ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

giovedì 7 dicembre 2017

Orologi, porcellane e reperti archeologici: nuove collezioni al Museo Poldi Pezzoli di Milano

Il museo Poldi Pezzoli di Milano è un po’ più grande. Rispettando le volontà testamentarie di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, che più di centotrent’anni fa chiedeva di continuare ad arricchire il patrimonio artistico da lui donato alla città, la collezione meneghina ha da poco tre nuove sale, collegate armoniosamente al cuore storico del museo, il Salone dorato, attraverso un corridoio di grande impatto scenografico.
Questo «cannocchiale visivo» suggerisce il percorso di visita guidando il pubblico alla scoperta degli ambienti appena inaugurati, la cui realizzazione è stata resa possibile grazie a una donazione di Mario e Carmen Franzini e all’esecuzione tecnica di Luca Rolla e Alberto Bertini; l’impianto di illuminazione si deve, invece, a Ferrara Palladino Lightscape.
Nel nuovo allestimento, visibile dallo scorso 24 novembre, c’è spazio anche per la Galleria dei ritratti, uno spazio, questo, degno di un palazzo nobiliare quale era quello di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Qui, uno dopo l’altro, si susseguono i volti dei personaggi del Sei e Settecento appartenenti alla collezione permanente.
Il nuovo percorso inizia con l’esposizione di un’eccezionale collezione di orologi da persona provenienti da un’importante raccolta privata milanese che offre una panoramica dell’evoluzione tecnica e artistica dell’orologio dal XVI al XX secolo e permette al pubblico di ammirare la varietà delle tecniche di oreficeria e di smaltatura applicate alla decorazione delle casse.
Con questa acquisizione, la collezione di orologi del Museo Poldi Pezzoli diventa così una delle più importanti al mondo, alla pari di quelle del Louvre di Parigi, del Metropolitan Museum of Art di New York e del Musée d’art et d’histoire di Ginevra.
Proseguendo, nella seconda sala, grazie alla generosità di Rossella Necchi-Rizzi e Orazio Carandente, è possibile godere di una raccolta di reperti archeologici, costituita da un significativo nucleo di ceramica apula del IV-III secolo a.C., testimonianza della storia del gusto e delle tendenze del collezionismo europeo che tra Otto e Novecento si sviluppò tra monarchi, aristocratici e la nascente borghesia.
Infine, nella Galleria dei Ritratti è esposta, in dialogo con i dipinti dello stesso periodo qui accolti, la collezione di porcellane europee del XVIII secolo, donata dagli eredi di Guido e Mariuccia Zerilli-Marimò. La nuova sala consente così al pubblico un’immersione nella produzione artistica settecentesca di grande fascino. Le porcellane rappresentano, con pezzi di notevole rilievo, tutte le principali manifatture europee attive nel Settecento, tra le quali spiccano, per qualità e importanza, le opere realizzate a Meissen. Per l’occasione e per la prima volta dopo molti decenni, i tre vasi bianchi della raccolta, che facevano parte di una garniture de cheminée inviata nel 1725 da Augusto II a Vittorio Amedeo II di Sardegna, sono eccezionalmente riuniti ad altri due provenienti dallo stesso gruppo, conservati presso il Palazzo Reale di Torino.
A queste nuove collezioni, che dialogano in grande armonia con quelle già presenti nel museo, si affiancano altre opere giunte recentemente in donazione e finalmente accolte in ambienti più ampi e adeguati. Tra queste, piacevolmente inaspettato, il contributo di Omar Gallianiche nel 2011 ha donato l’opera «A contatto»: uno degli esempi di relazione che l’arte contemporanea può stabilire con quella del passato.

Informazioni utili 
Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni, 12 - Milano. Orari: da mercoledì a lunedì, dalle ore 10.00 alle ore 18.00. Ingresso: intero € 10,00, ridotto € 7,00. Sito internet: museopoldipezzoli.it.

martedì 5 dicembre 2017

«Splendida Persia», gemme, preziosi, oro e gioielli tra passato e futuro

Iran e Italia, tradizioni millenarie e linguaggi contemporanei che si fondono nell'emozione di un viaggio alla scoperta del gioiello: si presenta così «Splendida Persia», la mostra che Bianca Cappello e Sogand Nobahar hanno curato per il Museo del Bijou di Casalmaggiore , spazio museale in provincia di Cremona, fondato nel 1986, che ospita oltre ventimila pezzi di bigiotteria, dalla fine dell’Ottocento alle soglie del nuovo millennio.
La rassegna, visibile fino al prossimo 28 gennaio, allinea, per la prima volta nel nostro Paese, un’esclusiva selezione di gioielli appartenenti alla storia della Persia e all'influenza del suo magico fascino nell'oreficeria iraniana contemporanea, rilevandone anche l’eco che hanno avuto nella bigiotteria italiana dagli anni Sessanta a oggi.
Il percorso della mostra, del quale rimarrà documentazione grazie a un catalogo pubblicato dalle edizioni Universitas Studiorum, si apre con un prezioso nucleo di gioielli e perle antiche provenienti dalla regione dell’antica Mesopotamia, espressione, con i loro simboli e i suoi materiali, della variegata e millenaria tradizione persiana.
Tra i pezzi che stupiscono maggiormente per la propria fattura si segnalano una collana in corniola incisa, proveniente dalla Bactriana, regione storica dell'Asia centro-ccidentale corrispondente in gran parte all'Afghanistan settentrionale, e realizzatra tra il_III e X secolo d.C.,  e una collana in faiance dell’epoca sasanide, ideata nell’VII secolo.
L’esposizione presenta, quindi, una selezione di gioielli contemporanei di alcuni dei principali designer iraniani, che reinterpretano i temi della tradizione persiana arabo-islamica, ma anche zoroastrica e apotropaica popolare.
Sogand Nobahar, designer che cura anche l'esposizione, presenta, per esempio, un anello e dei bracciali della serie «MyCity-Teheran», mentre Fateme SafarTalab è in mostra con le collane della collezione «Lady Pomegranate» e Nogol Zahabi con un collare Dark Blue in ricamo Termeh.
Si trovano, quindi, esposti alcuni gioielli made in Italy, creati tra gli anni Sessanta e oggi da grandi firme della bigiotteria italiana e ispirati all'iconografia, ai colori e alla poesia persiana. Carlo Zini espone un collier molto lavorato realizzato negli anni Duemila, Ornella Bijoux una collana con pietre blu degli anni Settanta,  Bozart un diadema con piumette degli anni Ottanta, Sharra Pagano dei bracciali ricchi di gemme colorate, solo per fare qualche esempio. 
Chiudono il percorso espositivo della rassegna, inserita nel progetto «Stupor Mundi - Iran», i gioielli concettuali di un gruppo di giovani studenti talentuosi del corso di Design del gioiello dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano che hanno realizzato opere di grande suggestione e forza vitale.
Il tour espositivo si arricchisce infine di una serie di scatti inediti tratti dal reportage documentario in Iran del fotografo Federico Wilhelm che analizza il paesaggio naturale, artistico e sociale dell’Iran contemporaneo, nel particolare e delicato passaggio dalla radicata e millenaria tradizione alla contemporaneità.

Informazioni utili
«Splendida Persia». Museo del Bijoux di Casalmaggiore, via Porzio, 9 - Casalmaggiore (Cremona). Orari: da martedì a sabato, ore 10.00-12.00 e ore 15.00 - 18.00; domenica e festivi, ore 15.00- 19.00; chiuso a Natale e Capodanno. Ingresso: intero € 3,00; ridotto € 2,50, gratuito per le scolaresche, i possessori dell'Abbonamento Musei Lombardia e, per tutti, la prima domenica del mese. Informazioni e prenotazioni:  tel. 0375.284424 (Ufficio Cultura del Comune), info@museodelbijou.it. Sito web: www.museodelbijou.it. Fino al 28 gennaio 2018. 

domenica 3 dicembre 2017

Aligi Sassu e l’arte sacra: Silvana editoriale pubblica il catalogo ragionato

«Aligi Sassu credeva sinceramente in Dio, in un essere, superiore a noi tutti, che domina le sorti del mondo». Così Alfredo Paglione parla del rapporto che l’artista milanese, di padre sardo e madre emiliana, ebbe con il sacro. A questo argomento è dedicato l’ultimo libro curato dal gallerista e mecenate di Tornareccio (Chieti): «Aligi Sassu-Catalogo ragionato dell’opera sacra» (45 euro, edizioni Silvana, 288 pagine riccamente illustrate).
All’interno del pregevole volume sono presenti, oltre a cinquecento tavole a colori, saggi e contributi di Antonio Paolucci, Gianfranco Ravasi, Antonello Negri, Elena Pontiggia, Giuseppe Bonini e Bruno Forte.
Aligi Sassu, per usare le parole di Ludovico Ragghianti, «ha significato, senza clamore, nella sua vicenda, l’infinita potenza dell’uomo di aggiungere sempre nuove e incancellabili verità di poesia alla vita e alla storia».
Conosciuto e amato in tutto il mondo, l’artista milanese è stato uno dei protagonisti del rinnovamento della pittura italiana assieme agli artisti del gruppo milanese di Corrente, da Treccani a Cassinari, da Morlotti a Guttuso.
In questo clima culturale, Aligi Sassu ha maturato il proprio linguaggio figurativo, segnato dalla propria coscienza di antifascista e di militante della Resistenza, che gli ha fatto vivere in prima persona il dramma della detenzione per il reato di cospirazione politica mediante associazione.
La sua pittura nasce da un’esigenza etica di libertà espressiva che si realizza attraverso un uso straordinariamente libero del colore come elemento costitutivo della stessa forma. Questa attenzione alla forza espressiva dei soggetti raffigurati e all’acceso cromatismo ne hanno fatto un artista molto amato dai grandi protagonisti del suo tempo, da Sandro Pertini, suo grande amico, a Paolo VI, suo estimatore, per giungere a Salvatore Quasimodo.
In ambito sacro, Aligi Sassu si accostò a due temi: la deposizione e la crocifissione. Il suo Cristo Crocifisso e il suo Cristo deposto sono simboli della sofferenza di tutti gli uomini che hanno vissuto a cavallo tra i due eventi bellici. In queste figure si ravvisano i sentimenti dei partigiani e di tutte le persone comuni colpite da un fato collettivo che porta con sé dolore, fame, privazioni, morte.
Dal punto di vista più strettamente pittorico il pittore declina queste opere su un piano visivo decisamente caratterizzato dal colore, quella cifra stilistica che gli è propria e che ha reso grande la sua pittura. Le figure sono chiuse in se stesse, attraversate dalla cupa ombra dell’angoscia e della sofferenza.
L’artista milanese fu anche il solo artista che nel Novecento dipinse opere aventi come tema il Concilio di Trento. Il consesso tridentino è un’altra testimonianza del «credente» Aligi Sassu, così come scrive in catalogo il cardinale Gianfranco Ravasi, che ebbe con l’artista un lungo incontro umano e spirituale.
Va ricordato che Aligi Sassu era conosciuto per le sue idee politiche, era un uomo del suo tempo, affacciato sui grandi cambiamenti e sulle grandi ideologie politiche dell’epoca che, per la prima volta, attraversavano il mondo a grande velocità. Ma l’artista era comunque figlio di una cultura e di una tradizione cattolico-cristiana, la cui impronta conviveva perfettamente in un alveo di pensiero di fine intellettualità. Quella stessa raffinata intellettualità che si ritrova in tutte le sue opere, e in particolare in quelle sacre, dove la sua visione delle cose, del mondo e della società, trovano spazio ed espressione comune sulla tela che rappresenta un soggetto sacro ma grida il dolore dell’uomo.
Le ragioni per conoscere l’opera sacra di Sassu non sono solo artistiche o culturali; l’artista ha saputo, così come tutti i grandi hanno fatto, lasciarci una grande eredità su cui riflettere. L’eredità è quella visione che in opere come la «Deposizione» del 1932, vede per la prima, e ultima volta, un fanciullo nel consesso della pietas di coloro che accolgono il corpo del Cristo deposto dalla croce. Questo giovane che quasi si nasconde, con il quale forse l’artista voleva lasciarsi un’immagine di speranza e di futuro, è al centro della scena ed è in piena contrapposizione con il corpo di Cristo abbandonato nell’inconsistenza della morte.
«A questo fanciullo, e in senso lato a tutti i giovani, – racconta Alfredo Paglione- è dedicato il volume, nella speranza che loro sappiano leggere nell’arte una delle essenze principali della vita».

Informazioni utili
«Aligi Sassu-Catalogo ragionato dell’opera sacra». Curatore: Alfredo Paglione. Casa editrice: Silvana editoriale, Cinisello Balsamo (Milano). Formato: 24 x 28 cm. Pagine: 288. N. illustrazioni: 500. Rilegatura: Brossura con alette. Anno pubblicazione: 2017. ISBN/EAN:9788836637706. Prezzo: 45,00 Euro. Presentazione: 8 gennaio 2018, ore 11 – Milano, Accademia di Brera