ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 10 giugno 2013

«Art in Progress», Cosenza diventa un «cantiere del contemporaneo»

È tutto pronto a Cosenza per la seconda edizione di «Art in Progress. Cantieri del contemporaneo». Da martedì 11 giugno a sabato 28 settembre, la galleria d’arte provinciale Santa Chiara, il Museo dei Brettii e degli Enotri e molti altri spazi espositivi della città calabrese faranno da scenario a mostre, concerti, incontri con gli artisti.
Ad inaugurare la rassegna, promossa dall’Amministrazione provinciale di Cosenza, con la Soprintendenza regionale per i beni storici, artistici ed etno-antropologici e il Comune di Marano Pincipato, sarà il laboratorio «Urban Superstar Toys», due giorni per imparare a realizzare pupazzi pop con Davide «Diavù» Vecchiato.
L’eclettico artista e cartoonist laziale, curatore di Muro – Museo Urban di Roma e ideatore del progetto artistico «MondoPop», sarà di nuovo protagonista di «Art in Progress» nella serata di venerdì 14 giugno con l’inaugurazione, presso la galleria d’arte provinciale Santa Chiara, della mostra «City of Women», da lui curata nell’ambito della quinta edizione del festival «The Urban Superstar Show».
L’immagine disegnata nel 1980 da Andrea Pazienza per la locandina dell’omonimo film di Federico Fellini, raffigurante il primo piano di una ragazza dalla pelle blu e dai lunghi capelli neri mossi dal vento, farà da filo conduttore alla rassegna, aperta fino a venerdì 19 luglio, il cui intento è quello ridisegnare il centro storico di Cosenza, trasformandolo in un’immaginaria città delle donne attraverso il linguaggio dell’estetica pop e della cultura underground.
«The Urban Superstar Show» prevede, sempre nella serata di venerdì 14 giugno e alla galleria d’arte provinciale Santa Chiara, anche la vernice della mostra «Suggestivism - The New Horizon», a cura di Nathan Spoor, che racconta attraverso trentadue firme della giovane arte contemporanea i nuovi traguardi della corrente pop surrealista.
Le due preview saranno accompagnate dalla video-performance «Canzoni Invisibili», un progetto nato dalla sinergia tra Lagash, bassista dei Marlene Kuntz, e Alex Cremonesi, che hanno scritto i testi e le melodie di dieci canzoni liberamente ispirate ai titoli di altrettante opere di Italo Calvino. L’esperimento creativo, realizzato con la partnership di Moleskine e di Letterature - Festival internazionale di Roma, ha coinvolto, nella fase visual, quella che si vedrà al Chiostro di Santa Chiara (venerdì 14 giugno, ore 21), anche l’artista multimediale Claudio Sinatti. Un appuntamento, dunque, con la musica sperimentale quello proposto da «Canzoni Invisibili» nell’ambito di «Art in Progress», rassegna che prevede anche un tributo alla complessa ricerca del compositore statunitense John Cage (sabato 15 giugno, ore 21 e venerdì 21 giugno, ore 21), un live set sonoro con lo street artista Jim Avignon (giovedì 13 giugno, ore 22) e la performance musicale «I sogni di Fellini», con gli allievi del conservatorio «Stanislao Giacomantonio» di Cosenza  (sabato 15 giugno, ore 20).
A chiudere l'iniziativa calabrese sarà, in autunno, il convegno «Paesaggio e arte contemporanea. Dalla progettazione alla valorizzazione» (sabato 28 settembre, ore 10.30), che avrà per scenario il parco della Sila, ma giugno riserverà agli amanti della contaminazione tra generi e linguaggi un altro appuntamento interessante: la mostra «Arte=Vita», a cura di Dores Sacquegna (sabato 15 giugno-venerdì 19 luglio), con opere, tra gli altri, di Ugo Nespolo, Vito Acconci, Matteo Basilé e del Living Theatre, che svelano come l'esistenza di tutti i giorni, la nostra quotidianità possano offrire stimoli creativi. (sam)

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Locandina del progetto «Art in Progress. Cantieri del contemporaneo»;  [Fig. 2] Locandina disegnata da Andrea Pazienza per il fim  «City of Women» di Federico Fellini, 1980;  [Fig. 3] Matteo Basilè, «Alice in the Temple», 2009. Opera esposta nella mostra «Arte=Vita», a cura di Dores Sacquegna; [Fig. 4] Xiao Lu, «Dailogue», 1979. Opera esposta nella mostra «Arte=Vita», a cura di Dores Sacquegna

Informazioni utili 
«Art in Progress. Cantieri del contemporaneo». Cosenza - sedi varie. Sito internet: www.artinprogress.it. Da martedì 11 giugno a sabato 28 settembre 2013. 

venerdì 7 giugno 2013

Dalle Pussy Riot ad Ai Weiwei: tutta l’arte del «Biografilm Festival»

«Look Forward», «Guarda avanti». È un invito alla fiducia quello che lancia il «Biografilm Festival – International Celebration of Lives», rassegna cinematografica dedicata alle biografie dei grandi protagonisti di cinema, teatro, musica, letteratura, arte e fotografia, in programma fino a lunedì 17 giugno a Bologna. «Look Forward» è, infatti, il claim scelto per questa nona edizione del festival felsineo: «un augurio e un imperativo –spiega il direttore artistico Andrea Romeo- per una generazione e un Paese che sperano di vedere la fine di una crisi, che ha profondamente minato tutte le certezze e che chiede urgentemente l'individuazione di nuovi punti cardinali».
Ad aprire il sipario sulla rassegna, della quale è madrina Ornella Vanoni, sarà l’attesa anteprima italiana del documentario «Searching for Sugar Man» di Malik Bendjelloul, vincitore del premio Oscar 2013. La storia, sui grandi schermi dei cinema Odeon e Lumière nella serata di venerdì 7 giugno, racconta il caso di Sixto Rodriguez, cantautore folk cresciuto nella Detroit degli anni Sessanta, scoperto in un club da un produttore della Motown che aveva lavorato con Miles Davis, diventato una leggenda nell’Africa del Sud e poco compreso in America, dove i suoi album «Cold Fact» e «Coming From Reality», rispettivamente del ’70 e del ’71, si rivelarono un fiasco per le vendite, tanto da costringere il musicista ad abbandonare la chitarra e ad andare a fare il muratore.
Dalla storia di Sixto Rodriguez alla retrospettiva sul documentarista Gianfranco Rosi e all’omaggio all’avvocato Giovanna Cau, il programma del festival si rivela ricco e pieno di curiosità. Come da tradizione, ampio spazio sarà dedicato anche al mondo dell’arte, alla scoperta delle biografie avventurose di illustratori, designers, artisti e fotografi, le cui vite sono state vissute nel segno dell’unicità e dell’irripetibilità.
Si inizierà con l’anteprima italiana di «Pussy Riot - A Punk Prayer» di Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin (sabato 8 giugno, ore 20.00), una delle dieci pellicole in gara nel concorso internazionale, la cui giuria è formata da Ed Lachman, Alison Klayman, Jane Weiner, Paola Pallottino e Filippo Vendemmiati.
Il documentario, che verrà poi proiettato al Mambo – Museo d’arte moderna di Bologna con tre repliche quotidiane in agenda dal 15 giugno al 14 luglio, racconta la storia delle leggendarie attiviste russe Pussy Riot, divenute famose in tutto il mondo per un video su Internet nel quale interpretavano un brano punk, denso di politica e collera nei confronti di Vladimir Putin, all’interno della chiesa ortodossa più importante di Mosca, la cattedrale di Cristo Salvatore, con il volto coperto da passamontagna colorati.
Sempre nell’ambito del concorso internazionale, sarà possibile vedere «For No Good Reason» di Charlie Paul (domenica 9 giugno, ore 19.30), sulla vita dell’illustratore e caricaturista inglese Ralph Steadman, e «Design is One: the Vignellis» di Kathy Brew e Roberto Guerra (martedì 11 giugno, ore 20.00 - cinema Lumière), film dedicato alle creazioni di design e grafica di Lella e Massimo Vignelli, coppia nella vita e nell’arte, emigrata negli Stati Uniti, alla quale si devono grandi invenzioni come la celebre mappa della metropolitana di New York, che ha imposto il carattere helvetica in tutto il mondo.
Nell’ambito della sezione «Biografilm Italia», verrà, invece, presentato «Come Tex nessuno mai» di Giancarlo Soldi (venerdì 7 giugno, ore 17.15), un’occasione per conoscere da vicino Gianluigi Bonelli, il papà di Tex, personaggio dei fumetti che ha una schiera di ammiratori e discepoli, da Ricky Tognazzi a Bernardo Bertolucci, da Fausto U Giancu a Giuseppe Cederna. Da non mancare sarà anche l’appuntamento con l’anteprima mondiale di «Travelling in(to) Fluxus» di Irene Di Maggio (sabato 15 giugno, ore 17), un work in progress tributo all’omonimo movimento artistico, che negli anni Settanta seppe fondere arte e vita.
Tema artistico avranno anche due appuntamenti della sezione «Biografilm Emilia Romagna», che hanno per protagonisti intellettuali della regione. Si tratta dell’anteprima internazionale del documentario «La passione di Paola» (giovedì 13 giugno, ore 20) che Elisa Satta e il figlio Michele Pompei dedicano a Paola Pallottino, studiosa dell’illustrazione e paroliera per Lucio Dalla, e del progetto «Il coraggio del Boxel» di Andrea Pavone Coppola, sulla vita del bolognese Paolo Pasquini, progettista e inventore di prototipi elettrici, un vero e proprio Archimede dei giorni nostri.
Il «Biografilm Festival – International Celebration of Lives» proporrà, poi, «Never Sorry» (venerdì 7 giugno, ore 18), un documentario di Alison Klayman sull’artista cinese Ai Weiwei, e il film «The Missing Piece: The Truth About Vincenzo Peruggia and the Unthinkable Theft of the Mona Lisa» (sabato 15 giugno, ore 21.30) di Joe Medeiros, che, con ironia e curiosità, va alla scoperta dell’uomo che, nel 1911, rubò la «Gioconda» dal Louvre.
Chiude il cartellone degli eventi d’arte progettati per la nona edizione degli rassegna felsinea, la mostra «Edward Lachman: Exposure Checks» (12-27 giugno) alla galleria Ono arte, che raccoglie una trentina di scatti inediti per l’Italia, nei quali il fotografo statunitense, presidente della giuria internazionale del festival, dà prova di saper illustrare magistralmente situazioni e comportamenti in modo mai scontato, ma al contrario infondendo alle immagini un senso di mistero sospeso, unito a un crudo realismo, più vero del vero.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Una scena di «Ai Weiwei. Never Sorry» di Alison Klayman; Una scena del documentario «La passione di Paola» di Elisa Satta e Michele Pompei su Paola Pallottino, studiosa dell’illustrazione e paroliera per Lucio Dalla; [fig. 3] Un scena di Pussy Riot - A Punk Prayer» di Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin; [fig. 4] dward Lachman, Cate Blanchett in «I'm Not There». Prove di esposizione Polaroid per una mostra.  © Lachman ASC  

Informazioni utili 
www.biografilm.it

giovedì 6 giugno 2013

«Manifattura Diffusa» a Torino, quando l’arte incontra l’archeologia industriale

Saranno le suggestioni fotografiche di Alessandra Ferrua a tenere a battesimo la seconda edizione di «Manifattura Diffusa», un progetto, firmato da Lorena Tadorni e Karin Gavassa per l'associazione culturale «Ladiesbela», che intende animare lo storico borgo di Regio Parco, nella zona nord di Torino.
Da sabato 8 giugno a domenica 21 luglio, gli spazi dell’ex manifattura Tabacchi, costruiti nella seconda metà del Settecento dall’architetto Giovanni Battista Feroggio e chiusi nel 1996 (prima di essere, in parte, riconvertiti e concessi in uso all’ateneo torinese), accoglieranno un ricco calendario di mostre, appuntamenti con il cinema, concerti ed eventi teatrali.
La rassegna, promossa con il contributo della Regione Piemonte e della Circoscrizione VI, si propone, nello specifico, di trasformare una fabbrica parzialmente dismessa, luogo simbolo di un’epoca e dell’identità di un quartiere, in un polo culturale che sia, prevalentemente, incubatore di arte giovane. Tante le associazioni del territorio che hanno accolto l’invito, a cominciare dai Commercianti del Regio Parco e dagli Amici dell’Ecomuseo.
Il debutto della manifestazione è fissato per venerdì 7 giugno, alle ore 20, quando verrà presentata la mostra «Urbex» di Alessandra Ferrua: un progetto fotografico in continuo divenire, alla scoperta di luoghi dimenticati, in disuso e pieni di storia. Il silenzio di questi edifici abbandonati, l’architettura che circonda i resti di una vita passata e le testimonianze di attività lontane nel tempo, rivivranno attraverso una serie di immagini, alcune delle quali storiche.
«Manifattura Diffusa» sarà, poi, animata da altri due progetti, a cura del consorzio culturale BiTh–Barbari Invasori e Thealtro: «riVivendo Manifattura», una serie di visite guidate performative con persone che hanno fatto la storia della fabbrica torinese (venerdì e sabato, eccetto le giornate del 14, 21 e 28 giugno, ore 17.30 e ore 18.30), e «OffdownTOwn.manifattura», una mini-rassegna di teatro con tre titoli di ricerca ad ingresso libero (fino ad esaurimento dei posti disponibili). Il primo appuntamento vedrà in scena la «Compagnia gli Sperduti» con l’anteprima della commedia «La Congiura» (venerdì 7 giugno, ore 21.30) di Walter Revello. Seguirà una rilettura del lavoro «Il Guardiano» di Harold Pinter: «Il diamante più bello – Studio sulla Sindrome di Tourette» (domenica 30 giugno, ore 18.30), nel quale Thealtro trascinerà il pubblico nella mente di un cosiddetto «malato», in un viaggio malinconico, ma non greve, attraverso i deliri dell’elettroshock. «I Barbari Invasori» presenteranno, invece, «Stockholm» (domenica 21 luglio, ore 18.30), la storia di un giovane rampollo dell’alta società rapito a scopo riscatto e segregato in un luogo-non luogo, claustrofobico e noioso, che gli farà nascere un morboso attaccamento verso il rapitore, la cosiddetta sindrome di Stoccolma.
Quest’anno, poi, la manifestazione uscirà fuori dagli spazi della manifattura Tabacchi e coinvolgerà anche alcune realtà del territorio. Nel cortile della scuola Abba si terrà, per esempio, una mini-rassegna cinematografica, a cura dell’associazione culturale «Antiloco - Il piccolo cinema» e della cooperativa sociale «Solaria». Tre i titoli in programma: «Tutti i santi giorni» di Paolo Virzì (venerdì 5 luglio, ore 21.30), «Viva la libertà» di Roberto Andò (venerdì 12 luglio, ore 21.30) e «Benvenuto Presidente» di Riccardo Milani (venerdì 19 luglio, ore 21.30).
L’associazione «Almaterra» proporrà, invece, due serate (sabato 22 giugno, ore 20 e sabato 20 luglio, ore 20) legate all’interculturalità e all’Hammam recentemente aperto in via Norberto Rosa, con danza e musica orientale.
Completano il programma interventi musicali e aperi-cena a ritmo di rock’n’roll e musica degli anni Settanta e Ottanta, oltre allo spettacolo «Guardalupe», con Anna Abate e per la regia di Matteo Bena (sabato 6 luglio, ore 21.30).
Arte, suoni, teatro e degustazioni coloreranno, dunque, lo storico borgo di Regio Parco, gettando un ponte tra il recupero della memoria storica e la ricerca di una dimensione creativa degli spazi urbani. Un modo, questo, di ‘reinventare’ una realtà che, per oltre duecento anni, ha scritto una pagina importante della storia lavorativa torinese.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Manifattura Tabacchi di Torino; [figg. 2 e 3] Un'immagine di Alessandra Ferrua per la mostra «Urbex», con la quale inaugura la seconda edizione di «Manifattura diffusa»

Informazioni utili  
«Manifattura Diffusa». Un'estate di mostre, cinema, musica, teatro, eventi. Ex Manifattura Tabacchi, corso Regio Parco, 134/a e aree diffuse in Borgo Regio Parco – Torino. Informazioni: Associazione Ladiesbela, cell. 339.3222298 o cell. 347. 1575205, ladiesbela@yahoo.it. Da venerdì 7 giugno a domenica 21 luglio 2013.

mercoledì 5 giugno 2013

«Darbar», viaggio in Oriente con il Mao di Torino

E’ un’occasione per conoscere le tradizioni di Paesi come l’Indonesia, il Giappone, la Turchia e l’India quella che propone «Darbar. Luci da Oriente», rassegna promossa dal Mao – Museo d’arte orientale di Torino durante l’estate. Per il quarto anno consecutivo, la realtà di via San Domenico, afferente alla rete della Fondazione Torino Musei, aprirà le porte a concerti, conferenze, proiezioni di film e documentari, attività per le famiglie.
«Darbar», termine che indica il luogo deputato agli eventi artistici negli antichi palazzi dei Mahārāja, si propone, nello specifico, come un ponte culturale tra Oriente ed Occidente, presentando al pubblico civiltà millenarie, poco conosciute anche se già presenti nella prospettiva quotidiana della nostra società multi-culturale, attraverso focus settimanali dedicati alle aree geografiche rappresentate nelle gallerie del museo.
Una parte importante del programma, che prevede anche percorsi tematici tra le collezioni del Mao, è destinata alla musica con appuntamenti dedicati a strumenti poco conosciuti, come quelli presenti nell’orchestra del gamelan, o ad artisti espressione della cultura popolare del proprio Paese, come Naziha Azzouz (Algeria), il duo formato da Mieko Miyake e Suizan Lagrost (Giappone) e il Dem Trio (Turchia).
A inaugurare l’iniziativa, in programma da venerdì 7 giugno a sabato 20 luglio, sarà il Southbank Gamelan Players, l’ensemble in residence del Southbank Centre di Londra, che proporrà tre concerti (venerdì 7 giugno, ore 18 e 21; sabato 8 giugno, ore 21) con un repertorio di brani classici dell’Isola di Giava nelle scale slendro e pelog, oltre a due workshop per bambini e famiglie, rispettivamente intitolati «Io suono il gamelan» (sabato 8 giugno, ore 15) e «La magia del gamelan» (sabato 8 giugno, ore 16).
L’omaggio all’Indonesia proseguirà con un percorso tematico all’interno del Mao: «L’arabesco. Ritmo e geometria nell’arte islamica» (giovedì 13 giugno, ore 18.00), durante il quale verranno evidenziati gli elementi essenziali, il significato e l’origine del linguaggio artistico nei Paesi islamici. Sarà, quindi, la volta della conferenza «Oriente effimero. Il Cairo ricostruito e l’Oriente evocato nelle esposizioni orientali» (giovedì 13 giugno, ore 21), che vedrà in cattedra Sherif El Sebaie, docente del corso extra-curriculare di lingua araba, civiltà e arti dell'Islam tenuto presso il Politecnico di Torino. All’arte islamica sarà dedicato anche un percorso tematico con degustazione di tè (sabato 15 giugno, ore 16), bevanda che accompagna diversi momenti della vita quotidiana, dalle trattative commerciali alle riunioni conviviali, nei Paesi musulmani, in una vastissima area geografica che si estende dal Marocco al Pakistan.
«Darbar. Luci da Oriente» guarderà, poi, alla Cina con tre appuntamenti: la proiezione del film «Lanterne rosse» di Zhang Yimou (sabato 22 giugno, ore 15-18), una visita guidata sull’importanza della musica nella storia della cultura cinese (venerdì 21 giugno, ore 18) e un concerto di Deng Yuan (venerdì 21 giugno, ore 21), artista oggi residente in Italia che ha approfondito lo studio dello zheng (noto anche come guzheng), strumento musicale della famiglia delle cetre utilizzato, originariamente, dalle orchestre che suonavano alla corte orientale cinese, il cui uso solistico, che ha condotto a tecniche di esecuzione più complessa e a un ampliamento del repertorio, risale al XIX secolo.
La rassegna torinese volgerà, quindi, l’attenzione al nord Africa con un aperitivo a cura di Hafa Cafè (giovedì 27 giugno,ore 19.30), un concerto di musica algerina con Naziha Azzouz e Adel Salameh (giovedì 27 giugno, ore 21), la proiezione del documentario «El gusto» di Safinez Bousbia (sabato 29 giugno, ore 15-18) e una conferenza del sociologo Khaled Fouad Allam (giovedì 27 gennaio, ore 18), docente universitario di islamistica negli atenei di Trieste ed Urbino, nonché editorialista dei quotidiani «La Repubblica» e «La Stampa».
Dal nord Africa ci si sposterà in Giappone. Chiara Bottelli proporrà la conferenza «Bigaku. Imparare la bellezza» (giovedì 4 luglio, ore 18). Massimo Bandera approfondirà l’arte del bonsai (sabato 6 luglio, ore 16). Mieko Miyazaki e Suizan Lagrost animeranno un concerto di musica tradizionale giapponese (giovedì 4 luglio, ore 21), che fonderà i suoni di due strumenti tipici quali lo shakuhachi e il koto.
I tre appuntamenti offriranno l’occasione anche per vedere le nuove opere giapponesi in mostra al Mao: nove frammenti di emakimono esposti per la prima volta al pubblico. Si tratta dei tradizionali «rotoli di pittura» in formato orizzontale, la cui fruizione avviene gradualmente, in un processo di srotolamento da destra a sinistra, con una successione quasi filmica delle immagini nella loro composizione o della storia narrata nel suo svolgimento.
Le opere selezionate forniscono un’interessante panoramica sulla produzione degli emakimono nel medio e tardo periodo Edo (1603-1868); tra questi spicca il frammento di una scena di battaglia che fa riferimento alle gesta del famoso condottiero Minamoto no Yoshitsune (1159-1189) e riconducibile alla prima metà del XVIII secolo.
A chiudere la rassegna saranno due focus su Turchia e India. Il primo prevede la proiezione del lungometraggio «Yol» di Yilmaz Günei (sabato 13 luglio, ore 15-18) e la conferenza «Dall’impero ottomano alla Turchia contemporanea, da ‘Malato d’Oriente’ a ‘Tigre del Mediterraneo’» del giovane storico e politologo Marco Demichelis (giovedì 11 luglio, ore 18), oltre a un concerto di musica turca del Dem Trio (giovedì 11 luglio, ore 21), formato dai virtuosi Murat Salim Tokaç (tanbur e ney), Cenk Güray (bağlama) e Derya Türkan (kemençe). La cultura indiana verrà, invece, approfondita attraverso un percorso tematico nella galleria dell’Asia orientale (giovedì 18 luglio, ore 18) sulle tracce delle molteplici figure divine dell’induismo, quali Ganeśa ( il dio dalla testa di elefante), Viṣnu, Śiva e la sua consorte Pārvatī, ma anche da un concerto di Riccardo Battaglia e Federico Sanesi (giovedì 18 luglio, ore 21) e dalla proiezione del video «Ru-Ba- Ru» (sabato 20 luglio, ore 15-18).
Un programma, dunque, ricco e articolato quello del Mao – Museo d’arte orientale di Torino per viaggiare tra India, Giappone e Turchia senza lasciare l’Italia.

Didascalie delle immagini 
[fig. 1] Il Southbank Gamelan Players, l’ensemble in residence del Southbank Centre di Londra, che giovedì 7 giugno 2013 inaugurerà la quarta edizione di «Darbar. Luci da Oriente»; [fig. 2] Deng Yuan, artista protagonista del concerto in programma venerdì 21 giugno 2013; [fig. 3] Federico Sanesi sarà, con Riccardo Battaglia, protagonista del concerto di musica indiana in programma giovedì 18 luglio 2013; [fig. 4] Un reperto esposto nella galleria dei Paesi islamici del Mao -Museo d'arte orientale di Torino; [fig. 5] Un reperto esposto nella galleria giapponese del Mao -Museo d'arte orientale di Torino 

Informazioni utili 
«Darbar. Luci da Oriente». Mao - Museo d’arte orientale, via San Domenico, 11 - Torino. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-18.00; chiuso il lunedì. Ingresso al museo: intero € 10,00, ridotto € 8,00, gratuito fino a 18 anni. Ingresso alla rassegna: tutte le attività della rassegna «Darbar» sono ad ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili; potranno essere ritirati due tagliandi a persona a partire da mezz’ora prima dell’inizio delle attività; l’organizzazione non risponde di eventuali code formatesi prima dell’orario concordato. Informazioni e prenotazioni: tel. 011.4436927. sito web: www.maotorino.it. Da venerdì 7 giugno a sabato 20 luglio 2013.

martedì 4 giugno 2013

Geometrie solari per l’estate di Rimini. Marco Neri firma il manifesto 2013

E’ il linguaggio geometrico ed essenziale di Marco Neri (Forlì, 1968) a caratterizzare le due immagini che la città di Rimini ha scelto per i manifesti e i materiali turistici della sua prossima stagione estiva.
Dopo la pittura seducente di Milo Manara, il disegno pop di Jovanotti, il richiamo tribale di Pablo Echaurenn, il gioco di parole di Alessandro Bergonzoni e i lavori di Francesca Ghermandi e Francesco Bocchini, la lunga storia dell’affiche balneare (iniziata negli anni Venti del XX secolo, interrottasi nel secondo Dopoguerra e ripresa nel 2000), si arricchisce, dunque, dei giochi di linee orizzontali e verticali delle opere «La casa delle bandiere» e «Occhio».
Il primo lavoro, scelto per il manifesto, rappresenta un edificio dall’architettura razionalista, sul quale sventolano i colori dell’Italia, della Svizzera, della Germania, della Grecia e non solo. L’opera, dipinta nel 1992, è figlia dell’installazione «Quadro mondiale», una distesa di centonovantadue bandiere per la facciata del Padiglione Italia ai Giardini della Biennale di Venezia, con la quale l’artista romagnolo, da oltre vent’anni residente a Torriana, partecipò nel 2001 all'indimenticabile mostra-evento «Platea dell’umanità», a cura di Harald Szeeman.
Il paesaggio cosmopolita, astratto e reale nello stesso tempo, dell’immagine di Marco Neri –racconta Massimo Pulini, assessore alla cultura del Comune di Rimini, ma anche artista e docente di pittura all’Accademia di Belle arti di Bologna- «ha l'atmosfera aperta e festosa di un villaggio olimpico. Uno sguardo nitido e meridiano fa stagliare un ‘Gran Pavese’ di bandiere su una prospettiva di palazzi che sfidano l'essenzialità del gioco e la forza del simbolo. In ogni vessillo il colore ha il carattere di un distillato storico, ogni campitura è ideogramma di una parte del mondo. Nella puntuale tarsia delle forme con la quale è costruita l'opera emerge una visione limpida e serena, condensata ma quasi senza peso: la pittura stessa sembra essersi concessa una vacanza estiva, alleggerita dalla zavorra dei dettagli e dal rovello dei pensieri».
Per le cartelline e le borse, è stata, invece, scelto l’opera «Occhio», realizzata nel 2009: «un'immagine –prosegue l’assessore Pulini- da titoli di coda o di prologo: stenografia contemporanea di un paesaggio costiero, in cui l'apparizione in lontananza diviene annuncio silente e monocromo di quel che sarà la giostra di luci e suoni». Il soggetto ritratto nel lavoro, che entrerà a far parte della collezione permanente del Museo civico di Rimini, è la visione trasognata di una ruota panoramica, immersa in una velatura atmosferica resa dalla tempera su carta.
Marco Neri, docente di pittura all'Accademia di Belle arti di Ravenna e artista che ha in curriculum mostre in spazi espositivi quali il Rupertinum Museum di Salisburgo, il Museion di Bolzano e il Pecci di Prato, ha presentato al Comune di Rimini anche una terza immagine rimasta fuori dalla comunicazione istituzionale, ma resa pubblica in conferenza stampa per far meglio comprendere il ventaglio interpretativo dispiegato dall'autore per raccontare Rimini a turisti e cittadini: un’essenziale darsena notturna, dipinta quasi in un alfabeto Morse che riduce in forma binaria le luci e i colori.
Visioni differenti e complementari restituiscono, dunque, il volto di una cittadina di mare tra le più amate dai vacanzieri, sinonimo nell'immaginario collettivo di divertimento, relax, vita notturna, prezzi bassi e buona accoglienza.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Manifesto per Rimini 2013, firmato da Marco Neri; [fig.2 e 3] Una scena della conferenza stampa di presentazione del manifesto balneare per l’estate 2013 di Rimini, alla quale hanno partecipato il sindaco Andrea Gnassi, l'assessore Massimo Pulini e l'artista Marco Neri 
[Le foto sono state messe a disposizione dall'Ufficio stampa dell'ufficio Turismo del Comune di Rimini]

Per saperne di più 
Balnea - Museo virtuale dei bagni di mare e del turismo balneare
Una sirena per il manifesto di Rimini 2010
Bergonzoni firma l’estate 2009 di Rimini

lunedì 3 giugno 2013

«Lightbox», vetri d’artista per il progetto veneziano «Le stanze del vetro»

Si chiama «Lightbox» la nuova iniziativa del progetto culturale «Le stanze del vetro», ideato da Pentagram Stiftung e dalla Fondazione Giorgio Cini con lo scopo di studiare e valorizzare l’arte vetraria veneziana.
Nei giorni frenetici della vernice per la cinquantacinquesima edizione della Biennale, lo spazio sull’isola di San Giorgio Maggiore ha, infatti, inaugurato un vero e proprio spazio espositivo in miniatura all’interno del quale ciascun artista sarà libero di realizzare un’installazione personale come se fosse all’interno di una stanza di museo, avendo anche la possibilità di modificare a suo piacimento l’illuminazione, i piani dell’esposizione e la cromatura delle pareti interne.
Le opere presentate all’interno di queste piccole stanze nelle stanze saranno firmate, numerate e destinate alla vendita, contribuendo, sul modello dell’esperienza della Serpentine Gallery di Londra, al sostegno delle iniziative culturali del progetto culturale «Le stanze del vetro».
I primi artisti ad aver accolto l’invito di «Lightbox», scatola luminosa che trae ispirazione dal lavoro di Joseph Cornell, sono Not Vital, Alessandro Diaz de Santillana e Lilli Doriguzzi, le cui opere sono già disponibili nel bookshop sull’Isola di San Giorgio Maggiore.
L’edizione d’artista di Not Vital è realizzata in vetro trasparente solido. La sua forma astratta è irregolare e ricorda una nave o il corno di un animale pieno fino all'orlo d’acqua. La forma è organica e allo stesso tempo non identificabile: informe e seducente. La natura tattile dell’oggetto che ne risulta, e le sue curve tondeggianti, sollecitano lo spettatore a desiderare di maneggiarlo, per sentirne il peso e la particolare densità del vetro senz’aria. L'opera è firmata dall'artista, che ha soffiato il proprio nome all’interno della canna, sigillando così l'invisibile e l'effimero nell’opera. Il gesto è contemporaneamente fisico e concettuale, mentre la modalità con cui l'artista sceglie di identificare se stesso e il concetto della creazione del mito si materializzano davanti a noi.
Alessandro Diaz de Santillana ha, invece, concepito «TLamp», una lampada da tavolo senza fili, perseguendo la stessa idea e finalità del disegno delle lampade a sospensione che illuminano le aree non espositive del progetto «Le stanze del vetro». L'artista, seguendo un principio che è alla base del suo disegnare oggetti d'uso, inserisce nello spazio delle presenze non invasive, che si mimetizzano con l’architettura mentre assolvono all’idea di essere degli oggetti ‘di servizio'. «TLamp» è una lampada da lettura, senza filo e a batterie ricaricabili, concepita per consentire al lettore e a chi la utilizza di poterla spostare sul piano di lavoro in tutta libertà. Il vetro è soffiato e lavorato alla mola a Murano da Simone Cenedese, mentre la parte illuminotecnica e i particolari in alluminio sono realizzati da Tecnikalumen a Marghera.
Lilli Doriguzzi presenta, invece, «Kaleidoscopio»,un'opera che parla della totale casualità e mutabilità dei rapporti, e dell’imprevedibilità degli eventi.Per la sua realizzazione, l'artista ha scelto murrine blu cobalto, elemento tipico della tradizione vetraria muranese, contenenti le lettere X e Y di colore bianco, accoppiate a formare gruppi di XX e XY, simboli della rappresentazione dei generi maschile e femminile. 

Didascalie delle immagini 
[fig. 1] Not Vital, «Untitled», 2013. Vetro solido di Murano. Misure: dimensioni variabili. Tiratura: edizione di 30; [fig. 2] Alessandro Diaz de Santillana, «TLamp», 2013. Lampada da lettura a batteria ricaricabile. Vetro soffiato e inciso a Murano, alluminio, luce led, batterie ricaricabili. Misure: Cm H 33 x L 33 x ∅ 15.5. Tiratura: Illimitata. Disponibile in colore cristallo o tabacco; [fig. 3] Lilli Doriguzzi, «Kaleidoscopio», 2013. Ottone nichelato, lente ottica in vetro, specchio frontale in vetro, murrine opache in vetro. Misure: cm H 25 x ∅ 4. Tiratura: edizione di 50 

Informazioni utili 
 «Lightbox», un progetto de «Le stanze del vetro». Le Stanze del Vetro, Isola di San Giorgio Maggiore, 1 - Venezia, tel. 041.5229138 o info@lestanzvedelvetro.it. Sito internet: www.lestanzedelvetro.it

venerdì 31 maggio 2013

Approdo a Venezia per Artcurial: in mostra due video di Laurent Grasso

Una girandola di mostre, una turbinio di eventi collaterali, un carosello di feste e cocktail: Venezia si prepara ad indossare il suo vestito più glamour in vista della lunga vernice per la cinquantacinquesima edizione della Biennale. Dalla Collezione Peggy Guggenheim alla François Pinault Foundation, passando per i molti spazi espositivi dei Musei civici e per tanti altri suggestivi palazzi della città, la Laguna offrirà agli amanti dell’arte centinaia di occasioni di incontro e conoscenza.
Anche Artcurial Briest Poulain F. Tajan non si è lasciata sfuggire l’occasione di essere presente a Venezia con la propria attività. Proseguendo nell’impegno a sostegno delle arti e degli artisti del nostro tempo, la rinomata casa d’aste francese presenterà, nella splendida cornice di palazzo Nani Bernardo Lucheschi, dimora che si affaccia sul Canal Grande e che è ubicata accanto a Ca’ Rezzonico, il lavoro di Laurent Grasso (Mulhouse, 1972), premio Marcel Duchamp 2008.
L’esposizione, che rimarrà aperta gratuitamente solo per nelle giornate di venerdì 31 maggio e sabato 1° giugno, proporrà due opere video, «On Air» (2009) e «Uraniborg» (2012), e una selezione di dipinti. Nella prima opera, un falco dotato di una piccola telecamera ha filmato il deserto e i paesaggi lunari caratteristici degli Emirati Arabi Uniti, sorvolando luoghi inaccessibili e misteriosi. L’artista ha così trasformato un arcaico metodo di caccia in uno strumento di spionaggio, come i moderni droni militari impiegati nelle zone di conflitto.
L’altro lavoro opera come un documentario dell’invisibile e dà vita al castello in cui l’astronomo Tycho Brahe trascorse vent’anni della propria vita, studiando e analizzando la configurazione delle stelle e dei moti planetari. Il video permette così di far rivive «Uraniborg», detto anche «Palazzo di Urania» (dal nome dalla musa dell'astronomia), un edificio edificato nel 1576 sull'isola di Ven, tra la Danimarca e la Svezia, con il finanziamento di re Federico II.
Il Costruito prima dell'invenzione del telescopio astronomico, il castello-osservatorio dotato di numerose apparecchiature per l’osservazione astronomica, ha aperto la strada a molti progressi per la conoscenza dell’universo. Una voce fuori campo esplora la linea confine con il visibile e crea collegamenti tra l'architettura e il concetto di apparato espositivo.
L’evento Artcurial è realizzato con il sostegno della galleria Valentin di Parigi e dell’Adiaf (Associazione per la diffusione internazionale dell’arte francese), con la quale la casa d’aste collabora da anni per promuovere l’arte contemporanea francese all'estero.

Didascalie delle immagini 
[fig. 1] Vista di Palazzo Nani Bernardo Lucheschi San Barnaba a Venezia; [fig. 2 e 3] Laurent Grasso, «Uraniborg», 2012, Neon, transformer 15 x 65 cm, Collezione dell'artista. Photo: Romain Darnaud, © Laurent Grasso 

Informazioni utili 
 Artcurial presenta Laurent Grasso, vincitore del premio Marcel Duchamp 2008. Palazzo Nani Bernardo Lucheschi San Barnaba, calle Bernardo 3197 - Venezia. Orari: venerdì 31 maggio e Sabato 1 giugno 2013, ore14.00-19.00. Ingresso libero. Informazioni: Artcurial in Italia, tel. 02.49763649. Da giovedì 30 maggio a sabato 1° giugno 2013.

giovedì 30 maggio 2013

«Palazzo enciclopedico», il catalogo dell’immaginario è alla Biennale di Venezia

È il «Liber novus» o «Libro rosso» di Carl Gustav Jung, una sorta di manoscritto miniato dalle forme visionarie e dai colori sfolgoranti, mai esposto prima d’ora in Italia, ad aprire il percorso espositivo della cinquantacinquesima edizione dell’Esposizione internazionale d’arte di Venezia. Nel vestibolo del Padiglione centrale ai Giardini, dove è stata recentemente restaurata la cupola liberty con il ciclo pittorico «La civiltà nuova» di Galileo Chini, otto spicchi nei toni blu cobalto, oro e rosso accesso immaginati per la Biennale del 1909 e coperti nel 1928 da una struttura realizzata da Giò Ponti, il libro disegnato dal padre della psicanalisi nell’arco di sedici anni (a partire dal 1913) per documentare le sue fantasie e allucinazioni funziona come dichiarazione poetica della grande «mostra-ricerca» ideata dal quarantenne Massimiliano Gioni, il più giovane direttore mai stato in carica, con l’intento di raccontare il desiderio di sapere connaturato alla natura umana, i sistemi usati per organizzare la conoscenza, il potere trasformativo della fantasia, del sogno e dell’immaginazione.
Più di centocinquanta artisti, provenienti da trentotto Paesi, molti dei quali outsider, ovvero operanti fuori dal sistema rappresentato dalla triade critica, musei e gallerie, e quasi cinquemila opere, tra lavori del passato e altri ideati per l’occasione, compongono il percorso espositivo della rassegna denominata «Palazzo enciclopedico», che ha come immagine guida una testa di profilo dalla quale si irradiano cerchi e frecce centrifughe quasi a dirci che il desiderio di conoscenza e correlato al bisogno di comunicazione.
Il titolo della mostra deriva dall’idea utopistica dell’italo-americano Marino Auriti, un operaio abruzzese trasferitosi in Pennsylvania dopo l’ascesa al potere dei fascisti che, nel 1955, depositò all’ufficio brevetti statunitense il suo progetto di un museo immaginario di centotrentasei piani e settecento metri di altezza, che avrebbe dovuto occupare più di sedici isolati della città di Washington e nel quale sarebbe stato classificato tutto il sapere dell’umanità: dalla ruota al satellite, dai più antichi manufatti all’avanguardia artistica.
L’impresa di Marino Auriti rimase naturalmente incompiuta, ma il modellino del suo «Palazzo enciclopedico del mondo» -fatto di legno, ottone e plastica, con finestre in miniatura di celluloide, colonnine disegnate a mano e minuscole balaustre ricavate da pettini- campeggia all’inizio dell’Arsenale, i cui spazi sono stati ridisegnati per l’occasione dall’architetto Annabelle Selldord con l’intento di creare una sequenza di wunderkammer di ispirazione cinque-seicentesca.
In questo allestimento ordinato e pulito, dal sapore quasi museale, bisogna perdersi e lasciarsi trasportare dalla curiosità. Si ritrovano così davanti agli occhi del visitatore le ottanta sculture umanoidi di Paweł Althamer per l’installazione «Venetians», le illustrazione in bianco e nero di R. Crumb per il libro della «Genesi», il video «Vinci» di Yuri Ancarani dedicato alla chirurgia robotica di alta precisione, gli arazzi realizzati dal brasiliano Arthur Bispo do Rosàrio in manicomio, i disegni del senegalese Papa Ibra Tall e, ancora, le fotografie naturalistiche di Eliot Porter, la grande sfera luminosa di Otto Piene, le piccole sculture in creta con cui l’artista giapponese Shinichi Sawada, affetto da una grave forma di autismo, comunica con il mondo.
Sempre all’Arsenale l’americana Cindy Sherman, celebre per autofotografarsi con vari travestimenti, porta il suo museo personale, nel quale sono allineati oltre duecento opere di una trentina di artisti. «Bambole, pupazzi, manichini e idoli –racconta Massimiliano Gioni- si mescolano a collezioni di fotografie, dipinti, sculture, decorazioni religiose e tele disegnate dai carcerati che insieme compongono un teatro anatomico nel quale sperimentare e riflettere sul ruolo che le immagini hanno nella rappresentazione e percezione di sé». Ecco così i ritratti con bottoni e passamaneria di Enrico Baj incontrare gli ex voto del Santuario di Romituzzo, le bandiere vudù haitiane dialogare con i disegni di Carol Rama, ma in mostra ci sono anche la scultura di una donna in tailleur blu firmata da Charles Ray, una ricca collezione di fotografie con famigliole anni Venti e ambienti domestici, gli uccelli di carta di James Castle, l’infante con uno scarabeo sull’occhio di Rosemarie Trockel e molto altro ancora.
Nel Padiglione centrale ai Giardini si possono, invece, vedere gli oli di Hilma af Klint, occultista svedese del gruppo «Le cinque» in contatto con entità ultraterrene, i disegni della svizzera Emma Kunz concepiti come un inedito rituale di guarigione per i suoi pazienti, le grandi lavagne disegnate dal pedagogo Rudolf Steiner, le raccolte di pietre dello scrittore francese Roger Callois e, ancora, le piccole ceramiche di Ron Nagle, le cartografie dell’universo del minatore francese Augustin Lesage,l’insolita collezione di bambole di Marton Bartlett, i tarocchi realizzati dal mago inglese Aleister Crowley e i disegni divinatori della comunità Shaker.
 Ma che cosa ci racconta in sintesi questa Biennale? Per rispondere potremmo prendere a prestito la frase di uno dei protagonisti del video «Blindly» di Artur Żmijewski, artista conosciuto per le sue opere sulla memoria dell’Olocausto, che ha filmato un gruppo di ciechi mentre disegnavano e poi ha chiesto loro che cosa avessero rappresentato: «It’s a landscape from my head», «è un paesaggio che c’è nella mia testa».

Didascalie delle immagini 
[Fog. 1] Carl Gustav Jung , «The Red Book» [page 655], 1915-1959. Paper, ink, tempera, gold paint, red leather binding, 40 x 31 x 10cm. © 2009 Foundation of the Works of C.G. Jung, Zürich. First published by W.W. Norton & Co., New York, 2009 [fig. 2] Marino Auriti con il suo Palazzo enciclopedico. Photographer unidentified, c. 1950s. Collezione American Folk Art Museum, New York; [fig. 3] Rudolf Steiner, Disegni alla lavagna, 1923. Gesso su carta nera, 102 x 153 x 3,8 cm. Courtesy Rudolf Steiner Archive, Dornach, Switzerland; [fig. 4] Paweł Althamer, Almech, Deutsche Guggenheim, Berlin, October 2011–January 2012. © Pawel Althamer. Commissioned by the Deutsche Bank in consultation with the Solomon R. Guggenheim Foundation for the Deutsche Guggenheim. Photo: Mathias Schormann

Informazioni utili 
«Il Palazzo Enciclopedico». 55° Esposizione internazionale d'arte. Giardini  e  Arsenale - Venezia. Orari: 10.00-18.00; chiuso il  lunedì, escluso il 3 giugno e il 18 novembre; ultimo ingresso, ore 17.45. Ingresso: intero Special 2 Days € 30,00, intero Regular € 25,00, ridotto € 22,00 o € 20,00, studenti/under 26 € 14,00, family formula € 50,00 (2 adulti + 2 under 14), gruppo adulti € 15,00 (minimo 10 persone), gruppo studenti scuole secondarie € 10,00, gruppi studenti universitari € 12,00, permanent pass € 80,00, permanent pass per studenti under 26 € 50,00; permanent pass Venezia e provincia € 50,00.  Catalogo ufficiale, catalogo breve e guida: Marsilio editore, Mestre. Informazioni: tel. 041.5218828. Sito internet: www.labiennale.org. Dal 1° giugno al 24 novembre 2013.

mercoledì 29 maggio 2013

«Tana liberi Tutti»: creatività, cibo e design alla mensa Caritas di Venezia

E’ a due passi dall’ingresso dell’Arsenale di Venezia, ma per il fiume dei visitatori della Biennale d’arte è quasi invisibile. E’ la Mensa Caritas di San Martino, situata in Campo della Tana. Quest’anno, forse complice il debutto del Padiglione Vaticano alla kermesse lagunare o la necessità di dare un volto alla tanto discussa crisi economica, la struttura apre le porte agli ospiti e agli addetti ai lavori della mostra-monstre «Il palazzo enciclopedico».
Da mercoledì 29 maggio a domenica 2 giugno, Studio Public, Slow Food e Drome magazine proporranno, in collaborazione con la Diocesi Patriarcato di Venezia e con il patrocinio dell’amministrazione comunale, l’iniziativa «Tana liberi Tutti».
Si tratta di una piattaforma di mediazione socio-culturale, che intende coinvolgere gli ospiti del refettorio, i cittadini veneziani e le migliaia di addetti ai lavori del sistema dell’arte internazionale in un’esperienza altamente partecipativa, attraverso atelier, eventi e sperimentazioni gastronomiche, in programma proprio nei giorni della vernice della cinquantacinquesima edizione della Biennale.
Cibo e arte saranno i due temi scelti come fil rouge di questa iniziativa dal forte valore solidale e dalla carica sperimentale, che – ha dichiarato monsignor Dino Pistolato, direttore della Caritas veneziana- «rappresenta un'importante manifestazione di sensibilità, poiché rende allo stesso modo protagoniste le persone più sfortunate riconoscendo la dignità del singolo al di là della storia di vita individuale».
Nei giorni della Biennale, la mensa popolare, chiamata anche «La Tana», aprirà le sue porte a tutti dalle ore 14.00, dopo la distribuzione regolare del pranzo, ispirato alle ricette della tradizione veneta. Ai fornelli, l’esperto chef Galdino Zara si alternerà alle giovani promesse dell’Università di scienze gastronomiche, garantendo la qualità del cibo attraverso la filiera locale che intreccia solidarietà a prodotti tipici e stagionalità. Destinato ai fruitori del refettorio sarà anche l’atelier fotografico che, secondo le modalità del LogBook, ovvero del diario di bordo, racconterà con un intreccio di percorsi tematici, legati alla Biennale d’arte, la loro identità e quotidianità. Il materiale prodotto verrà poi restituito in maniera permanente in Rete attraverso un blog creato ad hoc, tanaliberitutti.tumblr.com e, successivamente sarà presentato in una mostra, programmata per settembre.
Inoltre, con altrettanto approccio artistico e con la volontà di offrire un’esperienza creativa realmente stimolante, nella settimana precedente la vernice della Biennale un atelier, curato da giovani designer, ha realizzato nuove sedute per la mensa, attraverso il recupero di vecchi mobili rinvenuti dal mare o trovati nella discarica comunale, nei depositi della Caritas e nei magazzini della Biennale. A Canedicoda e Andrea Magnani è stata affidata la trasformazione del giardino; allo Studio Bartoletti e Cicognani il rinnovo degli spazi interni.
 Per il pubblico della Biennale è prevista tutti i giorni, alle ore 17.00, una sana e ricca merenda, oltre a un ciclo di incontri sul social design (giovedì 30 maggio, ore 14), sulla scrittura creativa (venerdì 31 maggio, ore 14), sul cibo e lo spreco (sabato 1° giugno, ore 14) e sull'arte (domenica 2 giugno, ore 14). Sabato 1° giugno, alle ore 18, è, inoltre, in programma l’evento collaterale «Orto Balera», a cura della rete giovani di Slow Food e con la partecipazione di Coop, che, nell'ottica dell’educazione al buon cibo e alla sensibilizzazione sulle cause e conseguenze dello spreco, vedrà l’attraversamento delle calli veneziane per la raccolta delle verdure destinate alla preparazione di una zuppa primaverile, da cucinare insieme e a suon di musica negli spazi della Tana.
Coerentemente con l’idea di scambio alla base del progetto, durante i primi giorni di apertura al pubblico, ai partecipanti dei workshop e ai volontari della mensa Caritas di Venezia verrà riservato un tour guidato alla Biennale d’arte.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Un'immagine dell'area urbana in cui sorge la Mensa Caritas di San Martino a Venezia; [fig. 2] logo del progetto  «Tana liberi Tutti»; [fig. 3] Programma del progetto  «Tana liberi Tutti»

Informazioni utili 
«Tana liberi Tutti». «La Tana», Campiello della Tana 2129, Castello - Venezia. Orari: dalle 14.00 alle 18.00. Informazioni: tlt@studio-public.org; cell. 347.7654721. Blog: tanaliberitutti.tumblr.comFB: www.facebook.com/tanaliberituttivenezia. Da mercoledì 29 maggio a domenica 2 giugno 2013. 

lunedì 27 maggio 2013

Alla Biennale di Venezia ci sarà anche il «Paese dei rifiuti»

Non compare sulle carte geografiche, ma è stato riconosciuto come nazione a Parigi, lo scorso 11 aprile, presso la sede centrale dell’Unesco. Stiamo parlando del Garbage Patch State, letteralmente «Grande chiazza di immondizia»: un’immensa isola di plastica, dalla superficie stimata tra i 700.000 agli oltre 10 milioni di chilometri quadrati, con tanto di costituzione, capitale e bandiera.
La nuova nazione non biodegradabile, nata da una riflessione di Maria Cristina Finucci sulla difficile situazione ambientale del nostro pianeta, sarà l’ottantanovesimo Paese in mostra a Venezia, nei giorni della cinquantacinquesima edizione della Biennale d’arte. Il suo padiglione avrà sede all’Università Ca’ Foscari, nella storica sede sul Canal Grande, dove verrà esposta un’installazione site-specific: una marea di tappi di plastica colorata, imbrigliati da reti che, dal cortile dell’ateneo veneto, trapasseranno verso la laguna, così da essere metafora e immagine dello straripare dei rifiuti in tutti i mari e gli oceani del pianeta. Mentre all’interno del padiglione, che gode del patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, l’artista proietterà la sua video-opera «Dentro»: una vera e propria immersione a 360° in un mare di plastica.
«Wasteland, questo il titolo dell’intero progetto d Maria Cristina Finucci, si propone di sensibilizzare il mondo intero su un problema che cresce minuto dopo minuto ed è di dimensioni colossali: il Garbage Patch State è, infatti, un Paese che non si fa notare, del quale le rilevazioni satellitari non riescono a delimitare i confini precisi, ma che, per il mondo scientifico, ha una superficie che si estende quanto la Penisola Iberica o come due volte l’intera superficie del Texas.
«Già oggi, se si potessero raccogliere tutte le immondizie che galleggiano su mari e oceani e quelle più pesanti, che ne tappezzano i fondali, si creerebbe – raccontano gli organizzatori dell’evento- un deposito di rifiuti più esteso dell’Himalaya e più alto dell’Everest. Nel solo gorgo tra Hawaii e Giappone, nel Pacifico, si calcola che ‘galleggino’ 3,65 milioni di tonnellate di plastica. Circa un milione di pesci e altrettanti gabbiani muoiono all’anno per occlusione da ingestione di oggetti di plastica. Il problema, però, è anche di natura organica perché i microframmenti di quella plastica buttata nei mari creano un ‘brodo’ che è scambiato dai pesci per plancton. Così quelle sostanze, incamerate nelle carni dei pesci, arrivano a noi che, a nostra volta, le incorporiamo nei nostri organismi».
Il grande Stato dell’immondizia, che a settembre sarà in mostra anche al Maxxi di Roma, prenderà vita a Venezia e sarà animato da personaggi raccontati, per scelta dell’artista, dagli studenti di Ca’ Foscari.
Ai pesci, ai mammiferi marini e ai gabbiani, tutti intossicati e deformati dalla plastica che popolano queste lande tossiche, saranno sostituite creature intelligenti, cittadini consapevoli del proprio nuovo Stato, al quale danno regole costitutive, sotto una bandiera nazionale allegramente colorata, ma di grande significato: fondo azzurro trasparente come il mare, popolato da vortici rossi, come quelli che sul Pacifico -ma anche nel mare dei Sargassi nell’Atlantico- hanno convogliato e riunito i rifiuti portati dai fiumi o scaricati dalle navi.
Maria Cristina Finucci si immagina il Garbage Patch State «popolato –affermano gli organizzatori- da una babele infinita di lingue, quante le nazioni da cui provengono, che sono di tutti e di nessun sesso, non solo maschi o femmine, maestri del vivere alla giornata, ma con la consapevolezza di essere quasi eterni, come le immondizie di plastica».
L’opera sarà anche al centro di un’azione collettiva attraverso il blog del sito garbagepatchstate.org. Un modo, questo, per rendere noi tutti cittadini responsabili di uno Stato che oggettivamente ci appartiene, essendo formato anche dai sacchetti di plastica, dai giocattoli rotti, dai palloni che ognuno di noi dimentica. Il padiglione nazionale del Garbage Patch State diventa, dunque, occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica su un’emergenza importante del nostro pianeta attraverso un linguaggio, quello dell’arte, che può toccare corde che la pura informazione scientifica stenta a far risuonare.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Cartolina ideata da Maria Cristina Finucci per il Garbage Patch State; [fig. 2] Maria Cristina Finucci con la bandiera del Garbage Patch State; [fig. 3] Il Garbage Patch State visto dal satellite

Informazioni utili 
The Garbage Patch State Venice. Un’installazione di Maria Cristina Finucci. Università Ca’ Foscari – Cortile grande, Dorsoduro 3246 – Venezia. Orari: da mercoledì 29 maggio a domenica 15 settembre, ore 10.00-18.00, chiuso il martedì; da lunedì 16 settembre a domenica 24 novembre 2013, da lunedì a venerdì, ore 8.00-10.00, sabato, ore 8.00-13.45, chiuso la domenica. Ingresso gratuito. Catalogo: Terra Ferma Edizioni. Inaugurazione: mercoledì 29 maggio, ore 12.30. Informazioni: www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=153025. Sito internet:  www.garbagepatchstate.org. Pagina FB: www.facebook.com/pages/Garbage-Patch-State/476188872436898. Da mercoledì 29 maggio a domenica 24 novembre 2013. 


venerdì 24 maggio 2013

Lombardia, nell’antico Lemine alla scoperta del Romanico

Un’immersione storica, culturale, artistica, emotiva e sensoriale nella dimensione dell’anno Mille: ecco quanto propone di vivere Il parco del Romanico, vero e proprio museo diffuso nei pressi di Bergamo, che comprende i paesi di Almenno, Barzana, Brembate Sopra, Palazzago e Roncola San Bernardo.
Itinerari a piedi e in bicicletta sul territorio, incontri culturali, spettacoli teatrali e musicali, appuntamenti con la cucina storica e tipica compongono la ricca offerta di quello che viene chiamato il sistema culturale Lemine.
A segnare la riapertura dell’area turistica, visitato la scorsa estate da oltre 40mila persone, sarà «Passiu», un oratorio poetico e musicale con Franca Grisoni e il quartetto «A voce sola», in programma per la serata di venerdì 24 maggio, alle ore 21, in apertura di «Anticolemine. Festival del Medioevo e del Rinascimento rurale», realizzato con il contributo della Fondazione Cariplo di Milano.
In occasione dello spettacolo, sarà possibile ‘vivere’, per la prima volta, la chiesa romanica di san Giorgio, ad Almenno San Salvatore, godendo appieno di tutti i suoi tesori, grazie al nuovo sistema di illuminazione dell’edificio e dei suoi preziosi affreschi (datati tra il XII e il XV secolo), curato e realizzato da Rotary Club Bergamo Ovest.
Tra le altre novità della stagione 2013, va sottolineata anche la conclusione dei lavori di restauro del tempio di San Tomè, opera romanica famosa per il raro impianto architettonico circolare, che ospita la cabina di regia dell’Antenna europea del Romanico, organismo scientifico internazionale che opera, dal 2001, per la costituzione di una rete tra i principali centri dell’arte romanica italiani ed europei.
Dall’ultimo week-end di maggio e fino alla fine di ottobre, i visitatori alla ricerca di nuovi percorsi turistici potranno fare tappa nelle singole chiese della rete o percorrere gli itinerari che le uniscono, lungo antichi tracciati immersi in uno splendido scenario paesistico, tra pendii boschivi e distese di campi e vigneti.
Tutte le chiese saranno aperte a titolo gratuito (il sabato e la domenica, dalle 14.30 alle 18; San Tomè anche la domenica mattina, dalle 10 alle 12), con la possibilità di partecipare ogni domenica, senza obbligo di prenotazione, a un ciclo di visite guidate, con ritrovo alle ore 16 (contributo di 2,00 euro). I visitatori potranno farsi accompagnare nel loro viaggio tra i vari edifici anche dalla mappa dei percorsi disponibile nelle chiese e nel book-shop dell’Antenna e dalle audio-guide in italiano e in inglese, che si possono scaricare gratuitamente in Mp3 dal sito www.antennaeuropeadelromanico.it.
E’, inoltre, previsto un ciclo di quattro conferenze, dal titolo «Monasteri e conventi nel Medioevo» (dal 3 giugno al 15 luglio), durante il quale verrà approfondita la storia degli ordini religiosi che hanno costituito un riferimento culturale di somma importanza fin dai primi secoli dell’era cristiana sia per la società occidentale europea che per quella dell’Oriente mediterraneo e russo.
Il turista curioso e l’appassionato d’arte che sceglieranno di visitare il parco, si troveranno davanti ad edifici di rara bellezza, incastonati nel territorio verde dell’antico Lemine, ancora oggi considerato tra i più emblematici e importanti siti della cultura romanica in Lombardia, anche per aver mantenuto intatto il rapporto tra gli edifici religiosi e lo splendido contesto ambientale.
La visita potrà partire da San Tomè, edificio del XII secolo affacciato sul selvaggio corso del Tornago, che viene considerato la più singolare e famosa opera romanica per il raro impianto architettonico a pianta circolare e per la particolare suggestione dello spazio interno, dove la luce crea simbologie cosmiche e spirituali, per la ricchezza delle decorazioni scultoree e per il rapporto con il contesto ambientale.
Il percorso prosegue, poi, con la chiesa di San Giorgio, la più grande chiesa romanica della diocesi di Bergamo dopo Santa Maria Maggiore, che sorge isolata in aperta campagna che custodisce un prezioso campionario di affreschi dal XII al XV secolo dedicati alla vita di Cristo. Altrettanto carica di storia e bellezza artistica è la chiesa conventuale cinquecentesca dell’ex convento agostiniano di San Nicola, esemplare modello di connubio tra il costruito e il contesto, che custodisce l’organo Antegnati (1588), documento unico nel campo dell’arte organaria italiana ed europea, i cui suoni fanno assaporare in modo privilegiato la raffinata civiltà musicale del Rinascimento. Da quest’anno sono inserite nel circuito di visita anche la cinquecentesca chiesa di Santa Caterina (domenica, dalle 14.30 alle 18) di Almenno San Bartolomeo e, nei mesi di luglio e agosto, anche l’antica chiesa di San Defendente, a Roncola San Bernardo (domenica, dalle 15.30 alle 17.30).

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Tempio di S. Tomè, Almenno S. Bartolomeo. Foto Marco Mazzoleni; [fig. 2] Affresco della Crocifissione. Chiesa di S. Giorgio, Almenno S. Salvatore. Foto Archivio Studio Restauro G. Suardi; [fig. 3] Chiesa di San Giorgio, interno; [fig. 4] Passeggiata romanica, Foto Stefano De Sanctis 
[Le foto sono state messe a disposizione da B@bele comunicazione di Bergamo] 

Informazioni utili 
Antenna Europea del Romanico,  via San Tomè, 2 - Almenno S. Bartolomeo (a fianco del tempio di San Tomè), Orari: da martedì a sabato 9.30-12.30. Informazioni: tel. 035.553205, cell. 331.6745263, info@antennaeuropeadelromanico.it. Sito internet: www.sistemaculturalelemine.it e www.antennaeuropeadelromanico.it

giovedì 23 maggio 2013

Venezia, ritorna «Tactile Guggenheim»: quattro incontri per scoprire l’arte attraverso il tatto

Scoprire l’arte di Robert Motherwell, Jackson Pollock, Lucio Fontana e Jean Dubuffet attraverso il tatto: ecco quanto propone «Tactile Guggenheim», ciclo di quattro laboratori didattici organizzato dalla Collezione Peggy Guggenheim, in collaborazione con l’associazione BarchettaBlu di Venezia, centro di ricerca che progetta e realizza servizi e iniziative per bambini e famiglie.
A partire da domenica 26 maggio, i piccoli di età compresa tra i 4 e i 10 anni potranno conoscere le opere conservare a Palazzo Venier dei Leoni, attraverso il quinto senso, approcciandosi così all’arte in un modo nuovo e originale.
Ogni laboratorio, a ingresso gratuito (previa iscrizione ai numeri 041.2405401/444), offrirà, inoltre, lo spunto per introdurre l’alfabeto Braille e la lettura aptica di un testo scritto, passando dall’immagine/segno alla parola e viceversa. I più piccoli potranno, poi, tradurre forme e figure bidimensionali in lavori tattili a tre dimensioni, da poter decifrare non più solo con gli occhi, ma anche con il tatto.
Il primo appuntamento, intitolato «Come ti vedo. Leggere apticamente con le mani», sarà presentato in occasione dell’apertura della mostra dedicata ai collage di Robert Motherwell, nella quale sono raccolti una sessantina di lavori realizzati nel decennio tra il 1941 e il 1951, che documentano come l’artista abbia messo in scena il tumulto e la violenza del mondo moderno tagliando, strappando e assemblando frammenti di carta.
Questo laboratorio, in programma dalle 15 alle 16.30, porterà i bambini alla traduzione tattile di un’opera dell’autore americano, esponente dell’Espressionismo astratto: «Personaggio (Autoritratto)». I partecipanti avranno modo di reinterpretare il quadro con diversi materiali e attribuire alle campiture di colore una valenza tattile e non solo cromatica, rendendo l’opera leggibile con gli occhi e con le mani.
Gli incontri proseguiranno nella giornata di domenica 2 giugno, sempre alle 15, con «Lascia il tuo segno. Disegnare la materia», nel quale i più piccoli si approcceranno all’opera «Foresta Incantata» di Jackson Pollock, un lavoro del 1947 realizzando versando, sgocciolando e spruzzando il colore –prevalentemente tonalità di oro, bianco, nero e rosso- su una tela di grandi dimensioni. E’, invece, dedicato all’arte di Lucio Fontana – maestro dello Spazialismo del quale la collezione Peggy Guggenheim conserva vari lavori, tra i quali quattro «Concetti spaziali» del periodo 1951-1965- il laboratorio di domenica 9 giugno, alle 15, intitolato «Taglia, buca e strappa».
A chiudere la seconda edizione di «Tactile Guggenheim» sarà l’incontro «Segui la forma. Esplorando con le mani», programmato per domenica 16 giugno, sempre alle 15. Si tratta di un laboratorio sulla scomposizione e sulla ricomposizione di forme colorate diversamente trattate, nel quale i partecipanti potranno reinterpretare «La poltrona II» di Jean Dubuffet con diversi materiali e attribuire alle campiture di colore una valenza tattile e non solo cromatica. Un’occasione, questi appuntamenti, per sentirsi tutti dei piccoli artisti e per conoscere un nuovo modo di comunicare.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Un laboratorio del ciclo «Tactile Guggenheim»., tenutosi nel 2012; [fig. 2] Robert Motherwell, «Personaggio (Autoritratto)», 1943. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia; [fig. 3] Jackson Pollock, Foresta incantata, 1947. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Informazioni utili
«Tactile Guggenheim». Collezione Peggy Guggenteim, Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701– Venezia. Orari: 26 maggio, 2, 9 e 16 giugno, dalle ore 15.00 alle ore 16.30. Ingresso gratuito, previa prenotazione ai numeri 041.2405401/444 (a partire dal venerdì precedente l’appuntamento). Da domenica 26 maggio a domenica 26 giugno 2013.

mercoledì 22 maggio 2013

Varese, «Art in nature» a villa Panza

Sarà l’artista inglese Stuart Ian Frost (Bath, 1960) ad inaugurare «Art in nature», progetto triennale che Emanuele Montibeller, direttore artistico di Arte Sella, manifestazione internazionale che si svolge all’aperto in Trentino Alto Adige, ha ideato per il parco di villa Panza, dimora varesina del Fai (Fondo per l’ambiente italiano).
L’iniziativa, che verrà inaugurata sabato 25 maggio, prevede il coinvolgimento di tre artisti internazionali, attivi nel campo della Land art, che presenteranno, tra il 2013 e il 2015, altrettante installazioni site-specific, realizzate dopo un periodo di residenza durante il quale si potranno confrontare con lo scenografico contesto architettonico e naturalistico della residenza sul colle di Biumo, dando vita a un dialogo serrato tra l’opera e l’ambiente.
Ad inaugurare il progetto saranno tre installazioni di Stuart Ian Frost, artista diplomatosi in scultura al Royal College of Art di Londra, con lavori esposti al National Museum of Decorative Arts di Tronheim, all'Hå County Council, il Norwegian Art Council, al West Norway Museum of Decorative art e al Corston Business Park di Bath. Le sue opere, composte da materiali provenienti dal territorio con l’impiego di più di 30mila blocchi di legno di faggio, sono destinate a dissolversi, con il trascorrere del tempo e sotto l'azione degli elementi naturali.
La produzione dell’artista si caratterizza, da sempre, per l'interesse nei confronti della fisicità degli oggetti naturali, il loro luogo specifico all'interno dell’ambiente e il loro rapporto con la cultura, la storia e i miti. Dalla vegetazione verde e rigogliosa del Centro America o dalle pianure arse dal sole, ai ghiacciai e agli innevati paesaggi di montagna della Scandinavia, Stuart Ian Frost ha lavorato, in tutti questi luoghi, con i materiali naturali disponibili. Le sue installazioni si sono avvalse così di sostanze quali la corteccia di abete della Foresta Nera, le felci della Foresta di Dean in Inghilterra, il ghiaccio della Finlandia, i papiri e le piume d'oca del Canada, il salice dalla Danimarca e il sughero dal Portogallo.
La prima tappa del progetto «Art in nature», che continuerà con le installazioni di Bob Verschueren e Peter Randall-Page, sarà inaugurata in contemporanea con il terzo appuntamento del progetto «Un’educazione», piattaforma fondata da Maria Rosa Sossai per avvicinare i giovani al museo e all’arte contemporanea, interpretando le loro esigenze con un linguaggio a loro più diretto come quello del video.
Mia Fryland e Flemming Lyngse, artisti e film maker danesi che hanno dato vita al progetto Aberdabei, presenteranno, fino a domenica 23 giugno, il video «Unfinished Symphonies», un lavoro di ricerca, ma anche un work in progress sulle esperienze degli alunni di una scuola primaria e secondaria danese, ai quali è stato offerto un modello di educazione musicale che li appassiona, senza creare in loro competitività, e che li aiuta a concentrarsi invece sul piacere e la gioia di suonare.

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Vista del parco di villa Panza, a Varese; [fig. 2] Stuart Ian Frost al lavoro nel parco di villa Panza, a Varese; [fig. 3] Aberdabei (Mia Fryland e Flemming Lyngse),  «Unfinished Symphonies», work in progress

Informazioni utili
Villa Menafoglio Litta Panza, piazza Litta, 1 - Varese. Orari: ore 10.00-18.00 (ultimo ingresso: ore 17.30). Ingresso: villa e parco - intero € 9,00; ridotto € 5,00; famiglia (2 bambini + 2 adulti) € 24,00; iscritti al Fai e residenti di Varese € 3,00; solo parco - intero € 3,00, ridotto € 1,00, gratuito il martedì per i residenti Vares. Informazioni: tel. 0332.283960. Da sabato 25 maggio 2013.