ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

martedì 5 ottobre 2021

A Triennale Milano Teatro dieci spettacoli per uno «sguardo sul mondo»

Danza, teatro, performance, ma anche musica per interrogarsi sul senso della nostra epoca: ecco quanto propone Triennale Milano Teatro con la sua nuova stagione. Umberto Angelini, il direttore artistico, ha scelto dieci spettacoli, con alcune delle figure più interessanti del panorama nazionale e internazionale, per il «ritorno del teatro in presenza» a Palazzo dell’arte. «Lo sguardo sul mondo» è il titolo che fa da filo rosso tra gli appuntamenti in programma da ottobre a dicembre.
A inaugurare la stagione, la cui fruizione degli spettacoli sarà agevolata grazie ai sovratitoli in doppia lingua (italiano e inglese), la cui leggibilità è pensata sulla base di necessità specifiche delle persone sorde e ipoacusiche, sarà una serata musicale. Mercoledì 6 ottobre, alle ore 19, Radio Raheem proporrà un set live dal titolo «A New Season», con Jolly Mare (alias di Fabrizio Martina), in duo con il chitarrista e compositore Francesco Neglia. Durante l’opening, il pubblico potrà scoprire le sonorità dei due ultimi album dell’artista: «Epsilon» e «Logica Natura».
Sotto i riflettori salirà, quindi, in prima nazionale, lo spettacolo «3 annonciations» del regista e coreografo francese Pascal Rambert (12 e 13 ottobre), con protagoniste tre intense attrici internazionali - Silvia Costa, Barbara Lennie e Audrey Bonnet – che interpreteranno a turno, ognuna nella propria lingua, l’Arcangelo nel momento dell’Annunciazione alla Vergine, proponendo un percorso attraverso tre differenti luoghi e tempi della storia, che spazia dal Quattrocento italiano a un futuro remoto e solo immaginato, passando per la Semana Santa spagnola.
Sarà, poi, la volta di «Cleopatràs» di Giovanni Testori, nella rilettura di Valter Malosti e Anna Della Rosa (dal 15 al 17 ottobre). «Di fronte allo spettatore, - si legge nella sinossi - va in scena l’ultima ora di vita di una regina, gran signora, menagèr, star al tramonto di una vita grandiosa, alla quale sfilano davanti agli occhi le immagini e i suoni salienti di una vita piena di eros, di amore, di soldi, di passione e anche di tenerezza».
La sala farà, quindi, da scenario a «JazzMi» (dal 21 al 31 ottobre), festival che per il sesto anno consecutivo porterà in città il meglio del jazz internazionale, mantenendo la sua formula vincente fatta non solo di musica, ma anche di uno storytelling che racconta le trasformazioni di Milano attraverso concerti, divulgazione e condivisione.
Il cartellone proseguirà con l’attesissimo debutto milanese di «Tutto brucia» (dal 4 al 6 novembre) dei romagnoli Motus, da trent’anni tra i massimi protagonisti della ricerca internazionale. Il titolo del nuovo lavoro della formazione guidata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò evoca le parole di Cassandra nella riscrittura delle «Troiane» di Jean Paul Sartre, un’espressione che già di per sé mette a nudo la traiettoria del progetto che, dopo il viaggio dentro l’Antigone, prosegue lo scavo fra le più scomode figure femminili del tragico. Al centro dello spettacolo – si legge nella sinossi - «ci sono il dolore e lo strazio del lutto, che, fuori dalla sfera personalistica, aprono una questione fortemente politica: quali sono i corpi da piangere e quali no?
Quali forme abbiamo a disposizione per esprimere il lutto, il dolore della perdita (o anche la separazione dal proprio luogo d’origine, come avviene per le comunità diasporiche)?». Difficile provare a rispondere a queste domande – spiegano i Motus - senza pensare ai migranti morti in mare o ai corpi sepolti senza un saluto durante il primo lockdown per la pandemia da Covid- 19.
Completano il cartellone della stagione altri tre spettacoli: il visionario «Imitation of life» di Kornél Mundruczó / Proton Theatre (26 e 27 novembre), sull’inesorabilità del destino, «Paradiso» di Virgilio Sieni (1 e 2 dicembre), che traduce nella dolcezza del gesto il messaggio dantesco, e il nuovo «Hamlet» di Dewey Dell (15 e 16 dicembre), sul tema dell’identità.
Quella che prende il via il prossimo 6 ottobre è anche la prima stagione che vede Romeo Castellucci, uno dei più importanti artisti contemporanei, Grand Invité di Triennale. A partire dal teatro, la collaborazione continuerà fino al 2024 toccando i molteplici ambiti di azione del regista, abbracciando le diverse attività di Triennale e dando così vita a una sinergia unica. 
La collaborazione inizierà con lo spettacolo «Bros» (dall’11 al 14 novembre), un esame profondo della responsabilità individuale e collettiva e del nostro rapporto con la legge, e proseguirà con la proiezione del trittico «La Divina Commedia. Inferno, Purgatorio, Paradiso» (5 dicembre), proposto nel 2008 per il Festival d’Avignon e definito dal quotidiano francese «Le Monde» «una tra le dieci produzioni culturali che hanno segnato il primo decennio del Duemila, accanto all’opera «Split-Rocker» dell’artista visivo Jeff Koons e al romanzo «La Strada di Cormac» McCarthy».
Castellucci sarà, inoltre, impegnato nel percorso formativo «Nascondere». Il progetto, realizzato in collaborazione con la Direzione generale Creatività contemporanea del MiC, invita un gruppo di professionisti e studenti nel campo delle arti contemporanee, selezionati attraverso una call pubblica, a misurarsi con personalità provenienti da differenti ambiti artistici con l’obiettivo di individuare una differente modalità di progetto formativo trasversale alle discipline della creatività e prevede una testimonianza finale aperta al pubblico.
All’intera stagione sottende, dunque, una domanda utile quanto necessaria: «qual è la relazione fra spazio poetico e vita?». I temi del contemporaneo finiscono così sotto i riflettori, il tutto con uno scopo: «il tentativo, impossibile ma necessario, di restituire l’irriducibile complessità del presente» attraverso i linguaggi dell'arte.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Dewey Dell, Hamlet © John Nguyen; [fig. 2] Pascal Rambert, 3 annonciations © Marc Domage; [fig. 3] Virgilio Sieni, Paradiso © Renato Esposito; [fig. 4] Romeo Castellucci, Divina Commedia © Luca Del Pia; [figg.5 e 6] Motus, Tutto Brucia © Vladimir Bertozzi

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lunedì 4 ottobre 2021

Da «Jackie» ai Familie Flöz: al via la nuova stagione del Menotti di Milano

«È solo un nuovo inizio»
: è questo lo slogan che il teatro Menotti di Milano ha scelto per la sua stagione 2020-2021, non quella della ripartenza, perché di fatto la sala non si è mai veramente fermata, ma quella - dichiarano gli organizzatori - della «straordinaria normalità», con un pubblico che supera le residue e legittime paure per l’attuale situazione sanitaria e, si spera, con il ritorno alla capienza totale degli spazi della cultura.
Ventuno titoli tra produzioni e spettacoli ospiti, un festival internazionale, due focus sul teatro di Saverio La Ruina e di Alessandro Benvenuti, oltre centocinquanta alzate di sipario sono i numeri della nuova offerta cultura della sala, oggi intitolata al mecenate Filippo Perego.
Musica e parole, comicità d’autore, impegno civile, classici rivisitati compongono il cartellone, al quale fa da «epigrafe» una frase di Calderòn de la Barca, tratta da «La vita è sogno»: «¿Qué es la vida? Una ilusión, una sombra, una ficción», «Che cosa è la vita? Un’illusione, un’ombra, una finzione».
La vita – raccontano al teatro Menotti - è un’illusione come quella che hanno messo in scena i ballerini volanti di «No Gravity» con il loro omaggio a Dante Aligheri, nello spettacolo di apertura della stagione, ed è un’ombra come dimostra l’esistenza di Jackie, ovvero Jacqueline Lee Kennedy Onassis, sotto i riflettori, dal 6 al 17 ottobre, con un testo teatrale del premio Nobel Elfriede Jelinek, nell’interpretazione di Romina Mondello e con la regia di Emilio Russo.
Ma la vita è anche finzione, realtà che diventa teatro per farci riflettere con occhi nuovi su ciò che ci circonda. Ecco così che la stagione del Menotti proseguirà con Saverio La Ruina, attore calabrese tra i più premiati della scena italiana, il cui teatro potente e necessario, frutto di una sapiente unione tra parole ed emozioni, sarò in cartellone dal 19 al 31 ottobre. Il focus sull’artista, più volte vincitore dei premi Hystrio e Ubu, si articola in quattro appuntamenti: la prima nazionale di «Da Saverio e Chadli vs Mario e Saleh», spettacolo sul tema dell’immigrazione (dal 19 al 24 ottobre), e «Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria» (26 e 27 ottobre), «La Borto» (28 e 29 ottobre) e «Polvere» (30 e 31 ottobre), tre testi in cui domina la figura della donna vittima dell’egoismo maschile.
Il cartellone prevede, poi, la due giorni di OnStage! Festival, che il 9 e il 10 novembre porterà sul palco del Menotti tre produzioni made in Usa: «When We Went Electronic» di Caitlin Saylor Stephens , un miscuglio psicotropico che descrive l’esperienza della sopravvivenza allo stupro, «The Lost Sock Laundry» di Ivan Faute, sulla tematica dell’integrazione razziale, e «In Their Footsteps» di Ashley Adelman, con cinque storie di donne soldato raccolte che mostrano una visione della guerra al femminile.
Seguirà, quindi, lo spettacolo «Le opere complete di William Shakespeare in 90 minuti» (11-21 novembre), un’immersione leggera e stravagante nel mondo del Bardo, un omaggio divertito e divertente al grande drammaturgo seicentesco, che vedrà in scena Fabrizio Checcacci, Roberto Andrioli e Lorenzo Degl’Innocenti.
I riflettori saranno, quindi, puntati su Alessandro Averone, protagonista dal 25 novembre al 5 dicembre dello spettacolo «Metti, una sera a teatro» di Lawrence Casler, commedia situazionale contemporanea, ironica e tagliente, che prende spunto dalla messa in scena dell’«Amleto» di Shakespeare per raccontare, tra una caramella scartata e una costante disattenzione a ciò che avviene sul palco, la vita di tutti i giorni.
Sarà, poi, la volta dello spettacolo «Cronache del bambino anatra» (8-10 dicembre) di Sonia Antinori, riflessione sulla dislessia, e di «Far finta di essere sani» (14-31 dicembre), con i monologhi e le canzoni indimenticabili di Giorgio Gaber, nell’interpretazione di Andrea Mirò, Enrico Ballardini e Musica da Ripostiglio.
Il 2022 si aprirà con «Fuga dall’Egitto» (7-16 gennaio) di Miriam Selima Fieno e Nicola Di Chio, che affronta un tema doloroso come le violenze e persecuzioni del regime nell’Egitto contemporaneo. A salire sul palco del Menotti sarà, poi, David La Rible con «Il clown dei clown» (29 e 30 gennaio), uno spettacolo che guarda alla lezione di Charlie Chaplin e che vanta tra i suoi ammiratori Nicola Piovani, Charles Aznavour, Sandra Bullock, Francis Ford Coppola e Steven Soderbergh.
Donatella Finocchiaro, con Claudia Potenza e Luana Rondinelli, sarà, invece, la protagonista di «Taddrarite - Pipistrelli» (1-6 febbraio), il racconto di una veglia funebre che diventa occasione per parlare di violenze che non si è mai osato confessare.
Ritornerà, quindi, in scena «Possiamo salvare il mondo prima di cena» (8-20 febbraio), testo di Jonathan Safran Foer con il Collettivo Menotti, nel quale viene raccontata, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica del nostro pianeta alternando, in modo originale, storie di famiglia, ricordi personali, episodi biblici, dati scientifici e suggestioni futuristiche.
Si parlerà anche di morte con «L’uomo dal fiore in bocca» (22-27 febbraio) di Luigi Pirandello, nell’adattamento di Francesco Zecca, con Lucrezia Lante Della Rovere nella parte della donna vestita di nero, una figura femminile muta e dolorante a cui è rimasta una sola cosa: «attaccarsi così, con l’immaginazione alla vita».
Il palcoscenico sarà, quindi, tutto di Alessandro Benvenuti, in cartellone con un tris di spettacoli «Chi è di scena» (dal 4 al 6 marzo), «Panico ma rosa: diario di un non intubabile» (dall'8 all'11 marzo), sul primo lockdown del 2020, e «Un comico fatto di sangue» (12 e 13 marzo).
Mentre la compagnia della Fortezza di Volterra presenterà il suo ultimo spettacolo: «Naturae» (dal 17 al 20 marzo 2022), per la regia e la drammaturgia di Armando Punzo, dove a dominare saranno illusioni, ombre, finzioni. Infine, ritornerà sul palco del Menotti la compagnia Familie Flöz con due spettacoli caratterizzati dalle sue tipiche atmosfere cariche di misteriosa comicità: «Teatro Delusio» (dal 22 al 27 marzo) e «Feste» (dal 29 marzo al 3 aprile). Il pubblico potrà così veder riaprire il loro baule senza fondo e senza fine di meraviglie, stupore, poesia, divertimento e tenerezza. E ancora una volta, prima della chiusura del sipario, l’«illusione», l’«ombra» e la «finzione» animeranno il palco, raccontando la vita che si fa teatro e il teatro che si fa vita.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] «Feste» dei Familie Flöz. Foto di Simon Wachter; [fig. 2] Lucrezia Lante Della Rovere; [fig. 3] Romina Mondello. Foto di Maf Studio: [fig. 4] «Le opere complete di William Shakespeare in 90 minuti». Foto di Marco Borrelli; [fig. 5] Donatella Finocchiaro, con Claudia Potenza e Luana Rondinelli; [fig. 6] Alessandro Benvenuti. Foto di Carlotta Benvenuti; [fig. 7] Saverio La Ruina

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domenica 3 ottobre 2021

#notizieinpillole, cronache d'arte dal 27 settembre al 3 ottobre 2021

ROBERTO HERLITZKA RACCONTA DANTE 
Ha passato più di sessant’anni della sua vita recitando, prima come allievo all'Accademia Silvio D'Amico e, poi, come attore sotto la direzione di grandi registi come Luca Ronconi, Luigi Squarzina, Lina Wertmuller, Luigi Magni e Paolo Sorrentino. Ha vinto premi prestigiosi come un Ubu per il teatro, un Nastro d'Argento e un Davide di Donatello per il film «Buongiorno, notte» di Marco Bellocchio. È stato un instancabile protagonista del teatro e del cinema, con oltre sessanta film e altrettanti spettacoli all’attivo, e ora, a più di ottant’anni, si tuffa in una nuova avventura.
Il prossimo giovedì 7 ottobre il maestro Roberto Herlitzka debutta a Roma, all’OffOff Theatre (Via Giulia, 19-20 e 21), con lo spettacolo «In viaggio con Dante», in cartellone fino a domenica 10. Con la sua preziosa interpretazione, l’attore torinese, classe 1937, condurrà il pubblico tra i versi del Divin poeta, scelti da Filippo La Porta tra le pagine de «La Vita Nova», delle «Rime Petrose» e del «Paradiso», Con lui, sul palco, ci saranno i musicisti Alessandro Di Carlo al clarinetto e Alberto Caponi al violino; firma il progetto registico Teresa Pedroni.
Lo spettacolo si aprirà con «La Vita Nova», raccontando Dante da giovane. Sotto i riflettori ci sarà – si legge nella nota stampa - «l’incontro con Beatrice, con l’Amore, sentimento artefice di uno stato dove luoghi, persone e gesti perdono la loro fisionomia e sfumano in un'estrema indeterminatezza in un altrove simile a un sogno». Si procederà, quindi, con le «Rime Petrose», versi definiti di stile duro, composti verso la metà degli anni '90 (1295 - 1296) e incentrati su una figura femminile refrattaria al sentimento. Con queste pagine, Herlitzka attraverserà altri spazi dell’esperienza amorosa, in questo caso foriera di patimenti e spaesamento. Si tornerà, poi, alla «Vita Nova», «dove il sentimento viene colto nel suo punto più alto, con l’incontro con Beatrice». Dante racconta, qui, «l’Amore per l’Altro», strumento dell’anima capace di raggiungere creativamente «l’idea del Paradiso».
Le repliche del 7, 8 e 9 ottobre sono previste per le ore 21, quella di domenica 10 alle ore 17. Il costo del biglietto varia dai 25 ai 15 euro. È possibile prenotare all’indirizzo offofftheatre.biglietteria@gmail.com. Per maggiori informazioni: http://off-offtheatre.com/ o https://www.facebook.com/OffOffTheatreRoma/

«CAPRICCI A PALAZZO», A ROVERETO UN INEDITO SPETTACOLO TEATRALE PER SCOPRIRE I SEGRETI DI PALAZZO BETTA- GRILLO
Un’atmosfera surreale e senza tempo, animata da fantasmi e ritratti parlanti, è quella che il Touring club italiano ha ricreato a Palazzo Betta-Grillo di Rovereto, edificio ritornato fruibile questa estate nell'ambito per progetto «Aperti per voi». Il merito è di «Capricci a palazzo», un format di visita nel quale tre attori di Evoè!Teatro (Emanuele Cerra, Stefano Pietro Detassis e Maria Giulia Scarcella), sotto la regia di Maura Pettorruso, vestono i panni delle personalità che hanno animato la vita della dimora trentina nel corso dei suoi quattrocento anni di storia, a partire dal 1620 fino ai giorni nostri.
In un gioco di divertenti scambi di ruolo, prendono vita, davanti ai visitatori, Lucrezia Saracini Belfort Molveno, la donna che nel 1729 acquistò il palazzo per farne la residenza della famiglia Betta, ma anche il fondatore dell’Accademia degli Agiati e della libreria pubblica Giuseppe Felice Betta, il libertino dissipato ma avanguardista e visionario Giacomo Betta e, per finire, Virginio Grillo, che acquistò l'edificio nel 1899 e lo abitò nel primo Novecento, prima di passarlo in eredità alla figlia Maria Angelica, che nel 2017 lo ha donato al Comune di Rovereto. A completare il quadro si incontreranno anche «personaggi bizzarri: restauratori, curatrici di mostre, donne delle pulizie scatenate, quadri parlanti che renderanno la visita - si legge nella nota stampa - un vero e proprio crogiuolo di incontri surreali e capricci nobiliari».
Sarà così possibile scoprire le bellezze custodite fra le sale del palazzo roveretano, a partire da un importante ciclo pittorico composto da sette tele di grande formato raffiguranti episodi della vita di Mosè. L’autore dei quadri è Gasparantonio Baroni Cavalcabò, uno dei più importanti artisti lagarini del XVIII secolo, che in questo caso lavorò in collaborazione con il più anziano cugino Giovanni, anch’egli pittore. Estremamente interessante è anche il salone del piano nobile che costituisce un unicum nell’architettura della Vallagarina tra il XVIII ed il XIX secolo. Alle pareti si può ammirare un ciclo pittorico che raffigura scene tratte dall’«Orlando Furioso». Questi dipinti furono realizzati sul finire del Settecento da Giovanni di Dio Galvagni, artista originario di Isera. Il giardino storico, infine, conserva intatto l’assetto di fine Ottocento ed offre un ampio campionario delle specie botaniche ornamentali diffuse in quell’epoca.
Sarà possibile partecipare alle visite guidate tutte le domeniche, fino al 17 ottobre, nei seguenti orari: ore 10:30; 14:00; 15:30. Per informazioni e prenotazioni è possibile telefonare al numero 3277121209 oppure mandare una e-mail touringclubtrento@gmail.com. 

(Le fotografie sono di Andrea Frisinghelli)

AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA I GIOVANI ATTORI DI TEMA ACADEMY IN SCENA CON «ANTIGONE» ED «ESTER»
Il teatro coperto più antico del mondo, ultimo capolavoro rinascimentale del Palladio, ha fatto da scenario alla storia di una delle eroine classiche più amate di tutti i tempi. Venerdì 1° ottobre, alle ore 21, al teatro Olimpico di Vincenza ha debuttato «Antigone», testo di Sofocle, nella riscrittura drammaturgica di Giovanna Cordova, con in scena i giovani attori di Tema Academy.
Quella sotto i riflettori del teatro vicentino, anche nelle serate di sabato 2 e domenica 3 ottobre, è la storia di una tragedia che si consuma all’interno di una famiglia, la narrazione di un conflitto in cui non si può agire senza essere, in un modo o nell'altro, colpevoli e innocenti nello stesso tempo. «Il registro narrativo prescelto – si legge nella sinossi - si distacca da qualsivoglia tono epico e celebrativo adottando una sorta di «lessico familiare» in grado di meglio esprimere il legame che lega e condanna tutti i protagonisti della storia». Per la prima volta il personaggio di Creonte sarà interpretato da una donna: immagine di «un’autorità» che prescinde da qualsiasi tono epico e celebrativo e si palesa nella sua struggente e profonda umanità. Per l’occasione sarà sul palco una fuoriclasse della scena come Ivana Monti.
I ragazzi di Tema Accademy ritorneranno protagonisti, nell’ambito della rassegna «Nemesi. Ogni viso avrà diritto alle carezze» (23 settembre - 23 ottobre 2021), nelle serate di sabato 16 e 17 ottobre, sempre in prima nazionale, con «Ester», potente tragedia di ispirazione biblica di Jean Racine, nell’allestimento di Giovanna Cordova. In questo testo, l’azione dei personaggi è governata da un disegno superiore contro il quale gli uomini non possono opporsi. «L’azione della protagonista – raccontano gli organizzatori - si fa racconto corale di un misticismo inteso come tensione dell’uomo a ciò che lo sovrasta e lo guida, e così la vittoria di Ester su Amano, artefice del primo progetto di «soluzione finale» della storia, diventa conquista di un intero popolo». Centrale nella messa in scena è la musica, una «testimonianza di fede» che vede le note del repertorio Klezmer alternarsi e sovrapporsi a ritmi religiosi dei seguaci di Zoroastro, perseguitati con l’affermarsi del potere islamico.
Sul monumentale palco del teatro Olimpico di Vicenza, ragazzi dai 7 ai 20 anni sono, dunque, chiamati, con questi due spettacoli, a riscoprire il passato e a fornirci nuove chiavi di lettura del presente, trasformando i classici in nostri contemporanei.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.classiciolimpicovicenza.it.

 [Nelle foto: 1. Ivana Monti. Foto di Roberto De Biasio; 2 Tema Accademy in Apologia di Socrate al teatro Olimpico di Vicenza. Foto di Maristella Viotto]

BRESCIA, UNA NUOVA OPERA DI PETER HALLEY PER L’ ART DRIVE-IN DI GENERALI
È un «museo» non convenzionale, dinamico, accessibile a tutti e visitabile senza scendere dalla propria automobile, quello a cui sta dando vita l’Agenzia Generali di Brescia nel suo garage di Via Pusterla 45.
Inaugurato la scorsa estate, quando andare per musei e gallerie appariva complicato a causa della pandemia da Covid-19, il percorso «Art Drive in, Generali» si arricchisce di un nuovo intervento permanente: «Columns in 10 Colors», una grande installazione ambientale site-specific realizzata da Peter Halley (New York, 1953), con la collaborazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia.
L’artista americano – che usa l'astrazione geometrica per riflettere sugli effetti della pressione psicologica cui la nostra vita è sottoposta – ha scelto di intervenire sui pilastri del garage, dipingendoli con sequenze di colori tutte diverse: ogni pilastro presenta cinque campiture quadrate monocromatiche, disposte nel senso della lunghezza, realizzate con i colori brillanti tipici della produzione dell’artista.
L’installazione, a cura di Bellearti, è l’ultima di una serie di interventi nella città di Brescia e sul territorio, come «La Plage di Pascale Marthine Tayou, visibile fino al 21 ottobre nel vigneto Pusterla, e le due grandi strutture di Jorrit Tornquist e Rasheed Araeen entrate quest’anno nella collezione Agenzia Generali Brescia Castello. Il programma 2021 dell’associazione si completa con l’installazione di Daniel Buren visibile al Mirador di Pisogne, sul lago di Iseo.
In occasione della presentazione del nuovo lavoro di Peter Halley l’inedita galleria bresciana rimarrà aperta fino al 31 ottobre, a ingresso gratuito, nei seguenti giorni e orari: dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle ore 13 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30; sabato e domenica, dalle ore 15 alle ore 20. Mentre dal 1° novembre lo spazio ritornerà visibile su appuntamento. 

LIGNANO SABBIADORO OMAGGIA MARCELLO D’OLIVO, L’ARCHITETTO DELLA VISIONARIA CHIOCCIOLA DI LIGNANO PINETA
Lignano Sabbiadoro ricorda la sua storia e, contemporaneamente, festeggia il centenario dalla nascita di Marcello D’Olivo, «il Wright italiano», per usare una definizione di Bruno Zevi, che ha realizzato il progetto di Lignano Pineta.
Curata dall’architetto Francesco Borella, l’esposizione allinea nella sala mostre della Terrazza a Mare disegni, opere artistiche, progetti, ricordi, segni e sogni di un personaggio eclettico, noto e apprezzato anche all’estero, che nel corso della sua vita ha intrattenuto rapporti con personaggi del calibro di Orson Welles, Giuseppe Ungaretti, Giulio Carlo Argan, Bruno Zevi e Luchino Visconti. Del fare creativo di Marcello D’Olivo, oltre a progetti come lo Zipser a Grado, il Villaggio del Fanciullo a Trieste, Pineland a Forni di Sopra o il Monumento del milite ignoto a Baghdad, ci rimane il corposo volume «Discorso per un’altra architettura» (1972), raccolta di progetti, con una lunga prefazione di Giulio Carlo Argan, contenente disegni di rara bellezza e capacità di visione.
L’esposizione, intitolata «Marcello D’Olivo, architetto, urbanista, pittore», rimarrà aperta fino al prossimo 24 ottobre (ingresso libero, ore 18:30-23:00) e permetterà di ripercorrere anche la nascita di Lignano Pineta, i cui lavori iniziarono a metà degli anni Cinquanta, catturando l’attenzione di Hemingway, che, incuriosito proprio dalla particolarità dell’operazione, volle visitarne il cantiere, arrivando a definire la città friulana «la Florida d’Italia».
Il motivo a chiocciola, caratteristico del progetto, è legato all’approccio dell’architetto tolmezzino incentrato sull’interazione tra natura e tecnologia, come comprova una sua dichiarazione: «La natura è dominata da curve. Io sono un lavoratore della matita e il mio tratto deve essere un’architettura di curve. Per rispetto verso la natura e l’architettura».
L’iniziativa offre anche lo spunto per scoprire l’immenso patrimonio architettonico custodito dal verde di Lignano Pineta, con splendidi edifici che hanno scritto alcune tra le pagine più interessanti dell’architettura mediterranea della seconda metà del’900, come villa Mainardis, caratterizzata da una particolare forma circolare che ritma la geniale scansione dei volumi, o villa Spezzotti, la cui caratteristica pianta è formata dall’intersezione di quattro cerchi concentrici, entrambe progettate da Marcello D’Olivo.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito https://lignanosabbiadoro.it/.

SPOLETO JAZZ SEASON, TRE CONCERTI PER INTENDITORI AI TEATRI NUOVO E CAIO MELISSO 
Si aprirà venerdì 8 ottobre la seconda edizione di Spoleto Jazz Season, calendario di tre appuntamenti ideato da Silvia Alunni, presidente dell'associazione Visioniinmusica, attiva da oltre un ventennio in Umbria con concerti originali e innovativi nella scelta di formazioni, giovani talenti e sonorità trasversali.
A inaugurare il cartellone, al teatro Nuovo, sarà il pianista Enrico Pieranunzi, uno tra i più versatili artisti della scena musicale europea, che presenterà il «Unlimited», compendio della sua poliedrica carriera a suon di jazz, blues, musica del periodo barocco e un’infinità di generi e stili, che lo ha visto collaborare con Chet Baker, Charlie Haden, Lee Konitz, Kenny Wheeler altri ancora. Molte delle composizioni di Pieranunzi - «Dee song», «Don’t forget the poet», «Coralie», «New lands», «The night gone by», «Autumn song» - sono diventate dei ‘classici’, tanto da essere pubblicate nei real book, gli spartiti musicali che compendiano e mettono a disposizione dei musicisti jazz il repertorio di brani standard.
Venerdì 22 ottobre, al teatro Caio Melisso, si esibiranno, invece, Michel Reis (piano), Marc Demuth (basso) e Paul Wiltgen (batteria), tre elementi di spicco dell’effervescente panorama musicale jazz lussemburghese che hanno vissuto il loro momento chiave nella collaborazione con il sassofonista di fama mondiale Joshua Redman, con il quale hanno condotto una tournée europea nel 2018, replicata nel 2019 con una serie di apparizioni a festival in Francia, Svizzera e Lussemburgo. «Sly» (2021) è il loro ultimo album, pubblicato per l’etichetta italiana Cam Jazz, che sarà presentato dal vivo a Spoleto, insieme ai migliori brani del loro repertorio.
Il sipario su questa nuova edizione del festival si chiuderà venerdì 12 novembre, al teatro Caio Melisso, con «Dynamo», ultimo progetto di BartolomeyBittmann, duo strumentale composto da Matthias Bartolomey (violoncello) e Klemens Bittmann (violino e mandola). «L’energia del rock – si legge nella nota stampa - lascia spazio all’eleganza cameristica, la libera inventiva del jazz si combina con la profondità melodica, con richiami anche alla musica folk e, di tanto in tanto, alle radici classiche da cui entrambi provengono. «Progressive» è il loro modo di comporre e fare musica, per creare un repertorio originale ed esteticamente connesso con il mondo musicale di oggi, suonando strumenti che hanno invece una tradizione antica».
I biglietti dei concerti sono acquistabili direttamente in teatro o, con diritto di prevendita, sul circuito VivaTicket. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito https://visioninmusica.com/spoleto-jazz-season-2021/.  

ASTOR PIAZZOLLA, IL SUO BANDEON È LA STAR DEL PIF DI CASTELFIDARDO
Stefano Bollani
, Eugenio Bennato, Silvia Mezzanotte, Ksenija Sidorova, Antonello Salis, Pietro Roffi e Zbigniew Chojnacki: sono, questi, alcuni tra i grandi nomi del panorama musicale italiano e internazionale attesi, da martedì 28 settembre a sabato 2 ottobre, a Castelfidardo, nell’Anconetano, per festeggiare la quarantaseiesima edizione del Pif - Premio internazionale della fisarmonica.
La manifestazione, che vede alla direzione artistica il maestro calabrese Antonio Spaccarotella, regalerà al pubblico cinque giorni di concerti, spettacoli, seminari, audizioni, incontri e proiezioni, per un totale di oltre sessanta eventi che avranno la fisarmonica come indiscussa protagonista.
Sarà questa la «cornice dorata» dell’ormai tradizionale gara musicale marchigiana, che porterà tra le colline del Conero oltre duecento musicisti, provenienti da venti nazioni, per una sfida che spazierà dal jazz all’elettronica, dalla classica alla world music, e che vedrà come presidente di giuria il fisarmonicista e compositore Corrado Rojac.
Questa edizione del Pif, che ritorna in presenza dopo l’edizione in streaming del 2020, è, inoltre, destinata a rimanere nella memoria anche per una vera e propria chicca. Sul palco della manifestazione ritornerà a suonare, dopo oltre ottant’anni, il secondo bandoneon di Astor Piazzolla, artista del quale ricorre quest’anno il centenario della nascita.
Utilizzato dal genio del tango argentino, ancora bambino, per le sue prime composizioni, lo strumento è stato donato a Castelfidardo dalla vedova dell’artista; è stato restaurato dall’artigiano fidardense Rodolfo Spadari e sarà in scena venerdì 1° ottobre, ore 21:30, al teatro Astra, tra le abili mani di Cesare Chiacchieretta, che accompagnerà, nel concerto di «Duettango», la straordinaria voce di Silvia Mezzanotte.
Rimesso a nuovo attraverso un accurato restyling, il bandoneon verrà, quindi, esposto all’interno della sala Astor Piazzolla del Museo della fisarmonica di Castelfidardo, visitabile anche on-line al link https://www.mosaiko360.it/museo-fisarmonica/.
Tutti gli aggiornamenti e le informazioni sono disponibili sul sito https://www.pifcastelfidardo.it/.

«CASTELLI APERTI», IL FRIULI VENEZIA GIULIA APRE QUINDICI MANIERI SOLITAMENTE INACCESSIBILI AL PUBBLICO
Porta indietro nel tempo alla scoperta della storia e della tradizione transfrontaliera del Friuli Venezia Giulia, territorio all’estremo est del nostro Paese, melting pot culturale tra l’Italia e le vicine Austria e Slovenia, il progetto «Castelli Aperti».
L’appuntamento, giunto alla sua trentaseiesima edizione, è in programma per le giornate di sabato 2 e domenica 3 ottobre, quando quindici edifici tra manieri, dimore e parchi privati e pubblici, normalmente chiusi al pubblico, apriranno le porte per un inedito viaggio all’insegna dell’arte e dell’architettura, durante il quale sarà possibile anche scoprire curiosità sulle dimore aperte e aneddoti che si tramandano di generazione in generazione.
In provincia di Udine saranno visibili i castelli di Aiello (nella foto), Ahrensperg (Pulfero), San Pietro di Ragogna, Strassoldo di Sopra, Strassoldo di Sotto e Villalta (Fagagna), Casaforte la Brunelde (Fagagna), Rocca Bernarda (Premariacco), il Palazzo Steffaneo Roncato (Crauglio di S. Vito al Torre), il Castello Savorgnan di Brazzà, Palazzo Romano (Manzano) e il Castello di Flambruzzo (Rivignano Teor). In provincia di Pordenone, saranno, invece, accessibili Palazzo Panigai Ovio e il Castello di Cordovado, mentre in provincia di Gorizia sarà aperta la Rocca di Monfalcone.
Le visite, promosse dal Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia Giulia grazie all’impegno dei singoli proprietari, saranno organizzate in gruppi poco numerosi.
Il prezzo di ingresso per ogni singolo luogo sarà di 7 euro per il biglietto intero ed euro 3,5 per i bambini dai 7 ai 12 anni.
È possibile chiedere informazioni telefonando ai numeri 0432.288588 e 328.6693865 o scrivendo una mail a visite@consorziocastelli.it.
Sul sito www.consorziocastelli.it saranno pubblicate le regole per l’accesso (è necessaria la certificazione verde Covid-19) e per l’eventuale prenotazione.

«CACCIA AI TESORI ARANCIONI», CON IL TOURING CLUB ITALIANO SULLE TRACCE DELLE BELLEZZE ITALIANE
Castelnuovo Magra, nello Spezzino, e Castrocaro Terme, in Emilia Romagna, guarderanno alla lezione di Dante Alighieri, nell’anniversario dei settecento anni dalla morte. Pieve di Cento, nel Bolognese, ricorderà il sisma che l’ha duramente colpita nel 2012. Bienno, nel Bresciano, andrà alla riscoperta dei mestieri del passato e Letino, nel Casertano, porterà il pubblico a scoprire i giochi antichi. Ma non è tutto: a Ravello, nel Casertano, e a Orsara di Puglia ci si farà, infatti, tentare dai sapori della cucina nostrana.
Sono tante le iniziative in programma domenica 3 ottobre per la seconda edizione del progetto «Caccia ai tesori arancioni», iniziativa del Touring club italiano, lanciata nel 2019, che invita a scoprire i cento borghi che si sono aggiudicati la Bandiera arancione.
Sulle tracce di storie, persone, monumenti, mestieri antichi, attività storiche, tradizioni senza tempo, piccole curiosità e sapori delle tipicità enogastronomiche del nostro territorio, si andrà alla scoperta di luoghi meno noti del Bel Paese, ricchi di un patrimonio inestimabile da tutelare e promuovere. Sei le tappe che compongono il percorso che saprà svelare la più profonda e autentica identità della comunità, del territorio e delle sue eccellenze.
L’iniziativa è gratuita e aperta a tutti con obbligo di prenotazione. Per mettersi in gioco basterà scegliere il borgo e iscriversi con la propria squadra sul sito tesori.bandierearancioni.it.

A VENEZIA TORNA «ART NIGHT», LA NOTTE BIANCA DELL’ARTE
Un filo rosso unirà Parigi e Venezia il prossimo fine settimana. Mentre la capitale francese festeggerà la Nuit Blanche, in Laguna andrà in scena la decima edizione di Art Night, manifestazione ideata e coordinata dall’Università Ca’ Foscari, in collaborazione con il Comune di Venezia e con il patrocinio della Regione Veneto.
Sabato 2 ottobre, a partire dalle ore 16:30 e fino a notte fonda, musei, istituzioni culturali, teatri, librerie e gallerie – per un totale di oltre centoventi luoghi - rimarranno aperti oltre al consueto orario, illuminando la città veneta con visite guidate ed eventi gratuiti, da mostre a performance teatrali, da laboratori a giochi a squadre, da concerti a molto altro ancora.
Durante la serata, dalle ore 19:30 alle ore 22:30, sulle pareti di Ca’ Foscari, verrà, inoltre, presentata «Venezia 1321», una video-installazione nata da un’idea di Silvia Burini e realizzata dal team multidisciplinare Vitruvio Virtual Reality di San Lazzaro di Savena, nel Bolognese, per festeggiare i milleseicento anni della città lagunare. Si tratta di un cortometraggio della durata di cinque minuti che sintetizza i sedici secoli di storia del capoluogo veneto, riproponendo, con la tecnica usata per gli effetti speciali del cinema, circa mille immagini tra dipinti, fotografie e frame cinematografici, oltre a simulare virtualmente la Venezia del futuro, dell'anno 3021 appunto.
Tutte le informazioni possono essere reperite sul sito sul sito dell'iniziativa www.artnightvenezia.it, che restituisce una mappa interattiva della città con tutti gli eventi fruibili, oppure sull'app gratuita Mypass Venezia.

DONATO ALL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA L’ARCHIVIO PERSONALE DI FEDERICO ZERI 
L’ateneo di Bologna, o meglio la Fondazione Zeri, si arricchisce di una donazione di grande valore, importante risorsa per gli studiosi di storia dell’arte italiana. A cento anni dalla nascita di Federico Zeri (1921-1998), il nipote Eugenio Malgeri Zeri ha donato all’Alma Mater l’archivio dello studioso con varie migliaia di lettere inviate da oltre mille corrispondenti nel periodo compreso tra gli anni Quaranta e il 1998.
Francesco Arcangeli, Bernard Berenson, Carlo Bertelli, Vittore Branca, Maurizio Calvesi, Vittorio Cini, Maurizio Fagiolo, Mina Gregori, Amedeo Lia, Roberto Longhi, Denis Mahon, Pierre Rosenberg, Salvatore Settis e Fernanda Wittgens sono solo alcuni degli intellettuali del Novecento - storici dell’arte, studiosi, curatori, mercanti, collezionisti italiani e internazionali, ma non solo - che hanno intrattenuto una corrispondenza epistolare con Federico Zeri e le cui lettere sono ora conservate dall’ateneo bolognese.
L’archivio, attualmente in fase di riordino e di digitalizzazione, va così a riunirsi alla preziosa fototeca e alla biblioteca d’arte, donate dallo studioso, insieme con la sua Villa di Mentana, all’Università di Bologna nel 1998, restituendo così alla comunità scientifica un patrimonio unico e unitario.
Per onorare questa importante donazione è stato bandito un assegno di ricerca della durata di un anno, al quale contribuisce anche l’Accademia Carrara di Bergamo, alla quale sono state donate di recente dieci paraste in marmo scolpito del XVI secolo provenienti dalla Villa di Mentana. L’assegno – si legge nella nota stampa dell’Alma Mater - si propone di «supportare una ricerca volta a indagare la figura di Federico Zeri e il suo lavoro di studioso. Particolare attenzione sarà dedicata alla costituzione della sua straordinaria fototeca d’arte, agli anni della formazione, alle frequentazioni con Roberto Longhi e Bernard Berenson, all’esperienza nell’amministrazione delle Belle arti». Verranno, inoltre, approfonditi i rapporti dello studioso con musei e grandi collezionisti, in Italia e negli Stati Uniti, da cui sono scaturiti fondamentali cataloghi.
Per quanto riguarda i carteggi, sta per uscire nelle librerie il volume «Federico Zeri-Roberto Longhi. Lettere (1946-1965)», a cura di Mauro Natale, edito da Silvana Editoriale.
La raccolta copre circa vent’anni della vita dei due studiosi (1946-1965) quasi senza discontinuità e include 349 lettere. Grazie a queste missive è possibile riscoprire le relazioni tra i due maggiori storici dell’arte italiani del XX secolo, spaziando dalle testimonianze entusiaste e incontenibili del giovane Zeri nei confronti del maturo maestro, alla scoperta da parte di Longhi del prodigioso ingegno dell’esordiente storico dell’arte, a cui dedica una insospettata e affettuosa disponibilità. «Il tono delle lettere, superata l’iniziale diffidenza, diventa nel tempo – si legge nella presentazione - sempre più confidenziale tanto che il carteggio costituisce, negli anni in cui lo scambio è più intenso (1946-1955), una sorta di diario in cui sono registrate difficoltà e delusioni personali, scoperte ed esperienze esaltanti, battaglie perdute e i primi successi».
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito https://fondazionezeri.unibo.it/it.

FRANCO MARIA RICCI EDITORE È ON-LINE CON UN SITO E DUE CANALI SOCIAL
FMR – Franco Maria Ricci, la casa editrice simbolo di qualità nel mondo dell’arte e non solo, sbarca in Rete. In contemporanea con la pubblicazione dei nuovi numeri della sua rivista, «la perla nera dell’editoria mondiale», per usare una felice espressione di Federico Fellini, si presenta per la prima volta con un sito e dei canali Instagram e Facebook interamente dedicati ai suoi volumi, alla sua storia e alle creazioni del suo fondatore, Franco Maria Ricci.
«Prima di questo momento – racconta Maria Chiara Salvanelli -, tutta la comunicazione relativa alle edizioni avveniva attraverso il sito e i canali social del Labirinto della Masone, luogo, reale e onirico insieme, che al centro del dedalo più grande del mondo ne ospita l’attività editoriale. Ora che il volume di questa attività aumenta, si rivela importante comporre nuovi canali, anche social, dedicati esclusivamente alla casa editrice, ma in dialogo costante con la sua home sweet home, il Labirinto».
Il sito, realizzato dallo studio Pop-Eye, presenta un focus sul racconto della storia della casa editrice e sulla figura del suo editore arricchita dalla presenza del catalogo di pubblicazioni storiche e recenti. Il canale Instagram, che si riverbera su Facebook, è, invece, concepito come una wunderkammer che si dispiega rivelando preziosi materiali dagli archivi della casa editrice alternandoli a curiosi approfondimenti storici e aneddoti sulle pubblicazioni Franco Maria Ricci.
«Sia nel caso del sito internet che in quello dei canali social – racconta ancora Maria Chiara Salvanelli -, la sfida è stata quella di proseguire naturalmente una tradizione e un’impronta grafica molto forte che da sempre contraddistingue la casa editrice. Il progetto grafico cita elementi grafici cari alle pubblicazioni storiche come il sistema a griglia, il caratteristico color carta da zucchero o i glifi e la tipografia bodoniana. Il risultato finale è una bellissima sorpresa per gli appassionati d’arte, di libri, di grafica, che vi ritroveranno gli stessi caratteri fondanti della casa editrice coniugati con un’interfaccia semplice e funzionale, oltre a un ampio repertorio di meraviglie e curiosità destinato a stupire anche chi vi si avvicina per la prima volta».
Per maggiori informazioni: www.francomariaricci.com | instagram @francomariariccieditore | Facebook @FMReditore.