Sarà un ospite illustre a tenere a battesimo l’apertura della Galleria di Palazzo Cini a San Vio, straordinaria casa-museo veneziana che la Fondazione Giorgio Cini restituisce alla fruizione del pubblico grazie al sostegno delle Assicurazioni Generali e in occasione del sessantesimo anniversario del suo Istituto di storia dell’arte. Dal 24 maggio al 20 luglio l’elegante palazzo lagunare che fu dimora di Vittorio Cini ospiterà, infatti, uno straordinario capolavoro di Agnolo di Cosino detto Bronzino proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze: il «Ritratto di giovane con liuto» (1532-1534).
Il dipinto, nel quale è raffigurato il poeta e musicista Giovanni Battista Strozzi, è un’opera affascinante della giovinezza del pittore fiorentino, massimo esempio di un manierismo inteso come esasperazione della norma classica e dei codici visivi rinascimentali.
L’opera si relaziona perfettamente con la ritrattistica del maestro Jacopo Pontormo, in particolare con il «Doppio ritratto di amici», uno dei capolavori del Rinascimento toscano della collezione Cini, con cui ha profonde tangenze culturali e sottili relazioni simboliche.
Seguendo il filo rosso di queste affinità il «Doppio ritratto di amici» è ora esposto nella meravigliosa mostra «Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della ‘maniera’» (Firenze – Palazzo Strozzi, 8 marzo – 20 luglio 2014), all’interno di una collaborazione tra la Fondazione Giorgio Cini, la Galleria degli Uffizi e la Fondazione Palazzo Strozzi che getta un ponte ideale tra due grandi città d’arte italiane: Venezia e Firenze.
Si inaugura così la serie espositiva «L’ospite a Palazzo», un’operazione che, grazie a nuove intese con istituzioni internazionali, vedrà le sale della collezione permanente della Cini accogliere ogni anno un’opera ospite, intrecciando relazioni visive, dialogiche e di contenuto con gli altri lavori conservati nella galleria veneziana.
Dalla fine di luglio il dipinto del Bronzino lascerà il posto alla tela del Pontormo, che ritornerà tra le pareti della Galleria di Palazzo Cini, casa-museo nella quale sono conservate opere straordinarie di Giotto, Guariento, Botticelli, Filippo Lippi, Piero di Cosimo e Dosso Dossi, e che potrà così essere ammirata dal pubblico veneziano.
Il dipinto, realizzato tra il 1522 e il 1523 guardando come riferimento costante alla lezione di Raffaello, viene citato da Giorgio Vasari nelle sue «Vite»: Jacopo «ritrasse in uno stesso quadro due suoi amicissimi: l'uno fu il genero di Becuccio Bicchieraio ed un altro, del quale parimente non so il nome».
I due uomini sono ritratti in piedi; il giovane di destra guarda, con occhi penetranti, l'osservatore, l'altro volge il capo e guarda altrove, richiamando l'attenzione sul foglio che regge con la mano sinistra e indica con la destra. A rimarcare il rapporto che lega i due uomini tra di loro e con il pittore è proprio questo scritto, un brano del trattato «De amicitia» di Cicerone.
Nei prossimi mesi, il visitatore avrà anche l’occasione di vedere le sale del primo piano nobile del palazzo, arredate con mobili e oggetti d'arte che riflettono il carattere originario dell'abitazione e il gusto personale di Vittorio Cini. In questi spazi sono esposti una trentina di dipinti di scuola toscana, donati da Yana Cini alla fondazione veneziana nel 1984. Accanto alle opere pittoriche, tra le quali spiccano «Il giudizio di Paride» di Sandro Botticelli, la «Madonna con il Bambino e due angeli» di Piero di Cosimo e vari dipinti di scuola ferrarese del Rinascimento, come il «San Giorgio» di Cosmè Tura, sono raccolti alcuni significativi esempi di arti applicate: un servizio completo di porcellana della manifattura settecentesca veneziana dei Cozzi, placchette e cofanetti d'avorio della Bottega degli Embriachi, smalti rinascimentali, oreficerie, sculture in terracotta, credenze, cassapanche di notevole importanza, tra cui un raro cassone nuziale senese della metà del Trecento, e una portantina napoletana del Settecento.
Un’occasione, quella della riapertura di Palazzo Cini a San Vio, per scoprire il raffinato gusto collezionistico di Vittorio Cini, imprenditore e politico che Federico Zeri definì «un vero raccoglitore di pittura antica».
Per saperne di più
Venezia, riapre al pubblico Palazzo Cini a San Vio
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Agnolo di Cosimo detto Bronzino, «Ritratto di giovane con liuto», c.1532-1534. Tempera su tavola, 94 x 79 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi, Inv. 1890 n. 1575;[fig. 2] Pontormo (Jacopo Carucci; Pontorme, Empoli 1494-Firenze 1557), «Doppio ritratto di amici», 1523-1524. Olio su tavola e lacche. cm 88,2 x 68. Venezia, Fondazione Giorgio Cini
Informazioni utili
«L’ospite a Palazzo» - «Ritratto di giovane con liuto» del Bronzino. Palazzo Cini, Campo San Vio, Dorsoduro 864 – Venezia. Orari: ore 11.00–19.00, chiuso il martedì (ultimo ingresso ore 18.15). Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 8,00. Informazioni: info@cini.it. Sito web: www.cini.it. Note: la vernice stampa si terrà il 22 maggio 2014, dalle ore 11.00 alle ore 13.00. Dal 24 maggio al 20 luglio 2014.
ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com
mercoledì 21 maggio 2014
martedì 20 maggio 2014
Mia - Milan Image Art Fair, tutto il mondo in un clic
La fotografa franco-cubana Ana Gloria Salvia presenta una selezione di immagini sull'architettura del XX secolo a L'Avana, nella quale dominano geometrie pure, generatrici di spazi e luci. Veronica Gaido propone il progetto «Atman», «un caleidoscopio fluido di colori e di forme dai toni pastello che nasce -per usare le parole della stessa autrice- dall’unione di due elementi fondamentali come l’anima e l’acqua». Mario Giacomelli e i suoi grafismi in bianco e nero dialogano con i giochi di luce ed ombra di Massimiliano Camellini, autore di un curioso lavoro sul mondo dei trapezisti circensi, in esposizione per iniziativa della galleria Artistocratic. Sono questi tre dei tanti progetti espositivi che animeranno la quarta edizione di Mia - Milan Image Art Fair, la fiera internazionale di fotografia che, da venerdì 23 a domenica 25 maggio, torna ad occupare gli spazi versatili e accoglienti di Superstudio Più, prima di sbarcare ad ottobre nel continente asiatico, e più precisamente al Marina Bay Sands di Singapore.
Diretto ancora una volta da Fabio Castelli, l’evento mercantile meneghino, che nel 2013 ha coinvolto più di ventimila visitatori, rispolvera la sua innovativa formula espositiva che tanto successo ha avuto negli anni passati: «uno stand per ogni artista – ad ogni artista il suo catalogo» (o meglio il suo e-book).
Centoottanta gli espositori italiani e stranieri coinvolti -tra gallerie, fotografi indipendenti, editoria specializzata-, la cui selezione è stata curata da un comitato scientifico composto dalla «3/3 photography projects» di Roma, con i critici Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Roberto Mutti ed Enrica Viganò. In mostra e in vendita, tra gli altri, autori come Tazio Secchiaroli, Francesca Woodman, Martin Parr, Luigi Ghirri, Francesco Jodice, Mario Giacomelli, Giovanni Gastel e Franco Fontana.
Tanti gli eventi collaterali in agenda, a cominciare dall’attesa performance di videoarte e musica, che vedrà protagonisti la cantante Irene Grandi e il duo fiorentino Pastis, composto dai fratelli Marco e Saverio Lanza (sabato 24 maggio, ore 19.30). Lavazza proporrà, per esempio, il progetto curatoriale «Caffè artistico», con sei fotografi presentati da tre curatori internazionali: Antonio Arévalo ha selezionato per l’occasione il lavoro di Ricardo Miguel Hernández e Graziano Folata, Luca Panaro quello di Guido Meschiari e Matilde Soligno, Francesco Zanot quello di Francesco Neri e del collettivo The Cool Couple.
Bnl - Gruppo Bnp Paribas, altro main sponsor della manifestazione, sarà, invece, presente a Mia con uno stand, all’interno del quale ospiterà due opere della mostra «the sea is my land. Artisti dal Mediterraneo», promossa in occasione del suo centenario di attività e curata da Francesco Bonami ed Emanuela Mazzonis. Alla piccola preview dell’esposizione, che dal 16 giugno al 24 agosto sarà esposta alla Triennale di Milano, sarà affiancata la terza edizione del premio Bnl, un riconoscimento concreto attribuito al miglior artista tra quelli che presenteranno i propri lavori tramite le gallerie d’arte.
Tra gli altri premi che faranno la loro passerella alla fiera milanese ci sono «Born Electric by Bmw», dedicato al tema della mobilità sostenibile, e «Tempo ritrovato - Fotografie da non perdere», ideato da «Io Donna», con la collaborazione del Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo e con il patrocinio della Regione Lombardia, che riconosce annualmente un compenso economico a un archivio privato di un autore italiano, oggi dimenticato, il cui lavoro rappresenta un patrimonio di rilevanza artistica e di grande valore artistico.
Anche il Fondo Malerba lancerà, in fiera, la prima edizione del suo premio fotografico, rivolto ai partecipanti al workshop «Dalla fotografia all’immagine digitale. Storia, linguaggi, mercato», a cura di Francesco Cascino, Fabio Castelli e Walter Guadagnini. L’associazione culturale milanese sarà a Mia anche con una mostra, a cura di Roberto Mutti, dedicata all’Oriente, che allineerà immagini, tra gli altri, di Philip-Lorca diCorcia, Thomas Struth, Nobuyoshi Araki, Yamasuma Morimura, Naoya Hatakeyama, Daido Moriyama e Toshio Shibata.
Non mancherà, poi, la consueta lettura dei portfolio: quarantacinque artisti, selezionati dal comitato scientifico, potranno sottoporre, nella giornata di sabato 24 maggio, il proprio lavoro ad alcuni dei massimi esperti di collezionismo a livello internazionale, tra i quali Joe Baio, Anne-Marie Beckmann, Alessandro Malerba, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Janina Vitale.
Ricco si presenta anche il programma culturale, tra cui spiccano la lectio magistralis dell’artista belga Hans Op de Beeck, la conferenza di Francesco Bonami e Urs Stahel sull’importanza delle fondazioni culturali e delle loro prestigiose collezioni, e l’incontro con Cristina Manasse e l’avvocato Joe Baio, che discuteranno di social network e indebita appropriazione.
Suggestiva si presenta, infine, la videoinstallazione «Parlando con voi» che documenterà, attraverso una sequenza di schermi, la vita e la carriera di trenta artiste italiane, che hanno fatto scelte coraggiose, perseguendo, dagli inizi del secolo ad oggi, la loro grande passione per la fotografia, quell’arte magica che cattura il minuto, che imprime nella memoria un piccolo frammento di realtà facendola diventare storia.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Tazio Secchiaroli, Sophia Loren fotografata da Richard Avedon, 1966, New print ai sali d'argento su carta baritata, cm 40x50, 1/5, courtesy Wave Gallery Corsini; [fig. 2] Franco Fontana, «Landscapes 1978», Stampa lambda su Diasec, cm 70X100, ed. 5, courtesy Sabrina Raffaghello arte contemporanea; [fig. 3]Mario Giacomelli, «La domenica prima», 2000, Stampa in gelatina d'argento, cm 30 x 40, Vintage; [fig. 4] Giovanni Gastel, «Untitled, Cernobbio», 2008, Stampa Fine-Art Giclée a colori su carta fotografica, cm 89x72 Rag, ed 5, courtesy Photo&Contemporary
Informazioni utili
Mia Fair – Milan Image Art Fair 2014. Superstudio Più, via Tortona, 27 - Milano. Orari: venerdì 23 e sabato 24 maggio, ore 11.00-21.00; domenica 25 maggio, ore 10.00-20.00. Ingresso: intero € 15,00, pass per due giorni € 21,00; pass per tre giorni € 31,00; ridotto (studenti fino a 21 anni; over 65) € 12,00; convenzionati (soci Touring club, Fai, Acacia, Cact, Castello di Rivoli, Fai Swiss, Fondazione Volume, Gamec, Mamco, Museo nazionale della fotografia di Brescia, Museo Santa Giulia, On Fair, Palazzo Grassi, Palazzo Morando, Teatro San Carlo, Triennale, Villa Manin) € 12,00; gratuito per i bambini fino ai 12 anni. Biglietteria on line: www.miafair.it (diritto di prevendita € 1,5). Informazioni: tel. / fax +39.0283241412 o info@miafair.it. Sito internet: www.miafair.it. Dal 23 al 25 maggio 2014
Diretto ancora una volta da Fabio Castelli, l’evento mercantile meneghino, che nel 2013 ha coinvolto più di ventimila visitatori, rispolvera la sua innovativa formula espositiva che tanto successo ha avuto negli anni passati: «uno stand per ogni artista – ad ogni artista il suo catalogo» (o meglio il suo e-book).
Centoottanta gli espositori italiani e stranieri coinvolti -tra gallerie, fotografi indipendenti, editoria specializzata-, la cui selezione è stata curata da un comitato scientifico composto dalla «3/3 photography projects» di Roma, con i critici Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Roberto Mutti ed Enrica Viganò. In mostra e in vendita, tra gli altri, autori come Tazio Secchiaroli, Francesca Woodman, Martin Parr, Luigi Ghirri, Francesco Jodice, Mario Giacomelli, Giovanni Gastel e Franco Fontana.
Tanti gli eventi collaterali in agenda, a cominciare dall’attesa performance di videoarte e musica, che vedrà protagonisti la cantante Irene Grandi e il duo fiorentino Pastis, composto dai fratelli Marco e Saverio Lanza (sabato 24 maggio, ore 19.30). Lavazza proporrà, per esempio, il progetto curatoriale «Caffè artistico», con sei fotografi presentati da tre curatori internazionali: Antonio Arévalo ha selezionato per l’occasione il lavoro di Ricardo Miguel Hernández e Graziano Folata, Luca Panaro quello di Guido Meschiari e Matilde Soligno, Francesco Zanot quello di Francesco Neri e del collettivo The Cool Couple.
Bnl - Gruppo Bnp Paribas, altro main sponsor della manifestazione, sarà, invece, presente a Mia con uno stand, all’interno del quale ospiterà due opere della mostra «the sea is my land. Artisti dal Mediterraneo», promossa in occasione del suo centenario di attività e curata da Francesco Bonami ed Emanuela Mazzonis. Alla piccola preview dell’esposizione, che dal 16 giugno al 24 agosto sarà esposta alla Triennale di Milano, sarà affiancata la terza edizione del premio Bnl, un riconoscimento concreto attribuito al miglior artista tra quelli che presenteranno i propri lavori tramite le gallerie d’arte.
Tra gli altri premi che faranno la loro passerella alla fiera milanese ci sono «Born Electric by Bmw», dedicato al tema della mobilità sostenibile, e «Tempo ritrovato - Fotografie da non perdere», ideato da «Io Donna», con la collaborazione del Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo e con il patrocinio della Regione Lombardia, che riconosce annualmente un compenso economico a un archivio privato di un autore italiano, oggi dimenticato, il cui lavoro rappresenta un patrimonio di rilevanza artistica e di grande valore artistico.
Anche il Fondo Malerba lancerà, in fiera, la prima edizione del suo premio fotografico, rivolto ai partecipanti al workshop «Dalla fotografia all’immagine digitale. Storia, linguaggi, mercato», a cura di Francesco Cascino, Fabio Castelli e Walter Guadagnini. L’associazione culturale milanese sarà a Mia anche con una mostra, a cura di Roberto Mutti, dedicata all’Oriente, che allineerà immagini, tra gli altri, di Philip-Lorca diCorcia, Thomas Struth, Nobuyoshi Araki, Yamasuma Morimura, Naoya Hatakeyama, Daido Moriyama e Toshio Shibata.
Non mancherà, poi, la consueta lettura dei portfolio: quarantacinque artisti, selezionati dal comitato scientifico, potranno sottoporre, nella giornata di sabato 24 maggio, il proprio lavoro ad alcuni dei massimi esperti di collezionismo a livello internazionale, tra i quali Joe Baio, Anne-Marie Beckmann, Alessandro Malerba, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Janina Vitale.
Ricco si presenta anche il programma culturale, tra cui spiccano la lectio magistralis dell’artista belga Hans Op de Beeck, la conferenza di Francesco Bonami e Urs Stahel sull’importanza delle fondazioni culturali e delle loro prestigiose collezioni, e l’incontro con Cristina Manasse e l’avvocato Joe Baio, che discuteranno di social network e indebita appropriazione.
Suggestiva si presenta, infine, la videoinstallazione «Parlando con voi» che documenterà, attraverso una sequenza di schermi, la vita e la carriera di trenta artiste italiane, che hanno fatto scelte coraggiose, perseguendo, dagli inizi del secolo ad oggi, la loro grande passione per la fotografia, quell’arte magica che cattura il minuto, che imprime nella memoria un piccolo frammento di realtà facendola diventare storia. Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Tazio Secchiaroli, Sophia Loren fotografata da Richard Avedon, 1966, New print ai sali d'argento su carta baritata, cm 40x50, 1/5, courtesy Wave Gallery Corsini; [fig. 2] Franco Fontana, «Landscapes 1978», Stampa lambda su Diasec, cm 70X100, ed. 5, courtesy Sabrina Raffaghello arte contemporanea; [fig. 3]Mario Giacomelli, «La domenica prima», 2000, Stampa in gelatina d'argento, cm 30 x 40, Vintage; [fig. 4] Giovanni Gastel, «Untitled, Cernobbio», 2008, Stampa Fine-Art Giclée a colori su carta fotografica, cm 89x72 Rag, ed 5, courtesy Photo&Contemporary
Informazioni utili
Mia Fair – Milan Image Art Fair 2014. Superstudio Più, via Tortona, 27 - Milano. Orari: venerdì 23 e sabato 24 maggio, ore 11.00-21.00; domenica 25 maggio, ore 10.00-20.00. Ingresso: intero € 15,00, pass per due giorni € 21,00; pass per tre giorni € 31,00; ridotto (studenti fino a 21 anni; over 65) € 12,00; convenzionati (soci Touring club, Fai, Acacia, Cact, Castello di Rivoli, Fai Swiss, Fondazione Volume, Gamec, Mamco, Museo nazionale della fotografia di Brescia, Museo Santa Giulia, On Fair, Palazzo Grassi, Palazzo Morando, Teatro San Carlo, Triennale, Villa Manin) € 12,00; gratuito per i bambini fino ai 12 anni. Biglietteria on line: www.miafair.it (diritto di prevendita € 1,5). Informazioni: tel. / fax +39.0283241412 o info@miafair.it. Sito internet: www.miafair.it. Dal 23 al 25 maggio 2014
lunedì 19 maggio 2014
I Templari , in mostra a Genova una storia che sa di leggenda
Ci sono il «San Pietro» di Simone Martini (Siena, 1284 circa – Avignone, 1344), che con il suo raffinato impianto gotico rappresenta una degli elementi più prestigiosi del ricco sistema museale di Orvieto, e l’elegante «Madonna del colloquio», disegnata nel marmo bianco da Giovanni Pisano (Pisa, 1248 circa – Siena, 1315 circa) intorno al 1280 e oggi conservata al Museo dell’Opera del Duomo di Pisa, tra i reperti che compongono il percorso espositivo della mostra «Templari: storia e leggenda dei cavalieri del Tempio», allestita negli spazi romanici del museo-teatro della Commeda di Prè, a due passi dall’Acquario di Genova, per iniziativa della Fondazione DnArt di Milano e in collaborazione con il Mu.Ma - Istituzione musei del mare e delle migrazioni, sotto l’alto patronato del Pontificium Consilium de Cultura e dell’Arcidiocesi di Genova.
La rassegna, curata da Cosimo Damiano Fonseca e Giancarlo Andenna, ripercorre la storia dell’ordine religioso templare, difensore dei pellegrini in Terrasanta e attore fondamentale durante le Crociate contro i musulmani d’Oriente, conosciuto anche con il nome di Pauperes commilitones Christi templique Salomonis, attraverso un articolato percorso espositivo in otto sezioni, di alto valore scientifico e di impagabile fascino.
Passeggiando sotto le antiche volte dello spazio espositivo genovese, sottoposto cinque anni fa ad accurato restauro, il visitatore si trova, infatti, a confronto con significativi reperti storico-artistici come icone, scrigni, reliquiari, manoscritti, statue, troni, sigilli, lastre tombali e codici miniati, dati in prestito da prestigiosi archivi e musei italiani ed europei, tra i quali la British Library di Londra, l’Archivio di Stato di Parigi, l’Accademia dei Lincei, la Biblioteca apostolica vaticana, la Galleria nazionale dell’Umbria, il Museo dell’Opera del Duomo a Orvieto, la Cattedrale di Modena e la Basilica del Santo Sepolcro di Barletta.
Quella che scorre sotto gli occhi del visitatore nel suggestivo complesso ligure, gioiello medioevale di singolare bellezza costruito nel 1180 come luogo di assistenza a pellegrini e crociati che si recavano o tornavano dalla Terrasanta, è una storia di tonaca e spada lunga due secoli. Il percorso espositivo prende, infatti, avvio dal XII secolo, epoca di fondazione dell’ordine dei monaci-cavalieri i cui valori fondanti erano la protezione dei deboli, la subordinazione degli interessi particolari al bene generale e l’abnegazione al dovere. E si chiude settecento anni fa, il 18 marzo 1314, quando Jacques de Molay, ultimo Gran maestro dei cavalieri del Tempio, viene bruciato sulla pubblica piazza a Parigi per volontà del re Filippo IV il Bello, più stimolato a conquistare le immense ricchezze del gruppo e a sopprimere nel sangue il suo senso di autonomia nei confronti del potere che a combattere una presunta eresia.
Dal prezioso codice manoscritto con la Regola di fondazione dei Templari, oggi conservato all’Accademia dei Lincei, fino alla bolla «Vox in excelso» e alla «Pergamena di Chinon», documenti provenienti dall’Archivio segreto Vaticano, a firma di papa Clemente V, che prima accusano e poi assolvono l’ordine monastico-cavalleresco, si dipana una vicenda che ha il sapore della leggenda e che si intreccia con le storie di re Baldovino, del feroce Saladino, di Riccardo Cuor di Leone e di san Bernardo di Chiaravalle, alla cui opera «De laude novae militiae» guardano i primi milites, i sette fondatori dell’ordine, guidati da Ugo da Payns, per darsi una propria Regola di vita, approvata nel 1128 dal Concilio di Troyes.
L’esposizione, giocata principalmente intorno a due elementi quali il fascino dell’Oriente e il processo contro il Tempio, propone anche un focus sulla figura di Caffaro, un uomo politico genovese che fu in Terrasanta al tempo di re Baldovino. E ricostruisce per la prima volta il Giardino dei Templari, grazie a una ricerca condotta dal professor Marcello Maimone e della III A dell’Istituto tecnico agrario «Bernardo Marsano» di Genova, che ha portato a scoprire l’impiego di un particolare humus per il compostaggio e ricette medicinali come l’unguento di iperico e l’«Elisir di Gerusalemme», una miscela di vino di palma, polpa di aloe e di canapa che si diceva garantisse una straordinaria longevità. Un aspetto, questo, poco conosciuto dei Templari, il cui mantello bianco con la Croce rossa sulla spalla sinistra, simbolo del sangue versato in nome di Gesù Cristo, è entrato nel mito, legandosi a leggende esoteriche e occulte come quella narrata per la prima volta dal poeta Wolfram von Eschenbach, secondo cui l’ordine è custode del Santo Graal.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Croce Stradale in marmo lavorato a bassorilievo, fine XII-inizi XIII secolo. Museo nazionale d’arte medioevale, Arezzo; [fig. 2] «L’esecuzione dei Templari», miniatura dal «Grandes chronique de France», The British Library, Londra; [fig. 3] Stauroteca, Crux Veliterna, prima metà XII secolo d.C.. Museo Capitolare, Velletri
Informazioni utili
«Templari: storia e leggenda dei cavalieri del Tempio». Commenda di Prè, piazza della Commenda, 1 - Genova. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-19.00; chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 8,00, scuole € 5,00, ridotto AcquarioVillage € 5,00. Informazioni e prenotazioni: tel. 010.5573681, info@fondazionednart.it o templari@fondazionednart.it. Fino al 2 giugno 2014.
La rassegna, curata da Cosimo Damiano Fonseca e Giancarlo Andenna, ripercorre la storia dell’ordine religioso templare, difensore dei pellegrini in Terrasanta e attore fondamentale durante le Crociate contro i musulmani d’Oriente, conosciuto anche con il nome di Pauperes commilitones Christi templique Salomonis, attraverso un articolato percorso espositivo in otto sezioni, di alto valore scientifico e di impagabile fascino.
Passeggiando sotto le antiche volte dello spazio espositivo genovese, sottoposto cinque anni fa ad accurato restauro, il visitatore si trova, infatti, a confronto con significativi reperti storico-artistici come icone, scrigni, reliquiari, manoscritti, statue, troni, sigilli, lastre tombali e codici miniati, dati in prestito da prestigiosi archivi e musei italiani ed europei, tra i quali la British Library di Londra, l’Archivio di Stato di Parigi, l’Accademia dei Lincei, la Biblioteca apostolica vaticana, la Galleria nazionale dell’Umbria, il Museo dell’Opera del Duomo a Orvieto, la Cattedrale di Modena e la Basilica del Santo Sepolcro di Barletta.
Quella che scorre sotto gli occhi del visitatore nel suggestivo complesso ligure, gioiello medioevale di singolare bellezza costruito nel 1180 come luogo di assistenza a pellegrini e crociati che si recavano o tornavano dalla Terrasanta, è una storia di tonaca e spada lunga due secoli. Il percorso espositivo prende, infatti, avvio dal XII secolo, epoca di fondazione dell’ordine dei monaci-cavalieri i cui valori fondanti erano la protezione dei deboli, la subordinazione degli interessi particolari al bene generale e l’abnegazione al dovere. E si chiude settecento anni fa, il 18 marzo 1314, quando Jacques de Molay, ultimo Gran maestro dei cavalieri del Tempio, viene bruciato sulla pubblica piazza a Parigi per volontà del re Filippo IV il Bello, più stimolato a conquistare le immense ricchezze del gruppo e a sopprimere nel sangue il suo senso di autonomia nei confronti del potere che a combattere una presunta eresia.
Dal prezioso codice manoscritto con la Regola di fondazione dei Templari, oggi conservato all’Accademia dei Lincei, fino alla bolla «Vox in excelso» e alla «Pergamena di Chinon», documenti provenienti dall’Archivio segreto Vaticano, a firma di papa Clemente V, che prima accusano e poi assolvono l’ordine monastico-cavalleresco, si dipana una vicenda che ha il sapore della leggenda e che si intreccia con le storie di re Baldovino, del feroce Saladino, di Riccardo Cuor di Leone e di san Bernardo di Chiaravalle, alla cui opera «De laude novae militiae» guardano i primi milites, i sette fondatori dell’ordine, guidati da Ugo da Payns, per darsi una propria Regola di vita, approvata nel 1128 dal Concilio di Troyes. L’esposizione, giocata principalmente intorno a due elementi quali il fascino dell’Oriente e il processo contro il Tempio, propone anche un focus sulla figura di Caffaro, un uomo politico genovese che fu in Terrasanta al tempo di re Baldovino. E ricostruisce per la prima volta il Giardino dei Templari, grazie a una ricerca condotta dal professor Marcello Maimone e della III A dell’Istituto tecnico agrario «Bernardo Marsano» di Genova, che ha portato a scoprire l’impiego di un particolare humus per il compostaggio e ricette medicinali come l’unguento di iperico e l’«Elisir di Gerusalemme», una miscela di vino di palma, polpa di aloe e di canapa che si diceva garantisse una straordinaria longevità. Un aspetto, questo, poco conosciuto dei Templari, il cui mantello bianco con la Croce rossa sulla spalla sinistra, simbolo del sangue versato in nome di Gesù Cristo, è entrato nel mito, legandosi a leggende esoteriche e occulte come quella narrata per la prima volta dal poeta Wolfram von Eschenbach, secondo cui l’ordine è custode del Santo Graal.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Croce Stradale in marmo lavorato a bassorilievo, fine XII-inizi XIII secolo. Museo nazionale d’arte medioevale, Arezzo; [fig. 2] «L’esecuzione dei Templari», miniatura dal «Grandes chronique de France», The British Library, Londra; [fig. 3] Stauroteca, Crux Veliterna, prima metà XII secolo d.C.. Museo Capitolare, Velletri
Informazioni utili
«Templari: storia e leggenda dei cavalieri del Tempio». Commenda di Prè, piazza della Commenda, 1 - Genova. Orari: martedì-domenica, ore 10.00-19.00; chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 8,00, scuole € 5,00, ridotto AcquarioVillage € 5,00. Informazioni e prenotazioni: tel. 010.5573681, info@fondazionednart.it o templari@fondazionednart.it. Fino al 2 giugno 2014.
venerdì 16 maggio 2014
Dall’Asia alla Zegna, lungo la via della seta con i video di Studio Azzurro
Un viaggio attraverso i secoli, verso terre lontane, per scoprire l’origine di uno dei filati più preziosi e misteriosi della storia tessile: ecco quanto propone la mostra «La seta dall’Asia alla Zegna», progettata da Marco Strina per Casa Zegna, archivio storico e polo di aggregazione culturale di Trivero, località del Biellese.
Attraverso un percorso multimediale, con contributi video di Studio Azzurro, il visitatore potrà ripercorrere l’avventura millenaria dell’impalpabile e magico tessuto, a partire dalla metamorfosi del baco da seta (nome comune per indicare la larva di Bombix mori) per giungere ai sapienti gesti artigianali che hanno dato vita alle collezioni di Ermenegildo Zegna.
Si volerà così virtualmente in Cina, dove si dice che nel 2640 a.C. sia nata la bachicoltura per iniziativa dell’imperatrice Xi Ling Shi, per poi fare tappa in Giappone, dove i primi bachi da seta giunsero nel 300 d.C., e in Europa, i cui principali poli di sviluppo dell’industria serica furono, in Italia, Catanzaro, Como e Palermo a partire dal XII secolo, e, in Francia, Lione, sul finire del Seicento. In questo viaggio, da Oriente ad Occidente, si farà tappa anche a Biella, città che ha vissuto il suo periodo d’oro dei bachi e dei gelsi nel Settecento, e in un altro centro piemontese, Caraglio, il cui «Filatoio Rosso», costruito intorno al 1670 da Giovanni Francesco e Giovanni Girolamo Galleani, è indicato come «il più antico setificio ancora esistente in Europa».
Largo spazio nella mostra ha ovviamente l’avventura ideativa della seta Zegna, esempio di sinergia vincente tra tradizione e innovazione.
Nel 2009, il gruppo manifatturiero piemontese ha acquisito la Tessitura di Novara, fondata nel 1932; la storia feconda e il know how di questa azienda hanno stimolato nuovi progetti e nuove sfide. Sino ad allora, infatti, la «Ermenegildo Zegna» aveva utilizzato la seta solo come elemento di caratterizzazione e decorazione dei suoi tessuti o in ambiti specifici, come la maglieria intima o quella sportiva. Oggi il gruppo ha totalmente rivoluzionato il modo di intendere questo filato, visto non più e non solo come materia estiva e leggera per antonomasia.
Il lanificio rimane, infatti, il più importante partner nella nuova storia della Tessitura di Novara ed è questa joint venture interna al gruppo piemontese a rappresentare un connubio industriale che vede, ad oggi, nella seta cardata, realizzata per la stagione autunno/inverno 2013, il suo più apprezzabile e inedito risultato tecnico-creativo.
Il prezioso tessuto che evoca ricordi di antichi viaggi sulle rotte dell'estermo Oriente viene così lanciato verso utilizzi nuovi, anche invernali, con aspetti e colori simili al più pregiato cashmere.
Attraverso una ricerca sulla lavorazione della fibra, il lanificio è stato anche in grado di sviluppare di recente, in collaborazione con la centenaria casa automobilistica Maserati, un tessuto per l’auto che mantenesse non solo l’aspetto di un abito da uomo con un pattern tipico, lo spigato, del look maschile e della tradizione tessile, ma tutta la sensorialità tattile, la morbidezza, la sofficità e la preziosità di un tessuto Zegna in 100% seta.
«Elegante, dandy, easy, colorata, sempre sofisticata», per usare le parole di una pubblicità del gruppo, la seta che esce dalla Tessitura di Novara ha ancora molte carte in tavola da giocare, ma ora è tempo di celebrare il passato per progettare il futuro.
Informazioni utili
«La seta dall’Asia alla Zegna». Casa Zegna, via Marconi, 23 - Trivero (Biella). Orari: domenica, ore 14.00-18.00. Ingresso gratuito. Informazioni: tel. 015.7591463 o archivio.fondazione@zegna.com. Sito internet: www.casazegna.org. Inaugurazione: sabato 17 maggio, dalle ore 16.00, con laboratori gratuiti per bambini. Da domenica 18 maggio a domenica 29 giugno 2014.
Attraverso un percorso multimediale, con contributi video di Studio Azzurro, il visitatore potrà ripercorrere l’avventura millenaria dell’impalpabile e magico tessuto, a partire dalla metamorfosi del baco da seta (nome comune per indicare la larva di Bombix mori) per giungere ai sapienti gesti artigianali che hanno dato vita alle collezioni di Ermenegildo Zegna.
Si volerà così virtualmente in Cina, dove si dice che nel 2640 a.C. sia nata la bachicoltura per iniziativa dell’imperatrice Xi Ling Shi, per poi fare tappa in Giappone, dove i primi bachi da seta giunsero nel 300 d.C., e in Europa, i cui principali poli di sviluppo dell’industria serica furono, in Italia, Catanzaro, Como e Palermo a partire dal XII secolo, e, in Francia, Lione, sul finire del Seicento. In questo viaggio, da Oriente ad Occidente, si farà tappa anche a Biella, città che ha vissuto il suo periodo d’oro dei bachi e dei gelsi nel Settecento, e in un altro centro piemontese, Caraglio, il cui «Filatoio Rosso», costruito intorno al 1670 da Giovanni Francesco e Giovanni Girolamo Galleani, è indicato come «il più antico setificio ancora esistente in Europa».
Largo spazio nella mostra ha ovviamente l’avventura ideativa della seta Zegna, esempio di sinergia vincente tra tradizione e innovazione.
Nel 2009, il gruppo manifatturiero piemontese ha acquisito la Tessitura di Novara, fondata nel 1932; la storia feconda e il know how di questa azienda hanno stimolato nuovi progetti e nuove sfide. Sino ad allora, infatti, la «Ermenegildo Zegna» aveva utilizzato la seta solo come elemento di caratterizzazione e decorazione dei suoi tessuti o in ambiti specifici, come la maglieria intima o quella sportiva. Oggi il gruppo ha totalmente rivoluzionato il modo di intendere questo filato, visto non più e non solo come materia estiva e leggera per antonomasia.
Il lanificio rimane, infatti, il più importante partner nella nuova storia della Tessitura di Novara ed è questa joint venture interna al gruppo piemontese a rappresentare un connubio industriale che vede, ad oggi, nella seta cardata, realizzata per la stagione autunno/inverno 2013, il suo più apprezzabile e inedito risultato tecnico-creativo.
Il prezioso tessuto che evoca ricordi di antichi viaggi sulle rotte dell'estermo Oriente viene così lanciato verso utilizzi nuovi, anche invernali, con aspetti e colori simili al più pregiato cashmere.
Attraverso una ricerca sulla lavorazione della fibra, il lanificio è stato anche in grado di sviluppare di recente, in collaborazione con la centenaria casa automobilistica Maserati, un tessuto per l’auto che mantenesse non solo l’aspetto di un abito da uomo con un pattern tipico, lo spigato, del look maschile e della tradizione tessile, ma tutta la sensorialità tattile, la morbidezza, la sofficità e la preziosità di un tessuto Zegna in 100% seta.
«Elegante, dandy, easy, colorata, sempre sofisticata», per usare le parole di una pubblicità del gruppo, la seta che esce dalla Tessitura di Novara ha ancora molte carte in tavola da giocare, ma ora è tempo di celebrare il passato per progettare il futuro.
Informazioni utili
«La seta dall’Asia alla Zegna». Casa Zegna, via Marconi, 23 - Trivero (Biella). Orari: domenica, ore 14.00-18.00. Ingresso gratuito. Informazioni: tel. 015.7591463 o archivio.fondazione@zegna.com. Sito internet: www.casazegna.org. Inaugurazione: sabato 17 maggio, dalle ore 16.00, con laboratori gratuiti per bambini. Da domenica 18 maggio a domenica 29 giugno 2014.
giovedì 15 maggio 2014
Venezia, Bollani mette in musica i «Tondi» di Vedova
Bollani «sostiene» Vedova. Si potrebbe riassumere così, parafrasando il titolo della trasmissione musicale di Rai Tre andata in onda lo scorso autunno, l’appuntamento in programma giovedì 16 maggio a Venezia, nei suggestivi spazi dei Magazzini del Sale alle Zattere, a pochi passi dalla collezione Pinault di Punta Dogana e dalla Guggenheim, in quello che è stato ribattezzato il «chilometro dell’arte veneziano».
La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, presieduta da Alfredo Bianchini, ha, infatti, deciso di affidare al talentuoso ed eclettico pianista jazz, che ha suonato con prestigiose orchestre sinfoniche e che ha collaborato con artisti pop come Jovanotti e Claudio Baglioni, l’evento di inaugurazione (rigorosamente a numero chiuso, per comprensibili motivi di spazio) della nuova mostra dedicata al maestro veneziano, in programma dal 17 maggio al 2 novembre, nei giorni della quattordicesima edizione della Biennale d’architettura.
Dopo gli eccezionali appuntamenti che hanno visto fianco a fianco le opere di Emilio Vedova (1919-2006) con i lavori di Louise Bourgeois, le installazioni di Anselm Kiefer, l’architettura dei teatri di Aldo Rossi e le sculture di Roy Lichtenstein, sarà, infatti, nuovamente attivata la straordinaria macchina espositiva progettata da Renzo Piano, in funzione dal giugno 2009 quando i cinquecenteschi Magazzini del Sale sono stati riaperti alla fruizione del pubblico, dopo un accurato intervento di restauro che ne ha preservato le originarie pareti in mattoni e le capriate a sostegno della copertura.
L’occasione è offerta dalla mostra «Vedova in tondo», che propone al pubblico un aspetto peculiare della ricerca artistica del maestro veneziano, ovvero il passaggio alla pittura e alla scultura circolare, sviluppatosi a partite dal 1984.
Cinque grandi «Tondi», realizzati nel biennio 1985-1987, sono stati collocati lungo le pareti del magazzino, in dialogo con un «Disco» del ciclo «Non dove ’86», posto sul pavimento, e una selezione di opere della serie «Oltre» e di grandi teleri degli anni Ottanta, molti dei quali inediti, movimentati dalle navette robotizzate nello spazio della grande navata che fu deposito di sale ai tempi della Serenissima.
Stefano Bollani darà voce, con la sua curiosità creativa e la sua forza vitale, alla mostra alle Zattere, ovvero ai «Tondi» di Emilio Vedova, con alcune improvvisazioni in loco, per le quali il presidente della fondazione veneziana, Alfredo Bianchini, ha parlato di «Quadri da un’esposizione», citando per assonanza la partitura di Modest Musorgskij che esprime il tentativo di tradurre in musica alcuni disegni e acquerelli dell’amico artista Viktor Aleksandrovic Hartmann.
È la prima volta nella storia dell’istituzione lagunare che si propone un accostamento diretto con la musica, al fine di evocare l’attenzione particolare di Emilio Vedova per questa forma di espressione artistica che lo ha visto coprotagonista, nel 1984, dell’indimenticabile «Prometeo» di Luigi Nono, assieme, ancora una volta, a Renzo Piano.
La performance di Stefano Bollani verrà registrata e il video della serata sarà, poi, riproposto per l’intera durata della mostra. Un modo, questo, per far vivere l’emozione di uno specialissimo incontro tra l’astrattismo della pittura vedoviana e il virtuosismo delle sette note bollaniane anche a chi non potrà entrare, il giorno dell’inaugurazione, negli splendidi spazi dei Magazzini del Sale.
Didascalie delle immagini
[fig.1 ] Ritratto di Stefano Bollani. Foto di Valentina Cenni; [fig. 2] Emilio Vedova, «Tondo '85 - 2», 1985. Pittura su tela, diametro 280 cm. Foto di Vittorio Pavan. Magazzini del Sale, Venezia; [fig. 3] La macchina di Renzo Piano in funzione. Foto di Michele Crosera
Informazioni utili
«Vedova in tondo». Magazzino del Sale, Zattere 266 – Venezia. Orari: 10.30-18.00; chiuso il martedì. Informazioni: tel. 041.5226626 o info@fondazionevedova.org. Sito internet: www.fondazionevedova.org. Dal 17 maggio al 2 novembre 2014.
La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, presieduta da Alfredo Bianchini, ha, infatti, deciso di affidare al talentuoso ed eclettico pianista jazz, che ha suonato con prestigiose orchestre sinfoniche e che ha collaborato con artisti pop come Jovanotti e Claudio Baglioni, l’evento di inaugurazione (rigorosamente a numero chiuso, per comprensibili motivi di spazio) della nuova mostra dedicata al maestro veneziano, in programma dal 17 maggio al 2 novembre, nei giorni della quattordicesima edizione della Biennale d’architettura.
Dopo gli eccezionali appuntamenti che hanno visto fianco a fianco le opere di Emilio Vedova (1919-2006) con i lavori di Louise Bourgeois, le installazioni di Anselm Kiefer, l’architettura dei teatri di Aldo Rossi e le sculture di Roy Lichtenstein, sarà, infatti, nuovamente attivata la straordinaria macchina espositiva progettata da Renzo Piano, in funzione dal giugno 2009 quando i cinquecenteschi Magazzini del Sale sono stati riaperti alla fruizione del pubblico, dopo un accurato intervento di restauro che ne ha preservato le originarie pareti in mattoni e le capriate a sostegno della copertura.L’occasione è offerta dalla mostra «Vedova in tondo», che propone al pubblico un aspetto peculiare della ricerca artistica del maestro veneziano, ovvero il passaggio alla pittura e alla scultura circolare, sviluppatosi a partite dal 1984.
Cinque grandi «Tondi», realizzati nel biennio 1985-1987, sono stati collocati lungo le pareti del magazzino, in dialogo con un «Disco» del ciclo «Non dove ’86», posto sul pavimento, e una selezione di opere della serie «Oltre» e di grandi teleri degli anni Ottanta, molti dei quali inediti, movimentati dalle navette robotizzate nello spazio della grande navata che fu deposito di sale ai tempi della Serenissima.
Stefano Bollani darà voce, con la sua curiosità creativa e la sua forza vitale, alla mostra alle Zattere, ovvero ai «Tondi» di Emilio Vedova, con alcune improvvisazioni in loco, per le quali il presidente della fondazione veneziana, Alfredo Bianchini, ha parlato di «Quadri da un’esposizione», citando per assonanza la partitura di Modest Musorgskij che esprime il tentativo di tradurre in musica alcuni disegni e acquerelli dell’amico artista Viktor Aleksandrovic Hartmann.È la prima volta nella storia dell’istituzione lagunare che si propone un accostamento diretto con la musica, al fine di evocare l’attenzione particolare di Emilio Vedova per questa forma di espressione artistica che lo ha visto coprotagonista, nel 1984, dell’indimenticabile «Prometeo» di Luigi Nono, assieme, ancora una volta, a Renzo Piano.
La performance di Stefano Bollani verrà registrata e il video della serata sarà, poi, riproposto per l’intera durata della mostra. Un modo, questo, per far vivere l’emozione di uno specialissimo incontro tra l’astrattismo della pittura vedoviana e il virtuosismo delle sette note bollaniane anche a chi non potrà entrare, il giorno dell’inaugurazione, negli splendidi spazi dei Magazzini del Sale.
Didascalie delle immagini
[fig.1 ] Ritratto di Stefano Bollani. Foto di Valentina Cenni; [fig. 2] Emilio Vedova, «Tondo '85 - 2», 1985. Pittura su tela, diametro 280 cm. Foto di Vittorio Pavan. Magazzini del Sale, Venezia; [fig. 3] La macchina di Renzo Piano in funzione. Foto di Michele Crosera
Informazioni utili
«Vedova in tondo». Magazzino del Sale, Zattere 266 – Venezia. Orari: 10.30-18.00; chiuso il martedì. Informazioni: tel. 041.5226626 o info@fondazionevedova.org. Sito internet: www.fondazionevedova.org. Dal 17 maggio al 2 novembre 2014.
mercoledì 14 maggio 2014
Milano Asian Art, nove mostre che profumano d’Oriente
Raffinati manufatti di arte buddhista antica del nord India e del Gandhara storico, colorati tappeti Kilim tessuti da comunità nomadi della Persia, preziose sculture cinesi in terracotta e giada realizzate tra il II secolo a.C. e il Seicento, eleganti opere di design giapponese datate al primo Novecento: è ricco il carnet di proposte messo in cantiere per la quinta edizione della Milano Asian Art, unico evento italiano che mira a promuovere l’arte orientale.
Da giovedì 15 a sabato 24 maggio, per dieci giorni, il capoluogo lombardo si ammanterà, dunque, delle atmosfere esotiche ed eteree che caratterizzano lo stile e il gusto asiatici grazie alla collaborazione di otto gallerie cittadine: Dalton Somarè, David Sorgato, Giuseppe Piva, Illulian, La Galliavola, Mirco Cattai, Renzo Freschi e Gracis, dove verrà proposta la mostra di oggetti in ceramica e bronzo «Japanese Design of the 20th century», a cura di Joost van den Bergh e di Ben Janssens, uno dei maggiori specialisti internazionali di arte asiatica e, per anni, chairman antiquairs del Tefaf di Maastricht.
A queste realtà si unirà, anche per l’edizione 2014, una delle istituzioni milanesi che da sempre ha con il mondo del collezionismo un legame molto forte, il museo Poldi Pezzoli, nel quale l’attenzione sarà focalizzata su un oggetto particolarmente interessante della sua raccolta: un Bruciaprofumi a forma di tapiro in bronzo dorato decorato a smalti cloisonné, proveniente dalla Cina della dinastia Qing (XVII – XVIII secolo).
Dalle moderne lacche giapponesi di Tomizo Saratani (Kyoto, 1949), in mostra da Giuseppe Piva, alle memorie di viaggio del milanese Roberto Meazza, ovvero una trentina di immagini scattate in India tra gli anni Settanta e Ottanta, esposte da Renzo Freschi, questa edizione della Milano Asian Art offrirà al pubblico una visione articolata sia dal punto di vista cronologico, muovendo dall’antichità al periodo contemporaneo, sia da quello culturale, spaziando dal vicino all’estremo Oriente e attraversando il sub-continente indiano e il sud-est asiatico.
Attraverso nove rassegne, il collezionista o il semplice curioso potranno avere anche una visione completa per tecniche e materiali, accostandosi a marmi e pietre, giade e lacche, porcellane e avori, bronzi e tappeti, opere in legno e, novità di questo quinto appuntamento, la fotografia nella duplice veste di arte e testimonianza storico-sociale. È il caso della mostra «Minguo - Fermoimmagine di un'epoca» alla galleria «La Galliavola» che racconterà usi e costumi in voga nella Cina della Prima Repubblica, in quel frammento di millennio chiamato appunto Minguo (1936-1940), attraverso un album di più di cento scatti realizzati da un giovane marinaio imbarcatosi nel 1936 sulla nave «Lepanto», al quale saranno accostati oggetti d’epoca come, per esempio, una piccola coppa millefleurs in porcellana, datata ai primi del Novecento, e una scatola decorata a smalti cloisonné del periodo Jiaqing (1795-1820).
Nel molteplice mondo dell’espressività artistica asiatica, la galleria Dalton-Somaré ha, invece, scelto di focalizzare il proprio interesse sull’arte antica buddhista del nord India e del Gandhara storico, proponendo un viaggio alle radici dell’iconografia del pantheon e del buddhismo mahayanico attraverso splendide e rilevanti sculture in bronzo, pietra e terracotta come un «Buddha in predicazione» (II secolo) e un «Ercole - Vajrapani» (IV secolo circa).
Mentre altre due gallerie, la David Sorgato e la Illulian, omaggeranno l’antica arte asiatica della tessitura di tappeti, l’una proponendo la mostra «Il tesoro dei monti Zagros» con preziosi Kilim Qashqa’i e vivaci Sofreh di fattura persiana, l’altra allestendo l’esposizione «Zaronim», che permetterà di ammirare meravigliosi manufatti caucasici come un inusuale Alpan Kuba dal raro fondo color zafferano, un caratteristico Cane Foo cinese, un rarissimo Suzani uzbeko in seta con il suo sole raggiante e un Tibetano tigrato usato come giaciglio.
Infine, Mirco Cattai proporrà nella sua galleria un percorso tra dipinti del periodo Qing (XVIII-XIX secolo) e sculture che vanno dalla dinastia Han (II secolo a.C.) all’epoca Ming (XVII secolo d.C.), opere, queste, riunite sotto il titolo «Ma dao cheng gong», una frase dell’antica tradizione cinese che augurava prosperità e benessere con l’arrivo dell’anno del cavallo, animale che gli oroscopi orientali celebrano proprio quest’anno.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Brucia profumi a forma di tapiro, particolare. Cina, Dinastia Qing, XVII - XVIII secolo. Bronzo dorato e smalti cloisonné. Milano, Museo Poldi Pezzoli, inventario num. 1125. Opera esposta al Museo Poldi Pezzoli di Milano; [fig. 2] Takahashi Kaishu (attivo tra 1929-1982), «Colombe». Bronzo, h. cm. 12,5. Opera esposta alla galleria Gracis di Milano nella mostra «Japanese Design of the 20th century»; [fig. 3] Tomizo Saratani, «Scatola», 2013. Conchiglie e lacca, cm 4,5 x 8 x 8. Opera esposta nella mostra «L’anima nella lacca» alla galleria Giuseppe Piva di Milano; [fig. 4] Roberto Meazza, La moschea di Jama Masjid a Delhi, 1983. Fotografia esposta nella mostra «My indian memories» alla galleria Renzo Freschi di Milano, nell'ambito della V edizione della Milano Asian Art; [fig. 5] Una scatola cloisonné del periodo Jiaqing (1795-1820), h cm 14. Opera esposta nella mostra «Minguo - Fermoimmagine di un'epoca» alla galleria «La Galliavola» di Milano; [fig. 6] «Buddha in predicazione». Grande Gandhara, Valle dello Swat, II secolo. Scisto, 86 cm. Opera esposta nella mostra «Arte antica buddhista» alla galleria Dalton-Somaré di Milano; [fig. 7] Kilim Qashgah'i, Persia, circa 1986. Lana su lana, cm 236x145. Tappeto esposto nella mostra «Il tesoro dei monti Zagros» alla galleria David Sorgato di Milano.
Informazioni utili
Milano Asian Art.
«Japanese Design of the 20th century» - Galleria Gracis, piazza Castello, 16 – Milano (tel. 02.36564455 o gracis@gracis.com). «Arte antica buddhista» - Galleria Dalton - Somaré, via Borgonuovo, 5 – Milano (tel. 02.89096173 o info@daltonsomare.com); «Il tesoro dei monti Zagros» - Galleria David Sorgato, via Sant’Orsola, 13 – Milano (tel. 02.86453592 o info@davidsorgato.com); «L'anima nella lacca» - Giuseppe Piva, via San Damiano, 2 – Milano (tel. 02.36564455 o info@giuseppepiva.com); «Zarunin» - Illulian, via Manzoni, 37/41 - Milano (tel 02.6570108 o illulian@illulian.com); «Minguo - Fermoimmagine di un'epoca» - La Galliavola, via Borgogna, 9 – Milano (tel. 02.76007706 o info@lagalliavola.com); «Ma dao cheng gong» - Mirco Cattai, via Manzoni, 12 – Milano (tel. e fax 02.76008959 o info@mircocattai.com); «My indian memories» - Renzo Freschi, via Gesù, 17 – Milano (tel. 02.794574 o info@renzofreschi.com); Brucia profumi a forma di tapiro - Museo Poldi Pezzoli,Via Manzoni, 12 - Milano (tel. 02.794889 o 02.796334 o info@museopoldipezzoli.org).
Orari nelle gallerie del circuito: lunedì 15.00-19.00, martedì-sabato, ore 11.00-19.00; domenica chiuso.
Orari al museo Poldi Pezzoli: 10.00-18.00; chiuso il martedì.
Ingresso nelle gallerie del circuito: gratuito.
Ingresso al museo Poldi Pezzoli: intero € 9,00, ridotto € 6,00, scolaresche € 2,00.
Informazioni: presso le singole gallerie o sul sito www.asianart.milano.it.
Inaugurazione: giovedì 15 maggio, dalle ore 17.00. Da giovedì 15 a sabato 24 maggio 2014.
Da giovedì 15 a sabato 24 maggio, per dieci giorni, il capoluogo lombardo si ammanterà, dunque, delle atmosfere esotiche ed eteree che caratterizzano lo stile e il gusto asiatici grazie alla collaborazione di otto gallerie cittadine: Dalton Somarè, David Sorgato, Giuseppe Piva, Illulian, La Galliavola, Mirco Cattai, Renzo Freschi e Gracis, dove verrà proposta la mostra di oggetti in ceramica e bronzo «Japanese Design of the 20th century», a cura di Joost van den Bergh e di Ben Janssens, uno dei maggiori specialisti internazionali di arte asiatica e, per anni, chairman antiquairs del Tefaf di Maastricht.
A queste realtà si unirà, anche per l’edizione 2014, una delle istituzioni milanesi che da sempre ha con il mondo del collezionismo un legame molto forte, il museo Poldi Pezzoli, nel quale l’attenzione sarà focalizzata su un oggetto particolarmente interessante della sua raccolta: un Bruciaprofumi a forma di tapiro in bronzo dorato decorato a smalti cloisonné, proveniente dalla Cina della dinastia Qing (XVII – XVIII secolo).
Dalle moderne lacche giapponesi di Tomizo Saratani (Kyoto, 1949), in mostra da Giuseppe Piva, alle memorie di viaggio del milanese Roberto Meazza, ovvero una trentina di immagini scattate in India tra gli anni Settanta e Ottanta, esposte da Renzo Freschi, questa edizione della Milano Asian Art offrirà al pubblico una visione articolata sia dal punto di vista cronologico, muovendo dall’antichità al periodo contemporaneo, sia da quello culturale, spaziando dal vicino all’estremo Oriente e attraversando il sub-continente indiano e il sud-est asiatico.
Attraverso nove rassegne, il collezionista o il semplice curioso potranno avere anche una visione completa per tecniche e materiali, accostandosi a marmi e pietre, giade e lacche, porcellane e avori, bronzi e tappeti, opere in legno e, novità di questo quinto appuntamento, la fotografia nella duplice veste di arte e testimonianza storico-sociale. È il caso della mostra «Minguo - Fermoimmagine di un'epoca» alla galleria «La Galliavola» che racconterà usi e costumi in voga nella Cina della Prima Repubblica, in quel frammento di millennio chiamato appunto Minguo (1936-1940), attraverso un album di più di cento scatti realizzati da un giovane marinaio imbarcatosi nel 1936 sulla nave «Lepanto», al quale saranno accostati oggetti d’epoca come, per esempio, una piccola coppa millefleurs in porcellana, datata ai primi del Novecento, e una scatola decorata a smalti cloisonné del periodo Jiaqing (1795-1820).
Nel molteplice mondo dell’espressività artistica asiatica, la galleria Dalton-Somaré ha, invece, scelto di focalizzare il proprio interesse sull’arte antica buddhista del nord India e del Gandhara storico, proponendo un viaggio alle radici dell’iconografia del pantheon e del buddhismo mahayanico attraverso splendide e rilevanti sculture in bronzo, pietra e terracotta come un «Buddha in predicazione» (II secolo) e un «Ercole - Vajrapani» (IV secolo circa).
Mentre altre due gallerie, la David Sorgato e la Illulian, omaggeranno l’antica arte asiatica della tessitura di tappeti, l’una proponendo la mostra «Il tesoro dei monti Zagros» con preziosi Kilim Qashqa’i e vivaci Sofreh di fattura persiana, l’altra allestendo l’esposizione «Zaronim», che permetterà di ammirare meravigliosi manufatti caucasici come un inusuale Alpan Kuba dal raro fondo color zafferano, un caratteristico Cane Foo cinese, un rarissimo Suzani uzbeko in seta con il suo sole raggiante e un Tibetano tigrato usato come giaciglio.
Infine, Mirco Cattai proporrà nella sua galleria un percorso tra dipinti del periodo Qing (XVIII-XIX secolo) e sculture che vanno dalla dinastia Han (II secolo a.C.) all’epoca Ming (XVII secolo d.C.), opere, queste, riunite sotto il titolo «Ma dao cheng gong», una frase dell’antica tradizione cinese che augurava prosperità e benessere con l’arrivo dell’anno del cavallo, animale che gli oroscopi orientali celebrano proprio quest’anno.
Didascalie delle immagini
Informazioni utili
Milano Asian Art.
«Japanese Design of the 20th century» - Galleria Gracis, piazza Castello, 16 – Milano (tel. 02.36564455 o gracis@gracis.com). «Arte antica buddhista» - Galleria Dalton - Somaré, via Borgonuovo, 5 – Milano (tel. 02.89096173 o info@daltonsomare.com); «Il tesoro dei monti Zagros» - Galleria David Sorgato, via Sant’Orsola, 13 – Milano (tel. 02.86453592 o info@davidsorgato.com); «L'anima nella lacca» - Giuseppe Piva, via San Damiano, 2 – Milano (tel. 02.36564455 o info@giuseppepiva.com); «Zarunin» - Illulian, via Manzoni, 37/41 - Milano (tel 02.6570108 o illulian@illulian.com); «Minguo - Fermoimmagine di un'epoca» - La Galliavola, via Borgogna, 9 – Milano (tel. 02.76007706 o info@lagalliavola.com); «Ma dao cheng gong» - Mirco Cattai, via Manzoni, 12 – Milano (tel. e fax 02.76008959 o info@mircocattai.com); «My indian memories» - Renzo Freschi, via Gesù, 17 – Milano (tel. 02.794574 o info@renzofreschi.com); Brucia profumi a forma di tapiro - Museo Poldi Pezzoli,Via Manzoni, 12 - Milano (tel. 02.794889 o 02.796334 o info@museopoldipezzoli.org).
Orari nelle gallerie del circuito: lunedì 15.00-19.00, martedì-sabato, ore 11.00-19.00; domenica chiuso.
Orari al museo Poldi Pezzoli: 10.00-18.00; chiuso il martedì.
Ingresso nelle gallerie del circuito: gratuito.
Ingresso al museo Poldi Pezzoli: intero € 9,00, ridotto € 6,00, scolaresche € 2,00.
Informazioni: presso le singole gallerie o sul sito www.asianart.milano.it.
Inaugurazione: giovedì 15 maggio, dalle ore 17.00. Da giovedì 15 a sabato 24 maggio 2014.
martedì 13 maggio 2014
Dagli abissi marini al parco di Villa Necchi: in mostra a Milano le sculture polimorfe di Louise Manzon
L’installazione site specific, intitolata «Message in the bubble», è promossa da Advantage Première Art Fund in occasione della sesta edizione del forum «Global Perspectives Competitiveness & Growth», con l’intento di testimoniare come la sperimentazione estetica contemporanea possa essere utile ad accendere i riflettori su un tema importante come quello dell’attenzione alla sostenibilità ambientale, da sempre caro ad Advantage Financial, investment company indipendente, costituita da un gruppo di banchieri da tempo attivi sui mercati finanziari internazionali.
Nell’opera esposta a Villa Necchi, l’artista francese d’origine, brasiliana di nascita e italiana d’adozione, con studi in design industriale alla Fondazione «Armando Alvares Penteado» di San Paolo e in pittura e scultura all’Art Student League e alla National Academy Museum and School of Fine Arts di New York, rievoca creature marine primordiali, forme primigenie di vita acquatica che abitano il mondo antico degli abissi e che sono intrappolate nelle gabbie dell’indifferenza, in delicatissime bolle che la società contemporanea sembra aver costruito per non sentire le esigenze dei mari e del pianeta, del loro stato di salute.
Le sculture realizzate per l’evento di Advantage Financial, modellate con un materiale antico come la terracotta, lanciano così un grido d’aiuto che fatica a farsi comprendere e a essere colto nella sua urgenza, soprattutto da un’economia quasi del tutto priva di sensibilità ecologica.
Contaminazione è la parola chiave del lavoro esposto, così come di tutta la produzione di Louise Manzon, nella quale le lezioni dei massimi esponenti dell’Art Nouveau in relazione con il japonisme, «sedimentate in un secolo di cultura visiva francese attraverso tutto il cosmo delle arti decorative», si mescolano con le «magie infinite della natura e delle fantasmagorie d’un Brasile da sogno».
«Louise Manzon, per usare ancora le parole di Philippe Daverio, è una francese diventata barocca per via del Brasile. E nel rendersi barocca ha mutato la più francese delle lingue estetiche, quella che proviene dalle sperimentazioni della terra plasmata, cotta e colorata; esperimento che la cultura visiva e oggettuale di Francia aveva portato ai limiti del virtuosismo in quegli anni formidabili dell’innovazione perenne che furono quelli dell’Art Nouveau».
Così tra le creazioni dell’artista, la cui opera è stata esposta anche negli Stati Uniti e in Svizzera, è nato - suggerisce il critico d’arte alsaziano- «il ciclo dei pesci, plasmati come se la natura folle del tropico avesse dato loro un’energia della quale la terracotta restituisce il movimento, colorati dalla sofisticata capacità di portare le temperature del forno a colare e sedimentare l’immaginazione cromatica trasformata in materia». Un mondo curioso e magico, dunque, quello a cui dà vita Louise Manzon, da assaporare passeggiando lentamente tra le magnolie del Parco milanese di Villa Necchi.
Informazioni utili
«Message in the bubble». Villa Necchi Campiglio – Fondo ambiente italiano, via Mozart 14, Milano. Orari: mercoledì-domenica, ore 10.00-18.00. Ingresso libero (il giardino di villa Necchi è accessibile senza biglietto di ingresso).Informazioni: Advantage Premiere Art, largo Augusto, tel. 02.76007378 o premiere@advantageart.net. Inaugurazione: 14 maggio 2014, ore 18.30-22.00; per accedere è necessario accreditarsi all'indirizzo premiere@advantageart.net. Dal 15 maggio al 2 giugno 2014.
lunedì 12 maggio 2014
«Scatti da favola», quando una foto rilegge Andersen
«Nove fiammiferaie, otto principesse sul pisello, cinque sirenette, tre paia di scarpette rosse, tre anatroccoli e due vestiti nuovi dell’imperatore»: così lo staff del «Premio H.C. Andersen – Baia delle favole» sintetizza le trenta migliori fotografie giunte alla segreteria del concorso «Scatti da favola», promosso dal Comune di Sestri Levante.
A selezionare il materiale pervenuto in Liguria è stata una giuria composta da cinque esperti di immagine: Giorgio Bergami, il «decano dei fotografi genovesi» che ha immortalato personaggi famosi quali Liz Taylor e Maria Callas e momenti importanti della nostra storia contemporanea come il conflitto jugoslavo nelle strade di Sarajevo; Mario Benvenuto, art director dell’agenzia «Supervisione»; Roberto Montanari, fondatore di «Carpe Diem» e del festival fotografico «Una penisola di luce»; Stefano Rolli, già disegnatore per la Disney e ora vignettista del quotidiano «Il Secolo XIX»; e Alberto Terrile, fotografo creativo, attivo nel campo editoriale e dello spettacolo, che ha vinto più volte il «Kodak European Gold Award».
Serena Biagini, Vincenzo Cammarata, Luca Carrà, Silvia Casali, Vito Cofano, Sara Cola, Francesca Coppola, Carolina Cuneo, Elise De Gauche, Federica Fugazzi, Marco Giorgerini, Laura Giovannetti, Micaela Gotelli, Pino Marasco, Dovile Martinaityte, Antonella Pandini, Giulia Portunato, Michela Razza, Ilaria Schenone, Nicoletta Solinas, Sara Spallarossa, Cinzia Stalteri, Riccardo Tenca, Marco Toschi e Alessandra Valentino sono i nomi dei trenta semifinalisti, autori che hanno riletto alcune delle fiabe più note di Hans Christian Andersen: «La piccola fiammiferaia», «La principessa sul pisello», «Le scarpette rosse», « Il brutto anatroccolo», «La sirenetta» e «I vestiti nuovi dell’imperatore».
Vanità, amore, bellezza, bruttezza, bontà d’animo, povertà, lusso, affetti e dispetti in famiglia sono solo alcuni dei temi trattati nelle foto scelte, che riproducono, nella maggior parte dei casi, nobildonne incontentabili, bambine povere, ragazze-pesce e scarpette rosse.
«Abilità tecnica, originalità dell’idea in riferimento al tema proposto, naturalezza e capacità di cogliere l’attimo, oltre a impegno e perizia nel costruire veri e propri set con tanto di costumi -raccontano gli organizzatori del concorso- sono stati gli elementi vincenti».
«Il premio si è, inoltre, proposto di evidenziare -spiegano ancora da Sestri Levante- come nell’era del digitale fare fotografie sia alla portata di tutti, ma inevitabilmente, facilità di mezzo non equivale a successo garantito, come a dire che le buone idee non vengono tutti i giorni, che la pratica e l’esercizio sono strumenti indispensabili per realizzarle».
Tra le trenta immagini selezionate ci sarà un’ulteriore scrematura. Ne rimarranno, infatti, in gara dieci per la fase social del concorso, che si svolgerà sul sito internet del quotidiano «Il Secolo XIX» e sul profilo Facebook del Premio H. C. Andersen. Le tre che otterranno il maggior numero di Like da parte degli utenti saranno premiate: la prima classificata otterrà un fine settimana a Sestri Levante durante la diciassettesima edizione di Andersen Festival (5-8 giugno 2014); mentre la seconda e la terza riceveranno un riconoscimento da Medici senza frontiere, onlus da sempre attenta alla produzione di documentazione fotografica, spesso magistrale ed emozionante, per sensibilizzare l’opinione pubblica.
«Scatti da favola» è stata la grande novità di questa edizione dello storico festival ligure di teatro e narrazione all’aperto intitolato all’autore danese, da sempre curato da Artificio 23, con la direzione artistica di Leonardo Pischedda, e che quest’anno avrà come filo conduttore il tema «Arte come energia – Energia per la vita» e guarderà alla storia del Rwanda, ricordando il genocidio dell’etnia Tutsi avvenuto nel 1994.
Piccole fiammiferaie contemporanee nelle vesti di anziane signore sul bordo di una strada, sirenette in stile Barbie, scarpette rosse suggerite da un’ombra sul muro o da un nanetto su un tavolo, papere e piccioni a rappresentare moderni brutti anatroccoli e, infine, tronfi uomini a rinfreschi matrimoniali o stropicciate camice su grucce in una camera da letto per reinterpretare una favola come «I vestiti nuovi dell’imperatore»: questi alcuni degli scatti selezionati, piccole storie che raccontano il vissuto emozionale oltre che quello narrativo delle fiabe di Andersen. Racconti senza tempo che incontrano il più social tra i mezzi artistici: la fotografia.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Luca Carrà, «La principessa sul pisello», 2014; [fig. 2] Federica Fugazzi, Cucimi l'anima, 2014 (rilettura della fiaba «I vestiti nuovi dell’imperatore»); [fig. 3] Sara Spallarossa, «Scoperta», 2014 (rilettura della fiaba «La sirenetta»); [fig. 4] Vincenzo Cammarata, «Il sogno trittico», 2014 (rilettura della fiaba «La principessa sul pisello»)
Informazioni utili
Premio Andersen - Baia delle favole, Piazza Matteotti, 3 – 16039 Sestri Levante. Sito web: www.andersenpremio.it. Informazioni: Segreteria del premio: informagiovani@comune.sestri-levante.ge.it e andersen@comune.sestri-levante.ge.it; tel. 0185.458490 (lunedì, ore 10.00-13.00 e ore 14.00-17.00; mercoledì, ore 10.00-13.00 e ore 14.00-17.00; venerdì, ore 9.00/13.00.
A selezionare il materiale pervenuto in Liguria è stata una giuria composta da cinque esperti di immagine: Giorgio Bergami, il «decano dei fotografi genovesi» che ha immortalato personaggi famosi quali Liz Taylor e Maria Callas e momenti importanti della nostra storia contemporanea come il conflitto jugoslavo nelle strade di Sarajevo; Mario Benvenuto, art director dell’agenzia «Supervisione»; Roberto Montanari, fondatore di «Carpe Diem» e del festival fotografico «Una penisola di luce»; Stefano Rolli, già disegnatore per la Disney e ora vignettista del quotidiano «Il Secolo XIX»; e Alberto Terrile, fotografo creativo, attivo nel campo editoriale e dello spettacolo, che ha vinto più volte il «Kodak European Gold Award».
Serena Biagini, Vincenzo Cammarata, Luca Carrà, Silvia Casali, Vito Cofano, Sara Cola, Francesca Coppola, Carolina Cuneo, Elise De Gauche, Federica Fugazzi, Marco Giorgerini, Laura Giovannetti, Micaela Gotelli, Pino Marasco, Dovile Martinaityte, Antonella Pandini, Giulia Portunato, Michela Razza, Ilaria Schenone, Nicoletta Solinas, Sara Spallarossa, Cinzia Stalteri, Riccardo Tenca, Marco Toschi e Alessandra Valentino sono i nomi dei trenta semifinalisti, autori che hanno riletto alcune delle fiabe più note di Hans Christian Andersen: «La piccola fiammiferaia», «La principessa sul pisello», «Le scarpette rosse», « Il brutto anatroccolo», «La sirenetta» e «I vestiti nuovi dell’imperatore».
Vanità, amore, bellezza, bruttezza, bontà d’animo, povertà, lusso, affetti e dispetti in famiglia sono solo alcuni dei temi trattati nelle foto scelte, che riproducono, nella maggior parte dei casi, nobildonne incontentabili, bambine povere, ragazze-pesce e scarpette rosse.
«Abilità tecnica, originalità dell’idea in riferimento al tema proposto, naturalezza e capacità di cogliere l’attimo, oltre a impegno e perizia nel costruire veri e propri set con tanto di costumi -raccontano gli organizzatori del concorso- sono stati gli elementi vincenti».
«Il premio si è, inoltre, proposto di evidenziare -spiegano ancora da Sestri Levante- come nell’era del digitale fare fotografie sia alla portata di tutti, ma inevitabilmente, facilità di mezzo non equivale a successo garantito, come a dire che le buone idee non vengono tutti i giorni, che la pratica e l’esercizio sono strumenti indispensabili per realizzarle».
Tra le trenta immagini selezionate ci sarà un’ulteriore scrematura. Ne rimarranno, infatti, in gara dieci per la fase social del concorso, che si svolgerà sul sito internet del quotidiano «Il Secolo XIX» e sul profilo Facebook del Premio H. C. Andersen. Le tre che otterranno il maggior numero di Like da parte degli utenti saranno premiate: la prima classificata otterrà un fine settimana a Sestri Levante durante la diciassettesima edizione di Andersen Festival (5-8 giugno 2014); mentre la seconda e la terza riceveranno un riconoscimento da Medici senza frontiere, onlus da sempre attenta alla produzione di documentazione fotografica, spesso magistrale ed emozionante, per sensibilizzare l’opinione pubblica.
«Scatti da favola» è stata la grande novità di questa edizione dello storico festival ligure di teatro e narrazione all’aperto intitolato all’autore danese, da sempre curato da Artificio 23, con la direzione artistica di Leonardo Pischedda, e che quest’anno avrà come filo conduttore il tema «Arte come energia – Energia per la vita» e guarderà alla storia del Rwanda, ricordando il genocidio dell’etnia Tutsi avvenuto nel 1994.
Piccole fiammiferaie contemporanee nelle vesti di anziane signore sul bordo di una strada, sirenette in stile Barbie, scarpette rosse suggerite da un’ombra sul muro o da un nanetto su un tavolo, papere e piccioni a rappresentare moderni brutti anatroccoli e, infine, tronfi uomini a rinfreschi matrimoniali o stropicciate camice su grucce in una camera da letto per reinterpretare una favola come «I vestiti nuovi dell’imperatore»: questi alcuni degli scatti selezionati, piccole storie che raccontano il vissuto emozionale oltre che quello narrativo delle fiabe di Andersen. Racconti senza tempo che incontrano il più social tra i mezzi artistici: la fotografia.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Luca Carrà, «La principessa sul pisello», 2014; [fig. 2] Federica Fugazzi, Cucimi l'anima, 2014 (rilettura della fiaba «I vestiti nuovi dell’imperatore»); [fig. 3] Sara Spallarossa, «Scoperta», 2014 (rilettura della fiaba «La sirenetta»); [fig. 4] Vincenzo Cammarata, «Il sogno trittico», 2014 (rilettura della fiaba «La principessa sul pisello»)
Informazioni utili
Premio Andersen - Baia delle favole, Piazza Matteotti, 3 – 16039 Sestri Levante. Sito web: www.andersenpremio.it. Informazioni: Segreteria del premio: informagiovani@comune.sestri-levante.ge.it e andersen@comune.sestri-levante.ge.it; tel. 0185.458490 (lunedì, ore 10.00-13.00 e ore 14.00-17.00; mercoledì, ore 10.00-13.00 e ore 14.00-17.00; venerdì, ore 9.00/13.00.
venerdì 9 maggio 2014
I tesori del Portogallo in mostra a Torino
Ci sono uno splendido altare trecentesco della Natività in lamina d’argento dorato e legno parzialmente dipinto, proveniente dal Museu de Alberto Sampaio a Guimarães, e un cofano seicentesco in cristallo di rocca e metalli preziosi, donato dall’arcivescovo dell’indiana Goa al convento degli agostiniani di Lisbona intorno al 1610, tra le oltre centoventi opere che compongono il percorso espositivo della mostra «Tesori del Portogallo. Architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco», attualmente allestita a Palazzo Madama di Torino, nella Sala del Senato.
Attraverso pregevoli dipinti, sculture, manoscritti miniati, oreficerie, disegni e trattati provenienti da musei, chiese e raccolte private portoghesi, la rassegna racconta come e con quali occhi pittori, scultori, orafi, ricamatori e scenografi hanno guardato al vocabolario architettonico per creare oggetti i cui valori estetici e decorativi richiamano alla mente immagini di altri mondi e danno corpo a sogni e illusioni.
Sette le sezioni che compongono il percorso espositivo, concepito dal Museu nacional de Arte Antiga di Lisbona, autore della lunga ricerca che ha condotto alla realizzazione della mostra, come un viaggio alla scoperta della civiltà figurativa di una regione europea, il Portogallo appunto, che, attraverso le sue esplorazioni e la sua vasta rete commerciale, ha fatto da ponte con le culture del nord Africa, delle Americhe e dell’Asia.
L’allestimento, progettato da N4 Studio di Torino, si rivela alquanto insolito e coraggioso: scrigni preziosi, ostensori e reliquari sembrano galleggiare nel vuoto, racchiusi all'interno di teche trasparenti in plexiglass, montate su un’impalcatura in tubi metallici da cantiere nelle tonalità oro e bordeaux, come quelli che si usano in edilizia per i ponteggi.
L’uso di materiali leggeri e flessibili a ricreare la struttura spaziale della rassegna contribuisce a valorizzare i pezzi esposti, veri e propri tesori in miniatura fatti di metallo, oro, argento, avorio e pietre preziose che rendono concreta la parola «meraviglia». Ecco così guizzanti pinnacoli, volute, nicchie traforate o abitate da minuscole statue a comporre reliquari e ostensori che sembrano piccole cattedrali come quello cinquecentesco proveniente dal Museu Nacional de Machado de Castro a Coimbra, che campeggia sul materiale promozionale della mostra torinese.
Tra i manufatti esposti colpiscono l’attenzione anche un Crocifisso con calvario della fine del XVII secolo, fabbricato in avorio e con il Cristo incastonato di rubini a simulare le gocce di sangue dal costato, un tabernacolo della fine del Quattrocento, con il dipinto di un «Ecce homo» sulla porta, e una curiosa Madonna-Buddha, dettaglio di una scultura sacra con una Vergine che riproduce la posizione del dio indiano nell’ultimo stadio, prima del raggiungimento del Nirvana.
Non mancano lungo il percorso espositivo testi che hanno fornito il quadro teorico per la formazione degli architetti, con trattati che vanno dall'età classica fino alla fine del Cinquecento: da Vitruvio a Leon Battista Alberti, da Andrea Palladio e Francisco de Hollanda. Ci sono poi in mostra anche le visioni immaginarie di Giovanni Paolo Pannini e i progetti contemporanei di Siza Vieira per Milano e di Carrilho de Graça per Benevento.
L'esposizione è il primo capitolo di una collaborazione tra Torino e Lisbona. Dal 17 maggio, la capitale portoghese ospiterà, infatti, negli spazi del Museu Nacional de Arte Antiga la rassegna «I Savoia. Re e mecenati. Torino 1730-1750», con settanta pezzi provenienti dalla Galleria Sabauda, da Palazzo Madama e dal altre realtà museali del Piemonte che raccontano il profilo alto della produzione artistica cittadina nel periodo in cui Filippo Juvarra proietta la cultura di Torino nell’orizzonte della modernità europea.
Due città e due mostre, dunque, unite insieme per un progetto che guarda al futuro: in un momento di difficile congiuntura economica come l’attuale sono, infatti, importanti, se non indispensabili, politiche culturali sostenibili, basate sulla sinergia e sullo scambio di opere e conoscenze.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Ostensorio, 1527. Argento dorato. Coimbra, Museu Nacional de Machado de Castro; [fig. 2] Cofano, Venezia, circa 1600. In cristallo di rocca, legno dipinto, argento dorato e rame argentato. Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga; [fig. 3] António de Hollanda, «Santa Chiara. Libro d’Ore detto di Don Manuel», Portogallo, 1517-1551. Tempera e oro su pergamena. Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga
Informazioni utili
«Tesori del Portogallo. Architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco». Palazzo Madama - Museo civico d’arte antica, piazza Castello – Torino. Orari: martedì-sabato, ore 10.00-18.00; domenica, ore 10.00-19.00, chiuso il lunedì (la biglietteria chiude un’ora prima). Ingresso: intero € 12,00, ridotto € 10,00, gratuito per ragazzi minori di 18 anni. Informazioni: tel. 011.4433501. Sito web: www.palazzomadamatorino.it. Fino al 28 settembre 2014.
Attraverso pregevoli dipinti, sculture, manoscritti miniati, oreficerie, disegni e trattati provenienti da musei, chiese e raccolte private portoghesi, la rassegna racconta come e con quali occhi pittori, scultori, orafi, ricamatori e scenografi hanno guardato al vocabolario architettonico per creare oggetti i cui valori estetici e decorativi richiamano alla mente immagini di altri mondi e danno corpo a sogni e illusioni.
Sette le sezioni che compongono il percorso espositivo, concepito dal Museu nacional de Arte Antiga di Lisbona, autore della lunga ricerca che ha condotto alla realizzazione della mostra, come un viaggio alla scoperta della civiltà figurativa di una regione europea, il Portogallo appunto, che, attraverso le sue esplorazioni e la sua vasta rete commerciale, ha fatto da ponte con le culture del nord Africa, delle Americhe e dell’Asia.
L’allestimento, progettato da N4 Studio di Torino, si rivela alquanto insolito e coraggioso: scrigni preziosi, ostensori e reliquari sembrano galleggiare nel vuoto, racchiusi all'interno di teche trasparenti in plexiglass, montate su un’impalcatura in tubi metallici da cantiere nelle tonalità oro e bordeaux, come quelli che si usano in edilizia per i ponteggi.
L’uso di materiali leggeri e flessibili a ricreare la struttura spaziale della rassegna contribuisce a valorizzare i pezzi esposti, veri e propri tesori in miniatura fatti di metallo, oro, argento, avorio e pietre preziose che rendono concreta la parola «meraviglia». Ecco così guizzanti pinnacoli, volute, nicchie traforate o abitate da minuscole statue a comporre reliquari e ostensori che sembrano piccole cattedrali come quello cinquecentesco proveniente dal Museu Nacional de Machado de Castro a Coimbra, che campeggia sul materiale promozionale della mostra torinese.Tra i manufatti esposti colpiscono l’attenzione anche un Crocifisso con calvario della fine del XVII secolo, fabbricato in avorio e con il Cristo incastonato di rubini a simulare le gocce di sangue dal costato, un tabernacolo della fine del Quattrocento, con il dipinto di un «Ecce homo» sulla porta, e una curiosa Madonna-Buddha, dettaglio di una scultura sacra con una Vergine che riproduce la posizione del dio indiano nell’ultimo stadio, prima del raggiungimento del Nirvana.
Non mancano lungo il percorso espositivo testi che hanno fornito il quadro teorico per la formazione degli architetti, con trattati che vanno dall'età classica fino alla fine del Cinquecento: da Vitruvio a Leon Battista Alberti, da Andrea Palladio e Francisco de Hollanda. Ci sono poi in mostra anche le visioni immaginarie di Giovanni Paolo Pannini e i progetti contemporanei di Siza Vieira per Milano e di Carrilho de Graça per Benevento.
L'esposizione è il primo capitolo di una collaborazione tra Torino e Lisbona. Dal 17 maggio, la capitale portoghese ospiterà, infatti, negli spazi del Museu Nacional de Arte Antiga la rassegna «I Savoia. Re e mecenati. Torino 1730-1750», con settanta pezzi provenienti dalla Galleria Sabauda, da Palazzo Madama e dal altre realtà museali del Piemonte che raccontano il profilo alto della produzione artistica cittadina nel periodo in cui Filippo Juvarra proietta la cultura di Torino nell’orizzonte della modernità europea.
Due città e due mostre, dunque, unite insieme per un progetto che guarda al futuro: in un momento di difficile congiuntura economica come l’attuale sono, infatti, importanti, se non indispensabili, politiche culturali sostenibili, basate sulla sinergia e sullo scambio di opere e conoscenze.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Ostensorio, 1527. Argento dorato. Coimbra, Museu Nacional de Machado de Castro; [fig. 2] Cofano, Venezia, circa 1600. In cristallo di rocca, legno dipinto, argento dorato e rame argentato. Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga; [fig. 3] António de Hollanda, «Santa Chiara. Libro d’Ore detto di Don Manuel», Portogallo, 1517-1551. Tempera e oro su pergamena. Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga
Informazioni utili
«Tesori del Portogallo. Architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco». Palazzo Madama - Museo civico d’arte antica, piazza Castello – Torino. Orari: martedì-sabato, ore 10.00-18.00; domenica, ore 10.00-19.00, chiuso il lunedì (la biglietteria chiude un’ora prima). Ingresso: intero € 12,00, ridotto € 10,00, gratuito per ragazzi minori di 18 anni. Informazioni: tel. 011.4433501. Sito web: www.palazzomadamatorino.it. Fino al 28 settembre 2014.
giovedì 8 maggio 2014
Merletti a forma di barene: in mostra a Burano la land art di Maria Grazia Rosin
Trae spunto dal suggestivo paesaggio delle barene, tipici terreni di forma tabulare che caratterizzano la laguna di Venezia, il progetto «Merletto frattale – Fractal Lace» di Maria Grazia Rosin (Cortina d’Ampezzo, 1958), che, dopo essere stato presentato al pubblico sull’isola di San Francesco del Deserto in occasione della cinquantacinquesima edizione della Biennale d’arte, approda ora al Museo del merletto di Burano.
L’artista trentina di nascita e veneziana d’adozione, che ha studiato con Emilio Vedova all’Accademia di belle arti e che si è accostata anche alla sperimentazione del vetro come medium espressivo, ha colto un interessante parallelismo tra la forma a reticolo delle barene, gli intrecci del merletto ad ago e l’ancestrale tecnica di lavorazione delle reti da pesca dell’isola di Burano.
Ne è nata un’installazione in situ concepita come un work in progress che si presenta come una texture a motivi frattali, ovvero attraverso forme che si sviluppano con caratteri grafici costanti declinandosi all’infinito e creando volumi sempre diversi pur mantenendo inalterata la forma.
Con quest'opera, che si realizza in collaborazione con la maestra merlettaia Sandra Mavaracchio e con la curatela di Chiara Squarcina, Maria Grazia Rosin intende proporre un'inedita riflessione che prende spunto da riscontri estetici possibili fra due «situazioni» -una creativa, l'altra ambientale- accomunate da una medesima fragilità strutturale.
La texture della barena, caratterizzata da un intreccio delicato di piante ed erbe, viene re-interpretata come l’esatta tessitura di un ricamo, in un’immaginifica «trasmutazione alchemica» dei reticoli di un pizzo in una realtà vegetale. Ne nasce un’analisi artistica che si propone di richiamare l’attenzione sul delicato equilibrio della laguna con particolare attenzione alla peculiare attività artigianale dell’isola di Burano.
Dopo la presentazione alla mostra «Oltre il paesaggio mistico» (giugno – agosto 2013), promossa per iniziativa di Simonetta Gorreri dell’associazione «Artlife for the World», il «Merletto frattale - Fractal lace» di Maria Grazia Rosin sarà visibile dal 9 maggio al 27 luglio in un contesto come quello della pittoresca isola di Burano, che vanta una tradizione plurisecolare nella lavorazione del merletto e che permette, quindi, di comprendere ancora meglio le interazioni tra arte e ambiente che lo hanno ispirato.
Per l’occasione, il progetto verrà illustrato attraverso alcuni pannelli realizzati a tecnica mista con interventi digitali di rendering, disegno e collage. Sono, inoltre, in fase di studio continui arricchimenti di contenuti e contributi di ricerca che potranno scaturire dal dialogo con paesaggisti, ma anche con enti, istituti universitari e scuole del territorio, attraverso nuove proposte, disegni, tavole, merletti o modelli.
Didascalie delle immagini
[fig. 1] Maria Grazia Rosin, Merletto frattale limonium, 2014; [fig. 2] Maria Grazia Rosin, Merletto frattale in barena, 2014
Informazioni utili
«Merletto frattale – Fractal Lace». Museo del Merletto, piazza Galuppi, 187 – Burano. Ingresso: martedì-domenica, ore 10.00-18.00 (la biglietteria chiude alle ore 17.00); chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 5,00, ridotto € 3,50. Informazioni: call center 848082000 (dall’Italia), +3904142730892 (dall’estero), info@fmcvenezia.it. Sito web: www.museomerletto.visitmuve.it. Dal 9 maggio al 27 luglio 2014.
L’artista trentina di nascita e veneziana d’adozione, che ha studiato con Emilio Vedova all’Accademia di belle arti e che si è accostata anche alla sperimentazione del vetro come medium espressivo, ha colto un interessante parallelismo tra la forma a reticolo delle barene, gli intrecci del merletto ad ago e l’ancestrale tecnica di lavorazione delle reti da pesca dell’isola di Burano.
Ne è nata un’installazione in situ concepita come un work in progress che si presenta come una texture a motivi frattali, ovvero attraverso forme che si sviluppano con caratteri grafici costanti declinandosi all’infinito e creando volumi sempre diversi pur mantenendo inalterata la forma.
Con quest'opera, che si realizza in collaborazione con la maestra merlettaia Sandra Mavaracchio e con la curatela di Chiara Squarcina, Maria Grazia Rosin intende proporre un'inedita riflessione che prende spunto da riscontri estetici possibili fra due «situazioni» -una creativa, l'altra ambientale- accomunate da una medesima fragilità strutturale.
La texture della barena, caratterizzata da un intreccio delicato di piante ed erbe, viene re-interpretata come l’esatta tessitura di un ricamo, in un’immaginifica «trasmutazione alchemica» dei reticoli di un pizzo in una realtà vegetale. Ne nasce un’analisi artistica che si propone di richiamare l’attenzione sul delicato equilibrio della laguna con particolare attenzione alla peculiare attività artigianale dell’isola di Burano.
Dopo la presentazione alla mostra «Oltre il paesaggio mistico» (giugno – agosto 2013), promossa per iniziativa di Simonetta Gorreri dell’associazione «Artlife for the World», il «Merletto frattale - Fractal lace» di Maria Grazia Rosin sarà visibile dal 9 maggio al 27 luglio in un contesto come quello della pittoresca isola di Burano, che vanta una tradizione plurisecolare nella lavorazione del merletto e che permette, quindi, di comprendere ancora meglio le interazioni tra arte e ambiente che lo hanno ispirato.
Per l’occasione, il progetto verrà illustrato attraverso alcuni pannelli realizzati a tecnica mista con interventi digitali di rendering, disegno e collage. Sono, inoltre, in fase di studio continui arricchimenti di contenuti e contributi di ricerca che potranno scaturire dal dialogo con paesaggisti, ma anche con enti, istituti universitari e scuole del territorio, attraverso nuove proposte, disegni, tavole, merletti o modelli.
Didascalie delle immagini
[fig. 1] Maria Grazia Rosin, Merletto frattale limonium, 2014; [fig. 2] Maria Grazia Rosin, Merletto frattale in barena, 2014
Informazioni utili
«Merletto frattale – Fractal Lace». Museo del Merletto, piazza Galuppi, 187 – Burano. Ingresso: martedì-domenica, ore 10.00-18.00 (la biglietteria chiude alle ore 17.00); chiuso il lunedì. Ingresso: intero € 5,00, ridotto € 3,50. Informazioni: call center 848082000 (dall’Italia), +3904142730892 (dall’estero), info@fmcvenezia.it. Sito web: www.museomerletto.visitmuve.it. Dal 9 maggio al 27 luglio 2014.
mercoledì 7 maggio 2014
«Playground», Roma si veste d’arte per gli Internazionali di tennis
«La grande bellezza» del nostro sport, come recitano i cartelloni pubblicitari, va in scena al Foro italico di Roma. Da giovedì 8 a domenica 18 maggio il vasto complesso sportivo ideato e realizzato dall'architetto Enrico Del Debbio ai piedi di Monte Mario torna ad ospitare gli Internazionali di tennis, evento che ogni anno catalizza le attenzioni di migliaia di sportivi, fan e curiosi. Tra gli ospiti della settantunesima edizione, la settima consecutiva sponsorizzata dalla Bnl - Banca nazionale del lavoro, ci sono top player come Rafael Nadal, Novak Djokovic, Roger Federer, Andy Murray e, ovviamente, alcuni beniamini di casa nostra, da Fabio Fognini a Andreas Seppi, passando per Flavia Pennetta, Francesca Schiavone, Sara Errani e Roberta Vinci.
Fra palle e racchette anche l’arte si affaccerà al torneo. Nella splendida cornice della Casa delle Armi, progettata nella prima metà degli anni Trenta da Luigi Moretti e considerata tra i più straordinari esempi di architettura razionalista, sarà, infatti, ospitata la mostra-laboratorio «Playground», a cura di Maria Alicata e di Bartolomeo Pietromarchi, nuovo direttore della Fondazione Antonio Ratti di Como, dopo anni trascorsi a capo del Macro di Roma, conosciuto al grande pubblico per aver curato il Padiglione Italia alla passata edizione della Biennale di Venezia.
Per una settimana, dal 9 al 16 maggio, l’edificio sportivo capitolino, denominato anche Accademia della scherma, sarà trasformato in una palestra dell’arte, in un campo da gioco con opere di grandi dimensioni site-specific, interattive e relazionali, e con workshop aperti al pubblico, soprattutto a quello in età scolare dai 5 ai 15 anni.
Quattro gli artisti coinvolti nel progetto: Gabriele De Santis (Roma, 1983), Ruth Proctor (Gran Bretagna, 1980), Giuseppe Stampone (Cluses, Francia, 1974) e il duo Sten e Lex.
Ad accogliere i visitatori in mostra saranno proprio questi due street artist romani che, su una delle pareti esterne della Casa delle Armi, utilizzeranno la tecnica dello stencil-poster, da loro ideata per combinare l’utilizzo della mezzatinta e la pratica dello stencil, e realizzeranno un «Arazzo» raffigurante un disegno ispirato al loro repertorio iconografico classico, nel quale si moltiplicano i riferimenti al cinema, all’arte sacra e al ritratto, per arrivare, nell’ultima fase della produzione, all’esplorazione di pattern geometrici e lineari.
Gabriele De Santis esporrà, invece, l'opera «I want to be like water and never have a doubt and reflect what is around my pool», titolo che fa riferimento a un brano del gruppo rock sperimentale «Animal Collective». Il progetto, inedito, trasformerà lo spazio in un luogo dall’atmosfera bizzarra e straniante, «in cui -spiegano gli organizzatori- i riferimenti al gioco si intrecceranno per fare da sfondo a un universo popolato da elementi caratteristici del lavoro dell'artista: plinti,tele, icone dello sport, che prendono vita su pattini a rotelle». Punta, invece, su un’opera già vista nel 2013 a Londra e quest’anno alla Norma Mangione Gallery di Torino Ruth Proctor che proporrà, nell’ambito di «Playground» e fissata su una rete da pallavolo, «I see you liking everything», un’installazione realizzata da un insieme di bandierine colorate luccicanti che formano una gigantesca maschera.
Mentre Giuseppe Stampone sarà presente in mostra con «L’ABC dell’arte – Global Education», un gioco per tutte le età che si propone di costruire una prima alfabetizzazione sull’arte contemporanea e che, per l'occasione, verrà prodotto in serie limitata e distribuito sul circuito museale internazionale e sul sito bcomebox.com. «Avanzando lungo un percorso fatto di caselle in forma di abbecedario e svolgendo specifiche attività, il giocatore -si legge nella presentazione del progetto- farà la conoscenza di artisti, opere, movimenti rappresentativi della storia dell’arte e della cultura visiva del XX secolo: da Duchamp a Warhol, da Ai Weiwei a Cattelan, alle diverse figure e istituzioni che governano il sistema dell’arte». Un modo simpatico, questo, per ripassare le storie di pittori e scultori contemporanei in attesa di vedere all’opera sul tappeto verde le grandi star internazionali del tennis.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Giuseppe Stampone, «L’ABC dell’arte – Global Education», 2014. Materiali vari, 6x4 mt. Courtesy l'artista e prometeogallery di Ida Pisani; [fig. 2] Sten e Lex, «Arazzo», 2014; [fig. 3] Gabriele De Santis, «Prova d'artista», 2014. Materiali vari, dimensioni variabili
Informazioni utili
«Playground». Foro Italico - Casa delle Armi, viale delle Olimpiadi - Roma. Orari: 10.00-21.00. Ingresso: libero, previo acquisto del biglietto d’ingresso degli Internazionale BNL d’Italia 2014. Orari laboratori: dal 10 al 15 maggio, ore 10.00-12.00 e ore 15.00-19.00; il 16 aprile 2014, ore 10.00-12.00 (non è richiesta la prenotazione). Programma dei laboratori: sabato 10 e domenica 11 maggio, Giuseppe Stampone; lunedì 12 e martedì 13 maggio, Gabriele De Santis; mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 maggio, Ruth Proctor. Visita guidata alla mostra: ore 12.00–15.00. Sito web: www.internazionalibnlditalia.it
Info laboratori: Elisabetta Dusi, mostraplayground@gmail.com o cell. +39.340.2694756. Inaugurazione: giovedì 8 maggio 2014, dalle ore 19.00; a seguire concerto dei Commodity Place e djset di Rawmance. Dal 9 al 16 maggio 2014
Fra palle e racchette anche l’arte si affaccerà al torneo. Nella splendida cornice della Casa delle Armi, progettata nella prima metà degli anni Trenta da Luigi Moretti e considerata tra i più straordinari esempi di architettura razionalista, sarà, infatti, ospitata la mostra-laboratorio «Playground», a cura di Maria Alicata e di Bartolomeo Pietromarchi, nuovo direttore della Fondazione Antonio Ratti di Como, dopo anni trascorsi a capo del Macro di Roma, conosciuto al grande pubblico per aver curato il Padiglione Italia alla passata edizione della Biennale di Venezia.
Per una settimana, dal 9 al 16 maggio, l’edificio sportivo capitolino, denominato anche Accademia della scherma, sarà trasformato in una palestra dell’arte, in un campo da gioco con opere di grandi dimensioni site-specific, interattive e relazionali, e con workshop aperti al pubblico, soprattutto a quello in età scolare dai 5 ai 15 anni.
Quattro gli artisti coinvolti nel progetto: Gabriele De Santis (Roma, 1983), Ruth Proctor (Gran Bretagna, 1980), Giuseppe Stampone (Cluses, Francia, 1974) e il duo Sten e Lex.
Ad accogliere i visitatori in mostra saranno proprio questi due street artist romani che, su una delle pareti esterne della Casa delle Armi, utilizzeranno la tecnica dello stencil-poster, da loro ideata per combinare l’utilizzo della mezzatinta e la pratica dello stencil, e realizzeranno un «Arazzo» raffigurante un disegno ispirato al loro repertorio iconografico classico, nel quale si moltiplicano i riferimenti al cinema, all’arte sacra e al ritratto, per arrivare, nell’ultima fase della produzione, all’esplorazione di pattern geometrici e lineari.
Gabriele De Santis esporrà, invece, l'opera «I want to be like water and never have a doubt and reflect what is around my pool», titolo che fa riferimento a un brano del gruppo rock sperimentale «Animal Collective». Il progetto, inedito, trasformerà lo spazio in un luogo dall’atmosfera bizzarra e straniante, «in cui -spiegano gli organizzatori- i riferimenti al gioco si intrecceranno per fare da sfondo a un universo popolato da elementi caratteristici del lavoro dell'artista: plinti,tele, icone dello sport, che prendono vita su pattini a rotelle». Punta, invece, su un’opera già vista nel 2013 a Londra e quest’anno alla Norma Mangione Gallery di Torino Ruth Proctor che proporrà, nell’ambito di «Playground» e fissata su una rete da pallavolo, «I see you liking everything», un’installazione realizzata da un insieme di bandierine colorate luccicanti che formano una gigantesca maschera.
Mentre Giuseppe Stampone sarà presente in mostra con «L’ABC dell’arte – Global Education», un gioco per tutte le età che si propone di costruire una prima alfabetizzazione sull’arte contemporanea e che, per l'occasione, verrà prodotto in serie limitata e distribuito sul circuito museale internazionale e sul sito bcomebox.com. «Avanzando lungo un percorso fatto di caselle in forma di abbecedario e svolgendo specifiche attività, il giocatore -si legge nella presentazione del progetto- farà la conoscenza di artisti, opere, movimenti rappresentativi della storia dell’arte e della cultura visiva del XX secolo: da Duchamp a Warhol, da Ai Weiwei a Cattelan, alle diverse figure e istituzioni che governano il sistema dell’arte». Un modo simpatico, questo, per ripassare le storie di pittori e scultori contemporanei in attesa di vedere all’opera sul tappeto verde le grandi star internazionali del tennis.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Giuseppe Stampone, «L’ABC dell’arte – Global Education», 2014. Materiali vari, 6x4 mt. Courtesy l'artista e prometeogallery di Ida Pisani; [fig. 2] Sten e Lex, «Arazzo», 2014; [fig. 3] Gabriele De Santis, «Prova d'artista», 2014. Materiali vari, dimensioni variabili
Informazioni utili
«Playground». Foro Italico - Casa delle Armi, viale delle Olimpiadi - Roma. Orari: 10.00-21.00. Ingresso: libero, previo acquisto del biglietto d’ingresso degli Internazionale BNL d’Italia 2014. Orari laboratori: dal 10 al 15 maggio, ore 10.00-12.00 e ore 15.00-19.00; il 16 aprile 2014, ore 10.00-12.00 (non è richiesta la prenotazione). Programma dei laboratori: sabato 10 e domenica 11 maggio, Giuseppe Stampone; lunedì 12 e martedì 13 maggio, Gabriele De Santis; mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 maggio, Ruth Proctor. Visita guidata alla mostra: ore 12.00–15.00. Sito web: www.internazionalibnlditalia.it
Info laboratori: Elisabetta Dusi, mostraplayground@gmail.com o cell. +39.340.2694756. Inaugurazione: giovedì 8 maggio 2014, dalle ore 19.00; a seguire concerto dei Commodity Place e djset di Rawmance. Dal 9 al 16 maggio 2014
martedì 6 maggio 2014
«Navigando tra gli ex-voto», il mare e la fede in mostra a Milano
«Trattieni i venti e placa le tempeste»: è un verso della Preghiera del marittimo quello che la Fondazione per Grazie ricevute ha scelto come sottotitolo della mostra «Navigando tra gli ex-voto», che allinea a Milano, al primo piano della Casa del Manzoni, una settantina di tavolette votive, provenienti da tutto il mondo e la cui realizzazione data tra il XV secolo e gli anni Venti del Novecento.
Il percorso espositivo, visibile fino al prossimo 20 dicembre, si configura come una sorta di «mappa privilegiata» per comprendere come una forma d’arte considerata «minore» come quella degli ex-voto, testimonianza di una fede struggente e prova tangibile del ringraziamento per un miracolo invocato e avvenuto, si sia relazionata con il mondo marinaro.
Onde impetuose e barche alla deriva, alberi spezzati e sartie allentate, relitti e scogli minacciosi battuti dai flutti, tempeste e naufragi, ma anche cieli limpidi e acque tornate tranquille grazie all’intervento divino scorrono davanti agli occhi del visitatore di Casa Manzoni. I pericoli e la bellezza della navigazione, i momenti in cui non resta altro che affidarsi alla preghiera e quelli in cui ci si stupisce della meraviglia del Creato sono, dunque, i soggetti raffigurati su queste tavolette votive, testimonianza di un pathos rappresentato in modo semplice e ingenuo, ma sicuramente efficace agli occhi di tutti.
Le scene dipinte a mano su ardesia, legno e tela raccontano così di un mare amico da rispettare, da ringraziare ogni giorno, ma anche da temere, tant’è che, ancora oggi, è diffuso il proverbio tra i marinai delle nostre coste «si vaje e tuorne già he fatto ‘nu buono viaggio».
Tra i manufatti più curiosi in mostra si segnala una tavoletta dai colori allegri, recante la data del 1881 e ritraente il pericolo scampato da due messicani a bordo di una barchetta piccolissima, quasi un guscio di noce, rovesciatasi tra onde piene di pescecani con la bocca spalancata.
È di due anni dopo, del 1883, un olio su tavola raffigurante in modo quasi infantile un vascello a vela e vapore, molto stilizzato, giunto nel porto di Rio de Janeiro: il «Savoja», pilotato da due soli uomini che ringraziano la Madonna delle Grazie per averli accolti all’entrata dell’estuario.
In porto è ambientato anche un ex-voto, datato 1888, che documenta l'angoscia di alcuni emigranti napoletani per il viaggio oltremare e che raffigura quattro immagini della Madonna, leggermente diverse.
Sempre alla Madonna, o meglio alla Nostra Signora di Monteallegro, nelle vicinanze di Rapallo, rivolgono le loro preghiere i marinai del brigantino «Innocenza», rimasto intrappolato tra onde gigantesche, in preda a un temporale sul Mar Nero nella giornata del 20 novembre 1856, come prova un ex-voto donato dal capitano Benedetto Olivari al santuario ligure.
La mostra documenta, inoltre, le difficoltà del navigare sul lago, esponendo alcune lettere originali di Teresa Stampa Manzoni al figlio Stefano. Una rassegna,dunque, curiosa quella milanese per conoscere una tradizione popolare antica, che unisce fede, superstizione e sacro.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Immagine promozionale della mostra «Navigando tra gli ex-voto». (Ex voto per la Chiesa di Santa Maria del Soccorso a Forio d’Ischia); [fig. 2] 1616 - Campania, Pomigliano d'Arco - Madonna dell'Arco - Tempera su tavola, cm 29 x 26; [fig. 3] 1881 - Messico, Tequizquac - Parrocchia Santiago Apostolo - Olio su tela, cm 49 x 37
Il percorso espositivo, visibile fino al prossimo 20 dicembre, si configura come una sorta di «mappa privilegiata» per comprendere come una forma d’arte considerata «minore» come quella degli ex-voto, testimonianza di una fede struggente e prova tangibile del ringraziamento per un miracolo invocato e avvenuto, si sia relazionata con il mondo marinaro.
Onde impetuose e barche alla deriva, alberi spezzati e sartie allentate, relitti e scogli minacciosi battuti dai flutti, tempeste e naufragi, ma anche cieli limpidi e acque tornate tranquille grazie all’intervento divino scorrono davanti agli occhi del visitatore di Casa Manzoni. I pericoli e la bellezza della navigazione, i momenti in cui non resta altro che affidarsi alla preghiera e quelli in cui ci si stupisce della meraviglia del Creato sono, dunque, i soggetti raffigurati su queste tavolette votive, testimonianza di un pathos rappresentato in modo semplice e ingenuo, ma sicuramente efficace agli occhi di tutti.
Le scene dipinte a mano su ardesia, legno e tela raccontano così di un mare amico da rispettare, da ringraziare ogni giorno, ma anche da temere, tant’è che, ancora oggi, è diffuso il proverbio tra i marinai delle nostre coste «si vaje e tuorne già he fatto ‘nu buono viaggio».
Tra i manufatti più curiosi in mostra si segnala una tavoletta dai colori allegri, recante la data del 1881 e ritraente il pericolo scampato da due messicani a bordo di una barchetta piccolissima, quasi un guscio di noce, rovesciatasi tra onde piene di pescecani con la bocca spalancata.
È di due anni dopo, del 1883, un olio su tavola raffigurante in modo quasi infantile un vascello a vela e vapore, molto stilizzato, giunto nel porto di Rio de Janeiro: il «Savoja», pilotato da due soli uomini che ringraziano la Madonna delle Grazie per averli accolti all’entrata dell’estuario.
In porto è ambientato anche un ex-voto, datato 1888, che documenta l'angoscia di alcuni emigranti napoletani per il viaggio oltremare e che raffigura quattro immagini della Madonna, leggermente diverse.
Sempre alla Madonna, o meglio alla Nostra Signora di Monteallegro, nelle vicinanze di Rapallo, rivolgono le loro preghiere i marinai del brigantino «Innocenza», rimasto intrappolato tra onde gigantesche, in preda a un temporale sul Mar Nero nella giornata del 20 novembre 1856, come prova un ex-voto donato dal capitano Benedetto Olivari al santuario ligure.
La mostra documenta, inoltre, le difficoltà del navigare sul lago, esponendo alcune lettere originali di Teresa Stampa Manzoni al figlio Stefano. Una rassegna,dunque, curiosa quella milanese per conoscere una tradizione popolare antica, che unisce fede, superstizione e sacro.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Immagine promozionale della mostra «Navigando tra gli ex-voto». (Ex voto per la Chiesa di Santa Maria del Soccorso a Forio d’Ischia); [fig. 2] 1616 - Campania, Pomigliano d'Arco - Madonna dell'Arco - Tempera su tavola, cm 29 x 26; [fig. 3] 1881 - Messico, Tequizquac - Parrocchia Santiago Apostolo - Olio su tela, cm 49 x 37
Informazioni utili
«Navigando tra gli ex-voto». Casa del Manzoni,via Morone, 1 – Milano. Orari: martedì – venerdì, ore 9.00-16.00; chiuso il lunedì, il sabato, i festivi e tutto il mese di agosto. Ingresso libero. Informazioni: tel. 02.86460403 o info@pergraziericevute.it. Sito internet: www.pergraziericevute.it. Fino al 20 dicembre 2014
lunedì 5 maggio 2014
Torino, tre incontri su «Visione e missione» della fotografia
Sarà Nili Goren (Gerusalemme, 1965), per anni docente alla Bezalel Academy of arts and design di Gerusalemme e attualmente curatrice al Tel Aviv Museum of Art, ad aprire la seconda edizione della rassegna «I lunedì dell’arte», promossa dalla Fondazione De Fornaris alla Gam – Galleria d’arte moderna di Torino.
Da lunedì 5 maggio il prestigioso museo piemontese -che vanta una collezione di oltre quarantamila opere di autori come Fontanesi, Fattori, Pellizza da Volpedo, Medardo Rosso, Morandi, Casorati, Martini e De Pisis – aprirà, infatti, le porte a tre incontri con altrettanti esperti di fotografia. L’iniziativa –ideata da Antonella Russo, allieva di Beaumont Newhall e autrice di un volume stimolante per gli studi del settore come «Storia culturale della fotografia italiana» (Einaudi, Torino 2011)- nasce con l’intento di aggiornare il pubblico su programmi espositivi e attività di importanti musei o festival internazionali e sulle diverse strategie di circolazione istituzionale dell’immagine fotografica contemporanea in capitali europee ed extra–europee, nell’epoca della tecnologia avanzata, di internet e dei social media.
A presentare la rassegna, intitolata «Fotografia. Visione e missione II», sarà la stessa Antonella Russo, che vanta in curriculum attività didattica al Moma e al Metropolitan di New York e che ha curato mostre come «Mario Giacomelli» (1992) al Castello di Rivoli e «Viewpoints Italy in Black and White» (2005) alla Estorick Collection di Londra, con la collaborazione di Riccardo Passoni, vicedirettore del museo torinese.
Lunedì 5 maggio, alle 21, Nili Goren intratterrà i presenti con una conferenza dal titolo «Contemporary Israeli Photography: from landscape to land-escape», nella quale verrà tracciata una ricognizione sulla fotografia israeliana odierna e sarà proposta una riflessione sul ruolo d’indagine e diffusione che il Tel Aviv Museum of Art svolge nel rappresentare le tendenze della fotografia nazionale moderna e contemporanea, nel contesto della storia del mezzo fotografico.
Il secondo incontro, in agenda per lunedì 19 maggio, vedrà al tavolo dei relatori Paul di Felice (Differdange, Lussemburgo, 1953), professore di Storia dell’arte all’Università del Lussemburgo, co-direttore dell’European Month of Photography, co-editore di Café Créme édition e socio fondatore della rivista on-line «lacritique.org», che parlerà di «Trenta anni di fotografia contemporanea internazionale in Lussemburgo».
A chiudere gli appuntamenti sarà Walter Moser (Wels, 1979), capo curatore di fotografia dell’Albertina Museum di Vienna, che lunedì 26 maggio terrà una conferenza dal titolo «To see more more closely: insights into the photographic collection at the Albertina», un’articolata meditazione sulla collezione di fotografia del museo viennese, uno dei più prestigiosi del continente.
Didascalie delle immagini
[fig. 1] Shai Kremer, Abandoned Syrian base, View of a minefield, Golan Heights, 2007; [fig. 2] Adi Nes, Untitled (Hagar),2005
Informazioni utili
«I lunedì dell’arte - Fotografia. Visione e missione II ». Gam – Sala conferenze, corso Galileo Ferraris 30 – Torino. Conferenze: lunedì 5 maggio, ore 21 - Nili Goren; lunedì 19 maggio, ore 18 - Paul di Felice; lunedì 26 maggio, ore 21 - Walter Moser. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Informazioni: tel. 011.542491 o fdf@fondazionedefornaris.org. Sito internet: www.fondazionedefornaris.org. Da lunedì 5 a lunedì 26 maggio 2014.
Da lunedì 5 maggio il prestigioso museo piemontese -che vanta una collezione di oltre quarantamila opere di autori come Fontanesi, Fattori, Pellizza da Volpedo, Medardo Rosso, Morandi, Casorati, Martini e De Pisis – aprirà, infatti, le porte a tre incontri con altrettanti esperti di fotografia. L’iniziativa –ideata da Antonella Russo, allieva di Beaumont Newhall e autrice di un volume stimolante per gli studi del settore come «Storia culturale della fotografia italiana» (Einaudi, Torino 2011)- nasce con l’intento di aggiornare il pubblico su programmi espositivi e attività di importanti musei o festival internazionali e sulle diverse strategie di circolazione istituzionale dell’immagine fotografica contemporanea in capitali europee ed extra–europee, nell’epoca della tecnologia avanzata, di internet e dei social media.
A presentare la rassegna, intitolata «Fotografia. Visione e missione II», sarà la stessa Antonella Russo, che vanta in curriculum attività didattica al Moma e al Metropolitan di New York e che ha curato mostre come «Mario Giacomelli» (1992) al Castello di Rivoli e «Viewpoints Italy in Black and White» (2005) alla Estorick Collection di Londra, con la collaborazione di Riccardo Passoni, vicedirettore del museo torinese.
Lunedì 5 maggio, alle 21, Nili Goren intratterrà i presenti con una conferenza dal titolo «Contemporary Israeli Photography: from landscape to land-escape», nella quale verrà tracciata una ricognizione sulla fotografia israeliana odierna e sarà proposta una riflessione sul ruolo d’indagine e diffusione che il Tel Aviv Museum of Art svolge nel rappresentare le tendenze della fotografia nazionale moderna e contemporanea, nel contesto della storia del mezzo fotografico.
Il secondo incontro, in agenda per lunedì 19 maggio, vedrà al tavolo dei relatori Paul di Felice (Differdange, Lussemburgo, 1953), professore di Storia dell’arte all’Università del Lussemburgo, co-direttore dell’European Month of Photography, co-editore di Café Créme édition e socio fondatore della rivista on-line «lacritique.org», che parlerà di «Trenta anni di fotografia contemporanea internazionale in Lussemburgo».
A chiudere gli appuntamenti sarà Walter Moser (Wels, 1979), capo curatore di fotografia dell’Albertina Museum di Vienna, che lunedì 26 maggio terrà una conferenza dal titolo «To see more more closely: insights into the photographic collection at the Albertina», un’articolata meditazione sulla collezione di fotografia del museo viennese, uno dei più prestigiosi del continente.
Didascalie delle immagini
[fig. 1] Shai Kremer, Abandoned Syrian base, View of a minefield, Golan Heights, 2007; [fig. 2] Adi Nes, Untitled (Hagar),2005
Informazioni utili
«I lunedì dell’arte - Fotografia. Visione e missione II ». Gam – Sala conferenze, corso Galileo Ferraris 30 – Torino. Conferenze: lunedì 5 maggio, ore 21 - Nili Goren; lunedì 19 maggio, ore 18 - Paul di Felice; lunedì 26 maggio, ore 21 - Walter Moser. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Informazioni: tel. 011.542491 o fdf@fondazionedefornaris.org. Sito internet: www.fondazionedefornaris.org. Da lunedì 5 a lunedì 26 maggio 2014.
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