ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

giovedì 9 giugno 2016

Roma, Shakespeare sotto le stelle. Quattro mesi di eventi al Silvano Toti Globe Theatre

La giustizia e l'esercizio della legge, osservati attraverso la lente di ingrandimento fornita dal Bardo, sono i due temi scelti come filo conduttore per la nuova stagione del Silvano Toti Globe Theatre di Roma, unico teatro elisabettiano d’Italia, nato nel 2003 grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti per una geniale intuizione di Gigi Proietti.
In occasione delle celebrazioni per il quattrocentesimo anniversario dalla morte di William Shakespeare, il pubblico del teatro capitolino, ubicato nella suggestiva cornice di Villa Borghese, potrà finalmente assistere a un evento atteso da anni: Gigi Proietti proporrà un suo personale omaggio al drammaturgo seicentesco cimentandosi nell’interpretazione di alcuni brani del testo «Edmund Kean» scritto da Raymund Fitzsimons.
Lo spettacolo, del quale l’attore romano cura anche l’adattamento e la regia, è in cartellone per le serate dall’8 al 17 luglio. In scena un uomo solo nel suo camerino che beve, si trucca e si interroga sulle parole di William Shakespeare, passando in rassegna una vita di battaglie e successi. Quell’uomo è Edmund Kean, grande attore inglese dell'inizio dell'Ottocento, idolatrato dal pubblico e dalla critica che ne decretarono l'ascesa dal ruolo di Arlecchino ai grandi protagonisti shakespeariani e, poi, la rovinosa decadenza.
Il copione, con il quale Proietti si era già cimentato ventisette anni fa a Taormina, è più che un testo chiuso: è un'occasione per entrare nel segreto del camerino in cui monologhi, battute, idee prendono e perdono forma, in un processo creativo da laboratorio che smonta e scruta le creazioni di Shakespeare.
Ad aprire la programmazione sarà, invece, Mariano Rigillo con lo spettacolo «Lear. La storia», per l’adattamento e la regia di Giuseppe Dipasquale. L’attore napoletano, in scena dal 23 giugno al 3 luglio, approda al ruolo shakespeariano con l’autorevolezza acquisita in oltre sessant’anni di straordinaria carriera. Quella che andrà in scena sul palco di Villa Borghese, nella traduzione di Masolino D’Amico, è la più apocalittica delle tragedie shakespeariane, un testo che declina l'inganno insieme all'ingratitudine, la follia insieme alla malattia, la corruzione insieme alla superbia e al delirio e nel quale il bene fa fatica ad affermarsi.
Dal 22 luglio al 7 agosto il palcoscenico del Silvano Toti Globe Theatre ospiterà, quindi, «Il mercante di Venezia», un testo dai toni contrastanti, in cui si affronta il tema della tolleranza e lo scontro fra clemenza e giustizia.
In questo nuovo allestimento, per la regia e la traduzione di Loredana Scaramella, si punta a mantenere il carattere di commedia dato al testo dal Bardo, allontanandosi dai toni drammatici delle più recenti messe in scena dell’opera, spesso considerata come lo spunto per una riflessione sulla discriminazione antisemita subita a più riprese dal popolo ebraico. «Il mercante di Venezia» diventerà così il racconto di una grande storia sull’amore, ambientato nel periodo a cavallo fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, «anni euforici, -racconta Loredana Scaramella- pieni di cambiamenti di costume, di novità e luminosi progressi, che accolgono però i germi silenziosi di un buio futuro».
Il Silvano Toti Globe Theatre aprirà, poi, le porte a un suo appuntamento cult: il «Sogno di una notte di mezza estate», a firma dell’indimenticabile Riccardo Cavallo, giunto al suo decimo anno di repliche. Lo spettacolo, in scena dal 10 al 21 agosto, è una di quelle storie che non smette mai di emozionare e che continua a far sognare grandi e piccoli raccontando il tempo breve della felicità con un sottile sottofondo di malinconia.
«La grandezza di Shakespeare –si legge nella presentazione dello spettacolo- sta nell’aver saputo coinvolgere tre mondi diversi, ciascuno con un suo distinto linguaggio: quello delle fate che alterna al verso sciolto, canzoni e filastrocche, quello degli amanti dominato dalle liriche d’amore e quello degli artigiani, nel quale la prosa di ogni giorno è interrotta dalla goffa parodia del verso aulico».
Dal 26 agosto all’11 settembre la scena sarà animata dallo spettacolo «Il racconto di inverno», una delle ultime opere scritte da Shakespeare, che contiene e sviluppa i temi presenti nelle opere precedenti. In questo testo, proposto con la regia e l’adattamento di Elena Sbardella, la giustizia invade un terreno privato, quello della fiducia e della relazione matrimoniale. Si susseguono tra le pagine del copione la gelosia, la disperazione, l’allontanamento, il dolore, la morte, per poi vedere il ritorno della gioia più allegra e sfrenata e della vita, perché a vincere sarà l’amore.
Spazio, quindi, a un viaggio tra i più bei versi di William Shakespeare, per l’ideazione e la regia di Melania Giglio, sulle note di Marvin Gaye, Amy Winehouse, Leonard Cohen e Alanis Morissette.
«Qual è la natura dell’amore? Qual è il confine tra amore e amicizia? In che cosa differiscono l’amore passionale e quello ideale? Quando possiamo parlare di affinità elettive?» Queste le domande che fanno da fil rouge nel percorso tra i Sonetti d’amore shakespeariani, «strumento d’eccellenza -si legge nella scheda di presentazione dello spettacolo- per conoscere se stessi, l’altro, il mondo, la poesia, la bellezza e la caducità». L’appuntamento è in cartellone nelle serate del 29 agosto e del 5, 19 e 26 settembre.
L’amore secondo William Shakespeare sarà ancora sotto i riflettori con «Romeo e Giulietta», per la regia di Gigi Proietti, in agenda dal 16 settembre al 2 ottobre. Il regista romano porta in scena un gruppo di giovanissimi attori e –si legge nella nota stampa- «ambienta la storia in due epoche: nella prima parte dello spettacolo ci troviamo nei nostri giorni, con Mercuzio e i suoi amici che si esprimono a ritmo di rap e una Giulietta amante del rock. La festa è un ballo in maschera. Qui, dopo il primo sguardo tra i due ragazzi, la magia proietta la vicenda in un’epoca lontana dove nessuno dei due giovani supera il confine della maturità e nessun adulto li sa guidare su questo sentiero».
Seguendo il filo della tradizione, a chiudere il cartellone della stagione del Silvano Toti Globe Theatre sarà, nelle serate dal 5 al 9 ottobre, un nuovo spettacolo in lingua inglese: «The Tempest» della Bedouin Shakespeare Company, con la regia di Chris Pickles.
Il lavoro, che tanti considerano come l’addio al palcoscenico del Bardo, si avvale per questo allestimento della colonna sonora di Paul Knight, dei i costumi di Adrian Lillie e della magia delle luci di Derek Carlyle. Un’occasione, questo appuntamento come tutta la rassegna, per ricordarci ancora una volta che «siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita».

Informazioni utili 
Stagione 2016 del Silvano Toti Globe Theatre. Villa Borghese,  largo Aqua Felix (piazza di Siena)- Roma. Orari: ore 21.15, dal 23 giugno al 21 agosto | ore 21.00, dal 26 agosto all’11 settembre e il 29 agosto, il 5, il 19 e il 26 settembre | ore 20.45, dal 16 settembre al 9 ottobre. Ingresso: con biglietto | botteghino dal 18 giugno in viale P. Canonica (tutti i giorni, dalle 15 alle 19, e nei giorni di spettacolo fino alle 21.15) | circuito Ticket One. Informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00) . Sito internet: www.globetheatreroma.com. Dal 23 giugno al 9 ottobre 2016.  

mercoledì 8 giugno 2016

«Outlander», Shobana Jeyasingh danza alla Fondazione Cini

La decima edizione del Festival internazionale di danza contemporanea della Biennale di Venezia, in programma dal 17 al 26 giugno, farà tappa anche all’isola di San Giorgio. Avrà, infatti, per scenario il Cenacolo palladiano la prima assoluta di «Outlander», performance di danza site specific creata da Shobana Jeyasingh, artista tra gli esponenti più autorevoli della danza contemporanea inglese, per la Fondazione Cini, o meglio per il suo Istituto interculturale di studi musicali comparati.
La coreografia, in programma in più repliche nella giornata di sabato 18 giugno, è stata ideata ispirandosi all’antico refettorio benedettino realizzato dal Palladio, al cui interno è conservato il facsimile de «Le Nozze di Cana» di Paolo Veronese, realizzato da Factum Arte.
Lo spettacolo è pensato, nello specifico, come un omaggio alla straordinaria storia di questo luogo che rivive attraverso il racconto degli outlanders, gli stranieri, ovvero gli spettatori e i danzatori, che insieme tornano ad abitare il luogo, in sintonia con le creazioni artistiche conservate al suo interno.
Osservando l’antico refettorio, Shobana Jeyasingh -coreografa che fonde nei suoi lavori la danza classica indiana con il balletto, le arti marziali ei nuovi media digitali- ha individuato tre elementi principali dove intessere il dialogo tra lo spazio e la coreografia. Il primo è l’elegante e sobrio disegno architettonico del Palladio; poi, quasi in contrasto con l’ambiente, l’esuberante dipinto del Veronese, colmo di gesti e presenze umane, e infine, la figura di Cristo dentro il dipinto stesso che l’artista definisce «un posto di quieta neutralità oltre ogni schema o comportamento».
«L’audace descrizione che il pittore fa di persone e comportamenti del suo tempo in un quadro che ha per soggetto una storia biblica -dice Shobana Jeyasingh- mi ha dato la libertà di non limitarmi all’analisi della storia del luogo ma di estenderla sino al presente. Ho coreografato la danza pensando sempre ai corpi e alle posture dei personaggi dipinti dal Veronese. Essi ci forniscono un’immagine straordinariamente fisica della società del suo tempo. Ognuno di essi – prosegue la coreografa- è un performer sulla tela e ogni nuovo performer che entra in quello spazio deve far i conti con essi anche se ha intenzione di offrire una visione fisica alternativa. Ho lavorato con i miei danzatori per arrivare a una condizione che comprendesse sia l’immersione nel luogo che l’estraneità, una condizione allo stesso tempo di insiders e outlanders».
L’intento della coreografa -che sarà interpretata da Avatâra Ayuso, Sunbee Han e Sooraj Subramaniam- è, dunque, quello di ricreare l’atmosfera originaria del refettorio, dove i monaci sedevano, come compagni di tavola, accanto ai numerosi personaggi raffigurati ne «Le Nozze di Cana». Allo stesso modo il pubblico che assiste allo spettacolo, proprio come un tempo i monaci, siede sui lati lunghi del refettorio, su due file che si guardano. Tra di loro, al centro dello spazio, vi è la scena: una piattaforma rialzata che pone i danzatori nella giusta misura e proporzione, come fossero parte del dipinto che ricopre la parete di fondo. Per assistere alla performance è necessario prenotare inviando una e-mail a dalle ore 9.00 di mercoledì 8 giugno 2016 a outlander@cini.it, indicando i nomi dei partecipanti (massimo 2 partecipanti per prenotazione). La mail di conferma va stampata e presentata all’ingresso.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Fondazione Giorgio Cini, Cenacolo Palladiano. Ph. Enrico De Santis; [fig. 2] Shobana Jeyasingh Dance Just Add Water, 2009 ©Photo: JP Masclet, dancer: Avatâra Ayuso

Informazioni utili 

Outlander (2016, 25'). Cenacolo Palladiano | Fondazione Cini - Venezia. Sabato 18 giugno 2016, ore 15.00, 17.00, 19.00. Una co-produzione Fondazione Giorgio Cini e Shobana Jeyasingh Dance | in collaborazione con Biennale Danza 2016 | Ideazione, coreografia e regia: Shobana Jeyasingh | con: Avatâra Ayuso, Sunbee Han e Sooraj Subramaniam | Musica: Scanner | Scene: Sander Loonen. Per informazioni: Istituto interculturale di studi musicali comparati, tel. 041.2710357 o musica.comparata@cini.it. Sito web: www.cini.it. Nota: Per assistere all’esclusiva performance sarà necessario prenotare inviando una mail a outlander@cini.it con indicati i nomi dei partecipanti (massimo 2 partecipanti per mail). La mail sarà attiva dalle ore 9.00 di mercoledì 8 giugno 2016. I posti sono limitati, verrà inviata una conferma, seguendo l’ordine di arrivo della mail di prenotazione, da stampare e presentare all’ingresso.

martedì 7 giugno 2016

Da «Lear» ad «Amleto», il Teatro della Toscana celebra Shakespeare

A quattrocento anni dalla morte è ancora protagonista indiscusso della scena. William Shakespeare, uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi, continua, infatti, a essere rappresentato nei principali teatri del mondo. Tra le realtà che rendono omaggio al suo genio in questo 2016 c’è anche la Fondazione Teatro della Toscana con la rassegna estiva «Shakespeare Shaker», in programma tra Firenze e Scandicci nei mesi di giugno e luglio.
A inaugurare il cartellone sarà, nelle serate dall’8 al 15 giugno, lo spettacolo «Lear» (feriale ore 20.45, festivo ore 18.15; riposo lunedì), liberamente ispirato all’omonimo testo shakespeariano, per la drammaturgia di Stefano Geraci e Roberto Bacci, autore anche della regia.
Sul palco saliranno Maria Bacci Pasello, Michele Cipriani, Savino Paparella, Silvia Pasello, Francesco Puleo, Caterina Simonelli, Tazio Torrini e Silvia Tufano. Le scene e i costumi portano la firma del brasiliano Márcio Medina (già nel cast di molti altri spettacoli di Bacci) e sono stati realizzati dalla Fondazione Cerratelli, con la collaborazione del Laboratorio di costumi e scene del teatro della Pergola.
Le musiche hanno visto al lavoro il violoncellista e contrabbassista Ares Tavolazzi, che in passato ha lavorato con Francesco Guccini, Paolo Conte e molti altri, ma sono presenti anche numerosi canti del Seicento scelti con la consulenza di Stefano Pogelli, responsabile del laboratorio di restauro sonoro dell’audioteca Rai. Le luci sono, invece, a cura di Valeria Foti e Stefano Franzoni.
Lo spettacolo, che nell’ottobre 2016 sarà alle Olimpiadi del Teatro di Wroclaw, parte da una domanda: cosa succede quando ci si toglie la maschera e si esce dal proprio personaggio sociale e famigliare? Cosa avviene quando per ritrovare la propria essenza si abbandonano i ruoli per i quali siamo riconosciuti? Accade che si scuotono le proprie e le altrui certezze e il disorientamento può travolgere tutto e tutti. È ciò che accade a re Lear, quando rinuncia alla propria veste di sovrano per dividere il regno tra le tre figlie, in proporzione alla loro capacità di dimostrargli il loro amore. Lo svilupparsi dei fatti svela crudeltà, tradimenti e brama di potere, ambizione, giocati quasi a viso aperto, come se il radicale cambio di prospettiva che implica un «regno orfano del suo re» desse il via libera ai più bassi istinti umani, conducendo vittime e carnefici, usurpatori, folli e diseredati inevitabilmente, tutti, verso un finale di morte. I personaggi dimostrano quanto poco siamo in grado di accettare la trasformazione e la mancanza di punti di riferimento, quanta fatica costi accettare con consapevolezza che siamo soprattutto esseri «nudi e indifesi».
Lear, in questo allestimento, è interpretato da una donna: Silvia Pasello, due volte Premio Ubu, Premio Eleonora Duse, già interprete per Carmelo Bene, Thierry Salmon, Raul Ruiz, Virgilio Sieni, fra gli altri, e protagonista di molti spettacoli anche dello stesso Bacci. La scelta non è casuale: Lear per Roberto Bacci non è un uomo o una donna, è semplicemente un essere umano, in un’interpretazione che riesce a trasmettere, senza forzature, sia elementi del maschile che del femminile.
Sulla scena sono presenti sette sipari che, col loro continuo movimento, stabiliscono il perimetro del rapporto con il pubblico: un perimetro dinamico, come a dire che senza trasformazione, senza possibilità di cambiamento, senza contatto diretto e un ascolto continuo non può esserci dialogo.
Altro atteso appuntamento sarà quello con Gabriele Lavia che il 18 giugno, alle ore 21.15, proporrà al Museo nazionale del Bargello di Firenze una lettura-commento sull’«Amleto». La performance, intima e coinvolgente, regalerà al pubblico un viaggio nel profondo e perenne confronto tra essere e non essere. L’attore e regista milanese interpreterà e narrerà tutti i personaggi coinvolti nel racconto scenico, da Amleto a Gertrude, da Claudio a Ofelia, entrando nel loro animo, esponendone i loro intenti e le loro subdole intenzioni. Con il continuo scambio di ruoli, Gabriele Lavia racconterà così le contraddizioni di un mondo oppresso da false certezze e di una realtà sfuggente e complicata da interpretare, per ricostruire la tragica storia del principe di Danimarca attraverso la più alta rappresentazione dell’animo umano: il dubbio.
L’artista ritornerà in scena nella rassegna «Shakespeare Shaker» con una lettura-commento sull’«Otello», in programma al Castello dell’Acciaiolo di Scandicci nella serata del 15 luglio, sempre alle ore 21.15.
In questo appuntamento, Gabriele Lavia parlerà del lavoro shakespeariano come di un dramma della mente o meglio dell’io diviso. Sul palco si confronteranno così due caratteri esistenziali diversi quanto complementari. Da un lato c’è Otello, discriminato antropologicamente come razza inferiore, mostruosa, bestiale, culturalmente come barbaro, metafisicamente come non eletto, privo di anima, creatura infernale, diavolo; dall’altro Iago, a sua volta discriminato socialmente per gli insuccessi nella sua vita militare, moralmente represso, vittima di un puritanesimo eccessivo che proietta sul Moro tutto il peggio che si porta dentro, con tormento.
Grande spazio sotto i riflettori della rassegna «Shakespeare Shaker» avranno, poi, alcuni progetti realizzati all’interno di laboratori teatrali legati alla Fondazione Teatro della Toscana. Si inizierà il 14 giugno, al teatro «Mila Pieralli» di Scandicci, con l’appuntamento «Il resto è silenzio», un viaggio attraverso il tema del potere in alcune opere drammaturgiche del Bardo, come «Riccardo III» e «La tempesta», con cinque compagnie (Arbus, Arte in corso, EsTeatro, Isole Comprese e Sfumature in atto) che lavorano da anni con il loro lavoro drammaturgico e recitazione nella salute mentale, sotto l’egida del Coordinamento Teatro come Differenza.
Seguirà, nella serata del 29 giugno, sempre al «Mila Pieralli» di Scandicci, un appuntamento a cura dell’Accademia dell’Uomo, un centro di sperimentazione non solo teatrale, ma di tutte le possibilità creative e comunicative della società contemporanea, basato sul metodo Costa e sulle esperienze della Beyouman Academy di Iacopo Braca.
L’esito del primo anno di corso, intitolato «I personaggi di Shakespeare: un guida all’intelligenza emotiva», sarà il percorso «Il labirinto delle emozioni», che prevede l’apertura all’interno del teatro di stanze-luoghi, gestite dagli allievi dell’Accademia, con installazioni esperienziali che coinvolgeranno il pubblico e una passeggiata notturna per la città di Scandicci.
I diciotto attori del primo corso biennale «Orazio Costa» porteranno, invece, in scena, sotto la regia di Pier Paolo Pacini, al Castello dell’Acciaiolo di Scandicci (6,7,8 e 11 luglio, ore 21; 9-10 luglio, ore 19) un grande classico del teatro shakespeariano: «Romeo e Giulietta», del quale si potrà seguirne l’evoluzione dietro le quinte seguendo sui social l’hashtag #PlayingwithRomeoeGiulietta.
A chiudere il cartellone sarà la sfida elisabettiana di Macelleria Ettore, che il 20 luglio metterà in scena all’Acciaiolo «Amleto? ». Due attori, Stefano Pietro Detassis e Maura Pettorruso, in uno spazio nudo, si confrontano con il capolavoro shakespeariano. «Sprofondano nel testo, squarciano scene, si confrontano con due vite alla prova, quelle di Amleto e Ofelia. Il confronto –si legge nella presentazione- è un dialogo al buio. Le parole affiorano come bagliori estemporanei. I piani si confondono, come vita e teatro. Cercano di accordare l’azione alla parola e il pensiero all’azione nel tentativo di tendere lo specchio alla natura».
Uno sguardo, dunque, a 360° sull’universo creativo del Bardo per questa nuova «Bella stagione del Teatro della Toscana», che –si legge nella presentazione- «vuole essere anche un augurio di un teatro diverso e sempre più a misura d’uomo».

Didascalie delle immagini
[Figg. 1, 2, 3  e 4] «Lear». Foto di Roberto Palermo. [fig. 5]  Gabriele Lavia sarà in scena a «Shakespeare Shaker» con due letture commentate di «Amleto» e «Otello»; [fig. 6] «Amleto?» di Macelleria Ettore 

Informazioni utili
«Shakespeare Shaker». Toscana, sedi varie. | Lear - Teatro della Pergola, Firenze: platea > intero € 18,00, ridotto € 15,00; palco > Intero € 15,00, ridotto € 12,00 | Il resto è silenzio – Il dramma del potere in Shakespeare - Teatro Studio ‘Mila Pieralli’, Scandicci: ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili | Amleto - Cortile del Museo Nazionale del Bargello, Firenze: intero € 15,00, ridotto € 12,00 |  Il labirinto delle emozioni – Un percorso emozionale per la città di Scandicci - Teatro Studio ‘Mila Pieralli’, Scandicci: ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili | Romeo e Giulietta - Castello dell’Acciaiolo, Scandicci: intero € 10,00, ridotto € 8,00 | Otello - Castello dell’Acciaiolo, Scandicci: intero € 15,00, ridotto € 12,00 | Amleto? - Castello dell’Acciaiolo, Scandicci: intero € 10,00, ridotto € 8,00. Riduzioni: residenti Comune di Scandicci – possessori di ICard e eduCard (ad esclusione di Lear 8/15 giugno e Amleto 18 giugno), over 60, under 26, soci Unicoop Firenze, abbonati Teatro della Toscana, possessori di Pergola Card. Biglietteria di prevendita: teatro della Pergola, via della Pergola, 30 – Firenze,  tel. 055.0763333 o biglietteria@teatrodellapergola.com /(dal lunedì al sabato, dalle ore 9.30 alle ore 18.30) I biglietti sono acquistabili anche presso tutti i punti vendita del circuito regionale Box Office e on-line. Siti internet: www.teatrodellatoscana.it - www.teatrodellapergola.com  - www.teatrostudioscandicci.com