ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

sabato 22 maggio 2021

#Notizie in pillole n. 1: cronache d'arte della settimana dal 17 al 23 maggio 2021

Dal nuovo museo Dante di Ravenna al murales «La Costituzione più bella del mondo» disegnato da Greg Jager  per il quartiere Garbatella di Roma, passando per il nuovo servizio di dog-sitting dell'Istituzione Bologna Musei: di seguito una selezione delle #notizieinpillole pubblicate nella settimana da lunedì 17 a domenica 23 maggio sulla pagina Facebook di «Fogli d'arte» (@foglidarte).
Buona lettura! 

1. A RAVENNA APRE IL NUOVO MUSEO DANTE
Ogni centenario rinnova la memoria di Dante Alighieri a Ravenna, la città dove lo scrittore trascorse, in esilio, gli ultimi anni della sua vita e dove sono conservate le sue spoglie mortali. Se in occasione del seicentenario dalla morte, la città romagnola aveva inaugurato, nella giornata dell’11 settembre 1921, il museo dantesco, ideato dall'architetto Ambrogio Annoni (allora Sovrintendente di Ravenna) e da Corrado Ricci nel complesso conventuale francescano, cento anni dopo quello spazio, a pochi passi dalla tomba del «Sommo poeta», indossa un abito di fresca fattura.
In occasione del settimo centenario dalla morte, domenica 16 maggio ha aperto le porte il nuovo Museo Dante. Articolato in nove sale, per complessivi trecento e settantacinque metri quadri, lo spazio accoglie numerosi e preziosi oggetti storici oltre a quattrocento immagini e duecentocinquanta testi, avvalendosi di un allestimento contemporaneo e fruibile, che utilizza nuovi linguaggi per dare conto della Commedia e del lascito dantesco.
Un gioco di proiezioni video e innografiche su plexiglass corredate da una cronologia biografica sulla vita e sull’opera del poeta, ma anche sull’Italia dell’XI e del XII secolo, apre il percorso espositivo, che accoglie, tra l'altro, la cassetta dove furono rinvenute le ossa del poeta nel 1865, l’arca di cristallo dove le stesse ossa furono esposte in occasione del sesto centenario dalla nascita, cimeli provenienti da tutto il mondo e tre gigantesche riproduzioni del volto di Dante realizzate da Enrico Pazzi, Angelo Biancini ed Ettore Ximenes. Infine, le ultime tre sale conducono il visitatore in un viaggio immersivo attraverso «Inferno», «Purgatorio» e «Paradiso»: una voce narrante ne recita i passi più importanti accompagnati da animazioni fluttuanti (con immagini provenienti dal patrimonio della Biblioteca Classense), ombre e luci.
Il Museo Dante si inserisce in una nuova lettura della zona dantesca, che con il recente restauro della tomba, la futura Casa Dante e altri interventi si configura come parte centrale di un’operazione complessiva di valorizzazione e di innovazione nell’ambito delle celebrazioni del settimo centenario. Attualmente è in corso il restauro conservativo della cancellata in ferro battuto che dà accesso al Quadrarco di Braccioforte, accanto alla tomba di Dante, realizzata dal veneziano Umberto Bellotto in occasione celebrazioni dantesche del 1921.
Il museo sarà aperto, previa prenotazione telefonica al numero 0544.215676 o tramite e-mail all’indirizzo museodanteravenna@ravennantica.org, con i seguenti orari: dal martedì alla domenica e nei giorni festivi dalle ore 10:00 alle ore 17:30; dall’1° novembre al 31 marzo il museo chiuderà un’ora prima, ovvero alle ore 16:30. È previsto un biglietto di ingresso del valore di 3,00 euro per l’intero e 2,00 euro per il ridotto.
Per informazioni: www.vivadante.it.

2. AL MUSEO CON IL CANE? A BOLOGNA C'È IL NUOVO SERVIZIO DI DOG-SITTING
Si chiama «Dogs and Museum» il nuovo servizio che l'Istituzione Bologna Musei offre ai suoi visitatori grazie a un accordo siglato con Bauadvisor, nuovo portale di comunicazione e servizi globali e innovativi dedicato al mondo dei cani e dei loro proprietari.
L'offerta, per il momento inedita in Italia, si propone di intercettare nuove fasce di pubblico, ma anche di rispondere a un'esigenza sempre più diffusa tra gli amanti della cultura, che non vogliono abbandonare il proprio amico a quattro zampe tra le mura di casa (o in una stanza d'albergo) per visitare una mostra o una collezione museale.
Il servizio è disponibile, dallo scorso 18 maggio, su prenotazione attraverso il portale www.bauadvisor.it o la relativa App. A prenotazione effettuata, «dog-sitter professionisti - assicurano dall'Istituzione Bologna Musei - saranno pronti per accogliere il visitatore davanti all'ingresso della sede museale indicata e prendere in consegna temporanea l'amico Fido, per farlo passeggiare e divertire nelle aree a verde vicine al museo, facendolo poi riabbracciare dal suo proprietario direttamente davanti al museo alla fine della sua visita».
L'intesa con Bauadvisor per promuovere una sensibilità pet-friendly anche nella sfera dei consumi culturali non si ferma al solo dog-sitting. Per l'occasione l'Istituzione Bologna Musei ha, infatti, sviluppato i primi percorsi tematici dedicati a proprietari e appassionati di cani.
Studiati per illustrare la storia del rapporto tra l’uomo e il suo più fedele amico nel corso dei secoli, dall’antichità fino all’epoca moderna, tra raffigurazioni e significati simbolici, questi nuovi itinerari propongono una narrazione ricca e articolata che attraversa le collezioni di nove musei: Museo civico archeologico, Collezioni comunali d'arte, Museo civico medievale, Museo Davia Bargellini, Museo internazionale e biblioteca della musica, Museo civico del Risorgimento, Museo del patrimonio industriale, Mambo e Museo e Casa Morandi.
Le opere selezionate per i percorsi di visita dog-friendly saranno facilmente riconoscibili grazie alla presenza di supporti di comunicazione contrassegnati dall'icona di un cane ideata e disegnata da Maria Elena Canè, restauratrice del Museo civico archeologico, sede espositiva che ha anche ideato il volumetto «Una antica amicizia», disponibile gratuitamente per tutti i visitatori che ne faranno richiesta in biglietteria. Si tratta di un viaggio in venti tappe alla scoperta del cane compagno fidato, ma anche prezioso aiuto per la guardia, la difesa del territorio, la pastorizia, la caccia e la guerra.
Tra le curiosità, si segnala, inoltre, il motivo che ha portato all'inserimento del Museo Morandi nel circuito. Il tutto è legato a un episodio che coinvolse l'artista e il suo cane, a pochi passi dalla casa di via Fondazza 36. Ce lo racconta Carlo Zucchini, garante della donazione morandiana al Comune di Bologna, nel volume «Una straordinaria normalità» (Corraini Edizioni, Mantova 2017): «Morandi dava del lei a tutti, anche al suo cane. L'ho sentito dirgli, sotto i portici della Fondazza, 'Lei stia attento a non andare tra le gambe dei passanti'». La svolta pet friendly dell'Istituzione Bologna Musei offre così l'occasione per suscitare nuovo interesse vero spazio della memoria di grande fascino come l’abitazione in cui l’artista visse e lavorò per quasi tutta la vita e in cui è possibile vedere la ricostruzione del suo studio negli ambienti originali, con gli oggetti protagonisti delle nature morte, i pennelli, il cavalletto e i materiali di lavoro.
Per maggiori informazioni: www.bauadvisor.it | www.museibologna.it

[Nelle foto: 1. Lavinia Fontana (attr.), Ritratto di Bianca Cappello. Olio su tela, 1585 ca.. Bologna, Collezioni comunali; 2. Pelagio Palagi (1775-1860), Diana cacciatrice. Olio su tela, 1830 ca.. Bologna, Collezioni comunali; [fig. 3] Rhyton (boccale) apulo a testa di cane. Terracotta, III sec. a.C. (Collezione greca). Il boccale a forma di corno può terminare con la testa di diversi animali, in questo caso di cane di Melita. Bologna, Museo civico archeologico]

3. IL POLITTICO GRIFFONI RIMANE «PER SEMPRE» A BOLOGNA
È diventato nel corso dei secoli un vero puzzle da ricomporre. Stiamo parlando del Polittico Griffoni, maestosa pala d’altare dedicata a San Vincenzo Ferrer commissionata intorno al 1470-1472 al ferrarese Francesco del Cossa – artista già attivo in quegli anni nel capoluogo emiliano – per la cappella Griffoni nella Basilica di San Petronio a Bologna. Alla realizzazione dell’opera, smembrata nel 1725 per volere dell’ambizioso cardinale Pompeo Aldrovandi e immessa nel mercato antiquario in lotti separati, partecipò anche il giovane e molto promettente Ercole de’ Roberti.
Dopo trecento anni dallo smembramento, le sedici tavole originali che componevano il polittico, «uno dei monumenti perduti e ritrovati del Rinascimento bolognese», sono tornate nella città felsinea, grazie al prestito di nove musei internazionali, per una mostra a Palazzo Fava.
A tre mesi dalla chiusura dell’esposizione, una copia dell’opera è entrata a far parte della collezione permanente di Palazzo Pepoli, il museo che racconta la storia di Bologna. Per l’occasione è stato pubblicato anche il volume «Il Polittico Griffoni. Un dono per la città», a cura di Mauro Natale, edito da Minerva Editore: riassunto di un lungo viaggio di studio e scoperta, iniziato nel 2012, per iniziativa dell’architetto Roberto Terra, nell’ambito del restauro architettonico della cappella di San Vincenzo Ferrer, che in origine ospitava l’opera, e chiuso con un convegno internazionale nell'ottobre 2020.
Collocato a Palazzo Pepoli nella Sala del sacro, che già ospita le testimonianze dell’antico culto cittadino alla Beata Vergine di San Luca, il facsimile del polittico è stato realizzato da Factum Foundation di Adam Lowe, con la scansione e la stampa 3D ad alta risoluzione, la ricostruzione digitale e il ritocco a mano delle dorature. La copia del Polittico Griffoni per i prossimi cinque anni tornerà nella Basilica di San Petronio nel mese di ottobre, in occasione delle celebrazioni per la festa del patrono.
In occasione della riapertura al pubblico, Palazzo Pepoli ha presentato anche un nuovo percorso che accoglie i visitatori dal civico 10 di via Castiglione, porta di accesso anche al nuovo Caffè storico Pepoli, di prossima apertura. Il pubblico viene accolto da un viaggio in tre tappe chiamato «Passato, presente e futuro. Il percorso degli specchi». Sulla scia del percorso museale, il viaggio parte da 2500 anni fa. Il primo specchio – una lastra di bronzo lucidata – ci insegna come doveva essere l’esperienza di specchiarsi al tempo degli etruschi. Lo step successivo è dedicato al presente: uno specchio a figura intera pone il visitatore al centro della scena, rendendolo protagonista. Infine, si trova la porta sul futuro, uno specchio digitale che porterà il pubblico a interagire con l’universo dei musei di Genus Bononiae e a conoscere il «padrone di casa» Taddeo Pepoli. Al progetto di riallestimento, studiato da Mattia Roncaglione, ha collaborato anche la calligrafa Barbara Calzolari, che firma le scritte da lei dipinte a mano su vetro in triplo spessore di vernice e dipinte a rovescio, come vuole l’antica tecnica del sign painting, appresa negli Stati Uniti.
Per informazioni: https://genusbononiae.it/palazzi/palazzo-pepoli/.

4. «Il GIOVANE MOZART TORNA A VERONA» CON UNA MOSTRA
Nel XVIII secolo Verona, dove c'era un’importante Accademia filarmonica, era una tappa fondamentale per il completamento della formazione e l’affermazione di un musicista. Lo sapeva bene il padre di Wolfgang Amadeus Mozart, Leopold, che portò il figlio appena tredicenne nella città veneta. Erano le settimane a cavallo tra 1769 e il 1770 e il giovane musicista rimase incantato dall'Arena, dal Museo lapidario fondato dal marchese Scipione Maffei (primo esempio di museo di epigrafi greche e romane in Europa) e dal bellissimo Giardino Giusti. Questa storia rivive nel video «Il giovane Mozart torna a Verona», che è stato presentato in anteprima streaming, sui canali Facebook e YouTube della Fondazione Cariverona, nella serata di martedì 18 maggio, alle ore 20:30, in occasione della Giornata internazionale dei musei.
Realizzato per l'arrivo in città del celebre dipinto «Ritratto del giovane W.A. Mozart all’età di 13 anni», opera su tela attribuita al pittore veronese Giambettino Cignaroli, il filmato si configura come un video racconto che, sulle note del quartetto d’archi «Venethos Ensemble», mostra i luoghi di Verona che videro il talentuoso musicista nelle vesti di turista, ma anche di concertista. Il 5 gennaio 1770 il salisburghese si esibì, infatti, nella prestigiosa Sala Maffeiana, ospite dell’Accademia filarmonica.
Il video, per la regia di Daniele de Plano, presenta, inoltre, il dipinto «Ritratto del giovane W.A. Mozart all’età di 13 anni», recentemente acquisito da un collezionista privato straniero, alla casa d’aste Christie's di Parigi, e collocato fino a settembre nell’iconica Galleria delle sculture al Museo di Castelvecchio, di fronte alla statua di Santa Cecilia, patrona della musica, nell’ambito della rassegna «Ospiti fuori dal Comune».
Come ci informa Leopold Mozart, in una breve annotazione presente in una lettera inviata alla moglie il 7 gennaio 1770, fu Pietro Lugiati, funzionario della Repubblica di Venezia, a insistere per la realizzazione di quella che è forse una delle immagini più celebri della storia della musica. L'opera rimase nella residenza del notabile veneziano fino alla sua morte, per poi passare nel 1788 all’Accademia filarmonica, dove fu conservata almeno fino al 1856, quando venne acquistata dal collezionista viennese Leopold von Sonnleithner. Nei primi decenni del secolo scorso il dipinto entrò, quindi, nella collezione privata del celebre pianista Alfred Cortot e, con l'asta del 27 novembre 2019, è stato acquisito da un collezionista privato asiatico, che lo ha prestata a Verona in occasione del 251esimo anniversario del primo viaggio mozartiano in Italia.
Sotto il profilo iconografico il ritratto è ricco di messaggi impliciti che, in ogni dettaglio, conservano informazioni e notizie storiche legate alla permanenza del genio salisburghese in città, quasi come una vera foto ricordo.
Informazioni su museodicastelvecchio.comune.verona.it.

5. AL FONDACO DEI TEDESCHI VA IN SCENA «SECOND ACT». MAARTEN BAAS RACCONTA A VENEZIA IL TEATRO DELLA PANDEMIA
«Era, ed è tuttora, un periodo di incertezza e paura. Le persone non sanno come reagire, cosa aspettarsi e quale sarà la nuova realtà con cui dovremo fare i conti. È difficile fare una dichiarazione sul tempo che stiamo vivendo senza poter guardare oltre una settimana. È per questo che ho voluto paragonare il tempo alla suspense di uno spettacolo teatrale: quando si aprirà il sipario cosa vedremo?» Così Maarten Baas presenta l’installazione site-specific «Second Act» (dalle ore 10:00 alle ore 18.30; entrata gratuita), in programma a Venezia, negli spazi del Fondaco dei Tedeschi, dal 20 maggio al 21 novembre, nei giorni della diciannovesima edizione della Biennale d'architettura.
ideata assieme allo scenografo Theun Mosk, l'opera mette in scena quattro lunghi sipari, sospesi nella corte interna dell’edificio veneziano, per secoli uno dei luoghi di scambio commerciale tra Occidente e Oriente più significativi della città, oggi primo lifestyle department store di DFS Group in Europa. Lo spettatore non conosce la trama di ciò che si nasconde dietro i lunghi teli; partecipa a un’esperienza dall’epilogo incerto, così come è stata incerta la nostra vita in questo periodo di pandemia.
Il Padiglione al quarto piano del Fondaco ospita, invece, «Sweepers», parte della famosa serie «Real-Time Clocks». Sempre ispirato al mondo del teatro, l’artista ha immaginato anche un’installazione per la riva d’acqua del Fondaco, composta da venti schermi disposti secondo un angolo di 45 gradi. Su ognuno di essi scorrono i titoli di tutte le opere annullate o rimandate nel mondo durante il periodo di chiusura dei teatri. «Le opere cancellate, come gocce di pioggia cadute dal cielo, danno un’idea della quantità di tutto ciò che non è accaduto durante l’anno», sottolinea Maarten Baas. 

6. A ROMA «LA COSTITUZIONE PIÙ BELLA DEL MONDO» DIVENTA UN MURALES
Dalla centralità del lavoro ai diritti inviolabili dell'uomo, dalla laicità dello Stato al valore della cultura e della ricerca scientifica, fino alla tutela del patrimonio ambientale e artistico: sono questi i temi al centro dei primi dodici articoli della Costituzione della Repubblica italiana. L’artista Greg Jager li ha trasformati in altrettanti simboli per un wall painting, che da qualche giorno orna la facciata di un edificio abitativo di proprietà di Ater, situato in via Adorno Gerolamo, nel quartiere Garbatella a Roma.
«La Costituzione più bella del mondo, 12 principi costituzionali disegnati bene» è il titolo del progetto, che nasce da un’idea di Paola Manfroni e Giampiero Quaini, rispettivamente direttrice creativa e head of design di Marimo Brandlife Designers, con Federica Micale, psicologa della comunicazione, e in collaborazione con la Fondazione Pastificio Cerere.
L’intento è quello di portare la Carta costituzionale - grazie a un linguaggio immediato come quello della street art, capace di trasferire a tutti con forza i principi fondanti della nostra convivenza civile – nello spazio quotidiano delle persone, nei luoghi in cui vivono, sia fisici che virtuali.
Il murale, con il quale si festeggiano anche i cento anni del quartiere Garbatella, è parte di più ampio progetto «La Costituzione più bella del mondo», nato nel 2020, con il quale si vuole aprire una stagione di traduzione visiva delle norme e dei valori che regolano la nostra vita collettiva, perché diventino patrimonio comune diffuso e possano godere della forza che solo i simboli sanno sprigionare. «Fin dall’inizio – sottolineano Manfroni, Quaini e Micale - lo abbiamo sognato sui muri. I principi fondamentali della Costituzione devono avere lo spazio che in passato è stato attribuito agli eroi. È questo il segno di una nuova civiltà, dove eroi siamo tutti noi che siamo stati capaci di darci valori e regole di pace, equità e bellezza».
Per maggiori informazioni: designforsocialimpact.marimo.it/ 

[Foto di Giorgio Benni]

7. «THE MORAL OF THE HISTORY», UNA FAVOLA DI MARMO IN PIAZZA LIBERTY A MILANO
È una favola in marmo quella che la Fondazione Henraux inaugura giovedì 20 maggio a Milano, nello spazio pubblico dell’anfiteatro di Apple piazza Liberty, per rimanere poi visibile fino al 20 settembre, con accesso libero e senza limiti di orari.
Protagonista dell’intervento, per la curatela di Edoardo Bonaspetti, è l’artista franco-algerino Neïl Beloufa (Parigi, 1985), attualmente protagonista anche di una personale al Pirelli HangarBicocca, a cura di Roberta Tenconi.
Il progetto, intitolato «The Moral of the Story», è composto da quattro installazioni decorate con bassorilievi e intarsi di marmi policromi che raffigurano i capitoli di una storia scritta dallo stesso artista, nella quale un cammello, delle volpi e una colonia di formiche affrontano una serie di disavventure rintracciabili sulle superfici marmoree delle postazioni, disposte in ordine non cronologico.
«L’esito – si legge nella nota stampa - è un gioco tra realtà e finzione in cui è il visitatore stesso a connettere forme, storie e idee […]. L’utilizzo delle scanalature dei bassorilievi per rendere ‘disfunzionali’ le superfici dei tavoli e di campiture di colori che confondono i contorni delle figure rappresentate, sono tutte azioni che ci spingono a decidere cosa vedere o riconoscere».
I vari capitoli della favola possono essere esplorati anche attraverso smartphone grazie a codici QR che rimandano a una voce narrante e a illustrazioni. L’artista altera così le relazioni di potere tra autore e pubblico, tra oggetto e opera, innescando nuove letture.
Per ulteriori informazioni: www.fondazionehenraux.it.

[Nella foto: Neïl Beloufa, The Moral of the Story, 2021. Courtesy the artist and Fondazione Henraux. Ph: Nicola Gnesi]

8. DA PIERO DELLA FRANCESCA AL MERLETTO DELLE SORELLE MARCELLI, SANSEPOLCRO RIAPRE IL SUO MUSEO DIFFUSO
Tutto fa credere che anche l’estate del 2021 sarà all’insegna del turismo di prossimità, un modo per contenere la diffusione di nuove varianti del Coronavirus e supportare i lavoratori di uno tra i settori più funestati dalla crisi sanitaria. Scoprire o tornare a visitare luoghi vicini a casa, magari grazie a visite guidate, sarà, dunque, uno dei trend della prossima stagione vacanziera.
In occasione della Giornata internazionale dei musei, in programma martedì 18 maggio, Sansepolcro, borgo ai piedi dell’Appennino toscano e sulle rive del Tevere, torna riapre il suo Museo diffuso, molto apprezzato l’anno scorso. Dal 22 maggio, ogni sabato fino a settembre, i professionisti del Centro guide di Arezzo accompagneranno i visitatori alla scoperta della cittadina toscana, nel cuore della Valtiberina, conosciuta per aver dato i natali a Piero della Francesca.
Tra le strette vie, i palazzi nobiliari e le numerose chiese, i tour in italiano e inglese condurranno i visitatori a scoprire le origini leggendarie del borgo, che parlano di una «Novella Gerusalemme», e a farsi sorprendere dai segni di un Rinascimento glorioso, tra Fra’ Luca Bartolomeo de Pacioli, detto anche Paciolo, Franco Alessandrini, Giulio Gambassi, Gastone Lanfredini, Francesco D'Amore e Stefano Camaiti.
Tra le vie del borgo, che a settembre si animano con rievocazioni rinascimentali, è nata anche l’arte del merletto, con le sorelle Adele e Ginna Marcelli, la cui trina a spilli ancora oggi è famosa nel mondo. Le visite permetteranno di conoscere questo aspetto della città e tante altre curiosità grazie all’intervento dei biturgensi che racconteranno, ai turisti e ai loro concittadini, leggende tramandate di generazione in generazione.
Tra le mete da visitare ci sarà anche il Museo civico, dove è appena stata inaugurata una mostra su Frida Khalo, che ne ricostruisce la vita attraverso un centinaio di scatti fotografici, per la maggior parte originali, andando alla ricerca delle motivazioni che hanno trasformato l’artista messicana in un’icona femminile e pop a livello internazionale.
Tutte le informazioni su www.comune.sansepolcro.ar.it.

[Nella foto: «Ultima cena» illuminata. Copia a grandezza naturale dall'omonimo opera di Leonardo Da Vinci. Spazio Bernardini-Fatti | Museo della vetrata - Sansepolcro (Arezzo)]

9. «LA FORMA DEL TEMPO», UN CICLO DI CONVERSAZIONI ON-LINE PER LA NUOVA MOSTRA DEL MUSEO POLDI PEZZOLI
Si è aperto con Lavinia Fontana il ciclo di incontri promosso dal Museo Poldi Pezzoli di Milano in occasione della mostra «La forma del tempo», un percorso dal Medioevo alla Rivoluzione scientifica attraverso una trentina di opere tra orologi, sculture, codici e dipinti, che raccontano il rapporto dell’uomo con lo scorrere dei giorni.
Lunedì 17 maggio, alle ore 21.00, la conservatrice della casa-museo milanese ha presentato su Zoom l'esposizione, guidando il pubblico lungo il percorso espositivo grazie a riprese virtuali in 3D e commentando le opere principali. In un vero e proprio «viaggio nel tempo» si è potuto scoprire la storia dell’evoluzione tecnologica degli orologi, parlando anche di meridiani e pendoli, e il suo intreccio con le immagini ideate per dare forma all’«attimo fuggente», al memento mori e alle varie età dell’uomo (la giovinezza, la maturità e la vecchiaia). Tra le opere esposte ci sono l’originalissima «Allegoria del Tempo e della Prudenza» di Tiziano, proveniente dalla National Gallery di Londra, e l'«Allegoria della Nemesis (?)» di Andrea Previati, prestata dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Si è, quindi,andati alla scoperta degli orologi notturni, che permettevano di leggere l’ora al buio, rarissime meraviglie dell’arte barocca create nella Roma berniniana dai fratelli Campani, geniali orologiai al servizio di papa Alessandro VII Chigi. I loro quadranti sono decorati con «Allegorie del tempo» da grandi pittori come Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio, Francesco Trevisiani, Giacinto Giminiani, Filippo Lauri, Ciro Ferri, Domenico Piola e Andrea Scacciati.
Il ciclo di incontri, sempre in programma alle ore 21, proseguirà giovedì 17 giugno con «Il tempo per la fisica», una conferenza a cura di Guido Tonelli dell'Università di Pisa. Lunedì 21 giugno Claudia Cieri Via, docente di Storia della critica d’arte all’Università «La Sapienza» di Roma, terrà un incontro dal titolo «Col tempo. Le immagini di un concetto astratto che si fa figura». Lunedì 6 settembre sarà la volta di «Pittori e quadranti. La pittura barocca nelle mostre degli orologi notturni», un appuntamento con Francesco Ceretti dell’Università degli studi di Udine. Lunedì 20 settembre si parlerà, infine, di «Filosofia del Tempo» con Giuliano Torrengo (Centro Filosofia del Tempo, Università degli Studi di Milano).
Alle conferenze si accede con un biglietto di 5,00 euro. Per maggiori informazioni e prenotazioni: www.museopoldipezzoli.it.

[Nella foto: Andrea Previtali (doc. Venezia 1502 - Bergamo 1528), «Memento mori» (verso), 1502-1504 circa. Tempera su tavola. Iscrizione: «HIC DECOR HEC FORMA MANET/ HEC LEX OMNIBVS VNAi»; «ANDREAS C[ORDELLE] A[GI] DI[SCIPULUS] IO[HANNIS] B[ELLINI] P[INXIT]i». Milano, Poldi Pezzoli, inv. 1598. Opera esposta nella mostra «La forma del tempo» al Museo Poldi Pezzoli di Milano]

10. «L’ARTE CON CHI NE FA PARTE»: I MUSEI PIEMONTESI SI RACCONTANO ATTRAVERSO I LORO PROTAGONISTI 
Si intitola «L’arte con chi ne fa parte» il progetto multipiattaforma lanciato il 18 maggio da Abbonamento Musei, la «carta all you can visit», ideata venticinque anni fa, che dà libero accesso all’offerta culturale di Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia.
Il pubblico potrà scoprire le collezioni permanenti di una quarantina di musei piemontesi e valdostani, con occhi nuovi, quelli dei donatori, dei fondatori delle varie realtà culturali, ma anche delle stesse opere d’arte conservate al loro interno.
A fianco delle visite guidate, la rassegna propone approfondimenti attraverso vari strumenti come una newsletter, un sito, delle video interviste diffuse attraverso i canali social di Abbonamento Musei e una decina di podcast, nati con la collaborazione di Area X.
Martedì 18 maggio è stata lanciata la prima puntata (https://cutt.ly/9b1Uszv), che ha visto protagonista Maria Adriana Prolo, la donna che ha sognato di fondare a Torino il Museo nazionale del cinema. Nella stessa giornata, su YouTube, è stato messo on-line un video sull’Accademia Albertina e Carlo Alberto (https://cutt.ly/xb1UjOD); chi è rimasto incuriosito dalla storia potrà partecipare alle visite guidate al museo in agenda nelle giornate di domenica 23 (ore 14:30, 16:00 e 17:30) e lunedì 24 maggio (ore 17:30 e 19:00).
Mentre martedì 25 maggio è previsto il lancio della newsletter dedicata a Carlo Biscaretti di Ruffia, il fondatore del Mauto - Museo dell’automobile.
Nelle prossime settimane si potrà anche andare alla scoperta, attraverso approfondimenti tematici on-line e visite guidate, della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (30 maggio e 12 giugno, alle ore 16:00) e del Museo egizio (10 giugno, alle ore 16:00 e 16 giugno, alle ore 17:00).
Si potrà, inoltre, conoscere il Mao – Museo arte orientale (1° giugno on-line; 12 giugno e 10 luglio, alle ore 16:00, in presenza); lo sguardo che condurrà i visitatori lungo il percorso espositivo sarà quello di uno dei pezzi più ammirati della collezione, Lady Yang, una deliziosa statuina ispirata a Yang Guifei, dama vissuta nell’VIII secolo alla corte dell’imperatore cinese e icona che determinò un nuovo ideale di bellezza femminile per l'epoca. Prossimamente saranno l'antiquario Pietro Accorsi a raccontare l’omonimo museo e il vivaista Auguste Burdin a portare il pubblico alla scoperta del Museo della frutta. Mentre il personaggio scelto per le visite a tema al Castello di Fénis e di Issogne, in Valle d'Aosta, sarà il pittore e architetto Alfredo d'Andrade.
Il progetto grafico è a cura di PicNic, mentre l’immagine guida è stata realizzata dall’illustratore Gianluca Biscalchin, che ha immaginato Abbonamento Musei come due custodi nell’atto di illuminare con le loro torce i protagonisti dell’iniziativa «L’arte con chi ne fa parte».
Per vedere le schede di approfondimento: http://bit.ly/Larteconchinefaparte. Per saperne di più: www.abbonamentomusei.it.

venerdì 21 maggio 2021

«Come vivremo insieme?» La Biennale di architettura immagina il mondo post-pandemia

«Insieme»: è questa la parola d’ordine della diciassettesima edizione della Mostra internazionale di architettura – La Biennale di Venezia, in programma dal 22 maggio al 21 novembre. Lo dichiara con chiarezza il titolo della rassegna scelto dal curatore, l’architetto e ricercatore libanese di nascita e statunitense d’adozione Hashim Sarkis, docente universitario e preside dal 2015 della School of Architecture and Planning del Massachussetts Institute of Technology. «How will we live together?», ovvero «Come vivremo insieme?», è, infatti, la domanda - contemporaneamente «sociale, politica e spaziale» - sotto cui sono state riunite le proposte dei centododici artisti ospiti (non solo architetti, ma anche scienziati, ricercatori, costruttori, ingegneri, artigiani), provenienti da quarantasei Paesi di tutto il mondo, con una significativa rappresentanza da Africa, America Latina e Asia e con una uguale presenza di uomini e di donne. Sembra quasi difficile credere che questo titolo, tanto attuale quanto profetico, sia stato scelto solo pochi mesi prima dello scoppio della pandemia da Covid-19, una sfida imprevista e inimmaginabile per tutti noi che ci ha portato a rivedere il nostro concetto di abitare e di essere comunità. Anche se – precisa Hashim Sarkis nella presentazione – la domanda non è solo urgente, ma è anche antica; fa parte della storia dell’uomo: «i babilonesi la posero nel costruire la loro torre. L’ha posta Aristotele quando scriveva di politica. La sua risposta è stata ‘la città’. La posero le rivoluzioni francese e americana. Sullo sfondo tumultuoso dei primi anni Settanta del secolo scorso, Timmy Thomas lo implorò nella sua canzone ‘Why Can’t We Live Together?’».
La mostra è organizzata in cinque «scale» (o aree tematiche), tre allestite all’Arsenale e due al Padiglione centrale, che si intitolano rispettivamente «Among Diverse Beings», «As New Households», «As Emerging Communities», «Across Borders» e «As One Planet».
A completare il progetto espositivo ci sono, poi, la rassegna «How will we play together?» a Forte Marghera, con cinque installazioni in legno e acciaio che riflettono sul valore del gioco nella nostra vita quotidiana, e una serie di partecipazioni fuori concorso, tra cui una collettiva di Studio Other Spaces (rappresentato da Olafur Eliasson e Sebastian Behmann), un’istallazione esterna ai Giardini dedicata allo sport, e un evento speciale della Vuslat Foundation, che per l’occasione porta in Laguna, all’Arsenale, «Idea di pietra – Olmo», un’opera di Giuseppe Penone.
La diciassettesima edizione della Biennale di architettura vede, inoltre, rinnovarsi per il quinto anno consecutivo la collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra, che presenta, alla Sala d’Armi, la mostra «Three British Mosques», a cura di Christopher Turner ed Ella Kilgallon, un percorso nel multiculturalismo contemporaneo attraverso la presentazione di tre spazi britannici adibiti a moschee: Brick Lane, in precedenza una cappella protestante e poi una sinagoga, Old Kent Road, collocata in un vecchio pub, e Harrow Central, costruzione situata di fianco alla casa a schiera che precedentemente ospitava il luogo di culto.
L’offerta espositiva si completa, infine, con diciassette eventi collaterali, sparsi per l’intera città, tra cui la mostra «Tropicalia - Architecture, Materials, Innovative Systems», organizzata da Zuecca Projects e Coldefy allo Squero Castello, nella quale verrà presentata la serra più grande del mondo, la cui costruzione è prevista per il 2024 sulla Côte d’Opale (in Francia): una meravigliosa «bolla» naturale, abitata da splendide farfalle e colibrì che svolazzano da un fiore all'altro. 
Escono fuori dai Giardini e dall’Arsenale anche i Padiglioni nazionali. Quest’anno sono sessantuno gli Stati che hanno deciso di portare i propri progetti in Laguna, tre dei quali sono al loro debutto alla Biennale di architettura: Grenada, Iraq e Uzbekistan. Come vivremo in un contesto politico caratterizzato da divergenze sociali sempre più ampie e da diseguaglianze economiche e razziali sempre maggiori? Che cosa accadrà con l’intensificarsi della crisi climatica? Come affronteremo il problema della carenza di un bene primario come l’acqua? Ci saranno veramente persone costrette ad abbandonare la loro terra, ormai diventata inospitale, e che cosa comporterà questa nuova situazione? Sono alcune delle domande alle quali prova a rispondere il percorso espositivo, arricchito dai «Meetings on Architecture», incontri con architetti e studiosi di tutto il mondo, il cui calendario in costante aggiornamento può essere consultato sul sito della Biennale di Venezia.
Tra installazioni di grande impatto e visioni sul post-umano, tra opere ispirate alla natura e riflessioni su quello che rischiamo di perdere, gli artisti in mostra sembrano dirci che le sfide del futuro devono essere affrontate con tempestività, creatività, generosità, speranza e un forte senso di comunità. In un momento storico nel quale la distanza sembra essere una condizione di sicurezza, Hashim Sarkis ci ricorda, infatti, che nessun uomo è un’isola e che il nostro domani, non solo architettonico, lo scriveremo – lo dobbiamo scrivere - insieme. «Insieme - si legge nella presentazione - come esseri umani che, nonostante l'individualità crescente, desiderano ardentemente connettersi tra loro e con altre specie attraverso lo spazio digitale e reale; - insieme come nuovi nuclei familiari alla ricerca di spazi abitativi più diversificati e dignitosi; - insieme come comunità emergenti che reclamano equità, inclusione e identità spaziale; - insieme oltre i confini politici per immaginare nuove geografie di associazione; - insieme come pianeta che sta affrontando crisi che esigono un’azione globale affinché tutti noi continuiamo a vivere».

Didascalie delle immagini
Foto Marco Zarzonello. Courtesy La Biennale di Architettura

Informazioni utili
«How will we live together?». 17. Esposizione internazionale d'arte. Giardini e Arsenale - Venezia.Orari:2 maggio > 31 luglio, ore  11.00 – 19.00 (ultimo ingresso alle ore 18.45); 1 agosto > 21 novembre, ore 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso alle ore 17.45); chiuso il lunedì (escluso lunedì 24 maggio, 6 settembre, 1° novembre) . Ingresso: intero € 25,00,  ridotto € 20,00 (over 65, residenti comune di Venezia - con verifica di un documento di identità valido agli ingressi),  ridotto studenti e/o under 26 € 16,00 (con verifica di un documento di identità valido agli ingressi); i costi degli altri biglietti sono disponibili sul sito internet | i biglietti sono acquistabili unicamente on-line. Catalogo ufficiale, catalogo breve e guida: Marsilio editore, Mestre. Informazioni: tel. 041.5218828. Sito internet: www.labiennale.org. Dal 22 maggio al 21 novembre 2021.

giovedì 20 maggio 2021

In cammino con Dante: a Verona sulle tracce del «Sommo Poeta»

Il «primo rifugio e 'l primo ostello»: così Dante Alighieri nel «Paradiso», al verso 70 del canto XVII, definisce Verona, la città che lo accolse dopo l’esilio da Firenze. Qui, all'ombra dello stemma scaligero adorno delle ali dell'aquila imperiale, lo scrittore visse circa sette anni: dal 1303 al 1304, a casa di Bartolomeo della Scala, e dal 1312 al 1318, ospitato dal fratello Cangrande. Qui trovò ispirazione per la sua opera più celebre: la «Divina Commedia». 
In occasione dei settecento anni dalla morte del poeta, il Comune di Verona propone un’inedita mostra diffusa, che permette di scoprire lo scrittore in maniera inusuale, percorrendo le sue stesse strade, contemplando un paesaggio, entrando nei palazzi, visitando le chiese, osservando le immagini dipinte e scolpite che, oltre settecento anni fa, lo stesso Dante poté scoprire e ammirare.
Il percorso e le tappe della mostra diffusa sono contenuti e illustrati in un'agile mappa cartacea, preziosa guida che conduce i visitatori alla scoperta dei luoghi direttamente legati alla presenza di Dante e dei suoi figli ed eredi, che ancora oggi risiedono a Gargagnago in Valpolicella, ma che permette anche di scoprire la tradizione dantesca, che nei secoli continuò ad alimentarsi e a crescere, fino a diventare, nell'Ottocento, punto di riferimento per l’identità nazionale. 
Ogni luogo dantesco della mappa è segnalato in situ con un apposito pannello; con un semplice tocco sul proprio cellulare tramite QRcode, il visitatore potrà accedere a un'espansione digitale dei contenuti della mappa, ulteriore approfondimento del proprio itinerario. 
Prima tappa del percorso è piazza dei Signori, cuore della città, dove è collocata una statua del poeta, in marmo di Carrara, realizzata dallo scultore Ugo Zannoni nel 1865 e recentemente sottoposta a un accurato intervento di restauro. La storia racconta che l’opera, commissionata in occasione del sesto centenario della nascita di Dante, fu inaugurata la notte tra il 13 e il 14 maggio alle 4 del mattino per scongiurare la censura degli austriaci, allora al governo della città scaligera.
La visita può proseguire verso Palazzo della Ragione, edificio costruito verso la fine del XII secolo quale palazzo comunale, uno tra i primi in Italia, che oggi ospita la Galleria d’arte moderna «Achille Forti».
In questi spazi, la mostra diffusa trova un prezioso raccordo e ulteriori sviluppi tematici a carattere storico-artistico nelle esposizioni in programma. Si inizia con «La mano che crea. La galleria pubblica di Ugo Zannoni», a cura di Francesca Rossi. Si proseguirà in estate, dall’11 giugno al 3 ottobre, con «Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona», a cura di Francesca Rossi, Tiziana Franco, Fausta Piccoli. La mostra presenta una significativa selezione di opere d’arte e testimonianze storiche dal Trecento all’Ottocento, che permettono di approfondire due precisi fulcri tematici: il rapporto tra Dante e la Verona di Cangrande della Scala e il successivo revival sette-ottocentesco della «Divina Commedia» e di un Medioevo ideale, ma anche il mito, tutto scaligero e shakespeariano, di Giulietta e Romeo.
Si può, quindi, proseguire verso Palazzo del Capitanio, inizialmente residenza scaligera e costruzione recente ai tempi di Dante, quindi sede, sotto il dominio della Serenissima (1405-1796), del Capitano veneto – da qui il nome attuale – e poi, dal tardo Ottocento, degli uffici giudiziari.
Si può, poi, fare tappa al Palazzo della Provincia, oggi sede della Prefettura, dimora fatta costruire da Cangrande della Scala, e alle Arche Scaligere, sepolcro nella chiesa di Santa Maria Antica, dove sono conservate le spoglie mortali di Alberto I (morto nel 1301) e dei suoi figli Bartolomeo I (1304), Alboino (1311) e Cangrande (1329). L’arca di Bartolomeo si distingue per l’insegna della scala sormontata da un’aquila. Di Cangrande restano sia il primo sarcofago, dove fu deposto subito dopo la morte improvvisa e misteriosa (l’enigma sarà svelato prossimamente dall’indagine sul DNA condotto dalle Università di Verona e di Firenze in collaborazione con il Civico museo di storia naturale di Verona), sia il sontuoso monumento che gli fece realizzare Mastino II, suo nipote, sopra la porta della chiesa, quando diede avvio alla trasformazione monumentale e dinastica del cimitero.
Sempre sulle orme dell’Alighieri, si arriva, quindi, alla chiesa di San Zeno Maggiore, capolavoro del romanico lombardo. Sul fianco sud dell’edificio religioso, c’è un’epigrafe incisa che ricorda l’abate Gerardo, figura citata dal poeta nel XVIII canto del «Purgatorio», e le opere da lui promosse al tempo del Barbarossa.
Di qui si prosegue per Sant’Elena, adiacente alla Cattedrale, che conserva in buona parte la sua compagine altomedievale. Il 20 gennaio 1320, Dante tenne in questa sede una lezione pubblica per spiegare il fenomeno dell’emersione delle terre sopra la superficie dell’acqua. Forse sperava di conquistare così l'ammissione all'insegnamento nello Studio, la scuola superiore di Verona che stava diventando una rinomata Università, ma gli venne preferito il maestro di logica Artemisio. Alla fine del testo della «Questio de aqua et terra» si legge: «[…] definita da me, Dante Alighieri, il minimo dei filosofi, durante il dominio dell’invitto Signore messer Cangrande della Scala, Vicario del Sacro Romano Impero, nell’inclita città di Verona, nel tempietto della gloriosa Elena […]».
Durante il suo primo soggiorno veronese, il poeta frequentò quasi certamente anche la Biblioteca Capitolare, una delle più antiche del mondo, il cui scriptorium era attivo forse già dal VI secolo. In queste sale, erano presenti, già allora, antichi manoscritti di alcuni fra i classici meno noti al Medioevo, come la «Naturalis Historia» di Plinio il Vecchio e le «Historiae» di Livio. I due autori sono citati in un breve passaggio del «De vulgari eloquentia», scritto tra il 1303 e il 1305, nel quale lo scrittore rivela che una «amichevole insistenza» lo invitava a consultarli («Quos amica sollicitudo nos visitare invitat»).
La mappa ci conduce, poi, verso tre chiese. Si inizia con Sant’Anastasia, solo un cantiere durante i soggiorni danteschi a Verona, che un tempo ospitava nel suo primo chiostro la più antica tomba veronese di famiglia degli Alighieri. Si prosegue a San Fermo Maggiore, anch’essa in costruzione negli anni in cui Dante era presente a Verona, che nel transetto destro della chiesa conserva l’elegante cappella funeraria che Pietro IV e Ludovico Alighieri, discendenti del poeta, fecero allestire a metà del Cinquecento. Infine, si può visitare Sant’Eufemia, legata a Dante solo per via indiretta: il teologo Egidio Romano espose nel suo «De regimine principum» – opera composta prima del 1285 – alcune teorie cosmologiche che il poeta avrebbe affrontato nella «Questio de aqua et terra». Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la «Questio» fosse un falso composto da qualche teologo di Sant’Eufemia e attribuito a Dante per avvalorare le dottrine del Romano. A Sant’Eufemia, inoltre, furono sepolti i figli di Guido Novello da Polenta, che ospitò Dante a Ravenna e che il poeta menziona nella sua «Egloga» a Giovanni del Virgilio.
Sulla mappa sono segnalati anche alcuni luoghi legati ai discendenti del poeta, da piazza delle Erbe, dove, secondo l’umanista Moggio Moggi, Pietro Alighieri, il figlio di Dante, recitò un capitolo in terzine sulla «Commedia», a San Michele Arcangelo, monastero di una comunità religiosa femminile benedettina dove presero i voti anche Alighiera, Gemma e Lucia, figlie di Pietro e di Jacopa Salerni. In questo elenco ci sono anche Palazzo Serego Alighieri, edificio dal caratteristico prospetto neoclassico, che al suo interno custodisce una statua di Dante, opera di Francesco Zoppi, e Villa Serego Alighieri, che è tuttora proprietà e residenza (non visitabile) dei discendenti del poeta.
L’ultima parte del percorso è, infine, una passeggiata tra i luoghi della tradizione dantesca. In questo elenco si trova il trecentesco Palazzo Marogna, che vantava, nel Cinquecento, un’articolata decorazione ad affresco – oggi purtroppo appena visibile – che, secondo il pittore ottocentesco Pietro Nanin, raffigurava due scene della «Commedia»: Dante che corre verso Virgilio, inseguito dalle fiere, e Beatrice su un carro, dipinta nell’atto di svelarsi il volto, secondo quanto riporta il XXXI canto del «Purgatorio». 
Tra i luoghi della tradizione c’è anche il Ponte di Veja, un poderoso arco naturale a Sant’Anna d’Alfaedo, la cui conformazione rimanda ai ponti in pietra del cerchio VIII dell’«Inferno», come ricordava, a fine Ottocento, il dantista tedesco Alfred Bassermann.
Tappa finale della mostra diffusa è Castelvecchio, che Dante non vide (fu costruito a partire dal 1354 per iniziativa di Cangrande II della Scala) ma che oggi accoglie, come sede museale, importanti testimonianze della Verona dell’età di Dante: sculture del Maestro di Sant’Anastasia, dipinti di stretta influenza giottesca, parte del corredo funerario della tomba di Cangrande della Scala e gli originali delle statue equestri di Cangrande e Mastino II, provenienti dalle Arche Scaligere. In queste sale è allestita anche la mostra «Dante negli archivi. L’Inferno di Mazur», a cura di Francesca Rossi, Daniela Brunelli, Donatella Boni, con 41 acqueforti e acquetinte ispirate alla prima cantica della «Divina Commedia». 
 Il percorso non è stato pensato solo per i turisti, ma anche per i veronesi che potranno così riscoprire luoghi simbolo della loro città, come portati per mano da Dante Alighieri. 

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Chiostro di San Zeno, Verona; [fig. 2] Basilica di San Zeno, Verona; [fig. 3] Piazza dei Signori, Verona; [fig. 4]  Ponte Veja. Foto di Gianni Crestani; [fig. 5] Verona. Foto di Fabio Tura; [fig. 6] Ga, Verona; [fig. 7] Museo di Castelvecchio, Verona; [fig. 8]  Luigi Ferrari (Venezia, 1810 - 1894) Busto di Dante, 1864. Marmo; 81 × 57 × 37 cm. Vicenza, Istituzione pubblica culturale Biblioteca civica Bertoliana. Opera esposta nella mostra «Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona», a cura di Francesca Rossi, Tiziana Franco, Fausta Piccoli