ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

mercoledì 9 ottobre 2024

«ArteVento», a Cervia un «Giro del mondo in ottanta aquiloni» verso il Giappone

«C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, / anzi d'antico: io vivo altrove, e sento / che sono intorno nate le viole. / Son nate nella selva del convento / dei cappuccini, tra le morte foglie / che al ceppo delle quercie agita il vento. / Si respira una dolce aria che scioglie / le dure zolle, e visita le chiese di campagna, ch'erbose hanno le soglie: / un'aria d'altro luogo e d'altro mese / e d'altra vita: un'aria celestina / che regga molte bianche ali sospese...». Vengono subito in mente le parole di Giovanni Pascoli quando si parla di quei magici oggetti - simbolo di levità, libertà e fanciullezza spensierata -, che danzano eterei nel vento e che colorano il cielo di mille cromie da quando furono inventati oltre duemilacinquecento anni fa in Cina: gli aquiloni.
A questi manufatti di materiale leggero, sia esso di carta o di plastica, è dedicato dal 1981 un festival sull’arte eolica che ogni primavera, da quarantaquattro anni, anima la cittadina di Cervia, sulla riviera romagnola, alle porte meridionali del Parco del delta del Po: «ArteVento».

Dagli spettacoli acrobatici alla Parata per la pace: gli eventi principali di «ArteVento»
Per il secondo anno consecutivo la manifestazione, «la più longeva del pianeta» nel suo genere, ha uno spin-off autunnale, che quest’anno si terrà dall’11 al 22 ottobre. Il titolo di questa edizione, attenta ai linguaggi della pace e della sostenibilità ambientale, è «One Sky, One World» («Un cielo, un mondo»), un’espressione che omaggia il leggendario gesto dell’attivista americana Jane Parker Ambrose che consegnò a Regan e Gorbaciov un aquilone durante il Summit sul disarmo nucleare di Seattle del 1985, e che è il titolo della Giornata mondiale del volo degli aquiloni per la pace, iniziativa che si tiene ormai da qualche anno nella seconda domenica d’ottobre. 

Per l’occasione, Cervia ha ideato un ricco calendario di eventi inediti che si svilupperanno in dodici giorni di attività, laboratori, mostre e spettacoli mozzafiato per adulti e piccini, con la presenza di ospiti speciali e grandi nomi del mondo dell’aquilonismo internazionale.

Ad aprire il programma sarà, nella mattinata di venerdì 11 ottobre, il volo degli aquiloni sulla spiaggia di Lungomare D’Annunzio, seguito, nella giornata successiva, da un’imperdibile esibizione di aquilonismo acrobatico che vedrà in scena tutti i più grandi protagonisti internazionali dell’arte eolica.
 
Tra i professionisti più attesi a Cervia spicca il nome dell’olandese Albert Trinks, autore di straordinari aquiloni «edo» ispirati alla tradizione giapponese e dedicati alla difesa dei diritti umani. Oltre alla sua opera più celebre, mutuata dal ritratto fotografico «Ragazza afghana» del fotoreporter americano Steve McCurry, l’aquilonista fiammingo presenterà a Cervia altri due aquiloni, che avranno sempre per protagonista la giovane rifugiata Sharbat Gula, e farà volare per la prima volta in cielo il suo nuovo lavoro dedicato alla memoria e alla denuncia degli orrori di guerra, sul quale spiccano in controluce la sagoma di un bambino e le parole della poesia «Hiroshima Child» del poeta turco Nazim Hikmet.
Mentre dalla Francia arriverà Ramlal Tien con la sua installazione «Seeds of peace», insieme a Gerard Clement, autore dello spettacolare aquilone «San Giorgio e il Drago». Non mancheranno Alicja Szalska e Szymon Ka, direttamente dalla Polonia, insieme agli italiani Fausto Marrocu, Vita Giacopelli, Maurizio Guastini, Sara Rizzetto, Giovanni Govoni e i Team EX3, autori delle installazioni eoliche dedicate al circo.A far da favoloso sfondo al programma delle giornate ci saranno anche i piloti dei «giganti del cielo» Edo Borghetti e Simone Cabianca, in rappresentanza della factory neozelandese Peter Lynn Kites e dei suoi originali aquiloni zoomorfi.

Novità di questa edizione sarà, domenica 13 ottobre, la Parata per la pace, organizzata per la prima volta a Cervia in collaborazione con la Fondazione PerugiAssisi per consacrare la recente adesione di «ArteVento» al «tavolo della pace» della storica marcia per i diritti umani che si svolge in Umbria da oltre sessant’anni e della quale l’associazione cervese sostiene la candidatura per il riconoscimento a Patrimonio mondiale dell’Umanità.
Ospiti d’eccezione della parata - che partirà da piazza Garibaldi e, attraversando il centro storico, giungerà sul lungomare, accompagnata dalle note delle percussioni senegalesi di Locomotuum Tidiane Diop Sabar Section dell’Associazione Tuum Ets - saranno i bambini del Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna. Testimone dell’appuntamento - che si configura come un’azione collettiva spettacolare sui temi del salvamento in mare, dell’accoglienza, dell’inter-cultura e della solidarietà - sarà, invece, il falegname e pescatore Vito Fiorino, soccorritore di ben quarantasette profughi eritrei in difficoltà, durante la tragedia del mare che il 3 ottobre 2013 costò la vita a Lampedusa a ben 368 persone, la cui storia è stata raccontata nel docu-film «A nord di Lampedusa» del regista Alessandro Rocca.

«Il giro del mondo in 80 aquiloni»: una mostra sull’arte del vento in Giappone 
Il festival cervese parla anche il linguaggio dell’arte con la mostra «Il giro del mondo in 80 aquiloni», un focus sull’arte eolica giapponese con pezzi antichi e contemporanei, allestito dall’11 al 22 ottobre al Magazzino del Sale, l’affascinate monumento di archeologia industriale costruito nel 1691 per lo stoccaggio dell’«oro bianco».
In questi spazi verranno presentati, per la prima volta in Europa, una ventina di aquiloni in arrivo dal Tako no Hakubutsukan di Tokyo, vari nelle aree di provenienza e nelle scelte decorative. I manufatti sono stati donati dal direttore Masaaki Modegi, presidente della Japan Kite Association, a Caterina Capelli, cuore pulsante di «ArteVento», in segno di supporto e augurio di buona fortuna per essere stata scelta come «testimone» di riferimento in merito alla salvaguardia dei saperi e delle pratiche tradizionali dell’aquilone dall’Istituto centrale per il patrimonio immateriale del Ministero della Cultura.

La mostra presenterà anche la straordinaria acquisizione della collezione completa e unica al mondo del Koryu dako, l’«aquilone musicale insetto» della Città di Nagoya, opera di Masaaki Sato. Questi esemplari, capaci di trasformare il vento in suono fondendosi in maniera totalmente armoniosa con l’ambiente naturale e con le sue creature, rappresentano l’ape, la cicala, il bombo e altri insetti, le cui forme diverse vengono interpretate attraverso un’estrema e raffinata stilizzazione strutturale e decorativa, impreziosita talvolta da striature di vero oro.

Un’ulteriore preziosa donazione che si potrà ammirare al Magazzino del Sale è, poi, quella di Makoto Ohye, maestro proveniente dalla città di Toyama, che ha affidato all’archivio cervese la sua produzione giovanile datata fra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, aquiloni in miniatura edo erokkaku dalle dimensioni di pochi centimetri, allusivi delle raffinate atmosfere della cerimonia del tè.

Per l’occasione, così da rendere completo l’omaggio al Giappone, verranno messe in mostra anche preziose opere di importanti «maestri del vento» del Sol Levante come Masaaki Sato e Kengo Nagata, autori dell’aquilone insetto di Nagoya, i coniugi Teruyuki Yabe e Yaeko Yabe, celebri nel settore per le loro opere ispirate alle fiabe, e Yukjo Akiyama, inventore dell’aquilone cinetico e dell’origami kite, solo per citarne alcuni.

Ad arricchire la mostra sarà l’esposizione di una serie di antiche maniche a vento a forma di carpa chiamate Koinobori, utilizzate per la festa dei bambini, insieme ad alcuni dei capi d’abbigliamento tradizionalmente dedicati alla pratica dell’aquilone, come i fazzoletti rettangolari di cotone Hachimaki e le giacche kimono personalizzate, identificative delle diverse città o gruppi di aquilonisti. Fra le giacche esposte spicca quella appartenuta a Dave Checkley, architetto di Seattle e collezionista di aquiloni asiatici, celebre per aver introdotto la conoscenza dell’aquilone giapponese e cinese negli Usa e per aver suggerito ai maestri giapponesi di firmare i propri aquiloni.

L’esposizione cervese invita così il visitatore a intraprendere un viaggio alla scoperta della storia, dei materiali e della filosofia implicita in una pratica che affonda le sue radici nella notte dei tempi, rendendo omaggio al Paese che più di ogni altro ha sviluppato la tradizione dell’aquilone in una straordinaria varietà di forme e significati. La mostra, che è anche un primo tangibile passo verso lo sviluppo di un Centro di formazione e di un Museo stabile sull’aquilone, offre anche una profonda riflessione sul valore della sostenibilità ambientale attraverso il tema dei materiali tradizionali usati, carta washi e bambù in primis

 È, dunque, un percorso completo quello che offre il festival «ArteVento» di Cervia per scoprire molte notizie sui «falchi di carta» (l’espressione è la traduzione letterale dell’ideogramma 凧), ovvero gli aquiloni, manufatti che nel Sol Levante sono molto più di un gioco per bambini: sono un augurio di felicità, fortuna e buona sorte, che si regala per la nascita di un bambino o per l'inizio dell'anno nuovo come simbolo tangibile di speranza per il futuro.

Vedi anche 

Per saperne di più
https://artevento.com/

martedì 8 ottobre 2024

Venezia, restaurato il polittico di Santa Chiara di Paolo Veneziano

È appena ritornato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia il polittico di Santa Chiara di Paolo Veneziano, capolavoro assoluto della pittura lagunare e italiana del Trecento. Dopo un lungo e complesso intervento di restauro della durata di oltre quattro anni, finanziato da «Save Venice» con il sostegno del mecenate Randolph H. Guthrie, che si è avvalso della supervisione di Valeria Poletto e della direzione tecnica di Maria Chiara Maida e Francesca Bartolomeoli, l’opera ha ritrovato la lucentezza delle sue superfici dorate, la sontuosità della sua raffinata gamma cromatica e la piena leggibilità del programma iconografico.

Realizzato per lo scomparso complesso monastico delle sorores minores di Santa Chiara a Venezia, il più antico insediamento francescano femminile attestato in laguna, che operò in città fino all’avvento delle soppressioni napoleoniche del 1806, il polittico giunse alle Gallerie dell’Accademia nel 1812, fatta eccezione per la tavola centrale, inviata alla Pinacoteca di Brera e sostituita da un dipinto del pittore trecentesco Stefano di Sant’Agnese fino al 1950, anno in cui l’opera fu ricomposta con le sue parti originali grazie a un accordo tra Vittorio Moschini e Fernanda Wittgens, rispettivamente soprintendenti di Venezia e Milano.

Il polittico, il cui dotto programma iconografico è esplicitamente rivolto alla sensibilità di una comunità femminile, è un esempio eccezionalmente integro di ancona veneziana trecentesca a più registri, con scene narrative disposte attorno a un episodio centrale – l’«Incoronazione della Vergine» – e una fastosa cornice lignea intagliata e dorata, che inquadra venticinque parti dipinte in uno splendido connubio tra oro e colore.

L’evento celeste raffigurato - un tema di origine occidentale che ebbe grande fortuna in laguna nel corso di tutto il secolo XIV - è descritto all’interno di un’elaborata macchina scenica di grande ostentazione esornativa: un ampio trono, circondato da un cielo stellato, accoglie Cristo e Maria ammantati in drappi serici, mentre un coro d’angeli musicanti domina la scena. Negli scomparti laterali si dispiegano otto quadri con episodi della vita di Cristo: la «Natività e l’Adorazione dei Magi», il «Battesimo», l’«Ultima cena», l’«Orazione nell’orto e la cattura», l’«Andata al monte Calvario», la «Crocifissione», la «Resurrezione e il Noli me tangere», l’«Ascensione». Nel registro superiore vengono, invece, narrate le storie di san Francesco e santa Chiara. Nella parte alta, completano il ricco racconto le figure di re Davide, del profeta Isaia e dei quattro evangelisti, oltre alla Pentecoste e al Giudizio universale. Quattro piccole immagini angeliche, infine, e precisamente «Dominazioni» con il globo e lo scettro, simbolo di autorità, sono visibili dell’intradosso dello scomparto principale.

La sontuosità del manufatto, per il quale sono stati utilizzati materiali preziosi quali l’oro e il blu di lapislazzuli, fa comprendere l’importanza della committenza che si rivolse al più importante pittore veneziano del Trecento, le cui opere sono oggi conservate nei più prestigiosi musei del mondo, dalla Frick Collection a New York alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, senza dimenticare il Museo del Louvre di Parigi.

L’intervento conservativo, iniziato nel 2019, non solo ha restituito nuova luce ai colori e al fondo d’oro del polittico grazie a un intervento di pulitura e di reintegrazione pittorica, ma ha anche interessato la cornice, che ha ritrovato, per mezzo della tecnologia laser, la sua doratura ottocentesca. Il restauro – che ha, inoltre, permesso di scoprire gli schizzi, le prove di colore e i disegni preparatori che Paolo Veneziano aveva realizzato nelle parti non visibili del polittico - è stato accompagnato da uno straordinario lavoro di studio e ricerca svolto con le più avanzate tecnologie.
 
La morfologia del manufatto è stata, infatti, mappata tramite scansione fotogrammetrica e l’acquisizione di immagini ad altissima risoluzione e dettaglio, con il microscopio digitale 3D Hirox, in comodato alle Gallerie dell’Accademia grazie al comitato Venice International Foundation, ha consentito di osservare particolari dell’opera a ingrandimenti inediti.

Grazie a un’importante e particolareggiata presentazione multimediale, realizzata da Culturanuova srl di Arezzo, questo lavoro viene raccontato ai visitatori delle Gallerie dell’Accademia nella sala della loggia palladiana in cui è esposto il polittico di Paolo Veneziano, accanto a una croce astile polilobata e dipinta su entrambi i lati, attribuita al Maestro dell’Incoronazione della Vergine di Washington del 1324. Tramite foto, dettagli, testi, focus storico-artistici, video è, dunque, possibile navigare dentro il polittico, approfondire le sue vicende storiche, indagare le fasi del restauro e le diverse tecniche diagnostiche, mettere a confronto il risultato finale con le condizioni conservative iniziali, scoprire le aree dell’opera normalmente non visibili, e persino conoscere l’aspetto originale che l’opera doveva probabilmente avere prima degli interventi ottocenteschi.

Vedi anche

Didascalie delle immagini
[ Fig. 1] Dettaglio acquisito con microscopio digitale 3D Hirox delle scene con la vita di San Francesco del polittico di Santa Chiara di Paolo Veneziano. ©MIC - Gallerie dell’Accademia di Venezia; [fig. 2] Il polittico di Santa Chiara di Paolo Veneziano al termine dell’intervento di restauro, finanziato da Save Venice con il generoso sostegno di Dr. & Mrs. Randolph H. Guthrie. ©Foto di: Matteo De Fina; [fig. 3] Vista dell’allestimento del polittico di Santa Chiara di Paolo Veneziano alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. ©Foto di: Matteo Panciera; [Fig. 4] Dettaglio dei frammenti di policromia rossa originale presenti lungo gli intagli della cornice recuperati durante l’ultimo intervento. ©Foto di: Matteo Panciera; [fig. 5] Particolare del polittico di Santa Chiara di Paolo Veneziano al termine dell’intervento di restauro, finanziato da Save Venice con il generoso sostegno di Dr. & Mrs. Randolph H. Guthrie. ©Foto di: Matteo De Fina

Informazioni utili
Gallerie dell’Accademia, Campo della Carità 1050 – Venezia. Orari di apertura: lunedì, dalle ore 8:15 alle ore 14:00 (la vendita dei biglietti termina alle ore 13:00); da martedì a domenica, dalle ore 8:15 alle ore 19:15 (la vendita dei biglietti termina alle ore 18:15). Biglietti; intero € 15.00, ridotto € 2.00 (giovani 18 -25 anni cittadini dell'UE e acquisto con 18app), gratuito per i minori di 18 anni; Prima mattina € 10,00 (biglietto individuale acquistabile tra le 8:15 e le 9:00 con ultimo ingresso entro e non oltre le 9:15); Due giorni € 22,00 (biglietto individuale valido 2 giorni nell’anno solare); Arteritivo € 10,00 (biglietto individuale dedicato ai giovani tra i 26 e i 35 anni non compiuti, valido tutti i venerdì tra le 17:15-19:00; ultimo ingresso entro e non oltre le 18:15); Insieme € 12,00 (biglietto individuale dedicato ai gruppi tra i 10 e i 25 adulti sopra i 26 anni). L'accesso alle mostre è consentito con lo stesso titolo d'accesso. In occasione di esposizioni temporanee il prezzo del biglietto è suscettibile di variazioni. Per maggiori informazioni: https://www.gallerieaccademia.it/informazioni

lunedì 7 ottobre 2024

Alle Gallerie dell’Accademia rivive il soffitto di Vasari per Palazzo Corner Spinelli

È il 1798 quando, alla morte di Giovanni di Francesco, ultimo rappresentante dei Corner di San Polo, si procede allo smembramento di uno dei gioielli artistici di Venezia: il soffitto ligneo dipinto da Giorgio Vasari per Palazzo Corner Spinelli, sul Canal Grande. Parte delle tavole («Carità», «Pazienza», «Giustizia» e quattro Putti) che compongono l’opera, già alienata di due frammenti («Speranza» e «Fede»), vengono divise tra le due figlie - Elisabetta, moglie di Almorò Grimani, e Laura, consorte di Alvise Mocenigo I di San Stae – e finiscono, quindi, sul mercato antiquario disperdendosi tra vari proprietari in Italia e all’estero.

A partire dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, con l’acquisizione, in un’asta romana, del cosiddetto «Suicidio di Giuda», un frammento resecato dalla tavola dedicata alla «Speranza», lo Stato italiano inizia a rintracciare e recuperare i vari pezzi di questo prezioso manufatto che, come un puzzle, nell’arco di quarant’anni si va a ricomporre quasi completamente sotto la supervisione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Nel 1987 vengono acquisite da Giovanna di Capua Sestrieri l’«Allegoria della Giustizia», l’«Allegoria della Pazienza» e due «Putti con Tabella», frammenti che la collezionista aveva nella sua raccolta dal 1932 e che nel 1981 avevano raggiunto la notorietà dopo il prestito per la celebre mostra sul Manierismo a Venezia.
Nel 2002 lo Stato italiano acquisisce un ulteriore «Putto con Tabella», riscoperto qualche anno prima da Luisa Vertova grazie a una fotografia pubblicata su «AD Architectural Digest». Il medesimo anno, le Gallerie dell’Accademia di Venezia ottengono anche il comparto con l’«Allegoria della Carità», appartenente dall’Ottocento alla Pinacoteca di Brera, ma depositata dal 1973 nel Museo di Storia patria di Gallarate, in provincia di Varese.

Nel 2013 è, poi, la volta dell’«Allegoria della Fede», che viene acquistata a Londra dalla moglie dello scrittore e politico Wayland Young, Lord Kennet. Nel 2017 viene, infine, comperato a Londra dalla collezione del noto editore austriaco, naturalizzato britannico, Georg Weidenfeld, l’ultimo frammento del soffitto ligneo vasariano, l’«Allegoria della Speranza», al cui ottenimento contribuiscono economicamente, oltre allo Stato italiano, Venetian Heritage e Venice in Peril Fund.

Il manufatto vasariano, il cui restauro è stato eseguito da Rossella Cavigli per i dipinti e da Roberto Saccuman per i supporti lignei, è così quasi completo: mancano soltanto il quarto «Putto con Tabella» e due frammenti resecati dal comparto con l’«Allegoria della Fede». Ed è tempo per le Gallerie dell’Accademia di Venezia di pensare alla sua presentazione unitaria, avvenuta proprio poche settimane fa, nell’anno delle celebrazioni dei quattrocentocinquanta anni dalla morte del pittore, scrittore e biografo Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 - Firenze, 1574).
L’istituzione lagunare ha collocato l’opera in una sala interamente dedicata posta lungo la loggia palladiana e la espone rigorosamente a soffitto, in un ambiente immersivo che ripropone con attenzione e cura la camera di Palazzo Corner cui era destinata, riportando il visitatore indietro nel tempo.
Per l’occasione, Marsilio Arte pubblica un piccolo ma prezioso volume curato dal direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, Giulio Manieri Elia, che presenta un saggio nel quale sono ripercorse le vicende critiche e collezionistiche delle tavole fino alla riunione e all’allestimento museografico. Il catalogo contiene anche l’intervento di Rossella Cavigli sul restauro dell’opera e il contributo di Luisa Caporossi, che si concentra sulla lettura iconologica del soffitto Corner.

Il soffitto a cassettoni con le sue nove tavole dipinte, otto quelle recuperate, costituisce un capolavoro assoluto, che agevola l’influenza che l’arte manierista centroitaliana ha avuto sui grandi artisti veneziani del Cinquecento e in particolare su Tintoretto, Tiziano e Veronese, che riprendono alcuni spunti e figurazioni di quest’opera.
Giorgio Vasari lo realizza tra il 1541 e il 1542 su commissione di Giovanni Corner, discendente di una delle famiglie più influenti e nobili di Venezia, per Palazzo Corner Spinelli, da poco acquistato dalla casata Lando. L’opera deve impreziosire la cosiddetta camera nova.
Il pittore aretino idea una ricca composizione costituita da nove scomparti, corrispondenti alle cinque Virtù e a quattro Putti destinati agli angoli della sala, per un totale di dodici metri quadrati di tavole dipinte. Al centro, nel comparto rettangolare, si erge la «Carità», cui guardano, in un gioco di rimandi e sguardi, le altre virtù: la «Speranza» e la «Fede», sui lati più lunghi, la «Pazienza» e la «Giustizia», su quelli più corti.
 
Come è emerso dagli studi sull’opera, Giorgio Vasari introduce delle varianti rispetto al tema classico del «Trionfo delle Virtù», accostando al soggetto centrale nelle cinque tavole un esempio positivo, che rafforza ed esprime il concetto della virtù in questione, e uno negativo, che contrasta e si oppone al soggetto stesso. Questo dettaglio non è secondario, poiché è proprio la corretta attribuzione di un esempio negativo, il «Giuda che si toglie la vita», per anni ritenuto un brano indipendente dall’opera di Giorgio Vasari per Palazzo Corner, all’apparato decorativo del soffitto quale personificazione della «Disperazione» in opposizione alla «Speranza», ad aver fornito la chiave interpretativa dell’iconologia dei singoli comparti, attribuendo nuovo significato all’unità della composizione.

Il soffitto vasariano potrebbe, dunque, essere la visione plastica – spiega Luisa Caporossi in catalogo - «del dibattito allora in atto intorno al principio della “doppia giustificazione”, secondo cui «l’agire virtuosamente non è sufficiente e l’uomo è a rischio caduta, come dimostrano gli esempi di virtù, Giobbe e Salomone, che furono tentati dalla disperazione e dall’idolatria». Al riguardo, nel saggio sulla lettura iconografica dell’opera, si cita una lettera del 1523 in cui Contarini scrive al suo amico Giustiniani a Camaldoli: «Allorquando l’uomo pensa di aver acquistato tali virtù, proprio allora cade […] dobbiamo giustificarci con la giustizia di un altro, cioè di Cristo».
 
L’esposizione al pubblico della ricomposizione del celebre soffitto cassettonato di Giorgio Vasari arricchisce, dunque, in maniera significativa il patrimonio artistico nazionale. Ma celebra anche, per usare le parole del Giulio Manieri Elia, «un esempio lodevole e fruttuoso di concordanza progettuale e continuità di azione, che ha portato a raggiungere un risultato straordinario», anche grazie alla molto significativa collaborazione tra il pubblico e il privato, tra lo Stato italiano e le tante realtà, italiane e straniere, che hanno a cuore il destino di Venezia.

Vedi anche

Didascalie delle immagini
[Fig. 1 e 2] Vista dell'installazione alle Gallerie dell'Accademia. Foto di Matteo De Fina; [fig. 3] Giorgio Vasari, Il suicidio di Giuda; [fig. 4] Giorgio Vasari, Allegoria della Speranza; [fig. 5] Giorgio Vasari, Allegoria della Carità; [fig. 6- Giorgio Vasari, Putto

Informazioni utili
Gallerie dell’Accademia, Campo della Carità 1050 – Venezia. Orari di apertura: lunedì, dalle ore 8:15 alle ore 14:00 (la vendita dei biglietti termina alle ore 13:00); da martedì a domenica, dalle ore 8:15 alle ore 19:15 (la vendita dei biglietti termina alle ore 18:15). Biglietti; intero € 15.00, ridotto € 2.00 (giovani 18 -25 anni cittadini dell'UE e acquisto con 18app), gratuito per i minori di 18 anni; Prima mattina € 10,00 (biglietto individuale acquistabile tra le 8:15 e le 9:00 con ultimo ingresso entro e non oltre le 9:15); Due giorni € 22,00 (biglietto individuale valido 2 giorni nell’anno solare); Arteritivo € 10,00 (biglietto individuale dedicato ai giovani tra i 26 e i 35 anni non compiuti, valido tutti i venerdì tra le 17:15-19:00; ultimo ingresso entro e non oltre le 18:15); Insieme € 12,00 (biglietto individuale dedicato ai gruppi tra i 10 e i 25 adulti sopra i 26 anni). L'accesso alle mostre è consentito con lo stesso titolo d'accesso. In occasione di esposizioni temporanee il prezzo del biglietto è suscettibile di variazioni. Per maggiori informazioni: https://www.gallerieaccademia.it/informazioni