L’occasione arrivò. Stava per nascere un nuovo secolo, il Cinquecento. L’artista fu costretto a fuggire da Milano, appena conquistata dal re di Francia Luigi XII. Mantova gli aprì le porte e la carismatica e acculturata moglie di Francesco II Gonzaga realizzò, in parte, il suo sogno. Posò per il maestro, di profilo e quindi all’antica, nel suo Studiolo.
Di quei giorni rimane uno schizzo preparatorio, un bel disegno a carboncino, sanguigna e pastello giallo, conservato oggi al Louvre di Parigi. È questa l’opera più importante firmata da Leonardo nei suoi soli tre mesi a Mantova, tra il dicembre 1499 e il febbraio o marzo 1500.
Appena poté, infatti, il maestro scappò dalle rive del Mincio alla volta di Venezia, dove era stato invitato per progettare una struttura difensiva contro la minaccia turca.

Lei, la primadonna del Rinascimento, non voleva sentirsi dire di no. Lui era uno spirito troppo libero, perso tra calcoli matematici, pigmenti e invenzioni ingegnose. Non avrebbe mai accettato ordini da quella donna «equalmente et in ogni parte bella», la cui effige è stata consegnata a futura memoria da Andrea Mantegna, Tiziano e molti altri artisti.
Questa storia, degna di un romanzo, è rimasta senza lieto fine, ma è ancora un vanto per Mantova.
A quei tre mesi di Leonardo sul Mincio guarda il programma ideato dalla città lombarda in occasione dei cinquecento anni dalla morte dell’artista toscano.
L'omaggio trova, in questi giorni, forma concreta nella mostra «Similiter in pictura» alla Casa del Mantegna. Il percorso espositivo -progettato da Container Lab Association, con la collaborazione e il coordinamento di Cristina Renso- presenta, attraverso sessanta lavori, la riflessione, l’approfondimento e la rilettura in chiave contemporanea della poliedrica figura del genio vinciano da parte degli artisti Luca Bonfanti, Enzo Rizzo e Togo, rispettivamente accompagnati dalla lettura critica di Matteo Galbiati, Alberto Moioli ed Elena Pontiggia.

Di Leonardo i tre artisti in mostra colgono ciascuno una sfumatura differente e propria.
Luca Bonfanti ne condivide, come sottolinea Matteo Galbiati, la sete di scoperta, un’infaticabile voglia di sperimentazione e ricerca, «una costante curiosità di dover scoprire il ‘funzionare’ del mondo». Nascono così universi surreali e onirici, nei quali il colore si fa «voce narrante» e «il continuo rimpasto delle cromie» diventa «metafora del nostro sentire».

Astratto è anche il linguaggio di Enzo Rizzo, che mette al centro del suo lavoro i temi dell’unità degli opposti, della trasformazione della materia e del divenire dell’essere, oltre a simbologie legate alla vita e alla morte, come ben documenta l’olio «In principio era l’Uno» (2015, olio e resina su tavola, cm 160x100). L’opera, tutta giocata sull’uso del colore blu in una tonalità scelta per la sua forte vibrazione spirituale, è incentrata sul tema dell’unità degli opposti e dell’Uno, il principio primo della manifestazione, in riferimento esplicito al neoplatonismo che influenzò anche Leonardo.
Togo omaggia, invece, il genio vinciano attraverso i temi del volo e dell’acqua, entrambi rielaborati con un segno personalissimo. L’artista sembra così ricercare l’ordine nello spettacolo della natura, lontano dal caos primigenio, restituendolo con colori accesi, propri di un espressionismo mediterraneo che comunica la violenza dei sentimenti, dove il blu fa a gara con il rosso per catturare la luce e il nero diventa il più brillante dei colori. In Togo, come sostiene Pontiggia, «il fantasma vinciano non è altro che un nobile pretesto per un esercizio alto, intenso, e soprattutto autonomo, di pittura».
Per scoprire nel dettaglio tutti i lavori in mostra è stata ideata un’applicazione smartphone interattiva, che permette anche di condividere i contenuti sui social network nell’ottica di promuovere e incentivare la 'viralizzazione' della cultura. Leonardo diventa così nostro contemporaneo, facendoci rileggere con occhi nuovi la sua curiosità, la sua versatilità nei diversi campi del sapere, le sue invenzioni modernissime, le sue visioni utopiche che, nel corso dei secoli, sono diventate realtà.
Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Giorgio Mascheroni, Barca a pale (propulsione a pedali); [fig. 2] Giorgio Mascheroni, Cinque poliedri platonici; [fig. 3] Luca Bonfanti, L'ultima cena, 2015. Tecnica mista, acrilico su tela, cm 165x300; [fig. 4] Enzo Rizzo, In principio era l'Uno, 2015. Olio e resina su tavola, cm 160x100; [fig. 5] Togo, Il sogno si avvera (Per Leonardo), 2016. Olio e acrilico su tela, cm 60x80
Informazioni utili
«Similiter in pictura». Casa del Mantegna, via Acerbi, 47 – Mantova. Orari: mercoledì-sabato, ore 10-12.30 e ore 14-18.30 | domenica, ore 10-12.30 e ore 14-19 | chiuso il lunedì e il martedì, il 24 e il 25 dicembre 2019, il 1° gennaio 2020 | aperture straordinarie: l’8, il 26, il 31 dicembre 2019 e il 6 gennaio 2020. Ingresso: € 5,00 adulti | € 3,00 ridotto (docenti, militari e forze dell’ordine non in servizio, gruppi di almeno 15 adulti, possessori Mantova Card, gruppi di scolaresche di ogni ordine e grado e possessori della Mantova card junior) | gratuito (under 6, accompagnatori e/o famigliari, membri I.C.O.M., guide turistiche, 1 accompagnatore per gruppo di adulti, max 2 accompagnatori per gruppi scolaresche, giornalisti). Informazioni: Casa del Mantegna, tel. 0376.360506, info@casadelmantegna.it. Sito web: www.casadelmantegna.it. Fino al 6 gennaio 2020
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