ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 5 novembre 2021

#notizieinpillole, le cronache d'arte della settimana dal 1° al 7 novembre 2021

«ARTISSIMA» & CO., L’ARTE CONTEMPORANEA INVADE TORINO
È tutto pronto a Torino per la ventottesima edizione di «Artissima», l’unica fiera in Italia esclusivamente dedicata all’arte contemporanea. Diretta per il quinto anno consecutivo da Ilaria Bonacossa, la manifestazione avrà una formula ibrida che combina eventi in presenza e appuntamenti in digitale.
Da venerdì 5 a domenica 7 novembre, gli ampi e luminosi spazi dell’Oval di Torino accoglieranno le quattro sezioni storiche della fiera: «Main Section», «New Entries», «Dialogue/Monologue» e «Art Spaces & Editions». Mentre dal giovedì 4 a mercoledì 9 novembre, sulla piattaforma Artissima XYZ, sarà possibile vedere le mostre collettive «Present Future», «Back to the Future» e «Disegni»: una trentina di progetti che avranno anche una presenza fisica all’Oval.
A fare da filo rosso tra le varie proposte espositive sarà il concetto di «Controtempo», termine mutuato dall’ambito musicale, qui eletto a «metafora della capacità dell’arte di battere sugli accenti deboli trasformandoli in punti di forza» e creando così nuovi e imprevedibili modi di leggere la realtà.
L’importanza della fiera piemontese si legge anche attraverso i suoi numeri. A Torino saranno presenti, su una superficie di 20mila metri quadrati, 154 gallerie provenienti da 37 Paesi, con il 56% di espositori stranieri. Verranno assegnati 9 premi con oltre 50 curatori e direttori di musei nelle giurie, tra cui l’ormai istituzionalizzato «Premio illy Present Future» e il nuovissimo «a occhi chiusi…» della Fondazione Merz. Ci saranno svariati progetti speciali come «JaguArt – The Italian Talent Road Show» o «Alfabeto Treccani», e un focus tematico, «Hub India - Maximum Minimum», curato da Myna Mukherjee e Davide Quadrio, che proporrà anche una mostra tripartita a Palazzo Madama – Museo civico d’arte antica, al Mao - Museo d’arte orientale e all’Accademia Albertina.
L’intera città si mobiliterà per la fiera con il progetto «Contemporary Art Torino + Piemonte – Speciale autunno», un articolato programma di mostre, performance, eventi di arte urbana, spettacoli di teatro e di danza, incontri e fiere come «Flashback», «The Others» e «Paratissima», che coinvolgerà musei pubblici e privati, gallerie d’arte e vari spazi dedicati alla cultura. Il tutto culminerà con la Notte bianca di sabato 6 novembre, quando sarà possibile tornare ad ammirare anche le «Luci d’artista», le tradizionali luminarie natalizie ideate nel 1998 che vestiranno di nuovi colori le piazze e le vie del centro città e delle circoscrizioni con opere, tra gli altri, di Rebecca Horn, Daniel Buren, Alfredo Jaar, Mario Merz, Tobias Rehberger e Nicola De Maria.
Per maggiori informazioni è possibile consultare i siti https://www.artissima.art/ e http://www.contemporarytorinopiemonte.it.
   
ALLA GALLERIA COMUNALE DI FAENZA LE NATURE MORTE DI GIULIO RUFFINI
La Romagna festeggia uno dei suoi figli. A cento anni dalla nascita, la Galleria comunale d’arte di Faenza (Voltone della Molinella 2) presenta, fino al prossimo 21 novembre, una mostra di Giulio Ruffini (Bagnocavallo 1921- Ravenna, 2011), artista che ha conosciuto varie fasi creative, spaziando dalle poetiche informali a quelle espressioniste, per giungere alla stagione surrealista, raccontando in pittura lo stile di vita cittadino, le nuove ansie dell’uomo, la mutazione del paesaggio da rurale a metropolitano.
L’esposizione, a cura di Franco Bertoni, è il secondo appuntamento di un progetto espositivo iniziato a Bagnocavallo con la retrospettiva «L’epica popolare e l’inganno della modernità.1950-1967» (dal 18 febbraio al 2 maggio 2021) e che continuerà a Bologna, nella sale di Palazzo Accurso, con l’antologica «Audacia e prudenza» (dal 6 al 27 novembre 2021), a cura di Beatrice Buscaroli, per terminare a Rimini e Ravenna.
«Dalla meraviglia del vero al rimpianto del passato» (tutti i giorni, tranne il lunedì dalle ore 17 alle 19: martedì, giovedì e sabato anche dalle ore 10:30 alle ore 12:30; ingresso libero), questo il titolo della mostra faentina, concentra la propria attenzione sulle nature morte dell’artista, a partire dalla prima, datata 19 novembre 1942. «Nei decenni successivi - scrive Franco Bertoni, nell’introduzione al catalogo - nonostante le pressioni del presente che lo hanno portato a realizzare cicli identificativi del suo percorso artistico e anche del suo impegno civile e morale, è tornato, quasi fosse posseduto da una ossessione del primo amore, a dipingere nature morte, molte delle quali proprio su tavola e, spesso, con un liberatorio abbandono alle più intime sensazioni, alla bella pagina e alle infinite possibilità di un colore che ammalia per sottili metamorfismi e potere epifanico».
Il progetto per il centenario è finalizzato a preservare e a divulgare le opere e la memoria di Giulio Ruffini. Avviato nel 2019 con la ricerca e la raccolta dei dipinti e dei disegni autografi dell’artista, con l’individuazione di quei lavori ancora sconosciuti alla critica e attualmente conservati in raccolte d’arte private, il lavoro ha portato così alla ricostruzione e al completamento della biografia.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.ruffinicentenario.art.

Nelle foto: 1. Il mio primo dipinto, 1942. Olio su tavola, cm 19x38; 2. Le prugne blu, anni ‘90. Olio su tavola, cm 30x45

DA MSC CROCIERE UN CONTEST INTERNAZIONALE PER DISEGNARE LO SCAFO DI UNA NAVE

Msc Crociere
lancia un contest internazionale per la nuova Msc Euribia, invitando artisti e designer di tutto il mondo a trasformare lo scafo della sua nuova nave in una gigantesca tela galleggiante per comunicare l'importanza del rispetto dell'ambiente.
Dedicata all'antica dea Eurybia che imbrigliava i venti, il tempo e le costellazioni per dominare i mari, l’ultima imbarcazione della flotta Msc, che entrerà in servizio nel 2013, sarà alimentata a Gnl, con carburanti biologici e sintetici, e utilizzerà anche un metodo avanzato di trattamento delle acque reflue di nuova generazione e un sistema di gestione del rumore irradiato sott'acqua per ridurre al minimo gli effetti delle vibrazioni sull’ecosistema marino. La filosofia con la quale è stata costruita la nuova Msc Euribia è la punta di diamante di un progetto della compagnia di navigazione con sede a Ginevra per raggiungere zero emissioni nette di gas serra entro il 2050.
Il contest artistico, al quale si potrà partecipare fino al prossimo dicembre, vedrà il fortunato vincitore esporre sullo scafo della nave, come in una galleria all'aperto. Altri cinque finalisti avranno i loro disegni esposti in una mostra direttamente a bordo di Msc Euribia, dove la loro arte e il suo importante messaggio saranno un esempio per gli anni a venire.
Le candidature saranno sottoposte al giudizio di una giuria internazionale che comprende il famoso artista Jben, noto per i suoi affreschi di sabbia che vengono poi cancellati dalla marea, l'architetto Martin Francis e Pierfrancesco Vago, Executive chairman della divisione Crociere di Msc.
Jben ha viaggiato in tutto il mondo scolpendo la Beach Art negli Stati Uniti, in Francia, in Marocco, in Olanda e in Portogallo, soffermandosi sui problemi ambientali legati al mare, incoraggiando la protezione e la conservazione marina. Ed è proprio lui, che recentemente ha creato un immenso affresco di 45 metri x 45 metri sulla spiaggia francese della Côte Sauvage, a presentare il concorso con un video. Una chiamata, questa, per tutti gli artisti e i designer che vogliono agire non solo in nome del bello, ma anche per il bene del pianeta.
Per maggiori informazioni sul concorso: www.msccruises.com/en-gl/MSC-Euribia-contest.aspx; per maggiori informazioni su come partecipare: http://msceuribia.talenthouse.com/

«BELLEZZA. APPARTENENZA. IDENTITÀ»: LA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA PRESENTA I SUOI GIOIELLI
È stata prorogata fino al 5 dicembre 2021 la mostra «Bellezza. Appartenenza. Identità», promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, negli inediti e rinnovati spazi della Sala dell’affresco al Complesso di San Micheletto, per presentare alcune opere della sua collezione privata.
La rassegna, che si è da poco arricchita di una tela importante come il «Sant’Agostino allo scrittoio» del caravaggesco Pietro Paolini, dedica una sezione espositiva a due pale quattrocentesche di Vincenzo di Bertone Civitali, raffiguranti San Vincenzo e Santo Stefano (nelle fotografie), commissionate dai frati agostiniani per decorare un altare pensile della Chiesa di San Frediano a Lucca.
Perse intorno alla fine del Settecento, le due opere sono state recentemente intercettate e acquistate a un’asta di Sotheby’s New York e ora impreziosiscono il percorso espositivo ricco di lavori di soggetto religioso come la «Maria Maddalena che rinuncia alle vanità» di Antonio Franchi, la «Madonna del Rosario tra san Domenico da Guzman e santa Caterina da Siena» del pittore lucchese Giovan Domenico Lombardi, la «Giuditta e Oloferne con l’ancella Abra» dell’artista barocco Girolamo Scaglia, «La Vergine presenta il Bambino a sant’Anna» di Stefano Tofanelli e l’iconica «Madonna del Latte», in terracotta policroma, di Matteo Civitali, uno dei maggiori protagonisti del Quattrocento lucchese.
In mostra si possono ammirare anche un «Ritratto di gentiluomo», in cui è riconoscibile la mano di Pompeo Girolamo Batoni, un «Autoritratto» del pittore e decoratore lucchese Luigi De Servi, e, infine, il «Ritratto di Matteo Civitali» di Girolamo Scaglia, da poco identificato in quell’unico e prezioso ritratto dello scultore lucchese ritenuto da molto tempo disperso.
Due «Cupidi» del seicentesco Pietro Paolini, anch’essi recentemente acquisiti, costituiscono il nucleo di opere di soggetto mitologico esposte. Il «Cupido dormiente», languido e sorridente, è un’allusione al potere di Eros di soggiogare la volontà del mondo, rappresentato nella tela dal globo. Il «Cupido che forgia le frecce» è, invece, in contrasto con la serenità della versione dormiente e raffigura Eros intento a sostituirsi al dio Efesto nella creazione delle temutissime frecce d’amore.
Infine, tra le opere esposte, c’è anche un soggetto storico di Luigi De Servi, risalente al 1918: una tela raffigurante il presidente americano Woodrow Wilson che firma i «Quattordici punti» in vista del trattato di pace della Prima guerra mondiale.
La mostra, a ingresso gratuito, è aperta il sabato e la domenica, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19. Per informazioni: www.fondazionecarilucca.it

MANIFATTURA TABACCHI SELEZIONATA CON FIRENZE TRA LE DIECI DESTINAZIONI LONELY PLANET «BEST IN TRAVEL 2022»
È un importante riconoscimento quello che ha appena ottenuto Manifattura Tabacchi, cittadella della cultura contemporanea, dell’arte e della moda, protagonista in questi ultimi anni di un importante progetto di rigenerazione urbana all’insegna della sostenibilità. «Lonely Planet» ha, infatti, inserito il nuovo polo toscano nella guida «Best in Travel 2022» come realtà interessante da visitare a Firenze, unica destinazione italiana tra le dieci presenti nell’edizione annuale appena uscita.
Nell’ambito di un intenso programma di attività temporanee, iniziato nel 2018, su oltre dodicimila metri di aree interne ed esterne appositamente recuperate, si confronta e lavora una comunità stabile di creativi e maker che valorizzano l’arte del fare e innovano la tradizione. Si tratta di Baba Ceramics, Bulli&Balene, Canificio, Duccio Maria Gambi, Mani del Sud, Mòno, Stefano Mancuso – Pnat, SuperDuper, Todo Modo, Switch Skate Shop, Casbia, Nop – Noponlyplants, Sedicente Moradi, associazione Arte Continua, Whispr.
In linea con il principio di rigenerazione sostenibile, nell’edificio 9, uno dei primi temporaneamente recuperati e aperti al pubblico, è stato realizzato il primo prototipo della Fabbrica dell’aria , una scenografica installazione di verde studiata dal neuroscienziato Stefano Mancuso per depurare, rinfrescare e umidificare l’aria all’interno di case e uffici.
Mentre dalla sinergia e dal confronto interdisciplinare tra le arti è nato, nel 2019, «Nam – Not A Museum», programma di arte contemporanea che ha dato vita, tra l’altro, alla open call internazionale «Superblast». Sono nate così installazioni come «4–20 Airmarks» di Oliviero Fiorenzi e «Micromegàsuoni» di Iper-Collettivo, in piazza dell’Orologio, e «Arno - Imaginary Topograph» di Andreco nel Cortile della Ciminiera.
Il progetto di rigenerazione di Manifattura Tabacchi vede attualmente in corso i lavori per l’apertura a settembre 2022 della Factory, quasi 30.000 metri quadrati che ospiteranno concept store, atelier e botteghe, ma anche bar, ristoranti, spazi di lavoro, co-working e uffici open space destinati a professionisti, start up e aziende all’avanguardia.
Sul tetto dell’edificio centrale, casa permanente per «Not A Museum», sorgerà l’Officina Botanica, uno spettacolare giardino pensile sospeso con 250 metri quadrati di alberi e piante tappezzanti, che richiedono un ridotto apporto idrico e poca manutenzione e che sono stati selezionati per la loro capacità di filtrare e ridurre gli agenti inquinanti dell’aria.
Tra i primi a scommettere sul successo dell’operazione di riqualificazione immobiliare di Manifattura Tabacchi ci sono la scuola Polimoda, l’Accademia di Belle Arti di Firenze, la start-up di animazione DogHead Animation e l’Istituto dei mestieri d’eccellenza Lvhm, un programma di formazione professionale nei mestieri dell’artigianato.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina https://www.manifatturatabacchi.com/.

Nelle fotografie: 1. Arno, Imaginary Topography di Andreco. Foto di Giovanni Andrea Rocchi; 2. Foto di Andrea Martiradonna; 3. Giardino della Ciminiera. Foto di Giovanni Andrea Rocchi

GALLERIA CAMPARI, QUATTORDICI GIORNI DI VISITE GUIDATE PER LA SETTIMANA DELLA CULTURA D’IMPRESA
È un ricco calendario di visite guidate quello che la Galleria Campari di Sesto San Giovanni, nel Milanese, ha ideato per la Settimana della cultura d’impresa, il ricco palinsesto di iniziative ed eventi sul patrimonio dei musei e degli archivi delle imprese italiane organizzato da Museimpresa con Confindustria. Il tema che fa da filo conduttore a questa nuova edizione è «Vent’anni di cultura di impresa. Il Grand Tour tra i valori dell’Italia intraprendente».
Per l’occasione, Galleria Campari offrirà visite guidate sia in presenza che virtuali alla sua ricca collezione, all’interno della quale ci sono capolavori della comunicazione e dell’arte del Novecento, con opere, tra gli altri, di Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Guido Crepax e Bruno Munari. La raccolta ospita anche manifesti della Belle Époque oltre a progetti cinematografici e una selezione di strumenti del bar, merchandising vintage e oggetti di design.
La visita in presenza includerà, inoltre, la mostra celebrativa allestita in occasione dei cento anni dalla realizzazione del manifesto più iconico della storia del brand: «Lo Spiritello» di Leonetto Cappiello. Saranno in esposizione manifesti originali, fotografie d’epoca, bozzetti e vignette ispirati all’iconico personaggio.
Le visite in presenza si terranno: sabato 6 e sabato 20 novembre, alle ore 10:00, 11:30, 14:00, 15:30, 17:15; martedì 9, mercoledì 10, martedì 16 novembre, alle ore 16:00; giovedì 11 e giovedì 18 novembre, alle ore 14:00. Le visite virtuali sono organizzate per lunedì 8 e lunedì 15 novembre, alle ore 17:30. Per maggiori informazioni è possibile consultare le pagine https://www.campari.com/it/inside-campari/campari-gallery e https://www.campari.com/it/inside-campari/campari-gallery.

ESPOSTO A VERONA L’«AUTORITRATTO» DI CELLINI, L’UNICA SUA OPERA PITTORICA CONOSCIUTA
Il 2021 è l’anno di Benvenuto Cellini (Firenze, 1500 – ivi, 1571), uno dei più importanti esponenti del Manierismo italiano.
Orafo, scultore, argentiere e scrittore d’arte, dal carattere inquieto e dalla vita avventurosa, l’artista fiorentino ci ha lasciato opere come la celebre Saliera di Francesco I di Francia, il «Perseo con la testa di Medusa» in bronzo e l’autobiografia «La Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze», uno dei saggi più perspicaci sulla vita quotidiana nel Rinascimento.
In occasione dei quattrocentocinquanta anni dalla sua scomparsa, la città di Verona ha organizzato, con il patrocinio della Regione Veneto, una conferenza Internazionale a cura di Annalisa Di Maria e Andrea da Montefeltro, membri della Commissione di esperti di arte e letteratura del Centro Unesco di Firenze.
L’appuntamento, tenutosi nel pomeriggio di mercoledì 3 novembre (alle ore 17) nella Sala convegni del Palazzo della Gran Guardia, ha offerto anche l’occasione per vedere per la prima volta in Italia l’«Autoritratto» di Benvenuto Cellini, un olio su carta di centimetri 61x48, datato intorno alla seconda metà del Cinquecento.
Riapparsa nel mercato antiquariale parigino nel 2005, in questi anni l’opera è rimasta in collezione privata ed è stato oggetto di studi che ne hanno attribuito con certezza la paternità all’artista toscano, le cui poche opere autografe sono oggi nei musei più importanti del mondo, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna agli Uffizi di Firenze e alla Biblioteca Reale di Torino. Le analisi scientifiche sono state condotte da Silvain Brams nel laboratorio dell’Istituto d’arte di conservazione e del colore di Parigi (Iacc); mentre gli studi critici hanno visto all’opera Annalisa di Maria e Andrea da Montefeltro.
L’«Autoritratto», dipinto di grande valore storico artistico e autobiografico, rappresenta attualmente l'unica opera d'arte pittorica sopravvissuta dell’artista, la cui fisionomia, ben nota attraverso l’affresco che Giorgio Vasari fece nel 1563 per il Palazzo Vecchio di Firenze, è di fondamentale importanza per l’identificazione del volto stesso del Cellini in alcune delle sue opere d’arte più note, dal «Busto di Cosimo I dei Medici» al «Perseo».

giovedì 4 novembre 2021

«Messa in scena», in mostra a Padova i vetri e i gioielli di Paolo Marcolongo

All’inizio del 2021, in occasione della Giornata della memoria, Paolo Marcolongo (Padova, 1956) donava al Museo Antoniano di Padova un «Reliquiario-Testimonianza» in memoria di padre Placido Cortese, il frate francescano, «martire della carità e del silenzio», morto sotto tortura in una cella della Gestapo di Trieste e probabilmente cremato nella Risiera di San Sabba. L’opera, che contiene al suo interno alcune schegge del muro della cella triestina e un frammento di carta dove il sacerdote scrisse di suo pugno la parola «santo», riprende in chiave contemporanea la figura del putto donatelliano. La piccola scultura offre sulla mano sinistra un bianco uovo, simbolo della creazione e della perfezione compiuta, mentre sorregge con la testa un’ampolla di vetro rosso soffiato, «una sorta di novello Graal – racconta l’autore - protetto da un involucro spinoso».
Circa dieci mesi dopo, Paolo Marcolongo, che nel 2015 ha vinto il Bayerischer Staatspreis a Monaco, ritorna al Museo Antoniano di Padova con una mostra dal titolo «Messa in scena», che espone per la prima volta al pubblico un caleidoscopio di nuove creazioni originali, frutto di un lavoro di ricerca che unisce la tradizione vetraria e l’arte orafa.
L’avvicinamento alla grande tradizione veneziana del vetro soffiato, avvenuta con la collaborazione di Paolo Cenedese, alla guida dal 1978 dello studio «La Corte del Fabbro» a Murano, ha dato vita a opere dalle forme sinuose, che fanno convivere fragilità e vigore, ingegno e poesia.
Nei suoi vasi, l’artista ha impresso al procedimento una serie di alterazioni rivoluzionarie quali l’intrusione, prima del raffreddamento, di filamenti ferrosi che, incorporati al materiale, conferiscono ai manufatti un’insospettata qualità organica capace di articolarsi in versatili inflorescenze vegetali che si mantengono però effimere, poiché comunque imprigionate nelle trasparenti alchimie del vetro. 
Affini ai vasi, sono i gioielli, da sempre al centro del lavoro di Paolo Marcolongo, tra i maestri della Scuola orafa di Padova con Gianpaolo Babetto, Mario Pinton, Alberto Zorzi e Maria Zanella. In occasione della mostra questi oggetti, concepiti dall’artista come minimali operazioni scultoree, vengono esposti al Museo Antoniano nel soppalco che ospita le teche dove sono conservati i capolavori dell’oreficeria storica, mostrando così come le più moderne creazioni possano abitare, con delicata magnificenza, gli spazi adibiti per ospitare i più antichi manufatti rinnovando la percezione di quei luoghi senza però tradirne lo spirito.
L’arte del vetro di Murano agisce in stretta simbiosi con la pratica dell’artista anche nella realizzazione degli «Astri Terrestri», pietre lunari in cui l’arte della sabbiatura e un massiccio ispessimento dell’involucro hanno conferito opaca e porosa gravezza. Simili a una colata lavica ormai fossile, questi manufatti rimandano a un enigmatico universo minerale di forme e segni. 
La sperimentazione sui materiali ha portato l’artista a confrontarsi anche con le mille potenzialità della carta. Il risultato sono i cicli «Geografie di carta» e «Arature», dove il materiale perde la sua caratteristica di bidimensionale tabula rasa per acquisire una prospera vitalità formale. La punta che la intarsia, come un vomere, riversa ai bordi eleganti rimasugli di cellulosa da riporto che, a sbalzo, tramutano il foglio in una minuta geografia di crinali e avvallamenti.
Sempre intarsiando la carta, regolando un incisore meccanico in concomitanza ad accuratissime modificazioni di spessori, Paolo Marcolongo ha ultimamente perfezionato una tecnica di lavorazione che permette la produzione di piccoli riquadri a geometria variabile, ampiamente rappresentati nelle sale della mostra, e raggruppati in sequenza, permettendo così ai visitatori non solo di apprezzare il singolo «pezzo», ma di vedere il progetto nel suo insieme.
«Nelle carte graffiate si ripropone quella antica e significativa connessione tra manufatto e cornice. - racconta Baldissin Molli -. Quest’ultima nei documenti tardomedievali è definita, come è noto, ornamentum, come quel principio di compiutezza e definizione che rende pienamente ricca di significato l’opera, che, senza di essa, rimarrebbe di percezione scempia. È dunque un’esposizione dove il linguaggio dell’oggi può richiamare molteplici suggestioni all’indietro e, crediamo, anche in avanti, per quello che verrà dopo».

Didascalie delle immagini
[Fig. 1]Datura 2015, Anello, Ag 925 e vetro di Murano; [fig.2] In Finitum 2019, Vaso, Vetro di Murano e ferro; [fig.3] Collana 2012, Ag925 e vetro di Murano; [fig. 4] Forma, Ombra, Segno, 2015, Vetro di Murano e ferro 

Informazioni utili
«Messa in scena». Personale di Paolo Marcolongo. Basilica del Santo – Museo Antoniano, piazza del Santo, 11 – Padova. Orari di apertura: martedì – domenica, ore 9:00 – 13:00 e ore 14:00 – 18:00. Sito internet: www.arcadelsanto.org. Dal 5 novembre al 27 marzo 2022.

mercoledì 3 novembre 2021

Tra fede e bellezza, nuova luce per le opere della Basilica di Sant’Antonio a Padova

Il 24 luglio 2021 Padova entrava per la seconda volta nella World Heritage List dell’Unesco. La prima volta era avvenuta nel 1997 con l’Orto botanico, considerato patrimonio mondiale dell’umanità quale «rappresentazione della culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura». L’anno scorso il celebre riconoscimento è stato, invece, assegnato all’urbs picta, ovvero ai cicli di affreschi trecenteschi che impreziosiscono la città, a partire da quello della Cappella degli Scrovegni compiuto da Giotto.
Tra gli otto luoghi che costituiscono il nuovo museo diffuso di Padova - «3.694 metri quadrati di pareti affrescate per mano di 6 artisti lungo 95 anni di storia» - c’è l’Oratorio di San Giorgio, edificio che si affaccia sul sagrato della basilica di Sant’Antonio, commissionato come cappella sepolcrale di famiglia da Raimondino Lupi di Soragna, guerriero e diplomatico al servizio della Signoria dei Carraresi. I suoi affreschi, realizzati tra il nel 1377 e il 1384 da Altichiero da Zevio, sono recentemente stati sottoposti a un importante intervento di «restauro percettivo». Sono cioè stati dotati di un sistema di illuminazione innovativo, realizzato sotto la direzione dell’architetto Antonio Susani, che ha permesso ha permesso di cogliere con pienezza la qualità della pittura.
Forte del risultato ottenuto da questo restauro, la Veneranda Arca di S. Antonio ha deciso di proseguire ulteriormente nella valorizzazione del patrimonio artistico che dal 1396 è chiamata a tutelare, avvalendosi ancora una volta del sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e di iGuzzini illuminazione spa, azienda leader nel settore dell'illuminazione architetturale. È nata così l’idea - dichiara l’avvocato Emanuele Tessari, presidente capo della Veneranda Arca - «di rivalutare nella sua interezza il modo di vedere l’interno della basilica, di percorrerla, di sostare per fede e per amore della bellezza davanti ai suoi tanti capolavori».
Verranno, dunque, dotati dello stesso tipo di tecnologia avanzata la cinquecentesca cappella dell’Arca, scrigno in bianco e oro che conserva l’urna del Santo, la cappella del Beato Luca Belludi, con i dipinti di Giusto de’ Menabuoi, la cappella di San Giacomo, i cui affreschi di Altichiero e Jacopo Avanzi sono appena stati riconosciuti patrimonio Unesco, e il presbiterio, con i bronzi di Donatello, Bartolomeo Bellano e Andrea Riccio realizzati nel Quattrocento.
L'innovativo sistema di illuminazione sarà realizzato con apparecchi iGuzzini ad altissima resa cromatica e minimo ingombro visivo, in grado di rispondere alle molte sfide illuminotecniche presenti ed esaltare la ricchezza cromatica e materica del ricchissimo apparato decorativo della Basilica.
Il visitatore della basilica, ponendosi in un’ideale posizione al centro della chiesa, sotto la cupola dell’Angelo e davanti all’ingresso del presbiterio, potrà, quindi, «guardare, come mai fino a ora è stato possibile, -assicurano da Padova - i bronzi di Donatello sull’altare maggiore, come una specie di Sacra Conversazione che prenderà nuova vita grazie alla luce».
Quella posizione, al centro della chiesa, ha un valore particolare, perché lì, nel 1263, fu posta la tomba di Sant’Antonio, prima di essere spostata, definitivamente, nell’attuale cappella dell’Arca (1350). In essa lavorarono decine di artisti lungo il Cinquecento ed è stupefacente questo senso di grande coerenza, di colto classicismo, di misura equilibrata tra bellezza all’antica e fede cristiana, che si respira dai suoi nove grandi rilievi che raccontano episodi e miracoli di Antonio. La Basilica permette, infatti, ai suoi visitatori un viaggio nel meglio della pittura e della scultura transitata in città tra Trecento e Cinquecento, facendo confrontare il fedele e il turista con artisti quali Andriolo de’ Santi, Altichiero, Jacopo Avanzi, Donatello, Bartolomeo Bellano, Andrea Riccio, Tullio e Antonio Lombardo, Sansovino, Danese Cattaneo, Falconetto.
Insieme ai restauri, proseguirà l’inventariazione dei documenti dell’Archivio storico della Veneranda Arca, il punto d’inizio da cui partire per comprendere la storia della basilica. Il precedente collegio di presidenza aveva curato l’inventariazione dei documenti dalla data di fondazione della Veneranda Arca, nel 1396, fino al 1950. Grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, l’attuale collegio di presidenza ha proseguito e portato a compimento le ultime fasi del progetto, mandando in stampa l’inventario dell’archivio e attuando la messa on-line dello stesso, con la creazione di un sito dedicato (www.archivioarcadelsanto.org). L’obiettivo ora è estendere l’inventariazione fino al 1973, una data importante per l’Arca, quando assetti finanziari ed economici dell’ente mutano profondamente per la vendita della gastaldia di Anguillara, già donata da Francesco Novello da Carrara all’Arca nel 1405. Si prevede, per l’occasione, l’assunzione, per un anno, di un giovane, formato in ambito umanistico, che lavorerà a stretto contatto con la responsabile dell’archivio, la dottoressa Chiara Dal Porto.
Al termine del lavoro la Basilica del Santo brillerà di più, non solo per la nuova illuminazione delle sue opere, ma anche per il riordino delle carte che svelano la sua lunga storia. 

Vedi anche
Padova, nuova luce per gli affreschi dell'oratorio di San Giorgio 

Crediti delle immagini 
La galleria fotografica è a cura di Giovanni Pinton 

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