ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 8 novembre 2013

I doni persiani alla Serenissima: diplomazia e arte ai tempi dello Shah Abbas il Grande

Venezia e l’Oriente, una storia fatta di scambi commerciali, viaggi e omaggi diplomatici: ecco quanto racconta la mostra «I doni di Shah Abbas il Grande alla Serenissima», allestita nella Sala dello scrutinio di Palazzo ducale per la curatela di Elisa Gagliardi Mangilli e con il coordinamento di Camillo Tonini.
Il percorso espositivo, di cui rimarrà documentazione in un catalogo pubblicato da Marsilio editore, prende spunto dalla tela «Il doge Marino Grimani che riceve gli Ambasciatori persiani» (1603), esposta nella Sala delle quattro porte: un’opera, questa, nella quale sono illustrati i rapporti amichevoli e proficui tra Venezia e il Persia Safavide, terre unite dal comune obiettivo di contrastare la minacciosa espansione ottomana.
Le relazioni diplomatiche, con l’invio di delegazioni e omaggi preziosi reciproci, rappresentarono, infatti, una prassi strategica molto diffusa nei rapporti tra la Serenissima e le grandi potenze, soprattutto d’Oriente, per evitare eventi bellici, ma anche per sviluppare o mantenere rotte commerciali. Un esempio emblematico in tal senso è rappresentato dagli scambi intercorsi in età moderna tra la Repubblica e lo Shah Abbas il Grande (r. 1587-1629), durante il cui regno, a partire dal 1600, sono almeno tre i periodi che videro doni e relative contropartite quali strumenti per avviare un vero e proprio commercio.
Questa storia viene raccontata dalla mostra allestita fino a domenica 12 gennaio a Palazzo Ducale, anche grazie al patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Teheran, della Fondazione Bruschettini per l’arte Islamica e asiatica e dell’Università degli Studi di Udine.
Incisioni, mappe, portolani, monete e manufatti, insieme con lettere di presentazione e i documenti con i quali questi oggetti sono giunti in Laguna, compongono l’esposizione, che prevede anche un percorso attraverso le stanze di Palazzo ducale, indirizzando il visitatore all’Armeria e alla Sala delle mappe, in una sorta di «caccia la tesoro», dove si possono ammirare le opere relative alla Persia presenti nella collezione permanente.
Il percorso espositivo si apre con alcune incisioni, provenienti dal Gabinetto dei disegni e delle stampe e dalla Biblioteca del museo Correr, in cui sono illustrati i volti dei protagonisti dell’epoca, dettagliatamente ritratti da artisti europei. La cura dei particolari, degni di un trattato di fisiognomica, permettono di comprendere quali fossero i costumi presso la corte Safavide e di apprezzare preziosi dettagli quali la foggia delle vesti, la qualità dei tessuti impiegati e dei gioielli.
Non meno interessante è la sezione dedicata alla rappresentazione cartografica della Persia, nella quale vengono presentati mappe e portolani utilizzati dai viaggiatori per orientarsi nel Mediterraneo orientale e in Medio Oriente, tra i quali la variante ridotta in forma piccola del «Theatrum orbis terrarum» di Abramo Ortelio, il primo atlante di moderna concezione in formato tascabile. La qualità di questi lavori rivela la straordinaria capacità tecnico-scientifica dei cartografi di tracciare, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, i profili di territori della cui esistenza ben pochi all’epoca erano a conoscenza.
A testimonianza delle buone relazioni intercorse tra Venezia e la Persia Safavide viene, poi, presentata una serie di i documenti del XVII secolo, tra i quali spiccano i firmani originali col sigillo dello Shah conservati presso l’Archivio di Stato di Venezia, nei quali viene costantemente rinnovata la promessa di collaborazione ed amicizia, suggellata dall’invio di doni diplomatici e dalla richiesta dettagliata da parte persiana della fornitura di alcuni manufatti veneziani, sia di grande pregio, sia destinati all’uso quotidiano.
Importante esempio della sontuosità e preziosità di queste regalie sono, per esempio, due manufatti offerti al doge Marino Grimani, in occasione dell’ambasceria persiana del 5 marzo 1603: un tappeto in seta, broccato in oro con motivi floreali a nastro, conservato al museo di San Marco, e un velluto, anch’esso di seta broccato in oro, raffigurante «La Vergine e il Bambino» e proveniente da Palazzo Mocenigo, quasi sicuramente prodotto da maestranze specializzate armene nei laboratori di Nuova Giulfa ad Isfahan.
Completano il percorso espositivo altri preziosità come l’edizione a stampa dei «Viaggi» di Pietro della Valle e uno scudo e un bracciale facenti parte di un’armatura e giunti fino a noi incompleti, ovvero senza l’incastonatura di gemme e turchesi che in passato è stata rimossa, ma della quale rimane testimonianza in un disegno acquerellato da Giovanni Grevembroch.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Gabriele Caliari, Il doge Marino Grimani riceve i doni degli ambasciatori persiani nel 1603. Olio su tela, 367 x 527 cm. Venezia, Palazzo Ducale, Sala delle Quattro Porte; [fig. 2]  Filips Galle, Persia in Abraham Ortelius, Filips Galle (incisore, editore). Theatro d'Abrahamo Ortelio ridotto in forma piccola, tradotto in italiano da Giovanni Paulet, in Anversa nella stamperia Platiniana, 1593. Stampa calcografica, 7,5 x10,6 cm. Venezia, Biblioteca del Museo Correr; [fig. 3] Velluto figurato con la Vergine e il Bambino. Persia, Isfahan, fine XVI – inizio XVII secolo. Velluto tagliato operato a più corpi, broccato, lanciato, 136 x 136 cm. Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo

Informazioni utili
I doni di Shah Abbas il Grande alla Serenissima. Relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Venezia e la Persia Safavide. Palazzo Ducale – San Marco, 1 – Venezia. Orari: Ore 8.30-17.30 (Ingresso Fino Alle 16.30). Ingresso (Biglietto I musei di piazza San Marco): intero € 16,00, ridotto (ragazzi da 6 a 14 anni; studenti dai 15 ai 25 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi o studenti; cittadini oltre 65 anni; personale del Ministero per i beni e le attività culturali; titolari di Carta Rolling Venice; soci Fai) € 8,00; gratuito per residenti e nati nel Comune di Venezia, membri Icom, bambini da 0 a 5 anni, portatori di <i>handicap</i>, guide e interpreti turistici con gruppi. Catalogo: Marsilio editore, Venezia-Mestre. Informazioni: info@fmcvenezia.it, call center 848082000 (dall’Italia), +39.041,42730892 (dall’estero). Sito internet: palazzoducale.visitmuve.it. Fino a domenica 12 gennaio 2014. 


mercoledì 6 novembre 2013

Sam Durant, anarchia e marmo in mostra a Carrara

Ci sono anche i busti di Gino Lucetti, l’uomo noto per il fallito attentato a Benito Mussolini, e di Marie Louise Berneri, la donna che animò la casa editrice londinese Freedom Press, tra le opere in mostra nella rassegna «Propaganda of the deed. I protagonisti dell’azione anarchica», allestita presso il Centro arti plastiche di Carrara per iniziativa dell'Amministrazione comunale e dell’associazione culturale «Ars Gratia Artis».
Primo attore di questo progetto espositivo, che si avvale della curatela di Federica Forti, è Sam Durant, uno dei protagonisti di «Post Monument», la Biennale di scultura di Carrara del 2010, durante la quale l’artista americano ha avuto modo di approfondire la conoscenza dei laboratori artigiani, delle segherie e della cave di marmo che popolano la città toscana. Ed ha potuto anche studiare la storia di questa terra, che vide l’affermarsi del movimento anarchico a cavallo tra XIX e XX secolo.
Da queste due fascinazioni è nata la rassegna «Propaganda of the deed. I protagonisti dell’azione anarchica», prodotta dalla Franco Soffiantino Contemporary Art Productions di Torino nell’ambito della seconda edizione del progetto «Database».
Sei sculture in marmo bianco riproducono i volti di altrettanti leader del movimento anarchico. Accanto a Gino Lucetti e Marie Louise Berneri, ci sono, infatti, in mostra anche i busti, volutamente non finiti, di Errico Malatesta, Carlo Cafiero, Francesco Saverio Merlino e del poeta futurista Renzo Novatore, esponente di punta della frangia individualista del gruppo nella provincia della Spezia.
Il percorso espositivo, arricchito dalla proiezione del film documentario «Non son l’uno per cento» (2006) del regista Antonio Morabito, è completato dalle riproduzioni scultoree di tre casse per il trasporto della polvere da sparo e di oggetti legati alle cave, come un recipiente in legno per la dinamite, esplosivo che veniva utilizzata come metodo estrattivo fino al secolo scorso, e un sacco di carbonato di calcio, forte rimando alle tante polemiche che, negli anni, si sono susseguite sullo sfruttamento del marmo, più visto come merce che risorsa unica e bene da destinare ad usi nobili.
Concordemente al volere di Sam Durant, nelle didascalie delle opere vengono ricordati tutti gli artigiani che hanno reso possibile la realizzazione di questo lavoro. Una sala della rassegna è, poi, dedicata all’installazione esatta del laboratorio di scultura Telara come si è conservato dopo la lavorazione delle sculture. E’ così possibile vedere i modelli in gesso delle teste dei personaggi anarchici scolpiti, le fotografie fornite dall’artista per la realizzazione dei modelli in creta, strumenti di lavoro, ma anche documenti e testi scritti dagli uomini e dalle donne che San Durant ha deciso di ritrarre. Uomini e donne che erano animati dall’utopia di un mondo migliore, dove la propaganda si univa al fatto, il pensiero all'azione. L'autore ha cercato così di vestire di nuovi abiti l'anarchia, liberandola dal concetto negativo che sempre la contraddistingue per far riscoprire al pubblico quell'anelito al bene comune che ha caratterizzato l'opera di molti suoi componenti.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Sam Durant, «Black Flag, Unfinished Marble (Marie-Luise Berneri)». Marmo di Carrara scolpito presso il Telara studio d'arte da Adriano Gerbi, Mauro Tonazzini, Sara Atzeni (assistente), Maria Teresa Telara (direttrice di produzione). Bandiera di raso, tubo in acciaio; dimensione variabile (busto, 45 cm x 28 cm x 23 cm); 2011.
Courtesy Franco Soffiantino Contemporary Art Productions, Torino; [fig. 2] Sam Durant, «Black Flag, Unfinished Marble (Renzo Novatore)».
Marmo di Carrara scolpito presso il Telara studio d'arte da  Adriano Gerbi, Mauro Tonazzini, Sara Atzeni (assistente), Maria Teresa Telara (direttrice di produzione), Bandiera di raso, tubo in acciaio; dimensione variabile, (busto, 52 cm x 29 cm x 32 cm); 2011. Courtesy Franco Soffiantino Contemporary Art Productions, Torino; [fig. 3] Sam Durant, «Calcium Carbonate (Non c’è altro modo per le idée che nascere dall’azione)». Marmo di Carrara scolpito presso il Telara studio d'arte da Adriano Gerbi, Mauro Tonazzini, Sara Atzeni (assistente), Maria Teresa Telara (direttrice di produzione)- 15 cm x 61 cm x 31 cm; 2011.  Courtesy Franco Soffiantino Contemporary Art Productions, Torino

Informazioni utili
«Propaganda of the deed. I protagonisti dell’azione anarchica». Centro arti plastiche, via Canal del Rio – Carrara. Orari: lunedì e mercoledì, ore 9.00–13.00; giovedì, venerdì e sabato, ore 9.00-13.00 e ore 15.00-18.00. Ingresso: € 2,00. Catalogo: disponibile in mostra. Informazioni: info@database-carrara.com o 349.7252647. Sito internet: www.database-carrara.com. Fino al 25 novembre 2013. 

lunedì 4 novembre 2013

«Un mare di inchiostro» per «Il Bisonte» di Firenze. Due mostre per i trent'anni della scuola d'arte grafica toscana

(sam) È una delle forme più antiche di espressione artistica, ma è con la diffusione dell’uso della carta, intorno alla metà del Trecento, e con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, ideata da Johannes Gutenberg nel secolo successivo (tra il 1448 e il 1454), che l’incisione si afferma, diventando veicolo di circolazione culturale a prezzi contenuti. Non è, dunque, un caso che le prime xilografie stampate su carta fossero immagini devozionali realizzate nei monasteri da autori anonimi e che queste opere illustrassero episodi della vita di Gesù Cristo e dei santi, come la «Madonna di Bruxelles» del 1418 (Bruxelles, Bibliotèque Royale) e il «San Cristoforo» del 1423 (Manchester, J. Rylands Library).
In Italia, la produzione incisoria al bulino nacque, secondo quanto afferma Giorgio Vasari, nella bottega orafa di Maso Finiguerra (1426-1464), che trasferì sulla carta l’impronta dei suoi nielli per giudicarne lo stato di finitura e, forse, per conservarne l’immagine. Mentre uno dei principali incisori del Quattrocento fu il tedesco Martin Schongauer (1453?-1491), autore di composizioni di notevole suggestione e armonia, come «La Natività» (1470-1473), e di rappresentazioni inquietanti e fantastiche, come il «Sant’Antonio tormentato dai demoni» (1470-1473).
L’arte incisoria, considerata a ragione una delle principali espressioni dell’epoca rinascimentale, si diffuse ben presto in tutta Europa, divenendo il mezzo che meglio di altri rispondeva alla richiesta di moltiplicare opere letterarie e figurative. Attraverso l’incisione di traduzione, molte persone ebbero, infatti, modo di conoscere l’iconografia della pittura e della scultura a loro coeva o dei tempi passati.
Diversi grandi artisti, a cominciare da Sandro Botticelli (1445-1510) e da Andrea Mantegna (1431-1506), guardarono, poi, a questa forma comunicativa come linguaggio creativo autonomo e con Albrecht Dürer (1471-1528), autore a cui si devono le prime sperimentazioni all’acquaforte, quest'arte raggiunse il suo massimo splendore. Dalle mani e dalla creatività dell’artista tedesco uscirono, infatti, più di trecento opere tra xilografie, bulini, acqueforti e puntesecche. Si tratti di un insieme di lavori di rilevante complessità tecnica e di singolare elaborazione figurativa e iconografica, tanto è vero che Erasmo da Rotterdam, nel suo «Dialogus de recta Latini Graecique sermonis pronunciattione» (1528), affermò che l’artista era migliore di Apelle perché non aveva bisogno del colore, ma solo di linee nere per creare.
Il Parmigianino (1508-1540), con il suo stile «libero e arioso», fu, invece, il primo grande interprete dell'acquaforte in Europa, un genere molto amato anche da autori seicenteschi come Rembrandt (1610-1669) e settecenteschi quali Giovan Battista Piranesi (1720-1778) e il Canaletto (1697-1768), solo per fare alcuni nomi. Mentre, a cavallo tra Settecento e Ottocento, uno dei più grandi interpreti della grafica fu Francisco Goya (1746-1828), che mise a punto due nuove tecniche di grande effetto come l’acquatinta e la litografia. Di quest’arte si appropriarono, poi, i romantici, gli impressionisti, i simbolisti, gli espressionisti, i macchiaioli, i cubisti e così via dicendo, fino ad arrivare ai giorni nostri. Nonostante ciò, l’incisione è ancora considerata un prodotto artistico prevalentemente destinato a élite di intenditori.
Con l’intento di far conoscere e diffondere tra un pubblico più vasto questa forma di espressione figurativa, Firenze apre le porte di due suoi templi della grafica, l’Accademia delle arti del disegno e la Galleria del Bisonte, presentendo un progetto espositivo dal titolo «Un mare di inchiostro», del quale rimarrà documentazione in un catalogo di Polistampa, curato dal professor Rodolfo Ceccotti e con testi, tra gli altri, di Simone Guaita, Antonio Natali, Swietlan Kraczyna e Maria Donata Spadolini.
L’occasione è offerta dalle celebrazioni per i trent'anni della Scuola internazionale di arte grafica del Bisonte, aperta nel 1983 presso le ex-Scuderie di Palazzo Serristori e nata da una costola dell’omonima stamperia inaugurata nel 1959 per iniziativa di Maria Luigia Guaita e di un gruppo di fini intellettuali come il letterato Giorgio Luti, il critico Carlo Ludovico Ragghianti e l’editore Enrico Vallecchi.
Numerosi sono gli artisti che, dagli anni Sessanta, legarono il proprio nome a quello della galleria toscana, da Gino Severini a Giò Pomodoro, da Carlo Mattioli a Mino Maccari, da Alexander Calder a Graham Sutherland, senza dimenticare Pablo Picasso (che al Bisonte stampò l'unica lito fatta in Italia) ed Henry Moore (che realizzò un’indimenticabile serie di incisioni sulla figura umana per dare il proprio aiuto alla ricostruzione dello spazio, duramente colpito dall’alluvione del 4 novembre 1966).
Questa storia viene, ora, celebrata da due mostre. All’Accademia delle arti del disegno è in programma, da mercoledì 6 a sabato 30 novembre, una rassegna antologica con una settantina di lavori selezionati dall’archivio della Scuola del Bisonte, nel quale sono conservate oltre settemila opere, che coprono le più svariate tecniche della grafica d’arte studiate e sperimentate dai migliori discenti dei corsi e dai maestri incisori che si sono succeduti dal 1983 al 2012. Al fine di avvicinare il pubblico alla raffinata arte dell’incisione e della stampa manuale, l’esposizione sarà integrata da una sezione didattica.
Alla galleria di via San Niccolò, cuore della Rive Gauche fiorentina, verrà, invece, presentata, da giovedì 7 a venerdì 29 novembre, una collettiva in cui artisti affermati a livello
nazionale e internazionale, già allievi della scuola toscana, saranno messi a confronto con giovani talenti del Bisonte, che stanno muovendo i loro primi passi nel mondo della grafica d’autore. Trentadue gli incisori che esporranno, tra i quali Sandro Brachitta, Giovanni Turria e Toni Pecoraro.
Un’occasione, queste due rassegne, per conoscere la storia di una realtà che con passione, coraggio e visionarietà ha scritto una pagina importante nel mondo della cultura italiana.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Il Bisonte, logo per i trent'anni della scuola internazionale di arte grafica; [fig. 2] Stampa di matrice calcografica; [fig. 3] Stesura della colla per le stampe; [fig. 4] Aula della  Scuola internazionale di arte grafica del Bisonte [Per le foto si ringrazia Alessandra Pozzi dello Studio Pozzi di Milano] 

Informazioni utili 
«Un mare d’inchiostro. Trenta anni di attività della Scuola internazionale di grafica d’arte Il Bisonte» . Sala esposizioni dell’Accademia delle arti del disegno, via Ricasoli, 68 (piazza San Marco) - Firenze.Orari: martedì-sabato, ore 10.00–13.00 e ore 17.00–19.00; domenica, ore 10.00–13.00; lunedì chiuso. Ingresso libero. Informazioni: tel. 055.2342585 o gallery@ilbisonte.it. Catalogo: Polistampa, Firenze. Da mercoledì 6 novembre (ore 18) a sabato 30 novembre 2013.  

«Un mare d’inchiostro. La generazione del Bisonte». Galleria Il Bisonte, via San Niccolò, 24 rosso - Firenze.Orari: lunedì–giovedì, ore 9.00-13.00 e ore 15.00-19.00; venerdì, ore 15.00-19.00; sabato e domenica visitabile su appuntamento. Ingresso libero.Catalogo: Polistampa, Firenze. Informazioni: tel. 055.2342585 o gallery@ilbisonte.it. Sito internet: www.ilbisonte.it. Da giovedì 7 novembre (ore 18) a venerdì 29 novembre 2013.