 2017, Private Collection; Witness, 2022, Courtesy of the artist and White Cube, Strange Fruit, 2016, Private Collection. Installation views, «Michael Armitage. The Promise of Change», 2026, Palazzo Grassi, Venezia. Ph. Marco Cappelletti Studio © Palazzo Grassi, Pinault Collection; 21. Amar Kanwar, «The Torn First Pages», 2004-2008, Collection of the artist. Installation view «Amar Kanwar. Co-travellers», 2026 Ph. Marco Cappelletti Studio © Palazzo Grassi, Pinault Collection; 22. Lorna Simpson, «Vibrating cycles», 2026, Courtesy of the artist and Hauser & Wirth | (muro, da sinistra a destra) Lorna Simpson, «Night Fall», 2023, Private Collection; «Thin Bands», 2019, Courtesy of the artist and Hauser & Wirth; «Time», 2021, Private Collection; «Howling», 2020, Gina and Stuart Peterson Collection. Installation views, «Lorna Simpson. Third Person», 2026, Punta della Dogana, Venezia. Ph. James Wang © Palazzo Grassi, Pinault Collection; 23. Paulo Nazareth, «Saci», 2020, courtesy of the artist and Mendes Wood DM, São Paulo, Brussels, Paris, New York | (muro, da sinistra a destra) Paulo Nazareth, «Oblie», 2016, Pinault Collection; «Maqina de Rever o Passado», 2019, courtesy of the artist and Mendes Wood DM, São Paulo, Brussels, Paris, New York; «Continents Approaching Machine», 2019, courtesy of the artist and Mendes Wood DM, São Paulo, Brussels, Paris, New York. (al centro, video) Paulo Nazareth, «L’Arbre D’Oublier», 2013, Pinault Collection. Installation view, «Paulo Nazareth. Algebra», 2026, Punta della Dogana, Venezia. Jacopo Salvi © Palazzo Grassi, Pinault Collection; 24. Vista dell’allestimento della mostra «Transforming Energy» di Marina Abramović alle Gallerie dell’Accademia di Venezia (maggio – ottobre 2026). Foto: Matteo De Fina. Courtesy: Gallerie dell’Accademia, Venezia; 25. © «Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista», 25.04. – 19.10.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Matteo De Fina; 26. © «Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista», 25.04. – 19.10.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Matteo De Fina; 27. © «Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista», 25.04. – 19.10.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Matteo De Fina; 28. Installation view «David Salle. Painting in the Present Tense», Palazzo Cini. Photo Celestia Studio; 29. Installation view «David Salle. Painting in the Present Tense», Palazzo Cini. Photo Celestia Studio; 30. Labirinto dedicato a Jorge Luis Borges restaurato - isola di San Giorgio Maggiore, Venezia. Courtesy Fondazione Giorgio Cini; 31. Installation view «Georg Baselitz. Eroi d'oro», Fondazione Giorgio Cini - Isola di San Giorgio Maggiore. Photo Celestia Studio; 32. Installation view «Georg Baselitz. Eroi d'oro», Fondazione Giorgio Cini - Isola di San Giorgio Maggiore. Photo Celestia Studio; 33. Installation view «Georg Baselitz. Eroi d'oro», Fondazione Giorgio Cini - Isola di San Giorgio Maggiore. Photo Celestia Studio; 34. Installation view di «The Shape of Time», mostra di Barry X Ball alla Basilica di San Giorgio sull'isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. Foto: Francesco Allegretto; 35. «1948-1958 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia», installation view, ph. Enrico Fiorese; 36. «1948-1958 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia», installation view, ph. Enrico Fiorese; 37. Personali «Martin Janecký | Dreamers» e «Bertil Vallien | Transparent Boundaries» a Palazzo Franchetti, Venezia. Installation View. Foto: Francesco Allegretto; 38. Personali «Martin Janecký | Dreamers» e «Bertil Vallien | Transparent Boundaries» a Palazzo Franchetti, Venezia. Installation View. Foto: Francesco Allegretto; 39. «Glasstress 2026». Installation View. Foto: Francesco Allegretto; 40. «Glasstress 2026». Installation View. Foto: Francesco Allegretto; 41. «Glasstress 2026». Installation View. Foto: Francesco Allegretto; 42. «Glasstress 2026». Installation View. Foto: Francesco Allegretto
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