ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

martedì 1 aprile 2014

A Sassoferrato nasce il Mam'S, il più grande museo marchigiano sull’arte del Novecento

Ci sono artisti del calibro di Emilio Vedova, Antonio Ligabue, Enrico Baj, Mimmo Paladino, Giuseppe Uncini e Fausto Pirandello nella collezione del Mam'S, la nuova galleria civica d'arte contemporanea che, dal prossimo 6 aprile, andrà ad arricchire il già cospicuo patrimonio museale della cittadina anconetana di Sassoferrato, nota per il Parco archeologico di Sentinum e per la Rocca Albornoz.
A pochi giorni dall'apertura, la nuova realtà espositiva si appresta già a vincere un primato: sarà il museo più grande di tutte le Marche sull'arte del secondo Novecento, con le sue più di oltre quattromila opere realizzate da artisti di tutto il mondo. Sede della raccolta sarà il Palazzo degli Scalzi, elegante edificio fatto costruire agli inizi del Seicento da Vittorio Merolli, illuminato mecenate che fu anche medico privato di papa Paolo V. Mentre la collezione è costituita dalle tele giunte, dal 1951 ad oggi, nella cittadina marchigiana per mezzo del premio intitolato a Gian Battista Salvi, detto Il Sassoferrato, uno fra i più grandi e famosi pittori italiani del Seicento, che dal 1996 è in gestione all’amministrazione comunale.
Il percorso espositivo della nuova galleria -curato da Roberto Bua e dallo studio Mjras, al quale si devono, tra l’altro, il progetto per il museo della città di Urbino e l’allestimento della mostra «Alma Tadema e i pittori inglesi dell’800» al Chiostro del Bramante- segue una scansione tematica. Ogni parete è costruita come un'ipotetica mostra a tema, con la possibilità di variare nel tempo l'allestimento utilizzando anche le nuove acquisizioni, per le quali è stata riservata una sala. Alcune delle pareti espositive sono state, poi, concepite come ante apribili che espongono, secondo un ordine cronologico, parte delle opere a deposito, ponendole così a disposizione degli studiosi e del pubblico. I lavori non in mostra sono, invece, conservati nel magazzino del piano superiore. Mentre ogni sala è utilizzabile come laboratorio.
L’allestimento si propone di restituire «con un’immagine centripeta -spiegano gli organizzatori- il potere di attrazione che il premio ha esercitato su tanti artisti del Novecento, e con un’immagine centrifuga la diffusione delle opere autentiche o in copia del Sassoferrato nei maggiori musei di tutto il mondo, a testimoniare la grande fortuna esercitata dai suoi modelli».
La documentazione storica sarà, poi, facilmente consultabile attraverso la restituzione informatica di quasi tutti i cataloghi che hanno accompagnato le varie edizioni del premio.
Accanto alle sale espositive sono stati, inoltre, studiati spazi attrezzati per l’accoglienza del pubblico, per conferenze e incontri, e per la gestione del museo.
Nel progetto, il Mam’S è stato concepito anche come punto centrale dell’intero territorio; a tale scopo sotto le volte dell’ingresso si accenderanno insegne luminose a neon come prima segnalazione al pubblico delle emergenze culturali dei paesi circostanti.
Il museo ospiterà, poi, anche le nuove edizioni del premio «Gian Battista Salvi»; la prossima, in cantiere per settembre, si articolerà in tre sezioni («Abito su misura», «Shorts» e «Monografica») e proporrà una riflessione sul concetto di collezione.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Palazzo degli Scalzi, sede del MAM'S di Sassoferrato; [fig. 2] [fig. 2] Pierluigi Piccinetti, «La mano», 1983; [fig. 3] Sante Monachesi, «Case a Sassoferrato», 1960

Informazioni utili
MAM'S- Mondo Arte Marche Sassoferrato. Palazzo degli Scalzi, Piazza Gramsci, 1 - Sassoferrato (Ancona). Informazioni: Comune di Sassoferrato - Ufficio Cultura, tel. 0732.956218 o tel. 0732.956205. Da domenica 6 aprile 2014, ore 17.00.

lunedì 31 marzo 2014

Palazzo Madama diventa un’aula di tribunale. Alla sbarra la pittrice Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi ritorna alla sbarra. Accade a Torino, nella Sala del Senato di Palazzo Madama, dove mercoledì 2 aprile si rivivrà il celebre processo che vide protagonista, nel Cinquecento, la pittrice romana, nota per aver contribuito alla diffusione del caravaggismo nella città di Napoli e per essere stata vittima di uno stupro da parte di Agostino Tassi, amico e collega pittore del padre Orazio.
L’appuntamento, in programma dalle ore 21, è inserito nel format «Personaggi e protagonisti: incontri con la storia» di Elisa Greco che, in passato, ha visto al banco dei testimoni anche Winston Churchill, Margaret Thatcher e Tony Blair, interpretati da professionisti provenienti dal mondo giuridico, politico e intellettuale come l’onorevole Paolo Gentiloni e il dirigente d’azienda Chicco Testa.
A far rivivere Artemisia Gentileschi e la sua dolorosa vicenda processuale, una tra le più seguite causes célèbres dell'epoca, sarà Giovanna Milella, giornalista Rai e per cinque edizioni segretario generale del Prix Italia; mentre il presidente della Corte sarà interpretato da Franco Debenedetti, editorialista e politico italiano. L’accusa verrà sostenuta dal pubblico ministero Stefano Dambruoso, magistrato, membro della Commissione Giustizia e Questore della Camera dei Deputati, con il collegio di Difesa composto da Giovanni Monchiero, componente della Commissione permanente Affari sociali della Camera dei Deputati, e da Anna Simioni, talent leader di Ernest&Young. Testimone di difesa sarà, invece, suor Giuliana Galli, membro del Consiglio di amministrazione della Compagnia di San Paolo. Al termine del dibattimento (che non prevede un copione prestabilito), il pubblico esprimerà, con una propria votazione, il verdetto finale reso noto dal Presidente della Corte.
«Protagonista del processo -racconta Elisa Greco- sarà un'Artemisia non solo artista, ma figlia e donna, che con la sua arte è riuscita a superare i suoi tempi». La Gentileschi è, infatti, non solo un’apprezzata interprete della prima espressione pittorica «di genere», ma anche un’eroina del femminismo moderno. Di lei si ricordano tele di grande richiamo come «Susanna e i vecchioni», «Autoritratto come allegoria della pittura» o «Giuditta che decapita Oloferne», che la fecero definire da Roberto Longhi, in un articolo del 1916, «l'unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura e colore, e impasto, e simili essenzialità». Ma la pittrice romana è anche un’artista che è stata capace di affermarsi in un mondo, fino ad allora (e ancora per molto tempo), totalmente maschile. Merito, questo, della raffinata pittura e del forte carattere, grazie al quale la Gentileschi sopportò anche le tortuosità burocratiche e le tante calunnie che animarono il processo ad Agostino Tassi.
Occasione per ripercorrere la storia dell’autrice seicentesca è una delle mostre attualmente in corso a Palazzo Madama, dove è esposta la «Santa Caterina» degli Uffizi, una tela datata 1620, in dialogo con due opere di Orazio Gentileschi: il «San Gerolamo» (che ebbe come soggetto Pietro Molli) e una «Santa Caterina» già attribuita a Bassante e proveniente dalla collezione Einaudi.
Il lavoro di Artemisia Gentileschi, usualmente conservato nel museo fiorentino, potrebbe essere un autoritratto, o anche raffigurare Maria Maddalena d’Austria, moglie del duca Cosimo II de Medici. La donna dipinta indossa una ricca veste di velluto e una corona tempestata di gemme, a ricordare le sue nobili origini ed è raffigurata in un atteggiamento contemplativo. La mano sinistra è appoggiata sulla ruota dentata, uno degli strumenti con cui l'artista fu torturata durante il processo. La destra regge la palma simbolo del martirio. Il risultato è una figura di forte presenza fisica, che si staglia dal fondo scuro come affacciandosi sulla ribalta di un palcoscenico.

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Artemisia Gentileschi, «Autoritratto come allegoria della Pittura», 1638-39, Royal Collection, Windsor; [fig. 2] Artemisia Gentileschi, «Santa Caterina», 1620 circa, Uffizi, Firenze

Informazioni utili 
Il processo di Artemisia Gentileschi. Palazzo Madama – Sala di Palazzo Madama, piazza Castello – Torino. Quando: mercoledì 2 aprile 2014, ore 21. Ingresso: € 30,00. Informazioni e prenotazioni: tel. 011.5211788 , e-mail prenotazioniftm@arteintorino.com

Artemisia Gentileschi. La Santa Caterina degli Uffizi. Palazzo Madama, piazza Castello – Torino. Orari: martedì-sabato, ore 10.00-18.00; domenica, ore 10.00-19.00; chiuso il lunedì (a biglietteria chiude un'ora prima). Ingresso (valido per la visita a tutte le collezioni di Palazzo Madama): intero € 10,00, ridotto € 8,00, libero per tutti il primo martedì del mese (se feriale). Informazioni: tel. 011.4433501. Sito web: www.palazzomadamatorino.it. Fino al 3 giugno 2014.

venerdì 28 marzo 2014

«Jessica and Me», un racconto autobiografico a passo di danza. In scena Cristina Morganti

Il debutto è previsto per il prossimo ottobre al Cavallerizza di Reggio Emilia, nell'ambito del «Festival Aperto» promosso dalla fondazione «I Teatri». Le prime date della tournée italiana saranno, in dicembre, a Piacenza e Rimini. Ma Cristiana Morganti, storica danzatrice del «Tanztheather Wuppertal Pina Bausch», ha già pronta la sua nuova creazione e ha deciso di presentarla in anteprima assoluta a Pistoia. Le date da segnarsi in agenda sono quelle di venerdì 4 e sabato 5 aprile, quando il Centro culturale «Il Funaro» farà da scenario allo spettacolo «Jessica and Me», che vede la collaborazione artistica di Gloria Paris, la consulenza musicale di Kenji Takagi, video ad opera di Connie Prantera e disegno luci a cura di Laurent P. Berger.
Dopo il successo di «Moving with Pina», l’omaggio alla Bausch ideato nel 2010 e presentato anche nell’ambito della Biennale Danza di Venezia, Cristina Morganti si confronta ancora una volta con il delicato tema della memoria, delle radici e delle eredità.
Come gestire l’influenza artistica di un grande maestro? Come non cedere alla consuetudine di una certa estetica? Come rielaborare un passato di studi di danza classica lavorando al Wuppertal? Queste sono le tre domande che stanno alla base del nuovo lavoro dell’artista, solista della compagnia tedesca dal 1993 e interprete in spettacoli come «Masurca Fogo» e «Bamboo Blues», che ha voluto con questa creazione ripercorrere il proprio lungo e straordinario cammino professionale con l’intento di comprendere meglio il viaggio percorso e di ripartire carica di nuovi stimoli verso il futuro.
Quella di Cristina Morganti è una storia che ha inizio con il diploma in danza classica all’Accademia nazionale di Roma e con quello in danza contemporanea alla Folkwang Hochschule di Essen e che è, poi, continuata attraverso prestigiose collaborazioni con Susanne Linke, Urs Dietrich, Joachim Schlömer e Felix Ruckert. La ballerina, vincitrice del «Premio Positano per la danza Leonide Massine» nel 2011, vanta, inoltre, una cattedra al Conservatoire Nationale Superieure de Paris e la partecipazione ai film «Parla con lei» di Pedro Almodovar e «Pina» di Wim Wenders.
«Avevo bisogno di buttare uno sguardo indietro per potermi proiettare in avanti» - ha affermato Cristiana Morganti, parlando di questa sua nuova creazione - «lavoro a Wuppertal da vent’anni e vivo in Germania da quasi trenta. Fondamentalmente volevo capire chi sono diventata nel frattempo».
Non tutti -va detto- hanno la fortuna di incontrare un maestro come Pina Bausch. La maggior parte delle persone lamenta la loro mancanza. Ma tutti conoscono la complessità della gestione di un passato «ingombrante». Quasi sempre vale la pena tenerne molti pezzi per il viaggio futuro, anche se, per trovare la propria originale identità, è necessario un superamento. Ed è questo quello che fa Cristina Morganti con «Jessica and Me», riflessione ironica, poetica e spiazzante a passo di danza, che si sviluppa in un continuo infrangere i limiti di cosa è dentro e cosa è fuori lo spettacolo. Un assolo, dunque, di grande impatto visivo ed emotivo quello proposto dall’artista, che ha preso come spunto la frase di un autore anonimo: «All’ombra di un grande albero non cresce mai nulla». Sarà vero? Guardando la carriera di Cristina Morganti, allieva dell'insuperabile Pina Bausch, si direbbe proprio di no.

Didascalie delle immagini
[Figg. 1 e 2] Cristina Morganti. Foto di Antonella Carrara. 

Informazioni utili
«Jessica and Me», con Cristina Morganti. Il Funaro, via del Funaro, 16/18 – Pistoia. Informazioni: tel. 0573.977225 o tel 0573.976853; info@ilfunaro.org. Ingresso: intero € 20,00, ridotto € 18,00. Sito internet: www.ilfunaro.org. Venerdì 4 e sabato 5 aprile 2014, ore 20.45.