ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

giovedì 21 dicembre 2017

Antonietta Raphaël Mafai: in mostra a Roma le opere su carta

«Ho perduto parecchio tempo a disegnare, ma in fondo disegnare non è mai tempo perduto. È piuttosto una chiarificazione di ciò che un artista pensa di realizzare nella pittura e nella scultura». Così, nel 1968, Antonietta Raphaël Mafai parlava del disegno, strumento per lei indispensabile e funzionale nel fissare un’immagine, un’idea, una sensazione sulla quale lavorare senza sosta.
A questo aspetto della ricca produzione della pittrice e scultrice lituana, naturalizzata italiana, è dedicata la mostra allestita fino al 21 gennaio negli spazi del Museo Carlo Bilotti di Roma, nell’Aranciera di Villa Borghese, per la curatela di Giorgia Calò.
L’esposizione, che sarà accompagnata dalla pubblicazione del libro «103 Drawings by Antonietta Raphaël», edito dalla DFRG Press LTD, allinea una cinquantina di carte dell’artista, la maggior parte delle quali inedite e provenienti da collezioni private, che ripercorrono la sua lunga attività, dagli anni Venti fino al 1975, anno della sua scomparsa.
Per la Raphaël Mafai il disegno era -racconta la figlia Giulia, nel suo testo introduttivo per la mostra- «una pausa, un diario continuo, un esercizio, […] un dialogo continuo con se stessa, i suoi pensieri, le immagini sognate, i desideri. Alle volte era una lotta, altre un riposo che con gioia si concedeva come un regalo, quando tornava dallo studio la sera».
Le carte esposte a Roma permettono così di ripercorrere le varie fasi creative dell’artista il suo cambiamento stilistico col passare dei decenni: alle pose bloccate degli anni Trenta, influenzate dal modello egizio e dalla statuaria greca arcaica, si sostituisce, per esempio, una gestualità sintetica e più dinamica.
L’opera grafica si palesa, dunque, come strumento espressivo ricco, complesso e indipendente alla pari della pittura e della scultura stessa, poggiando sul confronto tra diverse tematiche e sull’utilizzo di materiali diversi come la carta e il bronzo.
Tra i temi prediletti ci sono il nudo (prevalentemente femminile), il volto, la maternità e la fertilità. Sono tematiche queste che rispondono a un’ispirazione fatta di richiami alla vita familiare e alla realtà quotidiana, ma anche alla radice ebraica dell’artista. Non a caso Roberto Loghi parlò della Raphaël Mafai come di una «compagna di latte di Chagall» per quel suo far abitare l’opera d’arte da colori infiammati e da storie dal «sapore prettamente russo», tendenti all’arabesco di gusto arcaico e popolaresco.
Centrale è, dunque, nella produzione grafica della pittrice e scultrice lituana la figura femminile, con la cui rappresentazione del corpo «instaura -per usare le parole della figlia Giulia- un rapporto molto forte e diretto, non volgare, finalmente liberato dai falsi pudori e moralismi ottocenteschi e dalle violenze dei nuovi artisti».
Il corpo femminile, nella grafica della Raphaël Mafai, sembra voler uscire, liberarsi, diventare protagonista assoluto alla ricerca di un intimo eros appagante. «La donna viene raccontata come forza primaria e creatrice o, sempre per usare le parole della figlia Giulia, come araba fenice che pugnalata, annientata, distrutta, rinasce sempre».
Alcuni dei disegni in esposizione sono stati realizzati da Raphaël come bozzetti per i suoi lavori scultorei, tecnica a cui l’artista giunge in un secondo momento della sua carriera fino a diventare la sua principale scelta espressiva, con una determinazione che ne farà «l’unica autentica scultrice italiana», come dirà di lei Cesare Brandi.I
l percorso espositivo si apre nella project room per poi proseguire in altre tre salette, una delle quali dedicata alla documentazione con filmati, pubblicazioni e materiali che spiegano il percorso e la carriera di Antonietta Raphaël Mafai, fondatrice, insieme a Mario Mafai e Scipione, della Scuola Romana.
In mostra sono esposte anche alcune sculture, allestite a fianco dello studio preparatorio. Il lavoro di Antonietta Raphaël va, infatti, visto nel suo insieme. Non si può capire fino in fondo la sua ricerca scultorea (e pittorica, di cui vi sono in mostra due splendidi esempi) senza tenere conto dei disegni preparatori, a volte decine che spesso esulano dalla semplice prova tecnica, per diventare opere a sé, indipendenti dal passaggio successivo che li trasformerà in oggetti plastici.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Antonietta Raphaël Mafai, Autoritratto, inchiostro acquerellato, cm 28x22, 1948; [fig. 2] Antonietta Raphaël Mafai, Il sonno, inchiostro ed acquerello, cm 22x28,1966; [fig. 3] Antonietta Raphaël Mafai, Amanti, inchiostro, cm 24x34, 1970

Informazioni utili 
Antonietta Raphaël Mafai - Carte. Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, viale Fiorello La Guardia - Roma. Orari: da martedì a venerdì e festivi, ore 10.00 - 16.00 (ingresso consentito fino alle 15.30); sabato e domenica, ore 10.00 - 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30); 24 e 31 dicembre, ore 10.00-14.00 (ingresso consentito fino alle 13.30) | giorni di chiusura: lunedì, 1 gennaio, 25 dicembre. Ingresso gratuito. Informazioni: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00). Sito internet: www.museocarlobilotti.it o www.museiincomune.it. Fino al 21 gennaio 2018 

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