ISSN 1974-4455 (codice International Standard Serial Number attribuito il 7 marzo 2008) | Info: foglidarte@gmail.com

venerdì 13 marzo 2015

«Un anno sull’altipiano», Daniele Monachella rilegge Emilio Lussu

«Tra i libri sulla Prima guerra mondiale «Un anno sull’altipiano» di Emilio Lussu è per me il più bello. Tra quanti ne ho letti, studiati, consultati di autori italiani, tedeschi, francesi, inglesi, russi, americani, nessuno, proprio nessuno, mi ha coinvolto e reso partecipe con quanto l’autore racconta». Così Mario Rigoni Stern, scrittore che ha narrato la tragica ritirata degli italiani in Russia nel libro «Il sergente nella neve» e che ha lasciato pagine indimenticabili sulle terre intorno all’altipiano di Asiago, descriveva, nella sua introduzione alla ristampa edita nel 2000 per i tipi della Einaudi editore di Torino, il valore del libro di memorie che lo scrittore e politico sardo Emilio Lussu (Armungia - Cagliari, 1890 – Roma, 1975) redasse tra il 1936 e il 1937 in un sanatorio svizzero di Clavadel, tra le montagne dei Grigioni, dietro invito di Gaetano Salvemini. Questo testo è stato ridotto per la scena dall’attore e doppiatore Daniele Monachella e venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 marzo sarà rappresentato al teatro dell’Orologio di Roma, nell’ambito del programma di Governo per il Centenario della prima guerra mondiale curato dalle struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale.
Con l’interprete milanese saranno in scena in questo inedito recital di teatro e musica, ideato da Mab Teatro con il Cecad Sardegna - Circuito teatrale regionale sardo, l’etnomusicologo Andrea Congia alla chitarra classica e Andrea Pisu (vincitore del Premio Maria Carta) alle launeddas e alle percussioni.
Apparso per la prima volta in Francia nel 1938 grazie alle Edizioni italiane di cultura, pubblicato a Roma da Giulio Einaudi nel 1945 (subito dopo la Liberazione della capitale) e giunto al successo nel 1960 con la sua seconda ristampa, «Un anno sull’altipiano» narra, con uno stile asciutto e disincantato, la vita dei Reggimenti di fanteria 151° e 152° della Brigata Sassari nel periodo tra il giugno 1916 e il luglio 1917, quando «i diavoli rossi» combatterono contro l’esercito austro-ungarico e i bosniaci nei territori intorno ad Asiago, sui monti Fior, Lisser, Castelgomberto, Spil, Miela e Zebio.
Continui assalti a trincee inespugnabili, battaglie assurde volute da comandanti imbevuti di retorica patriottica e di vanità (emblematica è nel libro la figura del generale Leone) storie di giovani estranei al mito dell’interventismo e nonostante questo mandati biecamente al macello, racconti di uomini che, con dignità e grande capacità di sopportazione, hanno donato la propria vita animati da un grande «desiderio di libertà e di giustizia» rivivono attraverso gli occhi di Emilio Lussu, protagonista e testimone del primo conflitto bellico come ufficiale della Brigata Sassari.
Pagina dopo pagina, emerge un’austera invettiva contro i nazionalismi e i conflitti di lingua, religione e costumi, una spietata requisitoria contro l'orrore della guerra, rivelata nella sua dura realtà di «ozio e sangue», di «fango e cognac». In questo libro, intriso di quotidianità minuta (come non pensare, per esempio, all’episodio dei soldati che, lasciando il Carso per l’Altipiano di Asiago, intonano «Quel mazzolin di fiori»), i giovani di oggi trovano, inoltre, «quello che i testi scolastici non dicono, quello che i professori non insegnano, -scrive Mario Rigoni Stern, nell’introduzione alla ristampa edita nel 2000 per i tipi della Einaudi editore di Torino - quello che la televisione non propone. E nemmeno il cinema».
«I Dimonios della Brigata Sassari e gli eventi della trincea, la poesia del ferro e del cognac, del fuoco e del sangue, i flash, le fughe e le ferite della Grande Cagnara, le cadute delle vittime sul fango dell'Altipiano in contemporanea alle disfatte dei Giganti Europei: questi - raccontano gli organizzatori- sono alcuni degli ingredienti di cui è intriso il docu-spettacolo di Daniele Monachella, reso maggiormente emozionale dalle parole di un autore che si rivolta moralmente alla guerra e alla classe che la provoca, permeate dal commento sonoro della tradizione musicale sarda e di suoni universali, espressa contrappuntisticamente in relazione alla voce dell’unico attore in scena».
Un viaggio mnemonico emozionale, dunque, quello che proposto al teatro dell'Orologio di Roma, intriso dal ricordo di una guerra il cui racconto, per la prima volta nella letteratura italiana, denuncia l'irrazionalità e il suo non-senso, porta a riflettere sul passato per scrivere il futuro con la penna della pace. (sam)

Didascalie delle immagini
[fig. 1] Ritratto di Emilio Lussu; [fig. 2] Daniele Monachella; [figg. 3 e 4] Una scena dello spettacolo «Un anno sull’altipiano», ideato da Mab Teatro con il Cecad Sardegna - Circuito teatrale regionale sardo

Informazioni utili
«Un anno sull’altipiano». Teatro dell'Orologio -  Sala Moretti, via dei Filippini, 17/a – Roma.Orari spettacoli: 27 e 28 marzo 2015, ore ore 20.00; 29 marzo 2015, ore 16.00. Ingresso: intero € 15,00, ridotto € 12,00, tessera associativa del teatro € 3,00. Informazioni: tel. 06.50619598 o biglietteria@teatroorologio.com. Sito internet: www.mabteatro.com o www.teatroorologio.com.

mercoledì 11 marzo 2015

Festival della cultura creativa, le banche italiane investono sulla fantasia dei più giovani

Sarà Michelangelo Pistoletto, uno dei maestri dell’Arte povera, a tenere a battesimo la seconda edizione del Festival della cultura creativa, manifestazione organizzata dalle banche italiane, con il coordinamento dell’Abi e con il patrocinio dell’Unesco e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che da lunedì 16 a domenica 22 marzo coinvolgerà una sessantina di città del nostro Paese, da Bolzano a Palermo, passando per Torino, Milano, Vicenza, Verona, Bologna, Roma e Napoli.
L’artista biellese, vincitore del Leone d’oro alla cinquantesima edizione della Biennale di Venezia (2003) e del Praemium Imperiale dalla Japan Art Association (2013), sarà protagonista dell’evento «WWW - KnoW the World with Words», promosso dal Dipartimento educazione del Castello di Rivoli (Torino) a Napoli, negli spazi del Madre - Museo d’arte contemporanea Donnaregina.
Bambini e ragazzi del territorio campano saranno invitati a «Creare mondi», a partire dalla struttura fantasmagorica della «Pallamondo» ispirata alla «Houseball» di Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen. Su queste gigantesche “architetture” confluiranno alfabeti differenti, espressione di lingue e comunità diverse, insieme al segno-simbolo del «Terzo Paradiso» di Michelangelo Pistoletto.
L’evento è, dunque, in linea con il tema guida di questa seconda edizione del festival dedicato alla cultura e agli «aspetti più generativi della creatività», il cui pubblico sono i ragazzi dai 6 ai 13 anni: «L’alfabeto del mondo - Leggiamo i segni intorno a noi e raccontiamo». Un tema, questo, estremamente attuale se si considera che oggi, anche grazie all’uso delle nuove tecnologie, narrare e narrarsi è un’attività che fa sempre più parte della nostra vita quotidiana.
Oltre ottanta gli eventi e i laboratori in programma che interesseranno i settori di arte, archeologia, musica, canto, lettura, teatro, fotografia, robotica e tecnologie digitali, coinvolgendo oltre 10mila studenti grazie alla collaborazione di scuole, musei, biblioteche e operatori culturali attivi su tutto il territorio nazionale.
«Trarre ispirazione dalla natura, dall’opera dell’uomo e dalle proprie emozioni, imparare a riconoscere e a leggere i segni intorno a noi, spostare il punto d’osservazione e reinterpretare le situazioni e i loro significati, capire come nasce il racconto, come si forma e con quali linguaggi e strumenti si può declinare, condividerlo per generare poi altre infinite narrazioni: è -spiegano gli organizzatori- la sfida di questa edizione del festival», che vede alla sua direzione scientifica Hubert Jaoui, Anna Pironti e Aldo Tanchis.
I ragazzi potranno così sperimentare le potenzialità della loro fantasia e costruire infiniti racconti. Lo spiega bene l’immagine identificativa del festival ideata dall’artista emiliana Eva Montanari, che ha esposto, tra l’altro, alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna e alla Mostra internazionale dell’illustrazione di Sarmede (Treviso): un bambino che sta per indossare un paio di grandi occhiali sulle cui lenti sono disegnati animali e oggetti di ogni genere come un cavallo bianco e una luna azzurra con le gambe.
Dai palazzi Magnani di Bologna e Branciforte di Palermo agli antichi chiostri francescani di Ravenna, senza dimenticare il  Museo nazionale della scienza e della tecnica di Milano, sono tante le sedi prestigiose coinvolte nella manifestazione, che avrà come media partner la Rai.
Evento clou sarà la giornata di studio «Reinventare l’apprendimento – Cultura e creatività tra linguaggi, metodi e azioni», in programma venerdì 20 marzo a Roma, nelle sale delle antiche Scuderie di Palazzo Altieri, oggi sede dell’Abi. Protagonisti del mondo dell’educazione di ieri e di oggi parleranno del metodo Montessori, del maestro Manzi, di Bruno Munari, della robotica applicata all’insegnamento e di molto altro. Saranno presenti, tra gli altri, Aldo Tanchis, Anna Pironti, Alessandra Falconi, Carlo Infante, Fiorella Operto, Hubert Jaoui e Ruggero Poi.
Una manifestazione, dunque, di alto valore educativo quella promossa dall’Abi che fa proprie le parole di uno degli scrittori italiani per bambini più apprezzati, Gianni Rodari: «con le storie e i procedimenti fantastici per produrle, aiutiamo i bambini a entrare nella realtà dalla finestra anziché dalla porta».

Didascalie delle immagini
[Figg. 1 e 4] Immagini di repertorio della prima edizione del Festival della cultura creativa; [fig. 2] «Pallamondo», stuttura per il laboratorio «WWW - KnoW the World with Words», promosso dal Dipartimento educazione del Castello di Rivoli (Torino) a Napoli, negli spazi del Madre - Museo d’arte contemporanea Donnaregina; [fig. 3] Locandina della seconda edizione del Festival della cultura creativa.

Informazioni utili 
«L’alfabeto del mondo - Leggiamo i segni intorno a noi e raccontiamo» - II edizione Festival della cultura creativa. Italia, sedi varie. Informazioni utili: festival@abi.it, tel.06.6767343. Sito web: www.festivalculturacreativa.it. Dal 16 al 22 marzo 2015. 

lunedì 9 marzo 2015

Expo, il Carro-teatro di Leonardo diventa realtà

Una grande mostra a Palazzo Reale, una serie di incontri a cura del Fai – Fondo per l’ambiente e, ora, anche la ricostruzione di uno dei suoi più straordinari progetti per iniziativa della Regione Toscana e della Fondazione Carnevale di Viareggio: l’Expo di Milano punta tutto su Leonardo da Vinci, «mirabile inventore d’ogni eleganza e di delizie, soprattutto di spettacoli teatrali», per dirla con le parole usate Paolo Giovio nella prima metà del Cinquecento. È, infatti, notizia di questi giorni che il «Carro-Teatro dell’universo», straordinaria macchina scenica nata nel 1508 dalla genialità del maestro toscano, diventerà realtà grazie all’abilità artigianale di Massimo Breschi, uno dei tanti maghi della cartapesta, vincitore dell’ultima edizione del carnevale viareggino con un carro contro gli abusi sui minori.
Il progetto, che verrà ricostruito a grandezza naturale, evidenzia come Leonardo Da Vinci abbia reinterpretato e reinventato la grande tradizione non solo degli artisti dell’antichità, ma anche di quelli del primo Rinascimento toscano per progettare ingegni straordinari che anticipavano il futuro.
Il «Carro-Teatro dell’universo» guarda, infatti, alla tradizione delle macchine teatrali di Brunelleschi, agli artifici e agli automi dell’antichità mediterranea rivisitati da ingegneri senesi come il Taccola e Francesco di Giorgio Martini, alla cultura teatrale di autori come il fiorentino Bernardo Bellincioni e Agnolo Poliziano.
L’opera compendia, inoltre, in maniera esemplare discipline ed esperienze di cui Leonardo era incomparabile maestro: dal disegno progettuale alla pittura, dalla musica al teatro, dall’architettura all’ingegneria.
Da un punto di vista artistico, tecnologico e iconografico la ricostruzione del «Carro-Teatro dell’universo» combinerà la rigorosa interpretazione scientifico-filologica dei progetti e dei documenti leonardiani con quella della più moderna tecnologia, costruendo l’opera con criteri di trasportabilità e flessibilità componibile.
 Il nucleo scenico deriva dal «Teatro della montagna che si apre» di Leonardo, in rapporto all’«Orfeo» del Poliziano con l’inserimento degli effetti di luce dei pianeti. Le figure sovrastanti riprendono le suggestioni dalle sue grandiose scenografie per la «Festa del Paradiso» del Bellincioni (già con Leonardo a Fiesole), messa in scena dal 1490 (a Milano) al 1518 (ad Amboise). Inoltre, simbolicamente, si delinea la concezione universale di Leonardo in annotazioni riferite alla concordia fra i popoli e a un mondo a misura d’uomo. Fra gli effetti speciali ideati dal maestro vinciano, è prevista una spettacolare accentuazione notturna, sia visiva, con giochi di luci e ombre (proiezioni di «figure grandi» e specchi), che sonora (elaborazione della musica leonardiana).
Attori e musicisti porteranno un contributo straordinario all’animazione di questo lavoro, con varie messe per le quali si stanno scegliendo i partner creativi toscani per quanto riguarda i costumi, le figure teatrali e gli effetti luminosi e sonori.

Didascalie delle immagini
[Fig. 1] Ritratto di Leonardo, antica incisione dal disegno della Royal Library di Windsor.  © Museo Ideale Leonardo Da Vinci, riproduzione autorizzata per la comunicazione del Carro-Teatro dell’Universo di Leonardo/Fondazione Carnevale di Viareggio; [fig. 2] Modello spedimentale del Carro-Teatro dell’Universo di Leonardo/Fondazione Carnevale di Viareggio. © Museo Ideale Leonardo Da Vinci, riproduzione autorizzata per la comunicazione del Carro-Teatro dell’Universo di Leonardo/Fondazione Carnevale di Viareggio; [fig. 3] Leonardo, prima idea per la scenografia della «Montagna che si apre», circa 1508, Codice Arundel, Londra, British Library. Modello sperimentale per il meccanismo scenico della «Montagna che si apre» nel Carro-Teatro dell’Universo di Leonardo. © Museo Ideale Leonardo Da Vinci, riproduzione autorizzata per la comunicazione del Carro-Teatro dell’Universo di Leonardo/Fondazione Carnevale di Viareggio

Informazioni utili
viareggio.ilcarnevale.com

venerdì 6 marzo 2015

Letizia Battaglia si racconta a «Domina Domna». Torna a Bergamo il festival sulla creatività al femminile

Bergamo si accende di rosa. La città lombarda torna a fare da scenario al festival «Domina Domna», rassegna di cultura e creatività al femminile, promossa per il quarto anno consecutivo dall’associazione «La scatola delle idee», che offre al pubblico un itinerario tra palazzi storici, sale espositive, librerie, cinematografi, caffè, auditorium, centri socio-culturali all’insegna di teatro, musica, fotografia, pittura, scultura, letteratura, cinema e laboratori per bambini.
La kermesse -spiegano gli organizzatori- «si propone di restituire al pubblico- al di là degli stereotipi legati all’universo femminile e alla sua produzione creativa- come quello delle donne sia uno sguardo complesso sul mondo, capace di suggerire nuove direzioni, tematiche ed espressive». Proprio per questo motivo la rassegna, in programma dal 21 al 29 marzo, è multidisciplinare e permette così di accostarsi al lavoro di una fotografa di grande talento come Letizia Battaglia e di una regista impegnata come Costanza Quatriglio (neo vincitrice del Nastro d’argento per il documentario «Triangle»), ma anche di vedere all’opera le attrici Giuliana Musso, Chiara Stoppa e Marta Dalla Via.

Palermo, andata e ritorno: una fotografa e la sua storia
Ad annunciare ai bergamaschi e ai turisti l’inizio del festival è, in questi giorni, la personale di Letizia Battaglia, uno tra le fotografe italiane più famose nel mondo, testimone con il suo obiettivo di uno dei periodi più oscuri della storia del nostro Paese: quello dell’orrore dei delitti di mafia a Palermo, con i volti del dolore di chi è rimasto e di chi cerca ogni giorno di riscattare l’anima della sua città nel ricordo degli «Invincibili» che hanno segnato la storia italiana.
A Palazzo della Ragione, nel cuore di Bergamo Alta, rimarranno esposte fino al prossimo 5 aprile cinquantanove fotografie in bianco e nero, tutte provenienti dall’archivio personale dell’artista, che mettono a fuoco gli aspetti di ricerca, denuncia e analisi da lei condotti tra il 1974 e il 2015.
Il percorso espositivo, a cura di Alice Giacometti, si articola in quattro sezioni. Il viaggio comincia con «Palermo», in cui rivive l’anima del luogo nelle sue profonde contraddizioni. Gli scatti raccontano di una città piegata dagli effetti delle azioni mafiose sulla società siciliana -il lavoro minorile, la disoccupazione, il degrado ambientale-, ma trasmettono anche il fuoco della bellezza e delle tradizioni che arde tra queste strade.
C’è, poi, «Cronaca», frammento espositivo nel quale sono visibili immagini diventate icone in tutto il mondo degli anni bui delle guerre di mafia.
Dal 1974 Letizia Battaglia inizia a fotografare, giorno dopo giorno, i delitti mafiosi, documentando l’incedere della violenza. L’esecuzione con una raffica di mitra del magistrato Cesare Terranova e del maresciallo di pubblica sicurezza Lenin Mancuso, l’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, l’uccisione di Salvo Lima, la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, in cui muoiono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sono alcuni degli episodi finiti davanti all’obbiettivo dalla fotografa palermitana.
Letizia Battaglia non mette, però, il suo interlocutore di fronte al solo orrore della morte; gli racconta anche il dolore di chi rimane attraverso sguardi di donne che sono state madri, mogli, figlie, sorelle di uomini uccisi dalla guerra di mafia, come Rosaria Schifani, vedova di Vito, agente di scorta del giudice Falcone.
Dopo le stragi del ’92, la fotografa palermitana decide di andare a vivere a Parigi, in cerca di un po’ di pace. Nel 2004 nascono le «Rielaborazioni», terza tappa del progetto espositivo: alcuni dei suoi più famosi scatti di cronaca mafiosa vengono trasformati in altro, «sovrapponendo –raccontano gli organizzatori- alle immagini della morte, come in un rito di purificazione, quelle dell’acqua e di un nudo femminile, di una bambina o di un fiore, perché l’atrocità sia finalmente lasciata sullo sfondo portando in primo piano il richiamo alla bellezza e alla speranza».
Chiude la mostra, a ingresso libero, la serie «Gli Invincibili», nata nel 2013, con immagini che rendono omaggio ad alcuni dei miti dell’artista: tra gli altri, Gabriele Basilico, Pier Paolo Pasolini, Rosa Parks, «Il Crocifisso di Santo Spirito» di Michelangelo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, James Joyce, Marguerite Yourcenar e Che Guevara.

Teatro e musica raccontano le donne
Nell’ambito del festival «Domina Domna» è in cartellone anche un’altra mostra: «Siriani in transito», nata dall’esperienza di tre mediatrici interculturali nei centri di accoglienza milanesi. Agli appassionati di musica è, invece, dedicato lo spettacolo «Sudoku killer» al cineteatro del Borgo (venerdì 27 marzo, alle ore 21), che permetterà di accostarsi alle sperimentazioni del quartetto di Caterina Palazzi, le cui sonorità sono vicine al jazz mediterraneo e nord europeo, senza disdegnare un’influenza rock-psichedelica.
Mentre per gli amanti del cinema sono stati pensati due appuntamenti: una conversazione con Costanza Quatriglio (martedì 24 marzo, alle ore 20.30), alla quale seguirà la proiezione dei film «Fiato sospeso» e «Triangle», e l’incontro con la giovane regista Teresa Iaropoli (lunedì 23 marzo, alle ore 20).
Molti, poi, gli appuntamenti teatrali in cantiere. Si inizia con «Veneto Fair» (sabato 21 marzo, alle ore 21), nel quale la bravissima caratterista Marta Dalla Via affresca con ironia, dai tratti sociologici, i cliché, gli stereotipi, le aberrazioni e le miserie del nord Italia. Spazio, quindi, a Chiara Stoppa che porterà sul palcoscenico «Il ritratto della salute», un racconto autobiografico, diventato anche un libro per i tipi della Mondadori (la presentazione bergamasca si terrà martedì 24 marzo, alle ore 18, alla libreria Ibs), nel quale l’attrice racconta la sua esperienza di malata oncologica, dalla diagnosi -linfoma di Hodgkin- alla chemioterapia, dall'autotrapianto delle cellule staminali alla radioterapia, dalla scelta di una cura non tradizionale alla guarigione.
Vita, pagina scritta e palcoscenico si intrecceranno anche in «Dieci», libro di Andrej Longo (la presentazione è in agenda giovedì 26 marzo, alle ore 18) i cui personaggi si materializzeranno sul palco grazie al talento di Elena Dragonetti (venerdì 27 marzo, alle ore 21). La rassegna vedrà in scena anche Giuliana Musso, spesso interprete di temi scomodi, con il suo spettacolo «La fabbrica dei preti» (sabato 28 marzo, alle ore 21), nel quale tre anziani sacerdoti raccontano con franchezza -si legge nella sinossi- «la giovinezza in un seminario, i tabù, le regole, le gerarchie, e poi l'impatto col mondo delle donne, le frustrazioni ma anche la ricerca e la scoperta di una personale forma di felicità umana».
Pamela Sabatini e Valeria Bianchi nel loro «Taccia per sempre» (giovedì 26 marzo, alle ore 21) narreranno, invece, un viaggio per l’Italia, «armate» solo di un registratore e di un piccolo organetto, con l’intento di rompere il silenzio. Mentre a chiudere il cartellone teatrale sarà «La zuppa di sasso» (domenica 29 marzo, alle ore 15 e alle ore 16.30) di Alice Paolini, che –si legge nella sinossi- «vuole mettere in risalto, attraverso l’utilizzo di grandi animali in stoffa, come la semplice condivisione di un piatto di minestra possa permettere di valicare le barriere della diffidenza, del pregiudizio e dell’individualismo, facendo incontrare sconosciuti o acerrimi nemici».
Infine, tra i laboratori in programma si segnalano «Il corpo che ascolta» (lunedì 23 marzo, alle ore 20.30) e «Antigone, parole e sassi» di Alice Bescapè (domenica 22 marzo, alle ore 14.30). Un progetto, dunque, di ampio respiro quello del festival «Domina Domna» per scoprire, come si legge nella brochure di presentazione, che «le donne hanno tanto da raccontare che si parli di altre donne, di altri uomini o della loro percezione del mondo».

Didascalie delle immagini 
[Fig. 1] Letizia Battaglia, Il giudice Falcone ai funerali del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo. Palermo, 1982; [fig. 2] Letizia Battaglia, Rosaria Schifani. Palermo, 1992; [fig. 3] Letizia Battaglia, Il gioco del killer. Palermo, 1982; [fig. 4] Letizia Battaglia, Pier Paolo Pasolini - Serie Gli invincibili, 2013; [fig. 5] Una scena dello spettacolo La zuppa di sassi, con Valentina Paolini; [fig. 6] Alice Bescapè nello spettacolo Antigone, parole e sassi

Informazioni utili 
«Domina Domna» - Festival di cultura femminile. Bergamo, sedi varie. Programma: www.babelecomunicazione.it/Portals/0/DOMINA/PROGRAMMA%20brochure.compressed.pdf. Informazioni per il pubblico:associazione «La scatole delle idee», tel. 349.2632871 o info@dominadomna.it. Sito internet: www.dominadomna.it. Dal 21 al 29 marzo 2015. 

«Letizia Battaglia 1974-2015». Bergamo Alta – Palazzo della Ragione, piazza Vecchia – Bergamo Alta.  Orari: martedì – domenica, ore 10.00 – 19.00; chiuso lunedì. Ingresso libero. Informazioni per il pubblico:associazione «La scatole delle idee», tel. 349.2632871 o info@dominadomna.it. Sito internet: www.dominadomna.it. Fino al 5 aprile 2015. 

mercoledì 4 marzo 2015

Ada Duker, a Bologna sulle tracce di Giorgio Morandi

Ha camminato per le strade di Bologna andando alla ricerca delle fonti di ispirazione di Giorgio Morandi. Con la sua macchina fotografica al collo, l'artista olandese Ada Duker (Hoogeveen, 1955) ha esplorato i portici e i vicoli che il maestro emiliano percorreva abitualmente per andare dalla sua casa di via Fondazza, in cui soggiornò dal 1910 al 1964, all’Accademia di belle arti, dove fu docente di tecniche dell’incisione. Ne è nato un raffinato reportage fotografico che il Mambo – Museo d’arte moderna di Bologna, con il sostegno dell’ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma, espone fino a domenica 22 marzo negli spazi di Casa Morandi.
La mostra, per la curatela di Alessia Masi, si intitola «Imprevedibili nature morte» ed è il primo lavoro fotografico dell’artista olandese, che ha da poco donato tre sue opere al museo di via Fondazza.
Soggiornando in città per un lungo periodo, Ada Duker ha percorso e ripercorso l’itinerario lungo il quale il maestro emiliano si è mosso per quasi mezzo secolo, cercando le possibili suggestioni che questo peregrinare urbano ha lasciato nelle sue note nature morte. Quello che scorre davanti agli occhi del visitatore è, dunque, un affascinante gioco di specchi e di rimandi che cerca nella realtà architettonica di Bologna il rigore geometrico e l’armonia compositiva di Giorgio Morandi, sposando il tutto con lo stile dell’artista olandese, la cui indagine estetica pone al centro la ricerca di composizioni ritmate da linee e piani sovrapposti, nonché da geometrie costruite sull'alternarsi di luce e ombra.
«Ogni scatto -spiega Alessia Masi- è accuratamente costruito in modo da svelare alcuni particolari del paesaggio che assumono il significato metafisico di imprevedibili nature morte: inquadrature selettive isolano e valorizzano la qualità estetica e semantica di colonne, capitelli e volte, rendendo visibile all'osservatore disattento ciò che la sua capacità percettiva distrattamente ignora, ma che pure forma l'abito del luogo che vive. Il ritmico alternarsi dei piani, le sfumature dei colori, la composizione ortogonale che il pilastro crea quando incontra l'architrave rimandano immediatamente e in modo inequivocabile ad alcuni tratti distintivi dell'opera di Morandi, al suo rigore geometrico e alla sua costante ricerca di equilibrio e armonia compositiva».
Sfruttando il potere mimetico della fotografia, Ada Duker rintraccia le forme protagoniste delle opere dell’artista bolognese, compreso il vuoto che diventa soggetto in sé, parte integrante e persino strutturale del suo essere. In questa continua dialettica tra luce e ombra, pieno e vuoto, chiaro e scuro si distende il suo personale e originale racconto per immagini, capace di creare una relazione strettissima tra i soggetti delle rappresentazioni di Morandi e Bologna, i cui particolari architettonici sono restituiti distillati e amplificati, dopo averli setacciati attraverso i filtri del proprio sentire.

Vedi anche 
«Morandi e l’antico» in mostra a Bologna
Bologna, trent’anni di Lawrence Carroll in mostra al Mambo
Franco Guerzoni, ovvero fotografie e tele come memoria del passato. Al Mambo una mostra dell'artista   

Didascalie delle immagini 
[Figg. 1, 2 e 3] Ada Duker, «Imprevedibili nature morte», 2014. Stampa inkjet, laminazione semi-lucida, applicata su dibond, 42 x 56 cm 

Informazioni utili 
«Imprevedibili nature morte». Casa Morandi, via Fondazza, 36 - Bologna. Orari di apertura: dal martedì al venerdì su prenotazione (tel. 051.6496611), sabato e domenica, ore 14.00-18.00. Ingresso libero. Informazioni utili: tel. 051.6496611. Sito internet: www.mambo-bologna.org. Fino al 22 marzo 2015.