ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

lunedì 8 giugno 2020

Al via l’«Art Of Italicus 2020», un creative talent per under 35

È uno degli aperitivi italiani più famosi, in tutto il mondo, con la sua storia, la sua tradizione e il suo gusto. Stiamo parlando del Rosolio, bevanda ormai quasi dimenticata nata alla corte torinese dei Savoia dalla combinazione di camomilla romana, lavanda, genziana, rose gialle e balsamo di melissa, riportata in auge nel 2016 da Giuseppe Gallo, che l’ha arricchita delle note del bergamotto calabrese e del cedro siciliano. È nato così Italicus, un vero e proprio «sorso d’Italia», premiato, nel 2017, come Best New Spirit al prestigioso Tales of the Cocktail Spirited Awards ed elettro, nel 2019 e nel 2020, come il marchio di liquori di tendenza n.1 da Drinks International. Ora Italicus, Rosolio di Bergamotto diventa protagonista di un art contest internazionale, tutto in formato digitale, al quale possono partecipare artisti emergenti, professionisti e non, under 35: Illustratori, grafici, pittori residenti in quindici Paesi: dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Norvegia all’Australia. Italicus -che organizza il contest con Moniker, leader nella valorizzazione dell'arte urban e contemporanea- chiede di usare tutta la loro fantasia artistica e creativa per rappresentare il momento tradizionale dell’aperitivo italiano, raccontando la storia del prodotto di Giuseppe Gallo e ispirandosi alle origini intrinseche del Rosolio di Bergamotto.
Gli artisti possono inviare le loro opere entro il 13 luglio. Tutti saranno sollecitati a usare la tecnologia digitale come parte del processo creativo o di presentazione.
I lavori possono essere realizzati con diverse tecniche: in stop motion, animazioni, immagini in movimento, illustrazioni digitali o dipinti.
Una volta chiusa la fase di invio degli elaborati, sarà predisposto un sistema di voto pubblico. Sarà possibile esprimere la propria preferenza accedendo alla piattaforma, tramite il sito dedicato al contest, da dove si potranno ammirare le opere artistiche.
Una giuria di esperti decreterà i tre artisti finalisti e, il 1°settembre, in concomitanza con il quarto anniversario di nascita di Italicus, saranno annunciati i tre vincitori del contest, al quale verrà assegnato un premio in denaro e la possibilità di partecipare a un evento globale dell’edizione 2021 di Art of Italicus.
Per lavorare all’immagine creativa del contest è stato chiamato Stefano Egidi, graphic designer romano, esperto di storia antica e ideatore di diversi art work per spirits brand.
 È lui che sta curando la creazione delle illustrazioni di Italicus, ispirate a poster vintage e alle tre aree tematiche dei luoghi simbolo per l’aperitivo italiano legate ad Amalfi, Roma e Torino. I suoi lavori intendono stuzzicare l’immaginazione degli artisti in gara richiamando la storia e la cultura italiana, incapsulata in Italicus.
L’iniziativa è, inoltre, collegata a Bergamore (hwww.bergamore.net), progetto a sostegno dell’agricoltura del bergamotto in Calabria.
Un’occasione, dunque, quella offerta da Italicus ai i giovani artisti under 35 di raccontare il gusto e lo stile italiano attraverso la propria creatività.

Per saperne di più
https://rosolioitalicus.com/creative-talent/

venerdì 5 giugno 2020

Alla Salamon di Torino si riparte dalla «Joie de vivre» di Henri Matisse



«Sogno un’arte equilibrata, pura, tranquilla, senza soggetto inquietante o preoccupante, che sia un lenitivo, un calmante celebrale, qualcosa di analogo a una buona poltrona che riposi dalle fatiche». 
È tutta racchiusa in questa frase la filosofia artistica di Henri Matisse (Le Cateau-Cambrésis, 31 dicembre 1869 – Nizza, 3 novembre 1954), esponente di maggior spicco della corrente artistica dei Fauves («le belve», «i selvaggi», secondo la definizione -dispregiativa- del critico d'arte Louis Vauxcelles), universalmente conosciuto come maestro del colore. Ne è prova la sua tela più celebre, «La danza» del 1910, oggi ospitata all’Ermitage, dove tutto è movimento, armonia, incroci di sensazioni, gioia di vivere, trionfo di tonalità accese, che spaziano dal blu all’arancio.
In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, con una vita in parte rivoluzionata dall’emergenza sanitaria del Coronavirus, l’arte di Henri Matisse può esserci di sollievo con i suoi capolavori allegri, liberi da ogni schema, vitaminici con le loro cromie ruggenti ed eccessive. L’opera dell’artista francese «colorata come la natura, libera e leggiadra come il battito di ali di farfalla, fresca e inebriante come un tuffo al mare, fantasiosa e allegra come il gioco di un bambino -racconta Elena Salamon, a capo dell’omonima galleria torinese-, non può che aiutare ad alleviare il nostro stato d’animo».
Da questa considerazione è nata l’idea di riaprire la piccola galleria sabauda di piazzetta IV marzo, specializzata in stampe originali dell’Ottocento e del Novecento, proprio con una mostra di Henri Matisse.
Mascherina, distanziamento sociale, ingressi contingentati, gel disinfettante e guanti di protezione sulla porta d’accesso caratterizzano questa nuova fase dello spazio di Elena Salamon, ma invariata rimarrà la massima disponibilità nei confronti del pubblico, anche con visite organizzate su appuntamento. ùIn galleria saranno visibili, riunite sotto il titolo di «Joie de vivre», settantacinque litografie dei papier gouache-découpé, carte dipinte e ritagliate realizzate dall'artista francese negli ultimi anni di vita, dal 1947 al 1954. Tra di esse ci sono l’effervescente «Danseuse créole» (1950), la vivace «Nuit de Noël» (1951), la raffinata «Icare» (1947), con le sue stelle gialle a illuminare la notte blu, l’enigmatica «Tristesse du Roi» (1952) o la litografia «La danse» del 1938, che dimostra il costante fascino dell’artista per il movimento dei corpi e la possibilità espressiva della figura umana. La mostra permette, inoltre, di vedere un numero speciale della rivista «Verve», intitolata «Dernieres Oeuvres», del quale fanno parte lavori dallo stile astratto come «La parruche et la sirène» (1952) e «La gerbe» (1953).
Henri Matisse possedeva una capacità di sintesi fuori dal comune. Già dai suoi primi lavori portò agli eccessi le tonalità dei verdi, dei rossi, degli azzurri. Desiderava dipingere con l'azzurro più azzurro e con il rosso più rosso possibile per poter esprimere l'amore per la vita, quella indistruttibile «joie de vivre», caratteristica costante di tutta la sua produzione.
La sua esistenza divenne un tutt’uno con l'arte stessa, «non posso distinguere – diceva - tra il sentimento che ho della vita e il modo in cui lo traduco».
L’artista seppe cogliere ogni suggerimento sia dalle opere dei maestri suoi contemporanei sia dai linguaggi utilizzati dagli artisti orientali: nei suoi lavori ritroviamo le deformazioni prospettiche di Paul Cézanne, le pennellate di Vincent Van Gogh, le inquadrature delle stampe di maestri giapponesi dell’Ukiyo-e e le decorazioni, le silhouettes e l’iconografia dell’arte orientale.
Alle litografie dai papier gouache-découpé, presenti in galleria, Henri Matisse vi giunse quasi per caso quando, convalescente da una malattia, non potendo dipingere, iniziò a ritagliare con le forbici nella carta colorata silhouettes, che poi assemblava badando unicamente all'equilibrio delle forme e all'armonia cromatica.
«Il papier découpé mi permette di disegnare nel colore. Si tratta per me di una semplificazione, invece di disegnare il contorno e inserirvi il colore, uno che modifica l'altro, disegno direttamente nel colore», affermava.
In collaborazione con Emmanuel Tériade, raffinato editore parigino della rivista «Verve» e con il grande stampatore Fernand Mourlot, l’artista realizzò, nel 1947, la famosa serie «Jazz», visibile alla Salamon, di cui diceva: «non basta mettere i colori, per quanto belli, gli uni accanto agli altri: bisogna che questi colori reagiscano gli uni con gli altri. Jazz è improvvisazione ritmica». Ed ecco così opere dal forte sapore musicale come «Les Codomas» (1947), «Le cauchemar de l’éléphant blanc» (1947) o «Le cheval, l’écuyère et le clown» (1947).
Datano, invece, al 1950 e al 1951 i bozzetti per la Chapelle du Saint-Marie du Rosaire a Vence. Matisse definì quest’opera il capolavoro della sua esistenza. A differenza dei suoi primi lavori fauves, dove il colore era urlato e provocatorio, qui le cromie sono cantate, armoniche e pure.
In queste opere ritroviamo il blu del cielo, il giallo del sole e il verde della natura, colori che hanno fatto sempre parte dell’opera dell’artista.
Le forme perdono via via la loro dimensione più propriamente figurativa, per avvicinarsi all’astrazione, sovvertendo in questo modo uno dei principi cardine della decorazione religiosa: la leggibilità e la comprensibilità immediata delle figure.
Attraverso queste immagini il pittore ritiene di immergere il fedele in un'atmosfera più intima e spirituale. All'immagine che educa il fedele, Henri Matisse preferisce, infatti, la forma cromatica che aiuta nella preghiera e nella riflessione.
Matisse, ormai ottantenne, con la serie delle «Dernières Œuvres» lasciò il suo testamento spirituale. Appartengono a questo periodo i famosissimi «Nu blue», i «Nudi blu», con silhouettes ritmate, essenziali e astratte, che mostrano un chiaro richiamo all’arte africana.
Queste opere sono un vero e proprio inno alla vita, un'esplosione di colori, forme e linee di una purezza estrema, ultima opera eccellente di un artista eclettico e instancabile. Un artista così innamorato del suo lavoro da scrivere in una lettera alla scrittrice Marcel Marquet: «Io sono troppo dentro ciò che faccio. Non ne posso uscire, per me non esiste altro».

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Henri Matisse, Icare, 1947 (mm. 378x259); [fig. 2] Henri Matisse, La gerbe, 1953 (mm. 333x396); [fig. 3] Henri Matisse, La Danse, 1938 (mm. 332x392); [fig. 4] Henri Matisse, Danseuse créole, 1950 (mm. 317x192); [fig. 5] Henri Matisse, Nuit de Noël, 1951; [fig. 6] Henri Matisse, Nu bleu IX, 1952

Informazioni utili 
Joie de vivre. Henri Matisse: papier gouache-découpé 1947-1954. Galleria Elena Salamon, via Torquato Tasso, 11 (piazzetta IV Marzo) – Torino. martedì, mercoledì e venerdì, dalle ore 15.00 alle ore 19.00, giovedì e sabato, dalle ore 10:30 alle ore 19:00 (orario continuato). Ingresso gratuito. Per appuntamenti: tel. 3398447653. Informazioni: tel. 0117652619, cell. 3398447653, elena@elenasalamon.com. Sito internet: www.elenasalamon.com. Fino al 27 giugno 2020.





giovedì 4 giugno 2020

#èreale: un progetto digitale per la ripartenza dei Musei reali di Torino

È tempo di riapertura anche per i Musei reali di Torino che, come molti altri spazi culturali italiani, hanno scelto la data del settantaquattresimo compleanno della Repubblica, il 2 giugno, per accogliere nuovamente i visitatori, nel segno della sicurezza e con l’emozione di un nuovo inizio.
Tra le novità della ripartenza si segnala il restauro “a vista” dell’altare della Cappella della Sindone: dalle grandi finestre aperte nella recinzione del cantiere sarà possibile seguire passo dopo passo il lavoro dei restauratori del Consorzio San Luca, impegnati nella restituzione dell’opera progettata dall’ingegnere matematico Antonio Bertola tra il 1688 e il 1694 per accogliere il santo sudario.
La realtà diretta da Enrica Pagella punta così per la sua ripartenza su un aspetto che sembra caratterizzare la fruizione dei luoghi culturali nell’era post-Covid: il museo non è, ora, più solo scrigno di bellezze, ma anche luogo di conoscenza da vivere con calma, senza troppe persone intorno, per uscirne più ricchi emotivamente e culturalmente.
Il nuovo inizio guarda anche al mondo digitale con la presentazione del progetto #èreale (ereale.beniculturali.it), piattaforma on-line che amplia l’esperienza di visita per intraprendere un viaggio virtuale attraverso contenuti video originali, prodotti dai Musei reali e in parte realizzati con la collaborazione dello studio creativo multidisciplinare Mybosswas di Torino.
Approfondimenti tematici accompagneranno i visitatori, da casa, tra stanze finemente decorate, preziosi arazzi, antiche armature e reperti millenari, alla scoperta di tesori poco conosciuti e opere d’arte inedite, svelando i retroscena dei restauri, degli allestimenti museali e della cura del patrimonio.
Il tutto è frutto dell’esperienza vissuta nei due lunghi mesi di lockdown per l’emergenza sanitaria da Covid-19, quando tutti i musei italiani (e non solo) hanno puntato sulla loro presenza social per continuare a rimanere in contatto con il proprio pubblico.
I Musei reali di Torino presentano il loro progetto con un breve musical realizzato nel vuoto e nel silenzio delle sale. Scritto e creato dal regista e compositore Giorgio Ferrero con il direttore della fotografia e produttore Federico Biasin, autori del pluripremiato film musicale «Beautiful Things», prodotto dalla Biennale di Venezia, il video si configura come un esclusivo cortometraggio musicale e cinematografico di tre minuti, in cui danzatori, acrobati, schermitrici e cantanti liriche vivono la magia di un viaggio all’interno dei musei, un sogno che prende vita durante la quarantena. I performer non possono toccarsi, ma il dialogo dei corpi e l’empatia tra le persone distanti è in grado di convergere in un unico inno alla bellezza e al calore umano.
Navigando sulla piattaforma èreale con dispositivi mobili, computer o visori VR, il pubblico potrà fruire gratuitamente anche di visite tematiche in realtà virtuale, per conoscere e approfondire ambienti e collezioni.
Il palinsesto, che si arricchirà nel corso dei prossimi mesi di ulteriori contenuti speciali, presenta anche la playlist «Closed In. I Musei visti da dentro», progetto digitale realizzato dallo staff dei Musei reali durante il lockdown: opere e ambienti sono narrati da curatori, tecnici e operatori, in presa diretta e in modo informale, per vivere il museo attraverso gli occhi di chi ogni giorno ne custodisce il patrimonio.
Per la riapertura i Musei reali, anticipata il 27 maggio da quella della Biblioteca, hanno messo a punto un piano approfondito di percorsi, di dispositivi e di segnaletica per garantire al pubblico e ai lavoratori il massimo grado di tutela. D’accordo con il partner Coopculture, si è deciso di sfidare la crisi -che per i musei d’Italia e del mondo significa una perdita stimata dell’80% dei visitatori- sperimentando l’orario di sempre: saranno aperti da martedì a domenica dalle 9 alle 19, con biglietto gratuito fino a 18 anni e 2 euro da 18 a 25 anni.
Gli accessi saranno contingentati per evitare assembramenti e all’ingresso sarà rilevata la temperatura tramite termo-scanner.
Ci sarà l’obbligo dell’uso delle mascherine, eventualmente disponibili per l’acquisto anche alla cassa, e si favorirà la sanificazione delle mani con gel disinfettante, dislocato lungo il percorso di visita.
La prenotazione non sarà obbligatoria e il biglietto potrà essere acquistato on-line o direttamente in biglietteria, dalle 9 alle 18.
Rispettando la distanza interpersonale di almeno due metri, le sale saranno percorribili seguendo un itinerario monodirezionale di ingresso e uscita, indicato dall’apposita segnaletica e consultabile anche sull’app MRT, integrata con una nuova mappa di orientamento in italiano e in inglese.
L’applicazione, scaricabile gratuitamente su Apple Store e Google Play, è lo strumento privilegiato per approfondire il percorso museale: sfiorando il proprio smartphone si potranno ottenere tutte le informazioni necessarie come orari, tariffe, contatti e accessibilità, ma soprattutto esplorare le collezioni e ascoltare l’audioguida con trentacinque tracce in italiano, delle quali è sempre disponibile anche un’anteprima gratuita.
Il 2 giugno ha riaperto anche il Caffè Reale, nel rispetto delle norme di sicurezza e del distanziamento interpersonale, grazie alla sistemazione dei tavoli sotto l’ampio porticato della Corte d’Onore.
Dal 6 giugno, ogni sabato e domenica, riprenderanno anche le visite guidate al secondo piano del Palazzo reale, nell’appartamento dei Principi, per gruppi composti al massimo da otto persone e con la possibilità esclusiva di uscire sul terrazzo per affacciarsi sui Giardini Reali e sulla piazza Castello. 
Dalla seconda metà di giugno, nel fine settimana, la visita sarà arricchita da ulteriori percorsi speciali attraverso il Palazzo e l’Armeria reale, la Cappella della Sindone, l'Appartamento della eegina Elena al pianterreno e le Cucine reali al piano interrato, secondo calendario e modalità che saranno pubblicati sul sito dei Musei reali nelle prossime settimane.
Per tornare a passeggiare nel Giardino ducale e nel Boschetto bisognerà, invece, attendere domenica 28 giugno, al termine del cantiere di rifunzionalizzazione e restauro, che ha purtroppo subito l’interruzione di due mesi dovuta al confinamento. Tante novità attendono, dunque, i Musei reali di Torino che, in questa fase di incertezza, guardano al loro glorioso passato, anche grazie a un’accurata campagna di restauri, senza dimenticare il loro volto più moderno, quello digital, che li ha fatti conoscere a visitatori vecchi e nuovi in questi mesi di emergenza sanitaria.

Informazioni utili 
Musei reali di Torino, piazzetta Reale, 1 – Torino. Orari: dal martedì alla domenica, ore 9 – 19 (la biglietteria chiude un’ora prima). Biglietti: intero € 15,00, ridotto € 13,00 per partecipanti a visite guidate e per soci FAI, ridotto speciale € 2 (ragazzi dai 18 ai 25 anni), gratuito per i minori 18 anni, insegnanti con scolaresche, guide turistiche, personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, membri ICOM, disabili e accompagnatori, possessori dell'Abbonamento Musei, della Torino + Piemonte Card e della Royal Card. L'ingresso per i visitatori over 65 è previsto secondo le tariffe ordinarie. Informazioni e prenotazioni al numero 011.19560449. Web: museireali.beniculturali.it | ereale.beniculturali.it.